Memòries d'Adrià

Per

4.3
(8982)

Language: Català | Number of Pàgines: 384 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) French , English , Spanish , Chi traditional , Italian , German , Japanese , Portuguese , Dutch , Turkish

Isbn-10: 8440692315 | Isbn-13: 9788440692313 | Data publicació: 

També disponible com: Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
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  • 3

    A caldo, avendo appena chiuso il libro dopo una full immersion, la sensazione che provo è di gran soddisfazione. Nel corso della lettura, non ci speravo troppo - perché il dettato ha, e di questo cont ...continua

    A caldo, avendo appena chiuso il libro dopo una full immersion, la sensazione che provo è di gran soddisfazione. Nel corso della lettura, non ci speravo troppo - perché il dettato ha, e di questo continuo ad essere convinta, delle caratteristiche che, per il mio gusto, sono davvero dure da digerire. Ho insistito più per principio che per convinzione, e alla fine devo ammettere che ne è valsa la pena: al di là dell'argomento in sé, la Yourcenar è riuscita nel trasmettere alle pagine tutta la passione che ha provato nel comporre l'opera. Si sente eccome, e da lettrice ho apprezzato. E da appassionata del periodo, poi, non posso che ammirare il lavoro erudito di ricerca che c'è dietro il romanzo. Queste sono le qualità che mi portano a valutarlo positivamente. Ma.
    In verità mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Di questo titolo mi ero fatta un'idea quasi di eterea eccellenza. L'ho approcciato con la riverenza che si prova nei confronti di quelle opere che si è convinti DEBBANO piacere, per assioma: ma leggerlo m'è costato una fatica davvero inaspettata. Non in tutte le sue parti, questo è vero: alcune sono scivolate via bene e mi hanno preso molto - più di tutte, le vicende della morte di Traiano e dell'ascesa al potere di Adriano. In generale, per me il libro funziona bene quando succede qualcosa. Purtroppo, troppo spesso l'azione viene interrotta dalla riflessione, e in quelle fasi tutto diventa insopportabilmente stagnante. Ci sta, naturalmente, dare spazio all'introspezione, visto lo scopo dichiarato del romanzo; ragionandoci su, penso che il mio problema con quelle parti sia la pretenziosità della Yourcenar in quei frangenti. Indubbiamente il suo lavoro di documentazione e il suo amore per la cultura del tempo sono profondi, ma troppo spesso ho avuto la sensazione che provasse piacere a sbandierarli a sproposito, aggiungendo ad esempio riferimenti letterari o storici tutto sommato fini a sé stessi - non dico anacronistici o inverosimili, per la mentalità di uomo del tempo e del tipo di Adriano, ma non necessari per il lettore. E dico questo pur essendo nella condizione di coglierli: eppure, nella loro gratuità, mi hanno infastidito. Questo problema, assieme al dettato estremamente aulico, ha rovinato non poco la mia esperienza di lettura (lo ammetto, ho saltato non pochi paragrafi). Ma immagino che ciò che per me è un difetto, per un altro potrebbe essere al contrario un pregio. E in ogni caso, benché più volte abbia contato le pagine con l'impazienza di chi è stufo e vorrebbe solo archiviare la lettura, a opera completata non posso dire di non averne tratto un certo piacere.

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  • 5

    Un racconto sulla vita dell'imperatore Adriano scritto in maniera encomiabile, raro per raffinatezza e profondità. M. Yourcenar sceglie la forma epistolare per far parlare direttamente Adriano di se s ...continua

    Un racconto sulla vita dell'imperatore Adriano scritto in maniera encomiabile, raro per raffinatezza e profondità. M. Yourcenar sceglie la forma epistolare per far parlare direttamente Adriano di se stesso, delle sue conquiste, del suo senso dello Stato, dell'amore e della morte. Ci riesce grazie ad una ricerca storiografica durata quasi trent'anni, in cui per ogni parola scritta ce ne sono centinaia scartate. Una cura maniacale dal risultato evidente, fatta di tanti viaggi nei luoghi dell'imperatore, di tanti libri letti e riletti, ed anche di tanti amici che l'hanno sostenuta con piccole correzioni là dove avevano la cultura per accorgersi di qualche piccola imperfezione. La frase :"Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederle smettere di esercitarle".

