McLuhan non abita più qui?

I nuovi scenari della comunicazione nell'era della costante attenzione parziale

Di

Editore: Bollati Boringhieri

3.3
(3)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback

Isbn-10: 883392825X | Isbn-13: 9788833928258 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Contributi: Annamaria Barbato Ricci ; Prefazione: Derrick De Kerckhove

Genere: Non-narrativa

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Descrizione del libro
È trascorso mezzo secolo da quando Marshall McLuhan formulò la frase celeberrima "Il medium è il messaggio". Era il momento aureo della comunicazione "da uno a tutti". Non è più così. Adesso "la gente è il messaggio". L'interattività del web - la possibilità degli utenti di dialogare con l'emittente - ha inaugurato l'era della comunicazione "da tutti a tutti", dove regna una dinamica da reazione nucleare, ossia atomi che sollecitano altri atomi, che ne sollecitano altri ancora, fino a sprigionare un'enorme energia. Una rivoluzione dai numeri impressionanti: in meno di cinquant'anni si è passati da pochi canali radiofonici e televisivi al miliardo di siti Internet di oggi. Alberto Contri osserva i rischi che comportano i new media, a cominciare dal prevalere della costante attenzione parziale, effetto patologico del sovraccarico di compiti a cui l'ipervirtualità e la connessione permanente sottopongono il nostro cervello, non strutturato per il multitasking. Dà spazio a ogni aspetto della comunicazione attuale, dalla fine del generalismo ai nuovi modi di fare pubblicità e business, dalla centralità del fattore-tempo alle implicazioni comportamentali, attingendo a una vasta documentazione e alle proprie ricchissime esperienze.
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  • 3

    Previsioni sulla terza guerra mondiale, sulla comunicazione e altre storielle amene

    Di quel che sto per scrivere non troverete traccia nel libro di Contri, ma potete scovarne brani ed esempi in testi scritti da cent'anni fino al 1991. Consideratela quindi, "un'appendicectomia"

    Nel 1 ...continua

    Di quel che sto per scrivere non troverete traccia nel libro di Contri, ma potete scovarne brani ed esempi in testi scritti da cent'anni fino al 1991. Consideratela quindi, "un'appendicectomia"

    Nel 1913 un personaggio eccentrico di nome Charles Péguy, inverosimile combinazione di poeta, giornalista, socialista e cattolico, pronunciò la famosa affermazione che il mondo era cambiato più negli ultimi trent'anni che dalla morte di Gesù fino allora.
    Secondo Péguy la cultura e il progresso della sua epoca stavano accelerando come corpi in caduta libera, e un cambiamento così evoluto non poteva accelerare all'infinito; a un certo punto avrebbe dovuto raggiungere una velocità limite. Un punto critico, il cui tasso di cambiamento del sistema avrebbe raggiunto un livello tale che il suo sostegno, la sua capacità di cambiare, sarebbe cambiato.

    I punti critici rappresentano quegli istanti nei quali un processo torna ad avvolgersi su se stesso e si applica alla propria sorgente. Un miliardo di anni di evoluzione lungo una curva sempre più ripida produce alla fine una specie in grado di capire l'evoluzione. Da quel momento, l'evoluzione non può più seguire la vecchia strada. Avendo raggiunto un punto critico, la selezione naturale replica se stessa in forma di selezione cosciente.
    Per quanto riguarda la frase pronuciata da Péguy, essa si rivelò profetica, o quantomeno attinente all'orrore della Grande Guerra che sarebbe scoppiata di lì a poco. Raggiunto il punto critico del progresso e del cambiamento culturale, tecnico, industriale, l'iperprogresso in atto da una trentina d'anni si tramutò, paradossalmente, in immobilità. Il mondo si contorse su se stesso e gli imperi dovettero essere distrutti.
    Altro che omicidio nei Balcani. La Guerra esplose perché era stato raggiunto il punto critico del progresso di allora. Non c'è niente al mondo che può succedere senza qualche avvenimento coincidente che lo lega in un insieme cospirativo.
    La grande guerra è stato il modo in cui il secolo ha raggiunto se stesso. Per diventare nuova condizione dominante, la simultaneità doveva liberare per se stessa un posto tra le macerie e il caso delle dinastie reali, dell'imperialismo e del colonialismo, delle belle lettere moribonde e la morsa della nostalgia tanto spesso confusa con i precedenti storici.
    La curva della tradizione culturale aveva superato se stessa, aveva raggiunto il suo punto critico di autoriflessione, e come quando un oggetto raggiunge la velocità del suono che emette e la supera si sente un'esplosione così il ventesimo secolo ha propagato una notevole onda d'urto quando ha raggiunto se stesso.

