Mein Kampf

La mia battaglia

Di

Editore: Il Lumino

2.9
(463)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Polacco , Giapponese , Francese

Isbn-10: A000050129 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Hitler compose il proprio programma politico durante l'anno di reclusione (1924) a Landsberg am Lech, seguito al suo tentato colpo di Stato a Monaco e successivamente - dopo esser stato liberato il dicembre dello stesso anno - sull'Obersalzberg. Il primo volume, intitolato Eine Abrechnung ("Un resoconto") fu pubblicato il 18 luglio 1925; il secondo, Die nationalsozialistische Bewegung ("Il movimento nazional-socialista"), nel 1926.


INDICE:

I - Weltanschauung e partito
II - Lo Stato
III - Cittadini e soggetti dello Stato
IV - Personalità e ideale dello Stato Popolare
V - Weltanschauung e organizzazione
VI - Il primo periodo della nostra lotta
VII - La lotta contro il fronte rosso
VIII - Il forte è più potente quando è solo
IX - Idee fondamentali sul senso e l'organizzazione dei reparti d'assalto
X - La maschera del federalismo
XI - Propaganda e organizzazione
XII - Il problema dei sindacati
XIII - La politica tedesca delle alleanze nel dopoguerra
XIV - Orientamento verso est e politica orientale
XV - Il diritto alla legittima difesa
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    Lettura assai poco scorrevole, in un'edizione devastata da refusi. La forma del discorso è generalmente quella del comizio, spesso roboante e tipicamente 'sopra le righe'.
    il contenuto è invece piutto ...continua

    Lettura assai poco scorrevole, in un'edizione devastata da refusi. La forma del discorso è generalmente quella del comizio, spesso roboante e tipicamente 'sopra le righe'.
    il contenuto è invece piuttosto interessante, sotto il profilo storico: sin dall'inizio Hitler aveva idee piuttosto chiare sui giochi di alleanze, sugli indirizzi bellici, sulle leve psicologiche, su come focalizzare il popolo verso obiettivi comuni, fissandolo su un bersaglio 'di comodo', una sagoma, da distruggere: l'ebreo...

    ha scritto il 

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    Un ‘gergo ripugnante’ che ‘ricorda il delirio dei pazzi’: è probabilmente troppo onore ripescare Schopenauer per questa roba, ma l’essenza delle succitate affermazioni è la prima a balzare in mente. I ...continua

    Un ‘gergo ripugnante’ che ‘ricorda il delirio dei pazzi’: è probabilmente troppo onore ripescare Schopenauer per questa roba, ma l’essenza delle succitate affermazioni è la prima a balzare in mente. Il filosofo di Danzica ce l’aveva con Hegel e, in fondo, alcuni studiosi hanno ipotizzato connessioni tra lo spirito dei tempi che ha generato queste idee e l’idealismo o, quantomeno, i suoi figli degeneri: qui, molto più banalmente, si tratta di un tizio che parla di ‘lotte comuniste della finanza borsistica internazionale’, tanto per dire il livello di analisi politica e macroeconomia sparpagliato fra queste pagine. Ho usato ‘parla’ e non ’scrive’ perché, come è noto, il libro è la trascrizione da parte dei suoi seguaci (fra i quali Rudolf Hess) dei soliloqui tenuti da Hitler durante la prigionia-vacanza nel carcere di Landsberg am Lech: il risultato è un testo scritto male (e tradotto peggio nell’edizione di inizio anni Settanta che mi sono ritrovato fra le mani) che sarebbe da gettare nel fuoco se solo non avesse scatenato gli orrori che ne sono discesi. Essendo stato redatto nel 1923, il volume prende in considerazione i cinque anni trascorsi dalla fine del primo conflitto mondiale, con la Germania messa in ginocchio dalle sanzioni in cui il piccolo partitino del futuro Führer si fa strada con le buone e con le cattive propugnando l’autoritarismo e la supremazia tedesca. Su questi argomenti e soprattutto sulla crisi economica e di valori che vede in patria, Hitler si dilunga ripetendosi spesso e piangendosi abbastanza addosso mentre filosofa sulla triste sorte del popolo germanico nato per dominare le genti e invece sempre diviso e battuto. E di chi è la colpa? Dell’ ‘ebreo internazionale’, che egli estrae dal cappello ogni volta che si trova costretto a spiegare passaggi dai quali nessuna logica gli consentirebbe di uscire: un continuo battere e ribattere sull’argomento che trova il suo apice nei segmenti finali, in cui è chiaramente tratteggiato lo sterminio che verrà. Del resto, già nel terzo capitolo le teorie razziali sono ben delineate: poche pagine (i capitoli corti, nei quali Hitler non riesce o forse non prova a mascherare le proprie motivazioni, sono davvero terribili) che illustrano bene la teoria che divide razze superiori e inferiori, con relative contaminazioni da evitare, a supporto della quale non mancano spericolate reinterpretazioni della storia dell’umanità. Leggendo simili allucinazioni tra stupore e un nervosismo crescente, non ci si può esimere dalla domanda su come un tale velenoso ciarpame abbia potuto sedurre un intero popolo, seppure allo stremo: la risposta sta nel capitolo sette, in cui Hitler analizza con notevole lucidità il potere della propaganda e le vie da utilizzare per ottimizzarne gli effetti, tenendo anche conto della propensione dei suoi compatrioti per l’ordine e l’obbedienza. Una dedizione che non verrà meno nemmeno quando il dittatore tradirà alcune delle proprie categoriche affermazioni, come si nota in modo abbastanza evidente per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Sovietica, ma va detto che si tratta di passaggi largamente in minoranza: il caporale austriaco finì per realizzare le idee qui esposte in modi che, mentre le dettava, forse non poteva neppure sperare grazie a un crescendo da troppi colpevolmente ignorato. E’ meglio ben ponderare il ‘delirio dei pazzi’, se questi sono al comando di una macchina da guerra.

