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Massa e potere

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 116)

4.3
(251)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 615 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845904873 | Isbn-13: 9788845904875 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Furio Jesi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Se cercavi una recensione (oh Dio recensione?!) sconclusionata, inutile e scritta male, gioisci, l’hai appena trovata!

    Uscito nel 1960 dopo un’incubazione di vent’anni, in “Massa e Potere” Elias Canetti - il quale, disgustato dall’avanzata nazista, che lo costringe a fuggire da Vienna per rifugiarsi dapprima a Parigi ...continua

    Uscito nel 1960 dopo un’incubazione di vent’anni, in “Massa e Potere” Elias Canetti - il quale, disgustato dall’avanzata nazista, che lo costringe a fuggire da Vienna per rifugiarsi dapprima a Parigi e poi a Londra, aveva deciso di non scrivere più opere di narrativa e teatrali -, attingendo a un materiale vastissimo, cerca di dimostrare che l’uomo ha sempre trovato nella massa una sorta di rifugio, di protezione contro la propria fragilità e che il potere, sebbene si sia evoluto per ambientarsi alla propria epoca, è sempre stato e sempre sarà mosso dalle stesse innate leve psicologiche.

    Indossando i panni ora dello psicologo, ora dell’etnologo, ora dell’antropologo e sempre del filosofo, Canetti ci regala un saggio nel quale l’uomo appare completamente nudo. “Massa e Potere” è un libro senza peli sulla lingua. È un libro che fa male perché colpisce duro, senza alcuna pietà. Canetti è troppo onesto per preoccuparsi di indorare la pillola. “Massa e potere”, per utilizzare una locuzione molto in voga in questo periodo storico, è un saggio “irresponsabile”. È, questo devo dirlo per essere a mia volta onesto, un libro molto pesante che offre in egual misura sbadigli e scosse elettriche in grado di farti saltare sulla sedia; intuizioni geniali che molto probabilmente non ti abbandoneranno mai; conferme che quando avevi pensato quella tal cosa non eri impazzito e, inevitabilmente, lunghissime pagine su questo o quel rito ancestrale di popolazioni ormai perse nella notte dei tempi. Interessante, per carità, ma faticoso. Diciamo che questo è un libro che va affrontato al momento giusto, qualsiasi cosa questa frase voglia significare.

    Se fino ad ora ho detto ma soprattutto non detto è perché recensire un’opera tanto vasta è praticamente impossibile … a meno di non scrivere una recensione chilometrica tutta dossi e tornanti.

    Facendo un giro veloce veloce, bisogna almeno precisare che vi sono due generi di masse, quella aperta: «In questa forma spontanea essa è una struttura vulnerabile. La sua apertura, che le permette di crescere, allo stesso tempo la mette in pericolo. Un presentimento della disgregazione che la minaccia è sempre vivo in lei, ed essa cerca di smentirlo con un rapido incremento. Finché può, la massa accoglie in sé ogni cosa; ma proprio perché accoglie ogni cosa, essa si disgrega.» e quella chiusa:
    «In contrasto con la massa aperta, che può crescere all’infinito, si trova dovunque, e perciò appunto pretende interesse universale, si pone la massa chiusa.
    La massa chiusa rinuncia alla crescita e si preoccupa soprattutto della durata. Di essa spicca innanzitutto il confine. La massa chiusa si insedia.»

    Precisato che poi le masse aperta e chiusa si dividono in altri sottogruppi, passerei al potere. Chi è il “potente”, il “capo”, il “leader”, il “premier”? «Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre loro forza di resistenza e diritti, finché siano dinanzi a lui impotenti come animali. Egli li trasforma in animali, e anche se non lo dice apertamente, “entro di sé” è sempre ben cosciente di quanto poco gli importino; parlandone con i suoi confidenti, egli li definirà pecore o gregge. Il suo scopo resta sempre quello di “incorporarseli” e di sfruttarli. Gli è indifferente ciò che resterà di loro. Quanto peggio li ha trattati, tanto più li disprezza. E quando non presentano più nulla di sfruttabile, egli se ne libera di nascosto, come dai propri escrementi, preoccupandosi che non appestino l’aria della sua abitazione.» Capito cosa volevo dire con quel “Massa e Potere è un libro senza peli sulla lingua”? Però, insomma, a meno di non voler credere alla befana, il potente è proprio questa roba qua. I “potenti” che vanno nei salotti televisivi e ci mostrano le loro facce contrite quando parlano dei nostri problemi, che si preoccupano per il “bene del Paese”, insomma, non gli crederete mica? [Io non guardo talk show da almeno tre anni (da quando “Annozero” non faceva altro che riproporre gli stessi inutili ospiti di sempre. Gli altri già non li vedevo da almeno un lustro), comunque, quando ancora li guardavo, avevo escogitato un metodo per comprendere meglio ciò che i politici volevano veramente dire quando parlavano - con quelle espressioni da attori consumati - di “paese”. Il metodo era semplicissimo, bastava sostituire “mie tasche” a “paese”. (es. “Il paese ha bisogno di una scossa” = “Le mie tasche hanno bisogno di una scossa”; “Questo è il momento di essere tutti uniti per tirare fuori il paese da questa situazione critica” = “Questo è il momento di essere tutti uniti per tirare fuori le mie tasche da questa situazione critica”; ecc.]

