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Massa e potere

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 116)

4.3
(242)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 615 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845904873 | Isbn-13: 9788845904875 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Furio Jesi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    Immenso

    Ad una prima lettura da subito l'impressione di essere di fronte a qualcosa di importante. Non solo per la vastità dell'opera (ben 571 pagine), ma anche per il modo di investigare, kantiano direi, con tutti i pregi e difetti che questo comporta. E' il lavoro di 40 anni, e si vede: spazia dalla st ...continua

    Ad una prima lettura da subito l'impressione di essere di fronte a qualcosa di importante. Non solo per la vastità dell'opera (ben 571 pagine), ma anche per il modo di investigare, kantiano direi, con tutti i pregi e difetti che questo comporta. E' il lavoro di 40 anni, e si vede: spazia dalla storia dell'India agli sviluppi della psichiatria, dalle tradizioni religiose di mezzo mondo all'antropologia tra le popolazioni indigene africane e aborigene. E questo solo per citare le cose che mi vengono in mente, perché il sistema creato da Canetti è tanto vasto da essere quasi spaventoso, pur rimanendo strettamente coerente e anche piuttosto applicabile nello studio delle masse. Mantenendo anche quel tocco di umanità che spesso elude le scienze sociali. In una parola spaventoso, e nel senso buono

    ha scritto il 

  • 5

    Libro complesso ma assolutamente consigliato. Requisitoria contro il potere e i potenti, visti come paranoici e potenziali assassini. Cerca di dotarci di mezzi di difesa contro le nostre debolezze e la nostra acquiescenza. Canetti dimostra non comuni doti di sensibilità, intelligenza e cultura. ...continua

    Libro complesso ma assolutamente consigliato. Requisitoria contro il potere e i potenti, visti come paranoici e potenziali assassini. Cerca di dotarci di mezzi di difesa contro le nostre debolezze e la nostra acquiescenza. Canetti dimostra non comuni doti di sensibilità, intelligenza e cultura.
    Tra l'altro è un libro sempre attuale perché ci dimostra come, nella personalità dei vari Tamerlano, Gengis Khan, Hitler, Stalin e (nel suo piccolo) Berlusconi le somiglianze sono molteplici.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro impegnativo e difficile, ma ne vale la pena...un'ottica di antropologia in cui l'uomo non è più visto al centro dello sviluppo sociale, per chiarire meglio molti aspetti della realtà sociale.
    la sua lettura è una sfida e può non essere lineare, ma ricorsiva e tornare più volte su a ...continua

    un libro impegnativo e difficile, ma ne vale la pena...un'ottica di antropologia in cui l'uomo non è più visto al centro dello sviluppo sociale, per chiarire meglio molti aspetti della realtà sociale.
    la sua lettura è una sfida e può non essere lineare, ma ricorsiva e tornare più volte su alcuni punti fondanti.
    Scrittore "illuninato" e per molti aspettti unico!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo dico subito: è una lettura MOLTO pesante. Canetti, d'altra parte, ci ha lasciato un tomo eccezionale, i cui contenuti hanno un valore proporzionale già solo al tempo impiegato per elaborarli e metterli su carta (38 anni). Mai avrei pensato che tanti banali concetti, a tutti noi noti, potessero ...continua

    Lo dico subito: è una lettura MOLTO pesante. Canetti, d'altra parte, ci ha lasciato un tomo eccezionale, i cui contenuti hanno un valore proporzionale già solo al tempo impiegato per elaborarli e metterli su carta (38 anni). Mai avrei pensato che tanti banali concetti, a tutti noi noti, potessero rivestire un ruolo così fondamentale e periodico nel determinare il susseguirsi delle epoche. Il trattato iniziale sui tipi di massa e quello, al cuore del libro, sul comando, raggiungono un grado d'acutezza che mi ha sorpreso profondamente. Dopo questa lettura mi sento più ricco.

    ha scritto il 

  • 3

    ...lo ammetto, mi sono miseramente arenata su "Muta e religione"... Ma d'altra parte Canetti ci ha messo trentotto anni per scriverlo, potrei terminarlo io in un mese? Riproverò quando troverò nuovamente l'ispirazione...

