Me casé con un comunista

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Publisher: Debolsillo

4.0
(1160)

Language: Español | Number of Pages: 463 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Portuguese , French

Isbn-10: 8497936094 | Isbn-13: 9788497936095 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Softcover and Stapled , Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Me casé con un comunista es la denuncia del maccarthysmo como "primera floración de posguerra de la irreflexión norteamericana que ahora se evidencia por todas partes".

Entre el sonado entierro del canario del señor Russomanno y el funeral de Nixon, el profesor Murray Ringold ha vivido los noventa años de su existencia. El escritor Nathan Zuckerman, uno de sus alumnos aventajados en la escuela de Newark, se lo encuentra poco antes de morir y, gracias a unas largas charlas que se prolongan durante seis noches, el escritor conocerá la verdadera personalidad del que fue su ídolo cuando era un adolescente: Iron Rinn -nombre artístico de Ira Ringold, locutor de radio, antes cavador de zanjas y en sus últimos días vendedor de minerales, el hermano comunista de Murray- que, gracias al libro que escribió su mujer, Eve Frame, na exquisita actriz del cine mudo, acabó en la lista negra de McCarthy. Pero Me casé con un comunista no es una crónica de la caza de brujas sino la denuncia del maccarthysmo como "primera floración de posguerra de la irreflexión norteamericana que ahora se evidencia por todas partes", del maquiavelismo inherente a todos los que tienen sed de poder, de la deslealtad que, por escudarse de la patria, se convierte en un pecado menor.
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  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/25/ho-sposato-un-comunista-philip-roth/

    “- C’erano delle notti in cui non riuscivo a dormire. Dicevo a Doris: < < Perché non la lascia? Perché non è capace ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/25/ho-sposato-un-comunista-philip-roth/

    “- C’erano delle notti in cui non riuscivo a dormire. Dicevo a Doris: < < Perché non la lascia? Perché non è capace di lasciarla?>> E sai cosa rispondeva Doris? < < Perché è come tutti gli altri: ti rendi conto di una cosa solo quando è passata. Perché tu non lasci me? Tutte le cose che impediscono alla gente di andare d’accordo: forse che non le abbiamo anche noi? Abbiamo delle discussioni. Abbiamo delle divergenze. Abbiamo quello che hanno tutti: un pizzico di questo e un pizzico di quello, le piccole offese che si accumulano, le piccole tentazioni che si accumulano. Credi che non sappia che ci sono delle donne che si sentono attratte da te? Insegnanti a scuola, donne del sindacato, che provano una forte attrazione per mio marito? Credi che non sappia che c’è stato un anno, dopo il tuo ritorno dalla guerra, in cui non sapevi perché stavi ancora con me, in cui ogni giorno ti chiedevi: < < Perché non la lascio?>> Eppure non l’hai fatto. Perché in genere la gente non lo fa. Tutti sono insoddisfatti, ma in generale le persone non si lasciano. Soprattutto le persone che hanno già fatto questa esperienza, com’è capitato a te e a tuo fratello. Uno che passa quello che avete passato voi dovrebbe apprezzare moltissimo la stabilità. Probabilmente sopravvalutarla. La cosa più difficile del mondo è tagliare il nodo della tua vita e partire. La gente si rassegna a diecimila adattamenti, fino al più patologico dei comportamenti. Perché, emotivamente, un uomo come lui deve sentirsi legato a una donna come lei? La solita ragione: le loro tare quadrano. Ira non può lasciare quella donna più di quanto possa lasciare il Partito Comunista.>>”
    (Philip Roth, “Ho sposato un comunista”, ed. Einaudi)

    Ambientato prevalentemente negli Usa del secondo dopoguerra, all’epoca del cosiddetto “maccartismo”, “Ho sposato un comunista” di Philip Roth è l’ennesima prova dell’abilità narrativa del grande romanziere. La storia raccontata è quella che vede protagonista principale Ira Ringold (alias Iron Rinn), proletario di estrazione, attivista sindacale, attore radiofonico, ma soprattutto comunista convinto eppure sposato con Eva Frame, bella, ricca, ex diva del cinema, snob e infine tremenda vendicatrice di un’America per niente ben disposta verso coloro che simpatizzavano per Stalin e soci. “Ho sposato un comunista”, infatti, non è solo il titolo del romanzo di Roth, ma è anche, anzi perlopiù, il libro con cui la donna smaschera, denuncia, annichilisce il marito.
    Tutta la storia ci è narrata a più voci, ma principalmente, decenni dopo, da Murray, il fratello di Ira, che andando a ritroso nel tempo racconta a Nathan, lo scrittore alter-ego di Roth, di come una storia d’inganni, livori, tradimenti e falsità coniugali si sia intrecciata con temi di politica internazionale ben più vasti. La questione del comunismo di Ira, infatti, si sovrappone alla umiliazioni e vendette reciproche di una coppia mal assortita sin dall’origine, quale è quella tra il fanatico comunista Ira e la diva rancorosa. Al solito, Roth è magistrale nell’alternare il registro tragico a quello più lieve, irriverente, sarcastico, nonché a indurci a riflessioni su altri temi, quali il potere della stampa, capace di demolire intere vite umane in nome di battaglie ideologiche, oppure ancora sulla cieca assuefazione che può indurre un uomo dai nobili intenti a travalicare i confini e divenire un potenziale/reale assassino.
    Sarebbe ingiusto aggiungere altro circa la trama, oltre che indegno dell’abilità di un “mostro” come Roth, motivo per cui mi fermo dallo scrivere queste mie impressioni, suggerisco la lettura di questo romanzo e aggiungo in coda un altro estratto dallo stesso.

