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Maschere per un massacro

Di

Editore: Editori Riuniti

4.3
(412)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 167 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8835940311 | Isbn-13: 9788835940319 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: History , Political , Social Science

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Descrizione del libro
"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della 'grande politica', che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (dall'Introduzione di Claudio Magris)
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  • 4

    Quattro stelle perché è utilissimo per chi, come me, sta tentando di capire qualcosa in un groviglio di eventi incomprensibili. Quando scoppiò la guerra nei Balcani avevo 20 anni ma tutto mi pareva in ...continua

    Quattro stelle perché è utilissimo per chi, come me, sta tentando di capire qualcosa in un groviglio di eventi incomprensibili. Quando scoppiò la guerra nei Balcani avevo 20 anni ma tutto mi pareva incredibilmente complicato, anche se la mia visione dei fatti era ingenua e semplificata. Oggi, a 20 anni esatti dal massacro di Srebrenica, ho voglia di farmi domande e di cercare risposte. L'analisi di Paolo Rumiz è uno dei tanti tasselli che compongono il puzzle delle interpretazioni: non la trovo del tutto convincente (a tratti rasenta il complottismo) ma è comunque una tesi forte che merita di essere tenuta in considerazione e vagliata attraverso altre fonti e testimonianze.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel 1996, a caldo, Rumiz racconta la guerra dei Balcani (1991-1995) e i suoi retroscena: un conflitto - spiega - in buona parte “costruito in laboratorio”, mosso da grandi giochi di potere più o meno ...continua

    Nel 1996, a caldo, Rumiz racconta la guerra dei Balcani (1991-1995) e i suoi retroscena: un conflitto - spiega - in buona parte “costruito in laboratorio”, mosso da grandi giochi di potere più o meno mascherati e da “ragioni” molteplici, “sociali, economiche, culturali e criminali”, più solide e decisive rispetto alle contrapposizioni etniche, sbandierate come primarie ma chiaramente forzate ad arte.
    Ho letto il libro, duro ma prezioso, nel ventennale del genocidio di Srebrenica (luglio 1995), vittime ottomila bosniaci musulmani: nella prefazione dell'edizione 2011 e delle successive Rumiz fornisce elementi aggiuntivi rilevanti su quell'orribile massacro, poco noto a guerra appena conclusa anche per il “vergognoso silenzio dell'Europa”.

    ha scritto il 

  • 4

    Dietro le apparenze

    Il giornalista Rumiz scava e esplora le vere ragioni della prima guerra in Europa dopo la seconda mondiale, discostandosi dal coro che vuole come unica ragione delle guerre jugoslave, l'odio etnico. L ...continua

    Il giornalista Rumiz scava e esplora le vere ragioni della prima guerra in Europa dopo la seconda mondiale, discostandosi dal coro che vuole come unica ragione delle guerre jugoslave, l'odio etnico. Le apparenze ingannano, dietro l'etnia, l'odio razziale, la Jugoslavia era una nazione di gente che per secoli ha convissuto tranquillamente, si è integrata, popoli che hanno le stesse radici, la stessa lingua.

    Rumiz afferma che gruppi di potere, dopo la morte di Tito e la fine del socialismo reale, hanno pianificato ed organizzato la spoliazione dell'intera nazione Jugoslava. Il saccheggio, sia su vasta scala che tra le classi più povere, come obiettivo di una guerra. Gruppi di potere che affondavano le proprie radici sia tra i serbi che tra i croati, di provenienza montanara, dei veri e propri agglomerati tribali

    Rumiz da testimone oculare della guerra suffraga la sua teoria con decine di riscontri che indicano l'assoluto disegno criminale di croati e serbi che spesso vanno a danno dei loro stessi gruppi etnici. L'immobilismo e la dabbenaggine del ricco e potente occidente che si attiva solo dopo le immagini truculente di stragi in diretta TV, come al mercato di Sarajevo, ma che sonnecchia durante i fatti di Sebrenica.

    Il libro non contiene una cronistoria delle operazioni militari, è solo una disamina sociale e politica sulle vere ragioni del conflitto. Un'analisi attenta, meticolosa di un ottimo giornalista esperto del mondo slavo. L'analisi si ferma dopo gli accordi di Dayton del 1995 e mancano completamente gli avvenimenti relativi al Kosovo. L'ultima edizione è del 2010, sarebbe forse stato opportuno fare un upgrade della situazione in quanto anche il Kosovo rappresenta una polveriera ancora attuale.

    ha scritto il 

  • 0

    Un'interpretazione, per molti versi condivisible, di quanto avvenuto nei Balcani. Per conoscere i fatti e cercare di farsi una propria opinione consiglio
    http://www.anobii.com/books/Le_guerre_jugoslav ...continua

    Un'interpretazione, per molti versi condivisible, di quanto avvenuto nei Balcani. Per conoscere i fatti e cercare di farsi una propria opinione consiglio
    http://www.anobii.com/books/Le_guerre_jugoslave/9788806181383/0135cb82b131809b31 : averlo letto mi ha aiutato a contestualizzare il libro di Rumiz.

