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Massimo della vita

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

3.2
(18)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860736374 | Isbn-13: 9788860736376 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Massimo ha ventiquattro anni, è ancora vergine e lavora in un bar per pagarsi l'università. Sta per laurearsi in architettura quando incontra Martina, una ragazza bellissima e di buona famiglia che gli viene presentata da Leonardo, il suo unico amico, conosciuto sui banchi della facoltà, che lo ha introdotto negli ambienti che contano. Innamoratosi perdutamente, scopre ben presto quanto sia doloroso essere lasciati per un rampollo dell'alta società. Pieno di rancore e di voglia di rivincita, dopo la laurea decide di partire per un viaggio in Alaska, con la speranza di dimenticare le delusioni e trovare la propria strada. E la svolta. Al ritorno in Italia realizza l'idea imprenditoriale partorita nelle fredde terre del Nord e diventa uno dei più giovani milionari del paese. Per questo, durante un derby, viene avvicinato da un onorevole che vuole convincerlo a entrare in politica. Massimo fa così il suo ingresso nelle stanze del potere, ma una volta diventato parte del sistema inizia a tessere la tela della sua folle rivoluzione...
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  • 3

    Il titolo e l'autore li ho scovati nel gruppo "Chi mi consiglia un libro", su Facebook.
    L'inizio è leggero e fino alla parte centrale si lascia leggere amabilmente (l'idea con cui il nostro protagonista realizza il proprio successo imprenditoriale è divertente e geniale); la parte finale, p ...continua

    Il titolo e l'autore li ho scovati nel gruppo "Chi mi consiglia un libro", su Facebook.
    L'inizio è leggero e fino alla parte centrale si lascia leggere amabilmente (l'idea con cui il nostro protagonista realizza il proprio successo imprenditoriale è divertente e geniale); la parte finale, purtroppo, è senza dubbio splatter ed irreale. Peccato!

    ha scritto il 

  • 3

    Idea Buona, svolgimento accettabile

    Ho comprato questo libro dopo aver letto qualche pezzo, qualche citazione su twitter, aspettandomi un buon libro legato alla realtà, che definisse la società moderna proponendo soluzioni ai "malsani problemi" che attanagliano il nostro Paese.
    Bell'inizio, simpatico il metodo narrativo, vera ...continua

    Ho comprato questo libro dopo aver letto qualche pezzo, qualche citazione su twitter, aspettandomi un buon libro legato alla realtà, che definisse la società moderna proponendo soluzioni ai "malsani problemi" che attanagliano il nostro Paese.
    Bell'inizio, simpatico il metodo narrativo, veramente un bel libro sino a circa la metà del libro. Dopo di che, secondo il mio modesto parere, l'autore si è scontrato con le vere problematiche dell nostra società, e non è riuscito a trovare soddisfacenti soluzioni per far si che il libro decollasse veramente, limitandosi così a trasformare il tutto ad una buona storia. Una storia che avrebbe potuto essere migliore oltre ogni misura.

    ha scritto il 

  • 4

    Plauto e il suo Anfitrione facevano ridere. Ovidio, con le sue Metamorfosi, faceva pensare. Stevenson, Jekyll e Hyde incutevano paura. Wilde, Dorian Gray e Lord Henry affascinavano mentre con Saramago e il suo uomo duplicato ti flippava il cervello. Il concetto di doppio in letteratura ha fatto t ...continua

    Plauto e il suo Anfitrione facevano ridere. Ovidio, con le sue Metamorfosi, faceva pensare. Stevenson, Jekyll e Hyde incutevano paura. Wilde, Dorian Gray e Lord Henry affascinavano mentre con Saramago e il suo uomo duplicato ti flippava il cervello. Il concetto di doppio in letteratura ha fatto tantissime cose. Più modestamente, Alessandro Militi, con il suo Massimo Della Vita, il doppio lo fa ribattere, lo fa rimbombare. Nello specifico, il libro è talmente articolato sulla doppiezza e, in controluce, sul disaccordo, che lo si può raccontare usando solamente questa categoria. Non ci credete? Guardate qui.

    Copertina: Alessandro Militi (l’autore) e Massimo Della Vita (titolo/protagonista/auspicio): nomi diversi, colori del font diversi (rosso e nero). Foto di copertina: mezza faccia pulita, sbarbata, occhialata, pettinata e l’altra metà oscura con barba, bed hair e girocollo. Prima ancora di iniziare il libro ci sono già tre contrapposizioni. Va bè, si dirà, è un artificio stilistico. Ah sì? Allora raccontiamo la storia.

    Massimo è un ventiquattrenne verginello e con un solo amico, Leo, ricco e popolare. È innamorato di Martina, molto più bella di lui, e la loro canzone è La vie en rose di Edith Piaf. Con Martina si scrivono letterine, fanno pillow talk sul loro futuro, staranno insieme per sempre. Con Leo insomma ci si vuole bene, ci si sbronza ma lui è il re della scuola e rifiuta di andare in vacanza con Massimo, che vuole attraversare l’Alaska per ritrovare se stesso. Poi a un certo punto Martina lo molla, lui va in Alaska, ha un’idea, torna, diventa ricco, diventa ricchissimo, entra nella società (anche in quella segreta), sbrocca, giustizia, eccelle, padre di famiglia, vita meravigliosa.

    Tutto il libro è un grande doppio. Di stile: toni pacati, mielosi, adolescenziali prima e precisi, duri, brillanti, anche cruenti dopo. Di andamento e narrazione: lento e riflessivo pre-arricchimento, serrato e veloce durante e dopo la scalata al successo. La storia stessa: amore, delusione, “piccoli problemi di tutti i giorni” e poi potere, denaro, delitti. La caratterizzazione cangiante del protagonista: povero/sfigato e ricco/potente; timido/impacciato e sicuro/spietato.

    Ancora? Ancora. L’impaginazione. Per quasi tutto il libro è normale, con paragrafi, pagine tutte scritte, eccetera. In alcune parti diventa quasi simbolista, con poche frasi perse nel bianco della pagina vuota (artifici, va detto, non solo estetici ma decisamente a puntello del momento della narrazione). L’interpellazione. La maggior parte delle volte il libro è in prima persona ma questo stile si alterna con la seconda, il tu, con cui il libro tra l’altro inizia e finisce (con la finezza dell’epilogo in terza, giusto per dovere di completezza). I font. Quasi sempre, “Massimo” è scritto così, “Massimo”. A volte, quando si vuole denotare l’anima nera del personaggio, lo stesso nome viene scritto con un font gotico. Insomma, si è capito dove voglio andare a parare.

    Penso che siano sempre da apprezzare i libri che sanno parlare su più livelli, che sanno articolare un concetto così profondo, direi proprio archetipico, se si pensa ai miti del passato. Oltre al bello stile, alla capacità di raddoppiarsi anche come autore, mi sembra che Alessandro Militi, con questa ridondanza, copra e risolva i due grandi problemi degli archetipi: la banalità e l’insidia. Sono banali perché ne hanno già parlato tutti e non c’è più niente da dire. Sono insidiosi perché dopo Plauto, Ovidio, Stevenson, Wilde, Saramago… ma chi sono io per poter aprire bocca?

    Allora Militi oppone al cosa e al chi il come o, meglio, il quanto.

    ha scritto il