Mastro don Gesualdo

Di

Editore: Edumond Le Monnier

3.8
(3392)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Portoghese , Spagnolo

Isbn-10: 8800811728 | Isbn-13: 9788800811729 | Data di pubblicazione: 

Curatore: C. Riccardi

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 3

    La vicenda è ambientata a Catania e ha come protagonista un uomo Mastro Don Gesualdo. Dopo aver accumulato un po' di denaro facendo il muratore, riesce ad avere terre e ricchezze e a diventare un ricc ...continua

    La vicenda è ambientata a Catania e ha come protagonista un uomo Mastro Don Gesualdo. Dopo aver accumulato un po' di denaro facendo il muratore, riesce ad avere terre e ricchezze e a diventare un ricco proprietario terriero. Cerca di mescolarsi con i ricchi che però lo vedranno sempre come "don" e non come "mastro" per le sue origini. Tenta il salto di qualità sposando Bianca Trao ma, il matrimonio si rivelerà un fallimento dovuto al fatto che Don Gesualdo rinnega la figlia illegittima.
    Secondo me, il libro e di facile lettura e molto scorrevole e lo consiglio a chi si vuole cimentare nel leggere oltre all'italiano anche il dialetto siciliano.

    ha scritto il 

  • 5

    “Avrebbe voluto distruggere d’un colpo tutto quel ben di Dio che aveva accumulato a poco a poco.”

    Questo romanzo si inserisce in un contesto che esplora la grande epopea verista, nata nell’ultimo quarto di secolo dell’ottocento, e sviluppatasi quasi prevalentemente nel centro e nel sud della penis ...continua

    Questo romanzo si inserisce in un contesto che esplora la grande epopea verista, nata nell’ultimo quarto di secolo dell’ottocento, e sviluppatasi quasi prevalentemente nel centro e nel sud della penisola, con in Sicilia Luigi Capuana e Giovanni Verga tra i massimi esponenti.
    Il “Mastro don Gesualdo” del Verga è appunto uno dei grandi romanzi “veristi” che tra i primi cominciarono a raccontare la vita e le cose per come erano nella realtà, cercando di avvicinarsi il più possibile alla dura condizione umana del vivere quotidiano, soprattutto per quel che riguardava le classi sociali meno agiate; smitizzando molti luoghi comuni trascritti nella prosa dell’epoca e contribuendo così a svecchiare decisamente l’ormai obsoleto romanzo ottocentesco.
    In questo romanzo, secondo di un ipotetico “ciclo dei vinti” che non vide mai la luce, ma di cui resta traccia nei nomi che si ritrovano nel testo, il Verga costruisce la vita e le gesta di quello che oggi, fuori dai vari gerghi dialettali, si definirebbe un “arricchito”, uno cioè che occupa un posto non suo, non importa se meritato o meno.
    È sotto questo punto di vista che si svolge la parabola di mastro don Gesualdo, la cui prima condanna è proprio nel nome, con quel “mastro” che rimarrà per tutta la vita ad indicare la sua provenienza: condizione sociale che verrà ribadita fino alla sua morte.
    È questo dell’estrazione sociale uno dei temi che ricorre in maniera trasversale per tutta la narrazione; Verga vede il contesto sociale nel quale un individuo nasce come una vera maledizione dalla quale non si può né fuggire né salvarsi e a cui nulla servono i vari tentativi di camuffamento per rendere il fardello meno pesante, ed è questa una delle lezioni principali dello scrittore: al di là della discriminazione razziale o economica rimarrà sempre latente negli uomini una discriminazione sociale, continua e strisciante, che accompagna tutt’oggi la nostra quotidianità, che non sarà mai possibile sconfiggere e debellare del tutto.
    La narrazione verista del Verga è di notevole potenza espressiva, le minuziose descrizioni delle campagne ricordano paesaggi visionari di autori successivi che ben hanno assimilato la sua lezione realista, le introspezioni psicologiche dei personaggi sono rese bene, ma è chiaramente nel personaggio principale che si concentra tutta la forza comunicativa verghiana: nel mastro don Gesualdo che macina tutto e tutti badando solo al sodo, costruendo un impero economico, si direbbe oggi, che possa proiettarlo, attraverso le sue visioni, nell’immortalità temporale, nel suo scrollarsi di dosso ogni tipo di parassiti che non abbiano a capire che tutto quello che ha costruito è frutto del suo duro lavoro e di come sia difficile per lui capire le resistenze nell’essere accettato per quello che è al di fuori del suo mondo.
    È in quest’ottica che s’inquadra la mitica scena nella quale la rappresentazione tragica del Verga assume in questo romanzo toni molto elevati: Gesualdo Motta, ormai malato e assistito da varie persone, che badano più ai suoi soldi che alla sua salute, capisce che tutto quello che ha costruito non potrà garantire neanche il suo benessere dai malanni che lo affliggono e vorrebbe, a quel punto, che nulla potesse sopravvivergli.
    È questa l’apoteosi del verismo verghiano; la tragica condizione umana non riesce ad elevarsi oltre quello che appare solo come un chimerico uso della vita intesa come esistenza terrena: in quell’epoca, in quel momento storico, in quel contesto socio-culturale, l’uomo si dimostra ancora troppo “piccolo” per assimilare le grandi verità umanistiche, che dovranno aspettare tempi migliori per essere recepite ed espletate, se mai tempi di questo genere ne verranno, e il Verga stesso, leggendo tra le righe, non è che fosse molto ottimista al riguardo, in ottemperanza al suo profondo verismo…