    ha scritto il 

  • 4

    Difficilmente definibile quest'opera straordinaria di Canetti: straordinaria per il tempo necessario all'autore per scriverla e per l'approccio del tutto originale ad argomenti come l'origine della massa e della gestione del potere e dei suoi simboli. Canetti spazia molto nella letteratura antrop ...continua

    Difficilmente definibile quest'opera straordinaria di Canetti: straordinaria per il tempo necessario all'autore per scriverla e per l'approccio del tutto originale ad argomenti come l'origine della massa e della gestione del potere e dei suoi simboli. Canetti spazia molto nella letteratura antropologica dei suoi tempi per spiegarci l'origine naturalistica della massa (la pioggia, la sabbia, gli animali) entrando in pieghe psicologiche - quali il bisogno di sentirsi "sopravissuti" - alla base dello sterminio degli altri. O il legame religioso che c'è con il nemico o con i propri commilitoni, la necessità di mettere a tacere i propri morti. L'incredibile casualità che ha preservato la razza umana delle origini, così vulnerabile durante il sonno.
    Un testo complesso, articolato, non sempre chiaro, ma che dà una spiegazione differente ai nostri gesti quotidiani, come il prendere con le mani o il mangiare. Alcuni esempi tratti dalle tribù dell'Australia e dell'Africa sono a prova di stomaci forti... Da leggere con calma, a rate, poco per volta, non tutti i giorni e mai subito dopo i pasti...

    ha scritto il 

  • 2

    Seicento inutili pagine...

    Per le sezioni sulla psicologia, Canetti si rifà a Emil Kraepelin, attivo nel XIX secolo. Anche le ampie citazioni di antropologi, per altro spesso assai interessanti, non sembrano delle più recenti.
    Pubblicato nel 1960, Massa e potere sembra fermo a un secolo prima, se non di più. N ...continua

    Per le sezioni sulla psicologia, Canetti si rifà a Emil Kraepelin, attivo nel XIX secolo. Anche le ampie citazioni di antropologi, per altro spesso assai interessanti, non sembrano delle più recenti.
    Pubblicato nel 1960, Massa e potere sembra fermo a un secolo prima, se non di più. Non solo per i riferimenti, ma per tutta l'impostazione.
    Il suo approccio al sapere è libresco, antiquario, letterario e poco propenso al confronto con l'empiria, con l'accidentata particolarità dell'empiria.
    La carenza di rigore concettuale o coraggio speculativo impediscono all'opera di fornire un qualunque spunto fecondo anche nei limiti del suo àmbito, quello della riflessione da scrivania priva di ambizione scientifica in senso stretto. La quale non è automaticamente condannata alla sterilità (penso ad esempio agli scritti sulla violenza di Wolfgang Sofsky).
    Ma in Canetti il risultato è una interminabile sequela di generalizzazioni sull'umano, prive di qualunque base concreta o argomentativa, prive di nessi tra loro.
    La sensazione è quella, singolare, di qualcuno che al giorno d'oggi provi a scrivere di fisica o chimica usando i metodi in voga al tempo d'Aristotele.

    Alcuni esempî:
    La formazione del nazismo secondo Canetti.
    Il simbolo del popolo tedesco è la foresta. La foresta è simbolo dell'esercito. Il trattato di Versailles ha tolto alla Germania l'esercito. Il popolo tedesco, privo di esercito, ma sempre in cerca di comando, obbedienza e inquadramento militare ( > esercito > foresta) si è così intruppato nel partito nazista.
    La formazione del commercio nelle società umane secondo Canetti.
    I primati usano le mani per muoversi sugli alberi di ramo in ramo. La mano è fatta per afferrare il ramo e lasciarlo. Nel commercio le merci vengono prese e lasciate, afferrate e consegnate. Ergo, il piacere psicologico del commercio deriva dai tempi in cui i nostri pelosi antenati volteggiavano di ramo in ramo.
    Di perle simili il libro ne contiene tante. Mi piace qui ricordare il passaggio in cui Canetti afferma che "le gocce d'acqua, nell'uomo, suscitano compassione", ma soprattutto quello in cui, con gran sprezzo del ridicolo, parlando dei 'simboli delle nazioni' ci informa che "l'inglese si vede comandante di nave, lo spagnolo matador". Nel paragrafo sull'Italia però non sono nominate pizza o mandolino. Peccato, c'eravamo vicini.

    ha scritto il