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  • 5

    ' Il falò delle vanità '

    Libro pubblicato nel '51, quando M. Yourcenar aveva 48 anni, l'età giusta da cui attendersi il capolavoro. La gestazione di quest'opera costituirebbe già di per sé un romanzo: un baule che nel Dopog ...continua

    Libro pubblicato nel '51, quando M. Yourcenar aveva 48 anni, l'età giusta da cui attendersi il capolavoro. La gestazione di quest'opera costituirebbe già di per sé un romanzo: un baule che nel Dopoguerra dall'Europa attraversa l'Atlantico; dentro, carte dimenticate: la scintilla di un rinnovato entusiasmo, ma quasi tutto è da rifare ... Qualche anno di intenso lavoro di ricerca e documentazione, quindi la stesura.
    Poi un successo editoriale e di critica, per cui Marguerite entra fra i Grandi della Letteratura. Ogni opera successiva sarà un evento, spesso ben meritato. La Yourcenar diventa un mito per tanti lettori colti.

    In questo libro, l'Io narrante è l'imperatore Adriano, ormai sessantenne e malato, che racconta la propria vita intessendovi riflessioni di carattere esistenziale.
    Chi conosce l'autrice, però, può scorgervi molte convergenze di pensiero. Anche lei, infatti, sapeva come la gloria e gli averi siano una vile moneta, da far dire al protagonista: "Tornai a casa coperto di onori, ma ero invecchiato", e pone in risalto la figura di Plotina, vedova del predecessore Traiano, che "si dedicava ai piaceri austeri della meditazione e dei libri (...). Scendeva soavemente nell'ombra; quel giardino, quelle stanze chiare diventavano ogni giorno di più il recinto d'una Musa". Così diversa da molte donne di quell'epoca di decadenza, per certi aspetti tanto simili alle signore omologate di oggi e di ieri; modelli femminili da cui la nostra scrittrice volle con tutte le sue forze emanciparsi : "l'amore di cui parlavano continuamente, a volte mi sembrava fatuo (...) un gioiello alla moda, un accessorio costoso e fragile; e sospettavo che si dessero la passione insieme al rossetto (...). Avrei desiderato molto di più: la creatura spoglia, sola con se stessa". "Un uomo che legge, o che pensa (...) appartiene alla specie, non al sesso (...). Ma le amanti pareva si facessero una gloria di non pensare se non da donne; lo spirito, l'anima, che cercavo non era anch'essa che un profumo". "Ritrovavo la visuale limitata delle donne, il loro duro senso pratico, il loro cielo grigio non appena cessa di ridervi l'amore".

    La narrazione, pur sorretta da una documentatissima base storica, ha un taglio prettamente esistenziale, con sagge riflessioni sulla caducità delle cose di questo mondo e sull'aspetto enigmatico e profondo dell'amore, con una propensione alla contemplazione della natura.
    Lo stile possiede la bellezza di una scrittura capace di sorprendere sempre, e l'intelligenza sovente vi brilla come diamante.
    Splendida la traduzione della latinista Lidia Storoni Mazzolani.

    "Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori (...). Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti".

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  • 1

    Non mi resterà memoria delle "Memorie di Adriano"

    Fatti non studiati, luoghi non conosciuti. Descrizioni sommarie (ad un certo punto parlava di un vallo, credo di aver capito qualcosa "Vallo" + "Adriano" forse parlava del Vallo di Adriano?), ho resis ...continua

    Fatti non studiati, luoghi non conosciuti. Descrizioni sommarie (ad un certo punto parlava di un vallo, credo di aver capito qualcosa "Vallo" + "Adriano" forse parlava del Vallo di Adriano?), ho resistito oltre la metà del libro ma ero arrivato ad una lettura superficiale e a saltare interi paragrafi.
    Non è per me.
    Abbandonato alle memorie altrui.

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  • 5

    Le Memorie Di Adriano non sono, come pensavo prima di leggerle, lo sguardo sugli eventi storici di un imperatore vissuto tra il I e il II secolo dopo Cristo. Sono più semplicemente, più straordinariam ...continua

    Le Memorie Di Adriano non sono, come pensavo prima di leggerle, lo sguardo sugli eventi storici di un imperatore vissuto tra il I e il II secolo dopo Cristo. Sono più semplicemente, più straordinariamente, il bilancio della vita di un uomo che ormai vecchio scorge il profilo della morte e fa i conti con quella che è stata la propria esperienza terrena. Un bilancio forse un po’ condiscendente, ma senza verità raggiunte né dottrine da proclamare, fatto solo di inquietudini e di disillusioni, di sete inappagata di conoscenza e di malinconia per piaceri mai colti del tutto, che accomunano gli uomini di tutte le epoche.
    Perché «anche loro [gli uomini del II secolo], come noi, sgranocchiarono olive, bevvero vino, si impiastricciarono le dita di miele, lottarono contro il vento pungente, contro la pioggia accecante, l’estate cercarono l’ombra di un platano, gioirono, pensarono, invecchiarono e morirono».