    Qualcuno dei passaggi caratteristici del romanzo

    “E se ne andò sotto il gran sole, tirandosi dietro la mula stanca. Pareva di soffocare in quella gola del Petraio. Le rupi brulle sembravano arroventate. Non un filo di ombra, non un filo di verde, colline su colline, accavallate, nude, arsicce, sassose, sparse di olivi rari e magri, di fichidindia polverosi, la pianura sotto Budarturo come una landa bruciata dal sole, i monti foschi nella caligine, in fondo. Dei corvi si levarono gracchiando da una carogna che appestava il fossato; delle ventate di scirocco bruciavano il viso e mozzavano il respiro; una sete da impazzire, il sole che gli picchiava sulla testa come fosse il martellare dei suoi uomini che lavoravano alla strada del Camemi.”

    “Nell’altra stanza, appena furono usciti gli invitati, si udì un baccano indiavolato. I vicini, la gente di casa, Brasi Camauro, Giacalone, Nanni l’Orbo, una turba famelica, piombò sui rimasugli del trattamento, disputandosi i dolciumi, strappandoseli di mano, accapigliandosi fra di loro. E compare Santo, col pretesto di difendere la roba, abbrancava quel che poteva, e se lo ficcava da per tutto, in bocca, nelle tasche, dentro la camicia. Nunzio, il ragazzo di Burgio, entrato come un gatto, si era arrampicato sulla tavola, e s’arrabbattava a calci e pugni anche lui, strillando come un ossesso; gli altri monelli carponi sotto. Don Gesualdo, infuriato, voleva correre col bastone a far cessare quella baraonda; ma lo zio marchese lo fermò pel braccio!..”

    “Il mondo andava ancora pel suo verso, mentre non c’era più speranza per lui, roso dal baco al pari di una mela fradicia che deve cascare dal ramo, senza forza di muovere un passo sulla sua terra, senza voglia di mandar giù un uovo. Allora, disperato di dover morire, si mise a bastonare anatre e tacchini, a strappar gemme e sementi. Avrebbe voluto distruggere d’un colpo tutto quel ben di Dio che aveva accumulato a poco a poco. Voleva che la sua roba se ne andasse con lui, disperata come lui. Mastro Nardo e il garzone dovettero portarlo di nuovo in paese, più morto che vivo.”

    ha scritto il 

  • 5

    Qualunque cosa tu faccia...

