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Maschere per un massacro

Di

Editore: Editori Riuniti

4.3
(382)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 167 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8835940311 | Isbn-13: 9788835940319 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: History , Political , Social Science

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Descrizione del libro
"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della 'grande politica', che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (dall'Introduzione di Claudio Magris)
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  • 4

    L'unica nota positiva nella non-lettura di Venuto al mondo è stato un desiderio di conoscenza dei fatti legati alla guerra che ha portato alla dissoluzione della vecchia Yugoslavia.
    Rumiz, ottimo giornalista, di quelli da prima linea, ne da una lettura sociale, più di "guerra di classe" che ...continua

    L'unica nota positiva nella non-lettura di Venuto al mondo è stato un desiderio di conoscenza dei fatti legati alla guerra che ha portato alla dissoluzione della vecchia Yugoslavia.
    Rumiz, ottimo giornalista, di quelli da prima linea, ne da una lettura sociale, più di "guerra di classe" che etnica. Descrive una guerra voluta razionalmente ad alto livello, in cui la gente è stata manipolata e guidata verso il massacro e la diaspora, sotto gli occhi, indifferenti, di Europa e America. Fino alla pace, pure questa ottenuta a tavolino, quando da rubare non c'era più nulla.
    Di questa guerra, che si è svolta poco tempo fa a poca distanza da dove abito non sapevo quasi nulla, tranne pochi tragici eventi di particolare efferratezza, quelli che i giornali usano come titoloni: i due attentati al mercato di Sarajevo, le fosse comuni, il recente processo i cui esiti non conosco assolutamente, e già questo la dice lunga sulla mia - nostra - disinformazione e anche sul nostro disinteresse per un conflitto che, tutto sommato, ci sembra lontano, non appartenere a noi e alla nostra cultura.
    Ma, come ammonisce Rumiz alla conclusione del suo libro, in ognuno di noi si agitano campanilismi e preconcetti: facciamo attenzione che qualcuno, un giorno, non decida di usarli per portarci alla stessa irrazionale e tragica conclusione.
    Molto interessante e istruttivo. Unica pecca l'autore da molti eventi come scontati, e ha uno stile che utilizza la ripetizione, la ridondanza per esprimere i concetti. Alla lunga è un poco pesante da leggere. Comunque bello.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia della guerra dei Balcani è la storia di una colossale fregatura. Quella di quattro banditi che sono riusciti a sdoganare col mondo intero le necessità criminali di una casta come necessità geo-strategiche indispensabili alla pace planetaria

    Paolo Rumiz è un grande giornalista a narratore, uno di quelli che non scrive i suoi pezzi seduto al terminale scorrendo le agenzie di stampa e scopiazzando da wikipedia e da twitter ma va a documentarsi sul posto, parla con la gente e si pone delle domande.


    In questo libro ci racconta la ...continua

    Paolo Rumiz è un grande giornalista a narratore, uno di quelli che non scrive i suoi pezzi seduto al terminale scorrendo le agenzie di stampa e scopiazzando da wikipedia e da twitter ma va a documentarsi sul posto, parla con la gente e si pone delle domande.

    In questo libro ci racconta la guerra dei Balcani da un punto di vista nuovo, che noi europei non conoscevamo o, come dice il sottotitolo del libro, non abbiamo voluto conoscere. Rumiz ci descrive la guerra dei Balcani come la storia di una colossale fregatura, messa in piedi da una danda di farabutti, equamente divisi tra i diversi fronti, che in pubblico si lasciavano andare in discorsi infuocati esacerbando gli animi e fomentando l'odio, ed in privato facevano affari con il nemico a spese del proprio stesso popolo.

    La lettura che da Rumiz delle vicende dei Balcani degli anni 90 è molto interessante e mette a nudo l'inadeguatezza e l'inettitudine della politica e della diplomazia europea e la grande facilità con cui noi europei ci facciamo manipolare dalla stampa e dalla televisione.

    ha scritto il 

  • 5

    da leggere nei Balcani

    Un libro che ti fa capire cosa è successo. Ti fa pesare l'importanza dell'informazione e della disinformazione. Consiglio la lettura durante un viaggio nei Balcani come abbiamo fatto noi. Visitare Sarajevo, Srebrenica e poi il Montenegro durante la lettura aiuta ad avere un quaro totale di cosa è ...continua

    Un libro che ti fa capire cosa è successo. Ti fa pesare l'importanza dell'informazione e della disinformazione. Consiglio la lettura durante un viaggio nei Balcani come abbiamo fatto noi. Visitare Sarajevo, Srebrenica e poi il Montenegro durante la lettura aiuta ad avere un quaro totale di cosa è accaduto.

    ha scritto il 

  • 4

    Dove mi porta il cuore

    Un viaggio con Paolo Rumiz, in una terra incompresa e per certi versi incomprensibile, vicina ma mai veramente accettata dall'Europa, abbandonata durante e dopo il conflitto e il genocidio.