    Per rendere questa universalità dei pensieri sulla vita, non a caso la Yourcenar fa parlare un personaggio di un periodo storico in cui, citando Flaubert, «gli dei non c’erano più e Cristo non ancora. Tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». Un imperatore romano che ricorda da vicino Qoelet e le sue riflessioni sulla vanità delle cose.

    Questo libro ci interroga a fondo, nel leggere le Memorie la sensazione è di stare di fronte non a un imperatore di duemila fa ma a noi stessi una volta invecchiati e giunti sul finire della nostra esistenza.

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  • 4

    All'inizio è difficile approcciarsi a questo libro, la scrittura è sostenuta, i toni formali, aulici. Poi, però, una volta che il punto di vista di Adriano è chiaro e che ci si abitua al linguaggio, è ...continua

    All'inizio è difficile approcciarsi a questo libro, la scrittura è sostenuta, i toni formali, aulici. Poi, però, una volta che il punto di vista di Adriano è chiaro e che ci si abitua al linguaggio, è bellissimo accompagnare l'imperatore nel ricordo della propria esistenza, delle gesta eroiche, degli amori, della vita politica e privata e di quell'Antica Roma che è il nostro patrimonio storico più prezioso.
    Le riflessioni che Adriano fa sui rapporti tra le persone, sulla vita, sulla morte, sui sogni, sulla magia sono delle vere perle di saggezza, che spesso mi hanno spinta a interrogarmi a livello personale sui miei sentimenti.
    Un libro che potrei rileggere tra qualche anno, più adulta e più consapevole.

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  • 3

    L’Adriano della Yourcenar appartiene in egual misura a due mondi apparentemente diversi: la grandiosa Roma imperiale del 2° secolo, costruita su guerre continue e crudeli e brevi periodi di pace ar ...continua

    L’Adriano della Yourcenar appartiene in egual misura a due mondi apparentemente diversi: la grandiosa Roma imperiale del 2° secolo, costruita su guerre continue e crudeli e brevi periodi di pace armata, congiure, repressioni, ambizioni sfrenate e lotte all’ultimo sangue per il potere, mondo in cui si muove con fredda lucidità, perfettamente a suo agio, e il mondo ideale della cultura greca, cultura raffinata, culto della bellezza e armonia, razionalità e poesia. L’uomo misura di tutte le cose. Il mondo delle idee. L’imperatore della scrittrice è appunto un impasto di sangue e capitelli di alabastro, legioni e sapienza stoica. Non c’è contraddizione: la classicità è mescolanza, sincretismo. E poi lui, spagnolo di nascita, era un viaggiatore instancabile, viaggiatore in armi, sì, ma osservatore e curioso di ogni popolo, di ogni terra. Non amava la città di Roma, non amava abitarci, tanto che si era fatto costruire la magnifica Villa a Tivoli, dove, come scrive la stessa autrice nella postfazione dell’opera, è nata la sua fascinazione per Il personaggio storico. Aveva solo ventun anni e ha cominciato le prime ricerche proprio in seguito ad una visita alla villa. E questo lo capisco perfettamente, perché anch’io anni fa ne sono rimasta incantata: è un luogo di grande suggestione e serenità, fuori del tempo, ipnotico. La Roma tumultuosa e selvaggia è lontana.
    Il libro è un affaccio sui secoli e ci si ritrova anche il nostro, di tempo, così spezzettato e frantumato. L’impero aveva, oltre l’ingordigia e il dominio, anche l’ambizione di dare unità alla molteplicità dei popoli, con le armi e il sangue certo, ma anche con la copertura delle leggi considerate dai conquistatori le migliori del mondo civile, in rapporto alle consuetudini dei barbari e ai fanatismi religiosi. Questioni eterne.
    La scrittura è modellata sulla prosa classica, si snoda in lunghi periodi, ricchi di similitudini, di immagini nitide. Non è una lettura facile, rimanda alla memoria le versioni dal o in latino, quando si sfogliava il vocabolario alla ricerca del significato più calzante. Il personaggio stesso, così grandioso ed eroico, così levigato agli occhi di noi moderni, o più modestamente ai miei, e’ freddo e distante. Resta un uomo di potere, una statua di marmo, malgrado le confessioni e l’avvicinarsi della morte. E’ stato comunque un grande e meticoloso lavoro quello della Yourcenar, rigoroso nella ricerca storica e nella costruzione dei pensieri del protagonista narratore. Quanto al puro piacere della lettura, condivido le parole di J. Barnes, non destinate certo al romanzo della Yourcenar, ma alle tematiche generali della letteratura: ” per me la debolezza è più importante della forza, l’impotenza più del potere. Non mi interessano molto gli autori che celebrano la forza virile…” Siamo donne e uomini del nostro tempo, e questo è il tempo della fragilità, non più degli eroi.

