Mein Kampf

By

Publisher: Liberty Bell Publications

2.9
(459)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi simplified , Chi traditional , Italian , Spanish , German , Polish , Japanese , French

Isbn-10: 1593640064 | Isbn-13: 9781593640064 | Publish date: 

Translator: James Murphy

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , Others , Library Binding , Mass Market Paperback , eBook

Category: Biography , History , Political

Do you like Mein Kampf ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
In 1922, just four years after the war to end all wars, an unknown Austrian then living in Bavaria planned a pamphlet to be called Settling Accounts. In it he intended to attack the ineffectiveness of the dominant political parties in Germany which were opposed to the new National Socialists (Nazis). In November 1923, Adolf Hitler was jailed for the abortive Munich Beer Hall putsch along with men willing and able to assist him with his writing. With the help of these collaborators, chief among them Rudolf Hess, the pamphlet became a book. Settling Accounts became Mein Kampf, an unparalleled example of muddled economics and history, appalling bigotry, and an intense self-glorification of Adolf Hitler as the true founder and builder of the National Socialist movement. It was written in hate and it contained a blueprint for violent bloodshed. When Mein Kampf was published in 1925, it was a failure. In 1926 a second volume appeared - it was no more successful than the first. People either laughed at it or ignored it. They were wrong to do so. As Hitler's power increased, pressure was put on all party members to buy the book. Gradually this pressure was extended to all elements of the German population. Soon Mein Kampf was even being passed out to newlywed couples as a gift. Ironically, and frighteningly, by the time Hitler came to power on January 30, 1933, what has been considered by many to be the most satanic book ever written was running neck and neck with the Bible at the top of the German bestseller lists. In his excellent introduction to this definitive American translation of Mein Kampf, Konrad Heiden writes: "For years Mein Kampf stood as proof of the blindness and complacency of the world. For in its pages Hitler announced -- long before he came to power -- a program of blood and terror in a self-revelation of such overwhelming frankness that few among its readers had the courage to believe it ... That such a man could go so far toward realizing his ambitions, and -- above all -- could find millions of willing tools and helpers; that is a phenomenon the world will ponder for centuries to come." We would be wrong in thinking that such a program, such a man, and such appalling consequences could not reappear in our world of the present. We cannot permit our selves the luxury of forgetting the tragedy of World War II or the man who, more than any other, fostered it. Mein Kampf must be read and constantly remembered as a specimen of evil demagoguery that people whenever men grow tired of thinking and acting for themselves. Mein Kampf is a blueprint for the age of chaos. It transcends in historical importance any other book of the present generation. In his translation Ralph Manheim has taken particular care to give an exact English equivalent of Hitler's highly individual, and often awkward style, including his occasional grammatical errors. We believe this book should stand as the complete, final, and definitive English version of Hitler's own story of his life, his political philosophy, and his thwarted plans for world domination. Translated by Ralph Manheim with an introduction by Konrad Heiden. A compilation of Hitler's most famous prison writings of 1923--the bible of National Socialism and the blueprint for the Third Reich.
Sorting by
  • 3

    Lettura assai poco scorrevole, in un'edizione devastata da refusi. La forma del discorso è generalmente quella del comizio, spesso roboante e tipicamente 'sopra le righe'.
    il contenuto è invece piutto ...continue

    Lettura assai poco scorrevole, in un'edizione devastata da refusi. La forma del discorso è generalmente quella del comizio, spesso roboante e tipicamente 'sopra le righe'.
    il contenuto è invece piuttosto interessante, sotto il profilo storico: sin dall'inizio Hitler aveva idee piuttosto chiare sui giochi di alleanze, sugli indirizzi bellici, sulle leve psicologiche, su come focalizzare il popolo verso obiettivi comuni, fissandolo su un bersaglio 'di comodo', una sagoma, da distruggere: l'ebreo...

    said on 

  • 1

    Un ‘gergo ripugnante’ che ‘ricorda il delirio dei pazzi’: è probabilmente troppo onore ripescare Schopenauer per questa roba, ma l’essenza delle succitate affermazioni è la prima a balzare in mente. I ...continue