    E poi partire per i Balcani, come ho fatto io.

    ha scritto il 

  • 4

    Don't forget. Non è solo la lapide del ponte di Mostar, è il monito a stare svegli, a non dimenticare, a leggere le pieghe della storia da un'altra angolazione rispetto a quella che mamma Televisione vuole farci credere. E' una lettura della guerra dei Balcani probabilmente più densa di rispetto ...continua

    Don't forget. Non è solo la lapide del ponte di Mostar, è il monito a stare svegli, a non dimenticare, a leggere le pieghe della storia da un'altra angolazione rispetto a quella che mamma Televisione vuole farci credere. E' una lettura della guerra dei Balcani probabilmente più densa di rispetto e attenzione

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante, forse un po troppo specifico, da per scontate cose che almeno io faccio un po di fatica a ricordare, i nomi dei protagonisti, la geografia, le divisioni. Lettura comunque consigliata e fondamentale per cercare di capire quello che è successo a pochi km di distanza da noi. Molt ...continua

    Molto interessante, forse un po troppo specifico, da per scontate cose che almeno io faccio un po di fatica a ricordare, i nomi dei protagonisti, la geografia, le divisioni. Lettura comunque consigliata e fondamentale per cercare di capire quello che è successo a pochi km di distanza da noi. Molto interessante soprattutto la tesi sui perché della guerra

    ha scritto il 

  • 4

    " c'è l'assoluto controllo che i regimi conservano, fino all'ultimo, su masse lobotomizzate, represse e incapaci di decisioni autonome. c'è infine l'importanza decisiva dei mass media-parte emersa di un icberg fatto di servizi segreti, di forza militare e anche di conti in banca- in questa spetta ...continua

    " c'è l'assoluto controllo che i regimi conservano, fino all'ultimo, su masse lobotomizzate, represse e incapaci di decisioni autonome. c'è infine l'importanza decisiva dei mass media-parte emersa di un icberg fatto di servizi segreti, di forza militare e anche di conti in banca- in questa spettacolare metamorfosi.

    ha scritto il 

  • 4

    "...e ancora non trovo una parola migliore di "imbroglio". Perchè tale fu quel massacro costruito in laboratorio e sdoganato ai fessi come conflitto di civiltà, scontro trbale o generica barbarie."

    ha scritto il 

  • 5

    Come fare del giornalismo utile e intelligente e di ottima scrittura. Tutto insieme.

    Non so quale sia il nome italiano per babeca, che è un piccolo pesce stupido che abbocca ad ogni cosa. Anche ad un amo vuoto.

    Noi tutti siamo babeche.
    E con questo libro Rumiz ce lo chiarisce.
    Qui parla della Jugoslavia stuprata e disfatta. Della guerra che dal 1945 abbiamo avu ...continua

    Non so quale sia il nome italiano per babeca, che è un piccolo pesce stupido che abbocca ad ogni cosa. Anche ad un amo vuoto.

    Noi tutti siamo babeche.
    E con questo libro Rumiz ce lo chiarisce.
    Qui parla della Jugoslavia stuprata e disfatta. Della guerra che dal 1945 abbiamo avuto più vicina. E di come abbiamo abboccato.
    Allora si andò a Sarajevo. Molto fu detto e fatto vedere, i concerti, i nomi più noti, la raccolta viveri ed indumenti. Sarajevo la conoscevamo, se non altro perché fu la scusa della prima guerra mondiale. Ma ci fu fatta vedere, mostrata (direi esibita), assediata, bombardata: noi tutti, allodole.
    E intanto il pozzo delle anime si apriva altrove. Non un sospetto o un dubbio.
    Qualcosa trapelava, ma cavolo, parlavano Presidenti, Onu ed altre autorità.
    I conflitti interni, religiosi ed etnici, coprivano bene tutto.
    Compresa la viltà di chi non si mosse.
    Tutto è analizzato con attenzione e i meccanismi sono importanti perché oltre a capire l’accaduto, possono far comprendere meglio l’accadente. Anche altrove.