    Ma la frase che più mi ha colpito in “Massa e Potere” è stata la seguente: «La ripartizione del lavoro non è pericolosa per l’uso umano della metamorfosi fin tanto che le incombenze assegnate ad una persona sono di molte specie. Ma dall’istante in cui l’uomo è costretto a svolgere sempre solo una determinata particella di lavoro, e inoltre, nell’ambito di quella, deve fare il più possibile nel più breve tempo, deve cioè essere produttivo, egli diviene puramente e semplicemente uno schiavo.» Ecco, io sta cosa l’ho sempre pensata con altre parole ma il senso è quello. Per un fatto di pudore, credo, ho sempre ritenuto più appropriato pensare “servo” e non “schiavo”, e anziché considerare “incombenze di molte specie” mi sono sempre limitato a “incombenze che lascino una qualche creatività” e c’ho sempre aggiunto pure l’utilità sociale, ché se uno svolge un lavoro utile alla collettività allora sì che può credere al mantra “Il lavoro nobilita l’uomo”. Ora, io lo so, su questo argomento potrei dilungarmi a lungo fino ad annoiarvi a morte, però se un uomo/donna deve, mettiamo, avvitare 8 bulloni e 3 viti, stringere una fascetta, collegare un cavo per 450 volte in 7 ore e 30 minuti, cioè, me lo dite voi come cavolo fa a ritenersi nobilitato? Dice, eh, ma qualcuno dovrà pure avvitarli quei bulloni se vogliamo avere quel determinato coso che producono in quella fabbrica, e poi, aggiungerete voi, non starai esagerando? Che saranno mai 8 bulloni, 3 viti, una fascetta e un cavo per 450 volte in 7 ore e mezza?  Me vie’ da ride, me vie’! Sedetevi comodi su una poltrona di quelle extraconfort, ci siete? Ok. Adesso io vi avvicino un tavolinetto con sopra una bottiglia piena d’acqua, un bicchiere, una brocca vuota e un imbuto. Il vostro compito, per le prossime 7 ore e mezza, sarà quello di svitare il tappo dalla bottiglia, riempire il bicchiere e svuotarlo nella brocca; una volta trasferita tutta l’acqua contenuta nella bottiglia dentro la brocca, inserite l’imbuto nel collo della bottiglia e procedete al contrario… io adesso devo andare, ci vediamo fra 7 ore e mezza così mi dite quant’è bella la catena di montaggio… Lo so, ci sono 38 gradi e non c’è manco un ventilatore, ma che volete, i ventilatori vanno a corrente e la corrente costa, e “noi”, si sa, i costi li dobbiamo abbattere sennò ci tocca trasferire la produzione in romaniabulgariaserbiapoloniaazerbaigian…

    “Massa e Potere” è così, offre tantissimi spunti ma è lungo, tanto lungo, sarebbe preferibile leggerlo a piccole dosi e sempre prima dei pasti (dopo, con la digestione, la lotta contro la cecagna potrebbe vedervi ignominiosamente sconfitti).

    PS: «Il tentativo di “imporre” all’Italia un falso simbolo di massa nazionale è, per fortuna degli italiani, naufragato.» Sì, meno male, però Eli’, te devo di’ ’na cosa: mo ce stanno a riprovà co’ altri simboli, sempre falsi, ce mancherebbe … austerità, jobs act (no, Eli’, in inglese famo sempre ride solo che mo’ c’avemo er premier gggiovane), aumento dell’età pensionabile per favorire l’occupazione giovanile (lo so pur’io ch’è ’na contraddizione ma che te devo di’?) e, tanto pe’ non perde’ le buone abitudini: Indietro va straniero! Oh, sia chiaro però, eh, mica semo razzisti. No, mo’ i razzisti so quelli a favore dell’accoglienza… Come vedi Eli’, de masse se ne creeno ’n sacco, ma me posseno cecamme se ne nasce una bona!