    “Ira presumeva di essere virtuoso. Nel complesso, io ero convinto che lo fosse: un altro innocente cooptato in un sistema che non capiva. Difficile credere che un uomo che attribuiva tanta importanza alla propria libertà potesse permettere al dogmatismo di dominare i suoi pensieri. Invece mio fratello si umiliò intellettualmente nello stesso modo in cui si umiliarono tutti. Politicamente ingenui. Moralmente ingenui. Non volevano guardare in faccia la realtà. Chiudevano gli occhi, gli Ira, davanti all’origine di ciò che vendevano e celebravano. Ecco una persona la cui forza più grande consisteva nella capacità di dire no. Non aveva nessuna paura di dire di no e te lo diceva in faccia. Ma al partito non seppe mai dire altro che < < sì>>.”

    said on 

  • 5

    Philip mi aveva intrigato con "Inganno", lasciato un po' deluso dopo "Pastorale Americana" ma mi ha decisamente catturato con "Il Complotto Contro l'America" e con questo volume. Ora voglio provare i ...continue

    Philip mi aveva intrigato con "Inganno", lasciato un po' deluso dopo "Pastorale Americana" ma mi ha decisamente catturato con "Il Complotto Contro l'America" e con questo volume. Ora voglio provare i racconti.

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  • 3

    Del primo suo romanzo che ho trovato lento, un po' ripetitivo e meno bello del solito, apprezzo comunque un Roth sempre profondo e, soprattutto, capace piú che mai di un senso critico lucido e acutiss ...continue

    Del primo suo romanzo che ho trovato lento, un po' ripetitivo e meno bello del solito, apprezzo comunque un Roth sempre profondo e, soprattutto, capace piú che mai di un senso critico lucido e acutissimo nei confronti del proprio paese. Coraggioso e raro!

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  • 3

    Una lettura difficoltosa... non posso dire che Roth non mi piaccia e che scriva male, tutt'altro, ma l'inizio del libro mi è sembrato confusionario, pieno di informazioni che venivano presentate senza ...continue

    Una lettura difficoltosa... non posso dire che Roth non mi piaccia e che scriva male, tutt'altro, ma l'inizio del libro mi è sembrato confusionario, pieno di informazioni che venivano presentate senza un filo logico e con discorsi iniziati e lasciati a metà per essere ripresi più avanti; poi verso la metà del il libro la scrittura prende tutto un altro ritmo e si fa leggere senza particolari problemi. Sicuramente intrigante, e i personaggi di Roth restano nella memoria (ho letto Pastorale Americana diversi anni fa e ancora ho nella mente lo Svedese), ma nel complesso una lettura che mi ha messo a dura prova.

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  • 3

    Bravo è bravo, ma questo romanzo mi ha ricordato Stephen King, ed è un’impressione che purtroppo non ha mai smesso di accompagnarmi, durante la lettura. Anzi, dopo le prime pagine ho pensato esattamen ...continue

