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Maschere per un massacro

By Paolo Rumiz

(117)

| Paperback | 9788835940319

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Book Description

"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, Continue

"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della 'grande politica', che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (dall'Introduzione di Claudio Magris)

78 Reviews

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    " c'è l'assoluto controllo che i regimi conservano, fino all'ultimo, su masse lobotomizzate, represse e incapaci di decisioni autonome. c'è infine l'importanza decisiva dei mass media-parte emersa di un icberg fatto di servizi segreti, di forza milit ...(continue)

    " c'è l'assoluto controllo che i regimi conservano, fino all'ultimo, su masse lobotomizzate, represse e incapaci di decisioni autonome. c'è infine l'importanza decisiva dei mass media-parte emersa di un icberg fatto di servizi segreti, di forza militare e anche di conti in banca- in questa spettacolare metamorfosi.

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    Marco Svevo said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "...e ancora non trovo una parola migliore di "imbroglio". Perchè tale fu quel massacro costruito in laboratorio e sdoganato ai fessi come conflitto di civiltà, scontro trbale o generica barbarie."

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    Squanit said on May 5, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Come fare del giornalismo utile e intelligente e di ottima scrittura. Tutto insieme.

    Non so quale sia il nome italiano per babeca, che è un piccolo pesce stupido che abbocca ad ogni cosa. Anche ad un amo vuoto.

    Noi tutti siamo babeche.
    E con questo libro Rumiz ce lo chiarisce.
    Qui parla della Jugoslavia stuprata e disfatta. Della gu ...(continue)

    Non so quale sia il nome italiano per babeca, che è un piccolo pesce stupido che abbocca ad ogni cosa. Anche ad un amo vuoto.

    Noi tutti siamo babeche.
    E con questo libro Rumiz ce lo chiarisce.
    Qui parla della Jugoslavia stuprata e disfatta. Della guerra che dal 1945 abbiamo avuto più vicina. E di come abbiamo abboccato.
    Allora si andò a Sarajevo. Molto fu detto e fatto vedere, i concerti, i nomi più noti, la raccolta viveri ed indumenti. Sarajevo la conoscevamo, se non altro perché fu la scusa della prima guerra mondiale. Ma ci fu fatta vedere, mostrata (direi esibita), assediata, bombardata: noi tutti, allodole.
    E intanto il pozzo delle anime si apriva altrove. Non un sospetto o un dubbio.
    Qualcosa trapelava, ma cavolo, parlavano Presidenti, Onu ed altre autorità.
    I conflitti interni, religiosi ed etnici, coprivano bene tutto.
    Compresa la viltà di chi non si mosse.
    Tutto è analizzato con attenzione e i meccanismi sono importanti perché oltre a capire l’accaduto, possono far comprendere meglio l’accadente. Anche altrove.

    Lasciando perdere spontanei moti di popolo (pochissimi veramente spontanei), il sospetto è che tutte le guerre, soprattutto nel novecento, secolo in cui è esplosa la comunicazione di massa, abbiano avuto bandiere menzognere.

    Nel mondo della comunicazione diffusa, tali bandiere vengono sventolate più facilmente facendo presa su stereotipi. Dopo anni, talvolta, vengono fuori delle verità, ma ormai il momento è passato.
    E noi viviamo sui momenti.
    Sugli schieramenti aprioristici, sulle parole ripetute così tanto da perdere significato, sull’ignoranza incolpevole del contesto sociale, religioso, usi e consuetudini di un paese (si può capirne un po’ di più anche leggendo, non aspettando di andarci in vacanza), sul vezzo di attribuire ghirigori politici.

    E invece no.
    Proviamo ad applicare le regole di un qualsiasi omicidio: cui prodest?

    Ricordo il film Siryana (pur sempre un prodotto USA). Era diventato quasi un gioco chiedere “ma tu che ci hai capito?”. Come se qualcuno pretendesse di avere capito tutto in quello che da secoli è il punto più dolente: il Medio Oriente. E’ lì il trucco, il polverone, dove nessuno capisce più nulla, neppure i servizi segreti. ché ognuno ne conosce solo un pezzetto.
    Ma dove ognuno dei partecipanti, più o meno diretti, soddisfa una sua necessità. Politica, economica, strategica, egemonia del potere, mai dichiarata.