    Tutto ciò si può paragonare al cambiamento avvenuto nei nostri ultimi diciassette anni, sia per quanto riguarda l'iperprogresso della comunicazione che nel mondo globalizzato. Oggi non solo comunichiamo con tutti, ma la stessa comunicazione è da tutti per tutti, scrive Contri, giustamente.
    Ciò ha prodotto una caduta libera per cui sia la nostra economia che il modo di comunicare viaggiando spediti inevitabilmente prima o poi (il periodo normalmente varia tra i venti e trent'anni) raggiungerà il suo punto critico e avremo l'immobilità. Comunicare, nel suo significato più ampio, diventerà un'attività sempre più aleatoria, insignificante, priva di valore, finché non smetteremo del tutto di farlo, per poi riprendere in un modo nuovo quando il nuovo secolo ci avrà finalmente raggiuntI. E la stessa cosa avverrà per il mondo globalizzato. A un certo punto, i paesi militarmente e culturalmente più forti proveranno a conquistare il loro legittimo predominio.
    L'unica differenza al momento con il passato, è che nel 1913, all'epoca di Péguy, il mondo era pieno di Celebrità. più di qualsiasi altra epoca dai tempi del Rinascimento. Da sole, Vienna e Parigi vantavano personaggi come Freud, Picasso, Wittgenstein, Proust, Apollinaire, Schonberg, Webern, Berg, Gide, Jarry, Debussy, Klimt, Stravinskij, Sarah Bernhardt, Mahler, Rilke, Strauss, Werfell, Rousseau, per menzionarne solo alcuni.
    Fu quasi come se l'ultimo rantolo del vecchio modo di progredire, per salti successivi compiuti dal genio dei singoli, avesse potuto lasciare il passo alla nuova epoca della simultaneità solo estinguendosi in un ultimo scoppio di fecondità. Succederà di nuovo, ma i segnali di questa nuova epoca al tramonto li sapremo riconoscere soltanto dopo, anche se sono presenti ora, o lo sono stati ieri, sotto i nostri occhi, perché le guerre sono sempre provocate da qualche causa scomparsa già da tempo, cagionate dal passato, ma che al presente sembra apparentemente inevitabile, come se le cause fossero in atto oggi. Che paradosso, eh?
    i morti impongono l'ineluttabilità ai vivi.
    Così la terza guerra mondiale è già iniziata ieri, anche se esploderà domani, e tutte le belle lezioncine antiquate sulla comunicazione che si affanna a spiegare Contri su questo libro, appartengono pure loro già al passato.
    Perciò questo testo andrebbe letto e apprezzato in proporzione soltanto come tentativo di descrizione dei comportamenti e della comunicazione al tempo attuale, ma assolutamente no come prospettiva sul nostro futuro prossimo.
    Il futuro non si determina quasi mai seguendo gli andamenti in corso. Anche se è pur vero che quando un certo numero di persone inizia a credere che succederà qualcosa, la faranno succedere.

    Abbiamo le risposte, diceva un tale, ma non sappiamo quale strada dobbiamo percorrere per arrivarci.
    In pratica, è un piccolo saggio che vi spiega quel che già sapete. Lo fa arricchendo la minestra con i dati, le statistiche e l'esperienza dell'autore.
    Consolatorio per il lettore che non aspira a leggere qualcosa di realmente nuovo.
    D'altronde ancora non sono maturi i tempi per l'ultimo rantolo prima dell'Apocalisse, e i professori sono quelli che sono, anche chi vi ha scritto questo.

    Nota: Il Mc Luhan del titolo si riferisce al sociologo Herbert Marshall Mc Luhan la cui tesi in sintesi recitava "Il medium è il messaggio". Oggi è storia passata, come si chiede Contri nel titolo.

    ha scritto il