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Media chiara e noccioline

Di

Editore: DeriveApprodi (Vox; 18))

3.3
(18)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 178 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8887423792 | Isbn-13: 9788887423792 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Una ragazza, alla fine della giovinezza, comincia a raccontarsi. Un flusso di memoria che diverte e appassiona perché non risparmia niente della quotidianità: l'amore, la fatica di vivere, l'arte di arrangiarsi con il lavoro, i viaggi e i loro contrattempi. La protagonista del libro è alla ricerca di un'identità tra un padre indiano e una madre milanese. La sua diversità la spinge a fare i conti con le proprie radici e a intraprendere un viaggio in India. Ma la sua somiglianza con una generazione femminile di adolescenti trentenni, con i loro problemi di anoressia e bulimia, ne fa una potenziale eroina, emblema della condizione femminile della società contemporanea.
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    Inoltre io, secondo lo psicanalista, qualsiasi cosa raccontassi, anche tragica, la facevo apparire divertente. Questo era quello che avevo sempre fatto: stravolgere gli avvenimenti, modificarli, ...continua

    Inoltre io, secondo lo psicanalista, qualsiasi cosa raccontassi, anche tragica, la facevo apparire divertente. Questo era quello che avevo sempre fatto: stravolgere gli avvenimenti, modificarli, riassettarli e dipingerli con tinte nuove per catturare l’interesse e suscitare il riso dell’ascoltatore. Come se la mia immagine e i miei discorsi provenissero da uno schermo, protetta da un vetro, mettevo in scena spezzoni di vita che dovevano risultare comici, in modo che lo spettatore non si addormentasse e non cambiasse canale, ma rimanesse sul divano a guardare attonito lo show, con l’occhio a palla mentre sgranocchia pop-corn. La mia vita presentata come una sit-com da mezz’ora.

    Tra i molti racconti letti di immigrati di seconda generazione, il primo romanzo di una giovanissima Gabriella Kuruvilla, qui Viola Chandra, mette in scena un’identità che problematizza le proprie origini e che si sbarazza dell’ossessione di inseguirle, straniera prima di tutto all’anaffettività del padre indiano e, poi, all’India tutta che non la riconosce come sua figlia, temi che riprenderà in altri racconti. E, da qui, via con 178 pagine di personaggi e situazioni milanesi raccontate con spigliata oralità e un po’ di refusi, dalla routine di un sintomo diventato identità e rifugio (il vomito, l’anoressia, la birra) a un album fotografico di belle eccezioni, avanti e indietro nel tempo dell’autobiografia.

    Ho trovato una sincerità rimasticata con l’esperienza, con l’analisi, e poi rigettata sulla carta il giorno in cui niente di tutto questo dolore è stato utile, con una rapidità di immagini che me lo ha fatto preferire ad altri racconti ombelicali lavorati a bulino. E ho sentito il lungo racconto della protagonista come insolitamente familiare, come di qualcuno con cui ho condiviso più di una sigaretta in un centro sociale, familiare non solo per la colonna sonora dei miei ventiqualcosa anni, non solo per la descrizione di una Milano riconosciuta, non solo per quella sana diffidente ironia che addolcisce il vuoto senza mai lenirlo.

    Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così, non dire una parola che non sia d’amore. (CCCP, Annarella)

    ha scritto il 

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    Bel libro, autobiografia di una giovane aspirante architetto italo-indiana nella Milano della metà anni 90. Sogni, problemi con la famiglia e col cibo, serate passate allo Spirit (che però nel ...continua

    Bel libro, autobiografia di una giovane aspirante architetto italo-indiana nella Milano della metà anni 90. Sogni, problemi con la famiglia e col cibo, serate passate allo Spirit (che però nel libro cambia nome). Un tuffo nel passato, anche grazie al fatto che compaio nel libro in una fugace pagina (facendo comunque una figura meno peggio della gran parte degli uomini che popolano il testo...)

    ha scritto il 

  • 4

    me lo ha regalato l'autrice dopo una sua presentazione.
    poi abbiamo bevuto birra, fumato sigarette e chiacchierato fino alle 4 del mattino. la testa era leggera ma ci siamo raccontate molto.
    il libro ...continua

    me lo ha regalato l'autrice dopo una sua presentazione.
    poi abbiamo bevuto birra, fumato sigarette e chiacchierato fino alle 4 del mattino. la testa era leggera ma ci siamo raccontate molto.
    il libro mi ha tenuto compagnia nei momenti noiosi di una scuola estiva ed è stata una buona compagnia

    ha scritto il