Maus

A Survivor's Tale : My Father Bleeds History/Here My Troubles Began/Boxed

By

Publisher: Pantheon

4.6
(4941)

Language: English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , French , Italian , Slovenian , Dutch , Croatian

Isbn-10: 0679748407 | Isbn-13: 9780679748403 | Publish date:  | Edition Boxed

Also available as: Others , Hardcover

Category: Biography , Comics & Graphic Novels , History

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Book Description
Volumes I & II in paperback of this 1992 Pulitzer Prize-winning illustrated narrative of Holocaust survival.
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  • 5

    L’Olocausto come non è mai stato raccontato. Art Spiegelman ricorre alla metafora per tradurre in immagini la più grande tragedia del secolo scorso.
    La storia alterna due diversi piani temporali, quel ...continue

    L’Olocausto come non è mai stato raccontato. Art Spiegelman ricorre alla metafora per tradurre in immagini la più grande tragedia del secolo scorso.
    La storia alterna due diversi piani temporali, quello del racconto di Vladek, padre dell’autore sopravvissuto ai campi di sterminio, e quello del racconto di Art, avente ad oggetto la realizzazione stessa dell’opera. In quest’ultimo Spiegelman ci mostra le ore passate ad ascoltare i racconti del padre, il loro rapporto talvolta conflittuale, l’imponente opera di ricostruzione delle vicende narrate in modo talvolta sconnesso, la sofferenza causatagli dalla perdita dei diari di sua madre - anch’essa sopravvissuta ma morta suicida quando lui era ancora un bambino - e dal non poter capire, perché non si è vissuto sulla propria pelle. Mi ero sempre chiesta cosa provino coloro che sono sopravvissuti all’Olocausto, ma non ho mai pensato a mettermi nei panni delle generazioni successive, di coloro che sono figli di sopravvissuti e la cui sofferenza deriva proprio dal fatto di non aver vissuto la tragedia dei loro genitori e quindi dal non poterla comprendere fino in fondo.
    Art Spiegelman ha iniziato a lavorare a quest’opera nel 1973, ma ci sono voluti circa vent’anni per portarla a compimento. Il risultato non è solo una graphic novel, ma una testimonianza di importanza fondamentale per non dimenticare.
    Non ci sono uomini in questo libro, forse perché di umano in quegli anni è successo ben poco. Tutti quanti i personaggi hanno le fattezze di animali antropomorfi, distinti tra loro sulla base della nazionalità. E’ così che se gli ebrei sono rappresentanti come topi (Maus, in tedesco), i nazisti sono, ovviamente, gatti dallo sguardo feroce e colmo d’odio. Semplice ed al contempo estremamente efficace.
    Spiegelman racconta la storia dei suoi genitori ricorrendo alle immagini - rigorosamente in bianco e nero - ed è questo che rende Maus un’opera di forte impatto visivo: la scossa emotiva che dà il “vedere" la tragedia, anche se soltanto su carta, è oggettivamente molto più forte rispetto a quella prodotta dalla parola scritta. E’ proprio questo che rende Maus un lavoro così originale ed eccelso.
    Per citare Umberto Eco, dichiarato estimatore dell'opera: "Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topolini parlano d'amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell'Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico."
    Se qualcuno è ancora convinto che i “fumetti” non siano letteratura il mio unico consiglio è correre in libreria a comprare Maus!
    Voto: 10/10

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati"! Ecco l'indirizzo: www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    said on 

  • 5

    Non è un fumetto, è una graphic Novel!

    Che anche graphic Novel sia riduttivo? Tragedia, dolore... l'amore e la forza... fluiscono così facilmente da queste immagini da tatuarsi indelebili negli occhi e nel cuore.

    said on 

  • 4

    I fumetti non sono il mio genere: Maus, però, è l'eccezione che conferma la regola.E' la storia, appunto resa a fumetti, di un deportato e sopravvissuto ai terribili campi di concentramento nazisti. L ...continue

    I fumetti non sono il mio genere: Maus, però, è l'eccezione che conferma la regola.E' la storia, appunto resa a fumetti, di un deportato e sopravvissuto ai terribili campi di concentramento nazisti. L'autore, che è nella realtà il figlio del protagonista, rappresenta gli Ebrei come piccoli topolini costretti da orripilanti gatti nazisti a subire le più incredibili vessazioni. Il libro ripercorre l'incredibile dramma di milioni di ebrei e del loro destino di morte nei lager nazisti

    said on 

  • 0

    "Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più.
    Quando due di questi topolini parlano d'amore, ci si commuove, quando soffrono si piange.
    A poco a poco si entra in un linguaggio di vecchi ...continue

    "Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più.
    Quando due di questi topolini parlano d'amore, ci si commuove, quando soffrono si piange.
    A poco a poco si entra in un linguaggio di vecchia famiglia dell'Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico."
    Umberto Eco

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  • 5

    Maus di Art Spiegelman per me non è solo una graphic novel, è un'esperienza vera e propria. Maus è una testimonianza degli orrori dell'Olocausto, ma lo fa in maniera ampia. Una parte rilevante della g ...continue

    Maus di Art Spiegelman per me non è solo una graphic novel, è un'esperienza vera e propria. Maus è una testimonianza degli orrori dell'Olocausto, ma lo fa in maniera ampia. Una parte rilevante della graphic novel si occupa della testimonianza di un sopravvissuto ad Auschwitz, il padre dell'autore nonché narratore.