    Mastro Don Gesualdo è un uomo che non ha trovato il suo posto nel mondo nonostante le sue grandi doti umane, né tra i poveracci né tra i ricchi e i nobili. Tutti hanno beneficiato della sua generosità ...continua

    Mastro Don Gesualdo è un uomo che non ha trovato il suo posto nel mondo nonostante le sue grandi doti umane, né tra i poveracci né tra i ricchi e i nobili. Tutti hanno beneficiato della sua generosità e del suo lavoro, ciò nonostante irridendolo sia dal basso che dall'alto. I nobili hanno accettato il suo denaro per rimpinguare le proprie casse disastrate ma non l'hanno accettato come persona, lo hanno deriso, si sono vergognati di imparentarsi con lui nonostante li abbia salvati dalla rovina. I poveri invece lo hanno odiato perché ce l'aveva fatta, perché con le sue proprie forze era riuscito a creare un impero, l'invidia del popolino si è limitata a vedere solo una grande fortuna nell'ascesa economica di Gesualdo e non tutto il sacrificio e il lavoro da lui compiuti. Una storia crudele, specchio di una realtà dell'epoca ma sempre attuale, forse non nei particolari ma sicuramente in linea generale. Sempre di moda una grossa forma di snobismo, forse non più da parte dei nobili che sono sempre più "imbastarditi" ma sicuramente da parte dei nuovi ricchi verso chi ricco non è; ma c'è anche una sorta di snobismo al contrario, il povero invidioso, e magari dalle scarse capacità, che mal tollera chi invece riesce ad emergere grazie alle proprie doti umane e una gorssa dose di forza di volontà. Di fatto tra certi mondi non si è mai trattato di un'incontro d'amore ma solo d'interesse, in certi ambienti ci devi nascere, e in un certo senso per essere apprezzato forse devi rimanere fedele alle modalità dell'ambiente da cui provieni e in cui devi restare, questo è il messaggio o meglio il monito che lancia questa storia. Tutto questo è molto triste, perché sta a significare che l'uomo per quanto faccia raramente potrà andare contro al suo destino già segnato dalla nascita.
    "Mastro Don Gesualdo" è il secondo libro di Verga che leggo, mi sono innamorata de "I Malavoglia" e subito dopo averlo terminato ho voluto leggere anche questo. "I malavoglia" forse mi è piaciuto di più da un punto di vista puramente letterario, questo invece si è rivelato più avvincente come trama, anche se non disdegno lo stile letterario nel quale si avverte una profonda cura. In questo romanzo si capisce ancora di più perché fanno parte de il ciclo dei vinti, se ne "I malavoglia" era normale e comprensibile subito che si trattava di persone vinte dalla vita qui la disfatta è più subdola e per questo più feroce. All'inizio mastro Don Gesualdo sembra un vincente riuscendo ad accumulare tanta roba, di fatto risulta più perdente in quanto tutto l'accumulo ottenuto durante la sua esistenza non gli sono serviti ad ottenere il rispetto e l'amore che avrebbe meritato.

    CITAZIONI

    “Senti... il mondo adesso è di chi ha denari... Tutti costoro sbraitano per invidia.”

    “L'avete visto, eh, stasera?... che festa v'hanno fatto?... I vostri affari andrebbero a gonfie vele... Anche per quell'affare delle terre comunali... È meglio aver l'appoggio di tutti i pezzi grossi!...”

    “Pazienza servire quelli che realmente son nati meglio di noi... “Si vede com'era nato... — osservò gravemente il cocchiere maggiore. — Guardate che mani!

    — Già, son le mani che hanno fatto la pappa!... Vedete cos'è nascer fortunati... Intanto vi muore nella battista come un principe!...”

    Passi di: Giovanni Verga. “Mastro-don Gesualdo”

    ha scritto il 

  • 5

    Un classico non tanto lontano dai nostri tempi. Una Sicilia difficile dove si ambientano rapporti familiari difficili. Personaggi unici e storie di altri tempi che rendono interessante il racconto del ...continua

    Un classico non tanto lontano dai nostri tempi. Una Sicilia difficile dove si ambientano rapporti familiari difficili. Personaggi unici e storie di altri tempi che rendono interessante il racconto del padre del Verismo.

    ha scritto il 

  • 2

    Concepito come evoluzione della novella La roba, il romanzo ci presenta una storia di sacrifici in cui la "religione della roba" si scontra con la difficoltà affettiva: anche se la lettura non mi ha e ...continua