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  • 4

    Che lo si voglia definire un saggio romanzato o un romanzo storico resta comunque un'opera sontuosa sulla vita dell'imperatore Adriano che , scritta sotto forma di lettera ad un suo pupillo e quindi p ...continua

    Che lo si voglia definire un saggio romanzato o un romanzo storico resta comunque un'opera sontuosa sulla vita dell'imperatore Adriano che , scritta sotto forma di lettera ad un suo pupillo e quindi priva di quel tono didascalico che in genere caratterizza letture del genere , mette in grande evidenza la capacità espositiva e lo stile straordinariamente ricco, corposo , elegante della scrittrice .
    Un testo che al di là della veridicità storica , che non sarei in grado di commentare , colpisce proprio per il taglio intimistico che la scrittrice ha voluto utilizzare rendendo così omaggio più alla figura dell'uomo che non a quella dell'imperatore.
    Un testo che non può mancare fra gli scaffali degli appassionati di storia , ma che è risultato interessante , anche se per lunghi tratti faticoso , anche per chi come me non è molto appassionato dell'argomento .
    E il solo fatto di aver affrontato una lettura del genere e di averla portata a termine , sebbene in tempi molto più lunghi di quelli che mi sono abituali , la dice lunga sul valore del libro.

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  • 4

    Riletto a distanza di anni, mi ha colpito di meno: tutta la parte "amorosa" su Antinoo,  seppur non priva di momenti intensi, alla lunga mi ha un po' stancato. Rimane grandioso il ritratto del princip ...continua

    Riletto a distanza di anni, mi ha colpito di meno: tutta la parte "amorosa" su Antinoo,  seppur non priva di momenti intensi, alla lunga mi ha un po' stancato. Rimane grandioso il ritratto del principe e imperatore, che al culmine dello splendore dell'impero capisce di dover abbandonare la politica espansionista e cercare di preservare la pace e la prosperità il più possibile per i secoli futuri. Lungimiranza, amore per la bellezza, tolleranza: una figura che si staglia ancora a distanza di millenni, sebbene anch'egli fosse in difficoltà nell'affrontare il fondamentalismo religioso (la ribellione ebraica, uno dei suoi fallimenti).
    Rimane anche la nostalgia per quella società che sorgeva intorno a tutto il mediterraneo, unita da un sincretismo culturale che univa le grandi tradizioni della Grecia e della Persia. Oggi quel mondo è irrimediabilmente perduto: una parte si dibatte in guerre fraticide,  l'altra cerca di chiudersi egoisticamente in sé stessa, il fondo del Mare Nostrum si riempie dei corpi di chi cerca di passare da una parte all'altra. La Yourcenair fa dire ad Adriano: "Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l'ordine. La pace s'instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato d'infondervi." Oggi mi sembra comunque una visione coraggiosa.

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  • 5

    Beato chi non ancora legge questo testo..vorrei essere cosi fortunata e non averlo ancora incontrato sulla mia strada. ( perché i libri in fondo..vengono a cercarti !)
    Ma non s'inganni il lettore spro ...continua

    Beato chi non ancora legge questo testo..vorrei essere cosi fortunata e non averlo ancora incontrato sulla mia strada. ( perché i libri in fondo..vengono a cercarti !)
    Ma non s'inganni il lettore sprovveduto...è necessaria l'esperienza per affrontarlo..bisogna che la vita abbia morso qualche volta e che si abbia qualcosa da raccontare prima di incontrare quest'uomo e questa dea della scrittura (di queste pagine in particolare).
    Un duplice piacere....
    - quello della densità. .. dove in poco meno di 300 pagine ne sono racchiuse migliaia (come racconta la Yourcenar nei Taccuini). Una palestra durissima per ciascun lettore o scrittore (ma molto spesso le due figure coincidono!) dietro cui si cela la presunzione di poter scrivere qualche pagina. Ecco una simile palestra raggiunge lo sforzo del gladiatore romano intento ai suoi esercizi e le privazioni dei lunghi anni di battaglie...
    - e il piacere della profondità. .dove l'animo ruggente dell'imperatore, avvinto dall'amore per Antinoo, è difeso da un lungo meditare.
    Ne centellino la lettura per prolungare il piacere, per dilatare l'agonia e avvicinare la tentazione irresistibile di allontanarlo per costringermi a portarlo dentro più a lungo.

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