Marya bambina non mangia mai a sufficienza, e la madre spesso picchia, o dimentica, lei e i fratellini. Marya viene abbandonata, costretta a vivere da intrusa in una casa non sua, a tacere, per paura, la violenza sessuale, a cercare nell'università e Continue
Marya bambina non mangia mai a sufficienza, e la madre spesso picchia, o dimentica, lei e i fratellini. Marya viene abbandonata, costretta a vivere da intrusa in una casa non sua, a tacere, per paura, la violenza sessuale, a cercare nell'università e nello studio il riscatto personale e sociale. Marya non ha tempo, nemmeno per se stessa, la sua vita è la carriera universitaria, l'autoaffermazione che esige dedizione totale. Non può permettersi di essere vulnerabile, perché la delusione arriva, immancabilmente. Quando si perde, lo fa non solo, o non tanto, per amore, quanto per implicito riconoscimento di una inferiorità intellettuale, e scopre una diversa violenza. Se è il ritrovamento della madre a darle una prospettiva di crescita e sicurezza, al lettore questo è volutamente taciuto, perché la narrazione si ferma sull'orlo di una speranza finalmente possibile. Romanzo nel quale si ritrova una violenza onnipresente e quasi ostentata, tema portante della vasta produzione della Oates, "Marya" ha il merito di mostrare non solo la crudeltà che la donna subisce dall'esterno ma anche quella, dolorosamente riconosciuta, che è costretta a operare su di sé con la scelta riduttiva tra passione e ragione.