    Concepito come evoluzione della novella La roba, il romanzo ci presenta una storia di sacrifici in cui la "religione della roba" si scontra con la difficoltà affettiva: anche se la lettura non mi ha entusiasmato (ho decisamente preferito I Malavoglia, è fuor di dubbio che Mastro Don Gesualdo riveli la piena maturità della riflessione narrativa di Verga.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/02/mastro-don-gesualdo-verga.html

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo romanzo di Verga che leggo o ascolto. E se avessi solo dovuto leggerlo sicuramente non lo avrei terminato. Ciò per una seri di motivi quali il linguaggio particolare, lo stile un po pesante e ...continua

    Il primo romanzo di Verga che leggo o ascolto. E se avessi solo dovuto leggerlo sicuramente non lo avrei terminato. Ciò per una seri di motivi quali il linguaggio particolare, lo stile un po pesante e logorroico e soprattutto trattandosi di un romanzo di fine ottocento, la non modernità della trama a cui non sono abituata.
    Invece grazie alla scelta del l'audio posso vantarmi di averlo letto.
    I personaggi sono molti, intrecciati tra loro e di diversa stirpe sociali che vanno dai contadini alla nobiltà, e loro a secondo del ceto utilizzano linguaggi diversi ma non comuni ai giorni nostri.
    Come predetto è ambientato a fine Ottocento in Sicilia e il romanzo narra e sub trova a cavallo dei moto insurrezionale del 1848.
    Protagonista del romanzo Mastro Don Gesualdo un contadino che grazie ad matrimonio con evidente con la Frau Bianca diventa ricco e molto abbiente.
    Diversi gli intrecci amorosi che fanno da sfondo alla scalata sociale di Don Gesualdo ma raccontati tutti con le dovute attenzioni poiché per quel periodo si trattava di veri e propri scandali.

    ha scritto il 

  • 5

    Il capolavoro assoluto di Giovanni Verga.

    Verga è stato uno dei più importanti scrittori a cavallo tra '800 e '900 in Italia, e la sua scrittura ha rappresentato la vita siciliana dell'epoca come in un quadro magnifico.
    Questo romanzo è la ra ...continua

    Verga è stato uno dei più importanti scrittori a cavallo tra '800 e '900 in Italia, e la sua scrittura ha rappresentato la vita siciliana dell'epoca come in un quadro magnifico.
    Questo romanzo è la rappresentazione suprema dell'arte Verghiana.
    E' un romanzo denso, vero, ricco come una natura morta o un paesaggio al tramonto.
    Il travaglio di un'epoca, i modi di fare delle popolazioni dell'isola, la decadenza della nobiltà, la rabbia del popolo e l'accumularsi delle ricchezze e della Roba:
    un magnifico affresco, dove Mastro-Don Gesualdo ne è l'antieroe dalla sfortunata sorte fino alla fine.

    ha scritto il 

  • 2

    Se alla fine dei Viceré il lettore è arrabbiato, vorrebbe smuovere il mondo per rovesciare questo sistema ingiusto e corrotto, alla fine di Mastro-don Gesualdo il lettore è schiacciato da un senso di ...continua

    Se alla fine dei Viceré il lettore è arrabbiato, vorrebbe smuovere il mondo per rovesciare questo sistema ingiusto e corrotto, alla fine di Mastro-don Gesualdo il lettore è schiacciato da un senso di ineluttabilità, una inesorabile tristezza che lo paralizza, lì, nel letto di Gesualdo morto.
    Il romanzo di Verga non è brutto, anzi; si fa un po’ di fatica all’inizio, ma poi scorre anche piacevolmente. Ma mi ha messo ‘na tristezza.
    Da leggere sicuramente perché è una pietra miliare della nostra letteratura e perché è oggettivamente bello. Poi però leggete una commedia per carità.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanti sacrifici per diventare benestante ed essere alla pari con i nobili. Ieri come oggi un povero arricchito rimane un povero ricco, fuori dalla casta. Mastro don Gesualdo i ricchi non lo accettano ...continua

    Tanti sacrifici per diventare benestante ed essere alla pari con i nobili. Ieri come oggi un povero arricchito rimane un povero ricco, fuori dalla casta. Mastro don Gesualdo i ricchi non lo accettano ed i poveri cercano di sfruttarlo. CVon tutta la gente che lo circonda muore solo e deriso. Bella stotia.

    ha scritto il 

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