    Non voglio sminuire la testimonianza di un uomo sopravvissuto a un lager, definendo questa parte come la meno interessante dell'opera; rimane pur sempre un'altra voce che ci parla di come (non) si viveva sia negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale e poi durante la guerra, all'interno di un lager. La parte più interessante di questa narrazione sono i momenti in cui il padre non sta raccontando la sua vicenda.

    Art Spiegelman dà grande importanza anche a un altro elemento: il dopo. Non solamente le vicende immediatamente successive alla liberazione (come ne La tregua di Primo Levi), ma gli anni e i decenni successivi.

    Ci viene mostrata qual è la vita di un sopravvissuto, il suo modo di reagire al ritorno alla vita normale, come ci si rapporta al fatto che molti dei propri amici e parenti sono stati uccisi (cosa già detta da Primo Levi, è vero, ma in una forma diversa). E, assieme a ciò, viene anche data importanza al rapporto fra padre e figlio, in cui ai problemi più comuni si aggiunge anche lo spettro di Auschwitz e delle conseguenze che questa esperienza ha avuto su tutti i componenti della famiglia.

    Descritto in questo modo, può sembrare che Maus accatasti tanti argomenti, con il pericolo che ad essi non venga dato il giusto spazio. In realtà, le due linee narrative, quella degli anni Quaranta e quella del presente ricevono lo spazio che meritano e sono ben sviluppate, oltre che commoventi.

    L'unico difetto che posso attribuire a Maus è uno stile di disegno forse poco chiaro, un po' confuso e poco curato; anche la scelta di usare animali diversi per rappresentare personaggi di "razza" diversa (topi per gli ebrei, maiali per i polacchi e gatti per i tedeschi), che di per sé può essere interessante per esemplificare la mentalità dell'epoca, non è sempe stata una scelta felice, perché non ha permesso di differenziare i vari personaggi. Con molta probabilità, questa è una precisa scelta, che si adatta a ciò che la graphic novel racconta; comprendo questo stile, ma personalmente non lo gradisco.

    Come hanno già detto e scritto altre persone prima di me, questo può essere un ottimo esempio per far cambiare idea a chi disprezza i fumetti o chi li ritiene robetta per bambini piccoli e non adatta agli adulti.

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  • 5

    Al momento di esprimere la mia opinione su un'opera riguardante l'Olocausto mi sento sempre tremendamente inadeguata. Più che mai mi sento così di fronte a "Maus".
    Non credo di aver scoperto cose che ...continue

    Al momento di esprimere la mia opinione su un'opera riguardante l'Olocausto mi sento sempre tremendamente inadeguata. Più che mai mi sento così di fronte a "Maus".
    Non credo di aver scoperto cose che non sapevo, pratiche oscure attuate dai nazisti per ridurre in cenere le loro vittime di cui ignoravo l'esistenza, ma di certo quest'opera mi ha dato modo di riflettere su questo evento in un modo completamente nuovo.
    Per prima cosa, il mezzo del fumetto. Sebbene disinformata pressoché su tutti i fumetti occidentali, mi considero una discreta lettrice di manga e cerco di variare il più possibile nei generi. Eppure un disegno così aspro, così duro e allo stesso tempo assolutamente diretto non lo avevo trovato. "Mio padre sanguina storia" è intitolata la prima parte del racconto, e a me è sembrato che fin dall'inizio sanguinasse la pagina stessa. Come se cercasse di divincolarsi, o non sapesse come far spazio a una tragedia simile. La scelta della metafora degli animali (gatti e topi, ma non solo), inoltre, mi è sembrata di un'immediatezza quasi tangibile.
    Quello che però ho trovato destabilizzante in "Maus" è il quadro che viene tratteggiato di quella che deve essere stata una situazione non solo scomoda, ma dolorosissima: quella del confronto tra sopravvissuti e i loro figli, e le persone che niente avevano avuto a che fare con l'Olocausto. Il desiderio di continuare la propria vita e dimenticare da un lato, la volontà di sapere ma allo stesso tempo non pagare lo scotto dall'altra. Sapere cosa era accaduto ma non affrontare le conseguenze che gli eventi sentiti avevano avuto sulle persone che raccontavano. Ho voluto molto male ad Art, come personaggio della sua opera e come autore. Mi è sembrato interessato esclusivamente alla storia e non a trattare con il padre e i suoi tic, che per sua ammissione derivano in gran parte dagli anni della guerra ("Dopo di Hitler non riesco più di buttare via niente"). In generale non mi sembra abbia rispettato molto Vladek, e non per il ritratto del "tipico ebreo avaro" che ne fa, ma per la sua reazione ai comportamenti del padre. Come se non avesse un macigno sulle spalle. Mi ci è voluto del tempo per assimilare il fatto che la situazione era molto più delicata di quanto sembrasse a prima vista, ma tutt'ora non riesco a perdonargli una certa mancanza di rispetto per il padre che prescinde dalle esperienze di quest'ultimo.
    Ma, in realtà, tutto era molto più complicato di quanto non sembri. L'Olocausto lo è. Ed è un'opera come "Maus" che mi induce a chiedermi se sarò mai in grado di comprenderlo.

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