    PPS: «Ogni paese si mostra oggi più incline a proteggere la sua produzione che i suoi uomini.» Sei stato a Taranto, di’ la verità…

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/05/15/capovolgimento-del-timore-dessere-toccati-elias-canetti/#more-5783

    “Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto. Vogliamo vedere ciò che si p ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/05/15/capovolgimento-del-timore-dessere-toccati-elias-canetti/#more-5783

    “Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto. Vogliamo vedere ciò che si protende dietro di noi: vogliamo conoscerlo o almeno classificarlo. Dovunque, l’uomo evita di essere toccato da ciò che gli è estraneo. Di notte o in qualsiasi tenebra il timore suscitato dall’essere toccati inaspettatamente può crescere fino al panico. Neppure i vestiti garantiscono sufficiente sicurezza; è talmente facile strapparli, e penetrare fino alla carne nuda, liscia, indifesa dell’aggredito.
    Tutte le distanze che gli uomini hanno creato intorno a sé sono dettate dal timore di essere toccati. Ci si chiude nelle case, in cui nessuno può entrare; solo là ci si sente relativamente al sicuro. La paura dello scassinatore non si riferisce soltanto alle sue intenzioni di rapinarci, ma è anche timore di qualcosa che dal buio, all’improvviso e inaspettatamente, si protende per agguantarci. La mano configurata ad artiglio è usata continuamente come simbolo di quel timore... (omissis) ... La ripugnanza d’essere toccati non ci abbandona neppure quando andiamo tra la gente. Il modo in cui ci muoviamo per la strada, fra molte persone, al ristorante, in treno, in autobus, è dettato da quel timore. Anche là dove ci troviamo vicinissimi agli altri, in grado di osservarli e di studiarli bene, evitiamo per quanto ci è possibile di toccarli. Se facciamo l’opposto, vuol dire che abbiamo trovato piacere in qualcuno: nostra è quindi l’iniziativa di avvicinarci a lui.
    La prontezza con cui gli uni si scusano se ci toccano involontariamente, la tensione con cui attendiamo quella giustificazione, la reazione violenta e a volte aggressiva se essa non giunge, il disgusto e l’odio che proviamo per il “malfattore” - anche se non possiamo affatto essere certi che sia stato lui - tutto questo groviglio di reazioni psichiche intorno all’essere toccati da qualcosa di estraneo, nella loro labilità e suscettibilità estreme, ci conferma che si tratta qui di qualcosa di molto profondo, sempre desto e sempre insidioso: di qualcosa che non lascia più l’uomo da quando egli ha stabilito i confini della sua stessa persona. Anche il sonno, durante il quale le difese sono molto minori, può essere disturbato fin troppo facilmente da un timore di questo tipo.
    Solo nella massa l’uomo può essere liberato dal timore di essere toccato. Essa è l’unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto. È necessario per questo la massa densa, in cui corpo si addossa a corpo, una massa densa anche nella sua costituzione psichica, proprio perché non si bada a chi “ci sta addosso”. Dal momento in cui ci abbandoniamo alla massa, non temiamo d’esserne toccati. Nel caso migliore, si è tutti uguali. Le differenze non contano più, neppure quella di sesso. Chiunque ci venga addosso è uguale a noi. Lo sentiamo come ci sentiamo noi stessi. D’improvviso, poi, sembra che tutto accada all’interno di un unico corpo. Forse è questa una delle ragioni per cui la massa cerca di stringersi così fitta: essa vuole liberarsi il più compiutamente possibile del timore dei singoli di essere toccati. Quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri, tanto più sono certi di non aver paura l’uno dell’altro. Questo capovolgimento del timore d’essere toccati è peculiare della massa. Il sollievo che si estende ad essa - e di cui si parlerà in un altro contesto - assume proporzioni vistose nelle masse estremamente dense.”
    (Elias Canetti, “Massa e potere”, ed. Adelphi)

    ha scritto il 

  • 4

    E' un testo molto complesso e interessante. Alcune descrizioni appaiono, ad un inesperto di sociologia come me, troppo psicanalitiche e difficili da seguire.
    Tuttavia è un'opera che ritengo fondamenta ...continua