    Ricordo anche il libro Week end in Guatemala (Asturias).
    Al contrario di Timisoara (la prima), quelli del Guatemala venivano spostati coi camion: servivano ad entrambe la parti. Una volta era stato cattivo Caio, l’altra volta Sempronio, tanto quelli ormai erano morti, chiunque li avesse ammazzati.
    Al contrario di Timisoara dove per il falso si esumarono cadaveri già sepolti, quelli del Guatemala erano stati uccisi ad hoc.
    Il bello (?) è che quando il tempo porta a galla la verità, l”ubriacatura mediatica” è passata e le smentite passano in quarto, quinto piano.

    Ricordo anche il serbo Mihajlović che piangeva in tv dicendo che non comprendevamo i poveri serbi. Aveva un gran tiro dalla distanza, una bella moglie italiana, ma non una faccia particolarmente sveglia. Oltre ad essere razzista, violento e a far esporre ai tifosi laziali uno striscione a favore di Arkan, In Serbia c’è tornato per un anno, ma poi lo abbiamo sempre qui.

    Il risultato può essere l’incredulità nei confronti di tutte le campane, un senso d’impotenza perché la verità non ci viene mai mostrata. Ma anche schierarsi a spada tratta per poi scoprire che avevamo solo abboccato …. E allora ci si muove per i casi singoli, e spesso si riesce a fare qualcosa. Ma non siamo riusciti a salvare Iqbal, figuriamoci un intero popolo.

    Srebrenica, Mostar, Vukovar non dicono più nulla, dei talebani non si parla quasi più, la Siria tra un po’ passerà nelle pagine più interne, i massacri ruandesi sono di 15 o 20 anni fa? Adesso c’è l’Ucraina, la Crimea (da noi è riapparsa la lega a chiedere l’autonomia ….). E forse, se tutto si sgonfierà, gli “”abitanti delle montagne”” sentiranno una punta di delusione.

    Possiamo stare tranquilli. Verrà buttata un’altra esca. Tra uno tsunami ed un terremoto.

    Perché ho riletto questo libro ora, dopo quasi 15 anni dalla prima uscita e quindi narrante una storia già vecchia? Primo per la prefazione di Rumiz (che è comunque di pochi anni fa), secondo perché le tesi di base sono sempre attuali, terzo perché a me non me ne importa nulla se la storia è già vecchia visto che la ricordo ancora.
    Il tutto tra la voglia di cambiare pianeta e l’essere furibonda. Ogni volta.

    E nonostante i nostri sforzi, continuiamo a moltiplicarci.

    27.03.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on Mar 27, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Se c'è qualcuno che non è mai, davvero mai, banale, questo è Rumiz. Sulla guerra nella Ex-Yugoslavia ci sono quintali di libri, ma Rumiz riesce a dire qualcosa di più, qualcosa di nuovo, ad offrire una visione che va al di là del sentito dire. Da leg ...(continue)

    Se c'è qualcuno che non è mai, davvero mai, banale, questo è Rumiz. Sulla guerra nella Ex-Yugoslavia ci sono quintali di libri, ma Rumiz riesce a dire qualcosa di più, qualcosa di nuovo, ad offrire una visione che va al di là del sentito dire. Da leggere se volete imparare qualcosa.

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    Monaco Obbediente said on Mar 20, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    <<..e ancora non trovo una parola migliore di "imbroglio". Perché tale fu quel massacro costruito in laboratorio e sdoganato ai fessi come conflitto di civiltà, scontro tribale o generica barbarie.>>

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    F said on Feb 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Programmando un viaggio - bella la vita a Sarajevo città.

    Lo strazio della guerra è ancora più grande quando ci si rende conto che in realtà non è altro che una interessata partita a scacchi giocata da uomini annoiati.
    La cronaca e l'analisi dei fatti sono agghiaccianti eppure, nelle parole di Rumiz, emerge ...(continue)

    Lo strazio della guerra è ancora più grande quando ci si rende conto che in realtà non è altro che una interessata partita a scacchi giocata da uomini annoiati.
    La cronaca e l'analisi dei fatti sono agghiaccianti eppure, nelle parole di Rumiz, emerge un briciolo di (inquietante) poesia. Come la storia che racconta nella prefazione, quella sui prefissi internazionali (il nostro +39 e lo jugoslavo +38), come monito per il futuro della nostra nazione: comporre un numero di telefono non sarà (mai) più la stessa cosa.

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    Andante con moto said on Feb 10, 2014 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (117)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 167 Pages
  • ISBN-10: 8835940311
  • ISBN-13: 9788835940319
  • Publisher: Editori Riuniti
  • Publish date: 1996-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Others , eBook
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