    Bravo è bravo, ma questo romanzo mi ha ricordato Stephen King, ed è un’impressione che purtroppo non ha mai smesso di accompagnarmi, durante la lettura. Anzi, dopo le prime pagine ho pensato esattamente questo: to’, fino al 2000 non ho fatto altro che leggere la stessa roba che c’è qua dentro. Non reputo King tecnicamente superiore a Roth, oggettivamente non lo è, ma la maniera di narrare, nel libro in questione, è la stessa usata molto spesso da King, e da cento altri scrittori se è per questo. Di solito si tratta di un giovane che incontra un vecchio, il quale inizia a sproloquiare. È un espediente che mi ha sempre infastidito, perché a conti fatti non potrebbe mai manifestarsi nella realtà. Anche il modo di affrontare i ‘grandi temi americani’ somiglia a quello di King. La differenza sta nel fatto che trecento pagine scritte da King le leggevo in quattro ore, e sinceramente non posso dire che fossero meno profonde o ispirate delle trecento pagine che ho appena finito di leggere e che mi hanno tenuto impegnato per due interminabili settimane. Pur essendo uno scrittore di genere King aveva ben chiaro, almeno finché non ho smesso di leggerlo, cosa volesse narrare. Portava avanti la storia con assoluta coerenza. Roth è confusionario. Mentre Ho sposato un comunista è confuso ed è identico a certe narrazioni di King, La macchia umana non somiglia a King ma è ancor più confuso di Ho sposato un comunista. Se, per fare un altro esempio, in una pagina di Bernhard o Proust trovo mille subordinate, non mi ci perdo mai, mentre dopo la sesta parentesi e l’ottavo trattino di Roth mollo il libro per dei giorni. In effetti ogni volta che apro una pagina di Roth mi viene voglia di strappare via metà della punteggiatura. La pagina sembra macchiata. Non dico che la lettura sia difficoltosa, dico che saltare di palo in frasca, perché questo fa Roth, con trattini e parentesi salta continuamente di palo in frasca, non mi aiuta a farmelo piacere. Trovo che anche Wallace (temo che non finirò mai Infinite Jest) avesse un difetto simile. Franzen ce l’ha di sicuro. Americani tutti e tre.
    A pensarci, Goodbye, Columbus è l’unico testo di Roth a non essere confuso. Però quello mi ha ricordato Il giovane Holden. In ogni caso mi è piaciuto.
    Roth ha un Pulitzer, ok. E voti altissimi. Va bene così.

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  • 5

    Sorprendentemente assoluto

    Dopo un inizio lento, che mi costringe a varie pause, la lettura diventa via via sempre più coinvolgente, incalzante, grazie alla potente caratterizzazione dei personaggi, alla contestualizzazione.
    Pa ...continue

    Dopo un inizio lento, che mi costringe a varie pause, la lettura diventa via via sempre più coinvolgente, incalzante, grazie alla potente caratterizzazione dei personaggi, alla contestualizzazione.
    Pagina dopo pagina apprezzo sempre più la struttura, lo stile narrativo, l'interazione tra i personaggi, il taglio psicologico di ciascuno, l'ambientazione storica e politica.
    La curiosità inizia a divorarmi.
    Ed io divoro, a mia volta, la seconda parte del libro.
    L'apice viene raggiunto con l'epilogo inaspettato, sorprendente nella sua perfezione assoluta.
    Si può mai mettere un punto in modo più perfetto di così? Solo Talento, Infinita maestria possono consentire di balzare così repentinamente da una storia di individui minuziosamente, perfettamente cesellati nella loro imperfezione ad un epilogo che raffigura magistralmente l'assolutezza e la perfezione dell'universale.
    Una immagine, adesso, mi viene in mente; e' La creazione di Adamo. Ecco, per me questo libro, il suo epilogo, può essere raffigurato con quel famoso Dito Divino.
    Mi imbatterò in altri testi che avranno un finale così "assoluto"?
    Corro a scegliere un altro testo di Roth, probabilmente Pastorale americana. La curiosità di trovare un punto di mediazione tra il divertente ed irriverente "La nostra gang" ed il sorprendente "Ho sposato un comunista" diventa, inaspettatamente, una esigenza.

    said on 

  • 4

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Una sposa uno e poi gli dà del comunista.

    said on 

  • 4

    Gli USA sulla punta di una penna, o su un tasto di una tastiera/macchina da scrivere come dir si voglia, fatto sta che sto iniziando ad apprezzare grandemente la lucida, analitica, severa critica che ...continue

    Gli USA sulla punta di una penna, o su un tasto di una tastiera/macchina da scrivere come dir si voglia, fatto sta che sto iniziando ad apprezzare grandemente la lucida, analitica, severa critica che Roth pone in essere rispetto alla società a stelle e strisce.

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  • 5

    Animo!

    Ho terminato di leggerlo ieri. Non ho letto tutto Roth (che comunque mi piace moltissimo, ma questo libro mi ha preso totalmente. L'ho trovato straordinario, sommo, completo. La storia americana dal d ...continue

    Ho terminato di leggerlo ieri. Non ho letto tutto Roth (che comunque mi piace moltissimo, ma questo libro mi ha preso totalmente. L'ho trovato straordinario, sommo, completo. La storia americana dal dopoguerra al 1956, gli anni del maccartismo, il clima vissuto attraverso figure piene di contraddizioni (come tutti in fondo), gli aspetti più profondi, intimi. L'argomento trainante del libro come la politica di quegli anni negli Stati Uniti declinato mediante tradimenti, passioni, dolori, crudeltà, amicizie,lealtà, ma anche slealtà che mettono a nudo l'essere umano senza lasciare alcunchè di trascurato, di ingeneroso.
    Ci sono delle parti che avrei voluto riportare, che solo l'avidità di leggere il libro il più velocemente possibile non mi ha consentito di sottolineare.
    Seconda Lettura dunque

    said on 

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