    Lasciando perdere spontanei moti di popolo (pochissimi veramente spontanei), il sospetto è che tutte le guerre, soprattutto nel novecento, secolo in cui è esplosa la comunicazione di massa, abbiano avuto bandiere menzognere.

    Nel mondo della comunicazione diffusa, tali bandiere vengono sventolate più facilmente facendo presa su stereotipi. Dopo anni, talvolta, vengono fuori delle verità, ma ormai il momento è passato.
    E noi viviamo sui momenti.
    Sugli schieramenti aprioristici, sulle parole ripetute così tanto da perdere significato, sull’ignoranza incolpevole del contesto sociale, religioso, usi e consuetudini di un paese (si può capirne un po’ di più anche leggendo, non aspettando di andarci in vacanza), sul vezzo di attribuire ghirigori politici.

    E invece no.
    Proviamo ad applicare le regole di un qualsiasi omicidio: cui prodest?

    Ricordo il film Siryana (pur sempre un prodotto USA). Era diventato quasi un gioco chiedere “ma tu che ci hai capito?”. Come se qualcuno pretendesse di avere capito tutto in quello che da secoli è il punto più dolente: il Medio Oriente. E’ lì il trucco, il polverone, dove nessuno capisce più nulla, neppure i servizi segreti. ché ognuno ne conosce solo un pezzetto.
    Ma dove ognuno dei partecipanti, più o meno diretti, soddisfa una sua necessità. Politica, economica, strategica, egemonia del potere, mai dichiarata.

    Ricordo anche il libro Week end in Guatemala (Asturias).
    Al contrario di Timisoara (la prima), quelli del Guatemala venivano spostati coi camion: servivano ad entrambe la parti. Una volta era stato cattivo Caio, l’altra volta Sempronio, tanto quelli ormai erano morti, chiunque li avesse ammazzati.
    Al contrario di Timisoara dove per il falso si esumarono cadaveri già sepolti, quelli del Guatemala erano stati uccisi ad hoc.
    Il bello (?) è che quando il tempo porta a galla la verità, l”ubriacatura mediatica” è passata e le smentite passano in quarto, quinto piano.

    Ricordo anche il serbo Mihajlović che piangeva in tv dicendo che non comprendevamo i poveri serbi. Aveva un gran tiro dalla distanza, una bella moglie italiana, ma non una faccia particolarmente sveglia. Oltre ad essere razzista, violento e a far esporre ai tifosi laziali uno striscione a favore di Arkan, In Serbia c’è tornato per un anno, ma poi lo abbiamo sempre qui.

    Il risultato può essere l’incredulità nei confronti di tutte le campane, un senso d’impotenza perché la verità non ci viene mai mostrata. Ma anche schierarsi a spada tratta per poi scoprire che avevamo solo abboccato …. E allora ci si muove per i casi singoli, e spesso si riesce a fare qualcosa. Ma non siamo riusciti a salvare Iqbal, figuriamoci un intero popolo.

    Srebrenica, Mostar, Vukovar non dicono più nulla, dei talebani non si parla quasi più, la Siria tra un po’ passerà nelle pagine più interne, i massacri ruandesi sono di 15 o 20 anni fa? Adesso c’è l’Ucraina, la Crimea (da noi è riapparsa la lega a chiedere l’autonomia ….). E forse, se tutto si sgonfierà, gli “”abitanti delle montagne”” sentiranno una punta di delusione.

    Possiamo stare tranquilli. Verrà buttata un’altra esca. Tra uno tsunami ed un terremoto.

    Perché ho riletto questo libro ora, dopo quasi 15 anni dalla prima uscita e quindi narrante una storia già vecchia? Primo per la prefazione di Rumiz (che è comunque di pochi anni fa), secondo perché le tesi di base sono sempre attuali, terzo perché a me non me ne importa nulla se la storia è già vecchia visto che la ricordo ancora.
    Il tutto tra la voglia di cambiare pianeta e l’essere furibonda. Ogni volta.

    E nonostante i nostri sforzi, continuiamo a moltiplicarci.

    27.03.2014

    ha scritto il 

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