    Un ‘gergo ripugnante’ che ‘ricorda il delirio dei pazzi’: è probabilmente troppo onore ripescare Schopenauer per questa roba, ma l’essenza delle succitate affermazioni è la prima a balzare in mente. Il filosofo di Danzica ce l’aveva con Hegel e, in fondo, alcuni studiosi hanno ipotizzato connessioni tra lo spirito dei tempi che ha generato queste idee e l’idealismo o, quantomeno, i suoi figli degeneri: qui, molto più banalmente, si tratta di un tizio che parla di ‘lotte comuniste della finanza borsistica internazionale’, tanto per dire il livello di analisi politica e macroeconomia sparpagliato fra queste pagine. Ho usato ‘parla’ e non ’scrive’ perché, come è noto, il libro è la trascrizione da parte dei suoi seguaci (fra i quali Rudolf Hess) dei soliloqui tenuti da Hitler durante la prigionia-vacanza nel carcere di Landsberg am Lech: il risultato è un testo scritto male (e tradotto peggio nell’edizione di inizio anni Settanta che mi sono ritrovato fra le mani) che sarebbe da gettare nel fuoco se solo non avesse scatenato gli orrori che ne sono discesi. Essendo stato redatto nel 1923, il volume prende in considerazione i cinque anni trascorsi dalla fine del primo conflitto mondiale, con la Germania messa in ginocchio dalle sanzioni in cui il piccolo partitino del futuro Führer si fa strada con le buone e con le cattive propugnando l’autoritarismo e la supremazia tedesca. Su questi argomenti e soprattutto sulla crisi economica e di valori che vede in patria, Hitler si dilunga ripetendosi spesso e piangendosi abbastanza addosso mentre filosofa sulla triste sorte del popolo germanico nato per dominare le genti e invece sempre diviso e battuto. E di chi è la colpa? Dell’ ‘ebreo internazionale’, che egli estrae dal cappello ogni volta che si trova costretto a spiegare passaggi dai quali nessuna logica gli consentirebbe di uscire: un continuo battere e ribattere sull’argomento che trova il suo apice nei segmenti finali, in cui è chiaramente tratteggiato lo sterminio che verrà. Del resto, già nel terzo capitolo le teorie razziali sono ben delineate: poche pagine (i capitoli corti, nei quali Hitler non riesce o forse non prova a mascherare le proprie motivazioni, sono davvero terribili) che illustrano bene la teoria che divide razze superiori e inferiori, con relative contaminazioni da evitare, a supporto della quale non mancano spericolate reinterpretazioni della storia dell’umanità. Leggendo simili allucinazioni tra stupore e un nervosismo crescente, non ci si può esimere dalla domanda su come un tale velenoso ciarpame abbia potuto sedurre un intero popolo, seppure allo stremo: la risposta sta nel capitolo sette, in cui Hitler analizza con notevole lucidità il potere della propaganda e le vie da utilizzare per ottimizzarne gli effetti, tenendo anche conto della propensione dei suoi compatrioti per l’ordine e l’obbedienza. Una dedizione che non verrà meno nemmeno quando il dittatore tradirà alcune delle proprie categoriche affermazioni, come si nota in modo abbastanza evidente per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Sovietica, ma va detto che si tratta di passaggi largamente in minoranza: il caporale austriaco finì per realizzare le idee qui esposte in modi che, mentre le dettava, forse non poteva neppure sperare grazie a un crescendo da troppi colpevolmente ignorato. E’ meglio ben ponderare il ‘delirio dei pazzi’, se questi sono al comando di una macchina da guerra.

    said on 

  • 1

    Improponibile e imbarazzante, per contenuti e inoltre per impianto stilistico e capacità espositive.
    Raramente mi sono imbattuta in una lettura peggiore, resta di positivo solo il monito al malcapitat ...continue

    Improponibile e imbarazzante, per contenuti e inoltre per impianto stilistico e capacità espositive.
    Raramente mi sono imbattuta in una lettura peggiore, resta di positivo solo il monito al malcapitato lettore nei riguardi delle atrocità e delle aberrazioni a cui possono portare l'intolleranza e l'odio razziale.
    Interessanti invece le note descrittive del curatore del libro, e pienamente condivisibile lo spirito nell'avvicinarsi a questa lettura espresso dallo stesso curatore, Giorgio Galli:

