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Mea culpa

Un pamphlet politico

Di

Editore: Guanda

3.8
(89)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 84 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8882462897 | Isbn-13: 9788882462895 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Raboni , Antonietta Sanna

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1937 appartiene al genere dei pamphlets di argomento politicomorale che costarono a Céline una dura condanna. A questo testo Céline affidala sua polemica antisovietica, la lucida requisitoria contro l'involuzioneburocratica, poliziesca e neoborghese della Rivoluzione d'ottobre. Mea culpaè completato da un'appendice contenente le reazioni che il testo suscitò inUnione Sovietica, le recensioni alla tardiva pubblicazione, la tendenziosavoce biografica su Céline pubblicata nell'Enciclopedia Sovietica e numerosialtri documenti, tra cui alcune lettere di Aragon.
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  • 0

    "La grande pretesa della felicità., ecco l'enorme impostura! Quella che complica tutta la vita! Che rende la gente così velenosa, canaglia, indigeribile" ... come avrebbero potuto apprezzare quelli del sol dell'avvenire:)))

    ha scritto il 

  • 4

    C’è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste.

    Nel 1936 Il Viaggio viene tradotto in russo e Celine decide che l’unico modo per poter spendere il ricavato dei diritti d’autore, è quello di andare a spenderli direttamente in Unione Sovietica.
    Subito dopo il suo viaggio scrive questo piccolo sfogo, Mea Culpa, e il risultato è che in Union ...continua

    Nel 1936 Il Viaggio viene tradotto in russo e Celine decide che l’unico modo per poter spendere il ricavato dei diritti d’autore, è quello di andare a spenderli direttamente in Unione Sovietica.
    Subito dopo il suo viaggio scrive questo piccolo sfogo, Mea Culpa, e il risultato è che in Unione Sovietica spariscono i suoi libri appena tradotti e il suo nome non compare più da nessuna parte fino al 1971, quando nell’enciclopedia si liquida con alcune righe questo scrittore fascista, collaborazionista e squilibrato.
    Giovanni Raboni, nella prefazione al libro, inizia dicendo che sarebbe semplice e comodo se le idee sbagliate, che non condividiamo, producessero esclusivamente libri brutti. Purtroppo non è così e i libri di Celine sono dei capolavori. Questo, il cosiddetto “pamphlet anticomunista”, è primo dei suoi libri “incriminati” che leggo ma anche qui si ritrova il suo solito stile forte, impetuoso, spesso rabbioso, l’ironia amara con la quale descrive l’industrializzazione sovietica:

    L’anima, la gioia, in Russia, tutto meccanizzato. Trovata provvidenziale! L’autentica terra promessa! Tanti saluti! Bisogna essere un “intellettuale” tutto preso dall’arte, impacchettato da secoli, imboscato, ovattato nei fogli più belli del mondo, chiccolino d’uva fragile e maturo al sole dei pergolati burocratici, frutto delicato dell’imposizione fiscale, delirante d’Irrealtà, per dar vita, non c’è da sbagliarsi, a questa solfa fenomenale! A dir la verità la macchina insudicia, condanna, ammazza chi le si fa vicino. Però è di moda, la Macchina! Fa “prolèt”, fa “progresso”, fa “lavoro”, fa “base”…

    O lo stato di polizia sovietico:

    È protetto, Prolevič, si può ben dirlo, come nessun altro, dietro centomila fili spinati, il cocco del nuovo sistema! contro gli impuri d’oltre frontiera e anche contro i fetori del mondo avvizzito. È lui, Prolevič, a mantenere (con la propria miseria) la polizia più abbondante, più sospettosa, più carogna, più sadica del pianeta. Ah! mica lo lasciano solo!

    In realtà non capisco perché questo libro sia all’indice; nessuno, spero, ormai difende il Socialismo reale nelle manifestazioni esecrate da Celine in questo libro. Quello che mi salta all’occhio, prima ancora dell’anticomunismo, sono quelle che almeno per me sono caratteristiche imprescindibili di Celine: il pessimismo, la perdita di speranza nell’uomo, l’odio nei confronti dei profittatori e delle meschinità egoiste (Non basta essere felici, bisogna che gli altri non lo siano), la volontà di restare fedele ai propri valori (molti dei quali condivisi almeno a parole dalla società civile), ricordando anche che era il medico dei poveri.

    C’è qualche differenza, io non ne vedo, fra le Case della Cultura e l’Accademia di Francia? Stesso narcisismo, stessa piccineria, stessa impotenza, chiacchiere a non finire, stesso vuoto. Luoghi comuni appena appena diversi, tutto lì.”
    “Da noi potrebbe divertirsi, Prolevič! C’è ancora qualche piccolo svago, qualche graziosa scappatella clandestina, del piacere insomma! Perfino lo sfruttato al seicento per cento ha ancora le sue distrazioni! …come gli piace schizzar fuori dal lavoro in uno smoking nuovo fiammante (a nolo), fare la parte del whiskymilionario! Concedersi un buon cinema! È borghese fino al midollo! Ha il gusto dei falsi valori. È scimmia. È corrotto… è fannullone nell’anima… non gli piace che roba cara! o, in mancanza, quella che gli sembra tale! Venera la forza. Disprezza il debole. È spaccone, è fatuo! Sostiene sempre il farabutto.”