    ha scritto il 

  • 4

    L'unica nota positiva nella non-lettura di Venuto al mondo è stato un desiderio di conoscenza dei fatti legati alla guerra che ha portato alla dissoluzione della vecchia Yugoslavia.
    Rumiz, ottimo gior ...continua

    L'unica nota positiva nella non-lettura di Venuto al mondo è stato un desiderio di conoscenza dei fatti legati alla guerra che ha portato alla dissoluzione della vecchia Yugoslavia.
    Rumiz, ottimo giornalista, di quelli da prima linea, ne da una lettura sociale, più di "guerra di classe" che etnica. Descrive una guerra voluta razionalmente ad alto livello, in cui la gente è stata manipolata e guidata verso il massacro e la diaspora, sotto gli occhi, indifferenti, di Europa e America. Fino alla pace, pure questa ottenuta a tavolino, quando da rubare non c'era più nulla.
    Di questa guerra, che si è svolta poco tempo fa a poca distanza da dove abito non sapevo quasi nulla, tranne pochi tragici eventi di particolare efferratezza, quelli che i giornali usano come titoloni: i due attentati al mercato di Sarajevo, le fosse comuni, il recente processo i cui esiti non conosco assolutamente, e già questo la dice lunga sulla mia - nostra - disinformazione e anche sul nostro disinteresse per un conflitto che, tutto sommato, ci sembra lontano, non appartenere a noi e alla nostra cultura.
    Ma, come ammonisce Rumiz alla conclusione del suo libro, in ognuno di noi si agitano campanilismi e preconcetti: facciamo attenzione che qualcuno, un giorno, non decida di usarli per portarci alla stessa irrazionale e tragica conclusione.
    Molto interessante e istruttivo. Unica pecca l'autore da molti eventi come scontati, e ha uno stile che utilizza la ripetizione, la ridondanza per esprimere i concetti. Alla lunga è un poco pesante da leggere. Comunque bello.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia della guerra dei Balcani è la storia di una colossale fregatura. Quella di quattro banditi che sono riusciti a sdoganare col mondo intero le necessità criminali di una casta come necessità geo-strategiche indispensabili alla pace planetaria

    Paolo Rumiz è un grande giornalista a narratore, uno di quelli che non scrive i suoi pezzi seduto al terminale scorrendo le agenzie di stampa e scopiazzando da wikipedia e da twitter ma va a documenta ...continua

    Paolo Rumiz è un grande giornalista a narratore, uno di quelli che non scrive i suoi pezzi seduto al terminale scorrendo le agenzie di stampa e scopiazzando da wikipedia e da twitter ma va a documentarsi sul posto, parla con la gente e si pone delle domande.

    In questo libro ci racconta la guerra dei Balcani da un punto di vista nuovo, che noi europei non conoscevamo o, come dice il sottotitolo del libro, non abbiamo voluto conoscere. Rumiz ci descrive la guerra dei Balcani come la storia di una colossale fregatura, messa in piedi da una danda di farabutti, equamente divisi tra i diversi fronti, che in pubblico si lasciavano andare in discorsi infuocati esacerbando gli animi e fomentando l'odio, ed in privato facevano affari con il nemico a spese del proprio stesso popolo.

    La lettura che da Rumiz delle vicende dei Balcani degli anni 90 è molto interessante e mette a nudo l'inadeguatezza e l'inettitudine della politica e della diplomazia europea e la grande facilità con cui noi europei ci facciamo manipolare dalla stampa e dalla televisione.

    ha scritto il 

  • 5

    da leggere nei Balcani

    Un libro che ti fa capire cosa è successo. Ti fa pesare l'importanza dell'informazione e della disinformazione. Consiglio la lettura durante un viaggio nei Balcani come abbiamo fatto noi. Visitare Sar ...continua

    Un libro che ti fa capire cosa è successo. Ti fa pesare l'importanza dell'informazione e della disinformazione. Consiglio la lettura durante un viaggio nei Balcani come abbiamo fatto noi. Visitare Sarajevo, Srebrenica e poi il Montenegro durante la lettura aiuta ad avere un quaro totale di cosa è accaduto.

    ha scritto il 

  • 4

    Dove mi porta il cuore

    Un viaggio con Paolo Rumiz, in una terra incompresa e per certi versi incomprensibile, vicina ma mai veramente accettata dall'Europa, abbandonata durante e dopo il conflitto e il genocidio.

    E poi par ...continua

    Un viaggio con Paolo Rumiz, in una terra incompresa e per certi versi incomprensibile, vicina ma mai veramente accettata dall'Europa, abbandonata durante e dopo il conflitto e il genocidio.

    E poi partire per i Balcani, come ho fatto io.

    ha scritto il 

  • 4

    Don't forget. Non è solo la lapide del ponte di Mostar, è il monito a stare svegli, a non dimenticare, a leggere le pieghe della storia da un'altra angolazione rispetto a quella che mamma Televisione ...continua

    Don't forget. Non è solo la lapide del ponte di Mostar, è il monito a stare svegli, a non dimenticare, a leggere le pieghe della storia da un'altra angolazione rispetto a quella che mamma Televisione vuole farci credere. E' una lettura della guerra dei Balcani probabilmente più densa di rispetto e attenzione

    ha scritto il 

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