    "Il rifiuto etico-intellettuale di ogni tabù e di qualunque forma di censura.
    La storicizzazione di un testo la cui lettura deve rappresentare un imperituro monito.
    La denuncia di rimozioni e mistificazioni all'ombra delle quali si vorrebbero legittimare disinvolti quanto pericolosi revisionismi storiografici."

    said on 

  • 1

    Due concetti: l'odio e la superiorità razziali, già per se stessi spregevoli e disumani, ripetuti all'infinito, in tutte le salse, fino all'asfissiamento. Forse, anzi sicuramente, una delle letture pe ...continue

    Due concetti: l'odio e la superiorità razziali, già per se stessi spregevoli e disumani, ripetuti all'infinito, in tutte le salse, fino all'asfissiamento. Forse, anzi sicuramente, una delle letture peggiori e più pesanti che abbia mai fatto, ma "necessario", concordando con ciò che dice Gianfranco Maris nella postfazione:
    'La lettura del Mein Kampf deve essere assistita da tutte le riflessioni necessarie per comprenderne gli assunti senza esserne intossicati. Deve essere una lettura intesa come "vaccinazione" di conoscenza, fosse solo per impedire il ripetersi di quelle condizioni che nel 1922 e nel 1933 portarono all'avvento del fascismo e del nazismo tra sottovalutazione e addormentamento della ragione.'

    said on 

  • 3

    Quanto scrive rispetto alla forza della "propaganda" è clamorosamente attuale. Aveva scritto tutto quello che avrebbe fatto. ......... Come libro è veramente un "mattone"

    said on 

  • 2

    Lasciando perdere le posizioni ideologiche, questo libro è proprio brutto.
    Brutto dal punto di vista letterario, dico. Ripete le stesse cose all'infinito (e ho capito che ripetendo sempre le stesse pr ...continue

    Lasciando perdere le posizioni ideologiche, questo libro è proprio brutto.
    Brutto dal punto di vista letterario, dico. Ripete le stesse cose all'infinito (e ho capito che ripetendo sempre le stesse prima o poi la gente ci crederà, ma fino a un certo punto) e poi non c'è un minimo di logica in quel che dice: capace che parla per dieci pagine di quanto è bello il cielo blu e poi se ne esce senza un collegamento apparente con il perfido "Ebreo internazionale" (a sentir lui sembra quasi che in Germania ci siano solo ebrei).
    Comunque bisogna ammettere che un minimo di interesse storico questo libro ce l'ha e quindi salviamolo per questo.

    said on 

  • 4

    Un libro sicuramente da leggere.
    Basta demonizzarlo dicendo che sono solo le opinioni di un pazzo, in questo scritto io di pazzia non ne ho trovata neanche una goccia, semmai l'unica contestazione che ...continue

    Un libro sicuramente da leggere.
    Basta demonizzarlo dicendo che sono solo le opinioni di un pazzo, in questo scritto io di pazzia non ne ho trovata neanche una goccia, semmai l'unica contestazione che gli si può fare riguarda il fanatismo nazionalista della razza e nient'altro.
    Questo scritto, dettato da Hitler a Rudolf Hess nel 1924 durante un solo mese di prigionia (e non quattro anni come mi è capitato di leggere) contiene in maniera chiara e semplice l'ideologia del partito nazional socialista e di Hitler, oltre a varie riflessioni obbiettive e azzeccate della situazione passata e presente (1924 appunto) della Germania. L'unica pecca che si può rivolgere ad Hitler è la questione raziale, che non c'entra quasi niente con lo sterminio degli ebrei, presi di mira perchè a detta di Hitler e di molte altre persone, compresi i Francesi (che in quel periodo aveva molti più anti semiti della Germania) governano le finanze del mondo e la maggior parte dei comunisti erano comunisti (partendo dal famoso ebreo Carl Marx). E se si va bene ad informarsi, non aveva tutti i torti su certe considerazioni, nonostante non siano i normali ebrei che comandino i fili bensì delle caste di elite.
    E senza contare che il comunismo, che ha riscritto la storia essendo il vincitore, ha demonizzato il nazismo solo per non far indagare su quello che ha commesso il movimento rosso, che con i Gulag e la più lunga durata di potere, ha fatto molti più morti del nazismo!
    Smettiamola di demonizzare per sentito dire e leggiamo e valutiamo da noi le cose!!

    said on