    Per concludere, una mia impressione che si sta facendo sempre più forte: Celine è stato utilizzato come capro espiatorio dai Francesi alla fine della guerra; una nazione di collaboratori che si riscopre partigiana (con la p minuscola in questa accezione) e deve scaricare le sue colpe e vergogne su qualcuno. Mi riservo il diritto di cambiare parere dopo che avrò letto gli scritti antisemiti.

    ha scritto il 

  • 3

    "Massacri a miriadi, non c’è guerra dal Diluvio in poi che non abbia avuto per musica l’Ottimismo… Tutti gli assassini vedono rosa nel futuro, fa parte del mestiere. Così sia." (p. 32)

    ha scritto il 

  • 4

    Grazie Charles!

    Non posso che ringraziare Charles per avermi fatto scoprire ancora una volta un grande scrittore. Naturalmente folle, eccessivo, sarcastico e chi più ne ha più ne metta...


    E ancora ancora se mangiassero, ma è proprio il contrario quel che succede! il popolo è re!... il re salta i pasti! ...continua

    Non posso che ringraziare Charles per avermi fatto scoprire ancora una volta un grande scrittore. Naturalmente folle, eccessivo, sarcastico e chi più ne ha più ne metta...

    E ancora ancora se mangiassero, ma è proprio il contrario quel che succede! il popolo è re!... il re salta i pasti! Ha tutto! Gli manca la camicia!...

    ha scritto il 

  • 5

    Non t'esce dalla cucurbita... 'sto libraccolo! Sarebbe d' inebriarsi della petitina musichetta e nient'altro, delle volte, Io! Annebbiarmi l'encefalo per elevarmi all' Armonia.... pochi Cristi!
    Repulisti per mezzo di Céline...

    ha scritto il 

  • 4

    Cercherò di essere il più imparziale possibile considerato che potrei amare Celine anche per una lista della spesa.
    Ebbene credo che la sua lingua tagliente e i suoi logici sproloqui e turpiloqui siano più adatti ai suoi impareggiabili romanzi dove realtà ed esistenza la fanno da padroni. ...continua

    Cercherò di essere il più imparziale possibile considerato che potrei amare Celine anche per una lista della spesa.
    Ebbene credo che la sua lingua tagliente e i suoi logici sproloqui e turpiloqui siano più adatti ai suoi impareggiabili romanzi dove realtà ed esistenza la fanno da padroni.
    La visione e l'analisi celiniane della condizione umana e politica dentro uno "stato" utopistico come l'epoca comunista sono di una lucidità al solito disarmante ed illuminante, ma forse sarebbero risultate più chiare ed immediate se scritte sì con la sua testa, ma con una penna più "pulita".

    ha scritto il 

  • 5

    Enorme Céline!!!

    Céline… Ancora Céline… Nemmeno quaranta pagine… Rapito e sempre più innamorato della scrittura di quest’uomo. “Mea Culpa”, pamphlet del viaggio di Celine in URSS nel 1936, è un urlo scaturito dal contatto con il comunismo ma, contemporaneamente, l’ennesimo tassello che amplia la visione sullo smi ...continua

    Céline… Ancora Céline… Nemmeno quaranta pagine… Rapito e sempre più innamorato della scrittura di quest’uomo. “Mea Culpa”, pamphlet del viaggio di Celine in URSS nel 1936, è un urlo scaturito dal contatto con il comunismo ma, contemporaneamente, l’ennesimo tassello che amplia la visione sullo smisurato pessimismo – a dir poco – cosmico céliniano.

    Nonostante abbia già avuto modo di incontrarlo e conoscerlo, lo stile di questo folle immortale della scrittura del Novecento e capace di stupirmi e spiazzarmi e, al contempo, mi fa sentire in colpa per non aver ancora letto l’intera sua opera. Questo brevissimo testo trasuda tutta la potenza e la pazzia céliniana; è diretto, doloroso, estremamente crudo, tagliente e scottante, scomodamente scarno; delirante quasi a sembrare semplice fantasia mentre, al contrario, mette a nudo i limiti di un sistema e, forse senza volerlo, è quasi profezia del suo futuro declino.

    Ma “Mea Culpa” va oltre l’analisi disincantata del comunismo per violentare l’essere umano; ne mette a nudo la sua vera natura e, più che accompagnarlo lo trascina per i capelli, al cospetto dei suoi mali e del suo reale essere. Qui arriva dirompente ed inarrestabile il vero Céline che, mascherando il suo messaggio nel contesto sistemico, in realtà analizza e crocifigge meravigliosamente i reali creatori di questi equilibri.

    Insomma un altro, l’ennesimo, capolavoro di uno degli scrittori che più adoro e che più mi fanno amare la lettura. E’ una testo che mi sento di consigliare a chiunque non tanto per il tema trattato quanto perché, nonostante la brevità, è un sapiente quanto perfetto concentrato dell’arte céliniana. C’è il suo malessere, la sua implacabile negatività, la sua scrittura sincopata, follemente lucida ma, soprattutto, quell’estrema capacità di analisi umana che nessuno possiede al suo pari.

    Un cenno mi sento di farlo anche alle numerose appendici al testo che tra voci enciclopediche, corrispondenze e presentazioni, permettono di collocare adeguatamente nel tempo e nel contesto socio-politico, oltreché letterario, questo “Mea culpa” che, più che semplice libro, va considerato materiale altamente infiammabile.

    Riproponendo il titolo... Enorme Céline!!!

    ha scritto il 

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