    E' un testo molto complesso e interessante. Alcune descrizioni appaiono, ad un inesperto di sociologia come me, troppo psicanalitiche e difficili da seguire.
    Tuttavia è un'opera che ritengo fondamentale sullo studio di come si esplica e appare il potere e come esso viene seguito dalle masse.
    Alcune parti sono un po' difficile per la sottile classificazione che Canetti descrive di tante forme di massa e di potere.

    ha scritto il 

  • 5

    Immenso e monumentale

    "L'istante del sopravvivere è l'istante della potenza"
    (Elias Canetti)

    Facendo ignobilmente, ma meritatamente per Canetti, il verso ad alcuni di coloro che mi hanno preceduto nella recensione...
    Sempl ...continua

    "L'istante del sopravvivere è l'istante della potenza"
    (Elias Canetti)

    Facendo ignobilmente, ma meritatamente per Canetti, il verso ad alcuni di coloro che mi hanno preceduto nella recensione...
    Semplicemente immenso e monumentale.
    L'essenza stessa del pensiero a 359°... Un grado in più e si finisce fatalmente in loop.
    Un uomo di pensiero (un filosofo in senso lato x lato x 3,14) che meriterebbe di essere insegnato ed appreso molto di più, a fronte di altri (filosofi e pure dannosi) che meriterebbero di essere insegnati ed appresi molto, ma molto di meno.
    Liberatore d'aperture, ove altri ingreppiano ed incatenano.
    Un gigante.

    E a proposito del tempo attuale:
    da "Massa e potere" di Elias Canetti (1960)
    "L'Islam come religione della guerra"
    I combattenti dell'Islam devono innanzi tutto sottomettere, più che convertire, gli infedeli. Il Corano, il libro del profeta ispirato da Dio, non lascia alcun dubbio in proposito.
    "Dopo che siano trascorsi i mesi saci, uccidete gli infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendete loro ogni insidia".

    ha scritto il 

  • 5

    Immenso

    Ad una prima lettura da subito l'impressione di essere di fronte a qualcosa di importante. Non solo per la vastità dell'opera (ben 571 pagine), ma anche per il modo di investigare, kantiano direi, con ...continua

    Ad una prima lettura da subito l'impressione di essere di fronte a qualcosa di importante. Non solo per la vastità dell'opera (ben 571 pagine), ma anche per il modo di investigare, kantiano direi, con tutti i pregi e difetti che questo comporta. E' il lavoro di 40 anni, e si vede: spazia dalla storia dell'India agli sviluppi della psichiatria, dalle tradizioni religiose di mezzo mondo all'antropologia tra le popolazioni indigene africane e aborigene. E questo solo per citare le cose che mi vengono in mente, perché il sistema creato da Canetti è tanto vasto da essere quasi spaventoso, pur rimanendo strettamente coerente e anche piuttosto applicabile nello studio delle masse. Mantenendo anche quel tocco di umanità che spesso elude le scienze sociali. In una parola spaventoso, e nel senso buono

    ha scritto il 

  • 5

    Libro complesso ma assolutamente consigliato. Requisitoria contro il potere e i potenti, visti come paranoici e potenziali assassini. Cerca di dotarci di mezzi di difesa contro le nostre debolezze e l ...continua

    Libro complesso ma assolutamente consigliato. Requisitoria contro il potere e i potenti, visti come paranoici e potenziali assassini. Cerca di dotarci di mezzi di difesa contro le nostre debolezze e la nostra acquiescenza. Canetti dimostra non comuni doti di sensibilità, intelligenza e cultura.
    Tra l'altro è un libro sempre attuale perché ci dimostra come, nella personalità dei vari Tamerlano, Gengis Khan, Hitler, Stalin e (nel suo piccolo) Berlusconi le somiglianze sono molteplici.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro impegnativo e difficile, ma ne vale la pena...un'ottica di antropologia in cui l'uomo non è più visto al centro dello sviluppo sociale, per chiarire meglio molti aspetti della realtà sociale. ...continua

    un libro impegnativo e difficile, ma ne vale la pena...un'ottica di antropologia in cui l'uomo non è più visto al centro dello sviluppo sociale, per chiarire meglio molti aspetti della realtà sociale.
    la sua lettura è una sfida e può non essere lineare, ma ricorsiva e tornare più volte su alcuni punti fondanti.
    Scrittore "illuninato" e per molti aspettti unico!

    ha scritto il 

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