    ha scritto il 

  • 1

    Improponibile e imbarazzante, per contenuti e inoltre per impianto stilistico e capacità espositive.
    Raramente mi sono imbattuta in una lettura peggiore, resta di positivo solo il monito al malcapitat ...continua

    Improponibile e imbarazzante, per contenuti e inoltre per impianto stilistico e capacità espositive.
    Raramente mi sono imbattuta in una lettura peggiore, resta di positivo solo il monito al malcapitato lettore nei riguardi delle atrocità e delle aberrazioni a cui possono portare l'intolleranza e l'odio razziale.
    Interessanti invece le note descrittive del curatore del libro, e pienamente condivisibile lo spirito nell'avvicinarsi a questa lettura espresso dallo stesso curatore, Giorgio Galli:

    "Il rifiuto etico-intellettuale di ogni tabù e di qualunque forma di censura.
    La storicizzazione di un testo la cui lettura deve rappresentare un imperituro monito.
    La denuncia di rimozioni e mistificazioni all'ombra delle quali si vorrebbero legittimare disinvolti quanto pericolosi revisionismi storiografici."

    ha scritto il 

  • 1

    Due concetti: l'odio e la superiorità razziali, già per se stessi spregevoli e disumani, ripetuti all'infinito, in tutte le salse, fino all'asfissiamento. Forse, anzi sicuramente, una delle letture pe ...continua

    Due concetti: l'odio e la superiorità razziali, già per se stessi spregevoli e disumani, ripetuti all'infinito, in tutte le salse, fino all'asfissiamento. Forse, anzi sicuramente, una delle letture peggiori e più pesanti che abbia mai fatto, ma "necessario", concordando con ciò che dice Gianfranco Maris nella postfazione:
    'La lettura del Mein Kampf deve essere assistita da tutte le riflessioni necessarie per comprenderne gli assunti senza esserne intossicati. Deve essere una lettura intesa come "vaccinazione" di conoscenza, fosse solo per impedire il ripetersi di quelle condizioni che nel 1922 e nel 1933 portarono all'avvento del fascismo e del nazismo tra sottovalutazione e addormentamento della ragione.'

    ha scritto il 

  • 3

    Quanto scrive rispetto alla forza della "propaganda" è clamorosamente attuale. Aveva scritto tutto quello che avrebbe fatto. ......... Come libro è veramente un "mattone"

    ha scritto il 

  • 2

    Lasciando perdere le posizioni ideologiche, questo libro è proprio brutto.
    Brutto dal punto di vista letterario, dico. Ripete le stesse cose all'infinito (e ho capito che ripetendo sempre le stesse pr ...continua

    Lasciando perdere le posizioni ideologiche, questo libro è proprio brutto.
    Brutto dal punto di vista letterario, dico. Ripete le stesse cose all'infinito (e ho capito che ripetendo sempre le stesse prima o poi la gente ci crederà, ma fino a un certo punto) e poi non c'è un minimo di logica in quel che dice: capace che parla per dieci pagine di quanto è bello il cielo blu e poi se ne esce senza un collegamento apparente con il perfido "Ebreo internazionale" (a sentir lui sembra quasi che in Germania ci siano solo ebrei).
    Comunque bisogna ammettere che un minimo di interesse storico questo libro ce l'ha e quindi salviamolo per questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro sicuramente da leggere.
    Basta demonizzarlo dicendo che sono solo le opinioni di un pazzo, in questo scritto io di pazzia non ne ho trovata neanche una goccia, semmai l'unica contestazione che ...continua

    Un libro sicuramente da leggere.
    Basta demonizzarlo dicendo che sono solo le opinioni di un pazzo, in questo scritto io di pazzia non ne ho trovata neanche una goccia, semmai l'unica contestazione che gli si può fare riguarda il fanatismo nazionalista della razza e nient'altro.
    Questo scritto, dettato da Hitler a Rudolf Hess nel 1924 durante un solo mese di prigionia (e non quattro anni come mi è capitato di leggere) contiene in maniera chiara e semplice l'ideologia del partito nazional socialista e di Hitler, oltre a varie riflessioni obbiettive e azzeccate della situazione passata e presente (1924 appunto) della Germania. L'unica pecca che si può rivolgere ad Hitler è la questione raziale, che non c'entra quasi niente con lo sterminio degli ebrei, presi di mira perchè a detta di Hitler e di molte altre persone, compresi i Francesi (che in quel periodo aveva molti più anti semiti della Germania) governano le finanze del mondo e la maggior parte dei comunisti erano comunisti (partendo dal famoso ebreo Carl Marx). E se si va bene ad informarsi, non aveva tutti i torti su certe considerazioni, nonostante non siano i normali ebrei che comandino i fili bensì delle caste di elite.
    E senza contare che il comunismo, che ha riscritto la storia essendo il vincitore, ha demonizzato il nazismo solo per non far indagare su quello che ha commesso il movimento rosso, che con i Gulag e la più lunga durata di potere, ha fatto molti più morti del nazismo!
    Smettiamola di demonizzare per sentito dire e leggiamo e valutiamo da noi le cose!!

    ha scritto il