Memoria de mis putas tristes

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Publisher: Knopf

3.5
(5207)

Language: Español | Number of Pages: 112 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Portuguese , Dutch , Polish

Isbn-10: 140004443X | Isbn-13: 9781400044436 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 3

    Israele e altri luoghi - 16 giu 17

    Si legge in un sospiro, rimane però dentro con qualche passaggio indimenticabile, anche se alla fine ha una stentata sufficienza, o come direbbe l’autore, una sufficienza triste. Perché l’impianto gen ...continue

    Si legge in un sospiro, rimane però dentro con qualche passaggio indimenticabile, anche se alla fine ha una stentata sufficienza, o come direbbe l’autore, una sufficienza triste. Perché l’impianto generale, ed almeno un passaggio, sono una rivisitazione in salsa sudamericana del bellissimo “La casa delle belle addormentate” di Kawabata Yasunari (scritto però più di 40 anni prima). È anche l’ultimo romanzo scritto da Gabo, già quasi ottantenne. Poi niente più romanzi negli ultimi dieci anni della sua lunga ed intensa vita. Qui appunto, riprendendo l’idea giapponese di una casa di “signorine” (capite a me) che dormono contemplate da persone (anziane o meno) che stanno al nadir della loro virilità, ne fa un elemento cardine per l’avvio alla conclusione della propria vita di un giornalista eccentrico novantenne, che in molti tratti ripercorre momenti e modi della vita stessa del nostro amico colombiano. L’abilità, indubbia, di Gabo è quella di restituirci l’immagine di un percorso che inesorabilmente porta alla morte, con la delicatezza della descrizione di un fiore. Anche con parole crude (come quelle del titolo), anche con richieste e momenti che ci spiazzano. L’io narrante ha amato molte donne, e spesso, nelle more dei suoi percorsi amorosi (che se volete ripercorrono in pochi tratti quelle di Florentino da poche descritte) si ritrova a frequentare bordelli di tutte le risme. Ed a questo si rivolge, questo della sua di poco più giovane tenutaria Rosa, per chiedere di festeggiare il suo compleanno con una vergine. Richiesta soddisfatta, ma la quattordicenne Delgadina dorme tutta la notte. Il nostro giornalista però rimane affascinato dal corpo, dalle visioni, e sommerso dai ricordi che un corpo nudo risveglia nel suo corpo anziano. Mentre procede il rapporto con la sempre dormiente e sempre vergine Delgadina, affiorando ricordi, seguiamo i brevi tratti della vita del protagonista. La vita felice della gioventù, accanto alla tanto amata madre italiana. La crescita, la morte dei genitori, la scrittura, soprattutto di piccoli elzeviri e di recensioni di brani di musica classica. Le piccole storie più di sesso che d’amore. Le paure, in particolare quella di mettere al mondo dei figli. Perché sarebbe disposto anche a sposarsi, come sta per fare con la bellissima Ximena. Tuttavia bloccato dalla possibilità di procreare, anzi spaventato, non si presenta il giorno delle nozze. Vediamo l’anziana Damiana, che lo avrebbe amato, ma di cui lui si accorge solo perché lo accudisce ora che è sì vecchio e stanco. Poi le baruffe per incomprensione con Rosa, l’allontanamento da Delgadina, ed il definitivo ritorno, con quell’immagine in cui pensa di potersi mettere a lavorare scarpette per neonati all’uncinetto. Certo, è un po’ tardi per decidere di avere una progenie, quasi che potesse farlo solo ora che il tempo tiranno non può più tollerarlo. Finisce così la cronaca di questo anno tremendo, in cui allo zero dei novanta finalmente si sostituisce il primo numerale. Con il protagonista che, pacificato nell’animo, guarda radioso al futuro, ed alle sempre più vicina dipartita, circondato dall’amore di Delgadina (benché mai consumato), dall’affetto di Damiana e da un gatto che pur vecchio anche lui non verrà simbolicamente soppresso, ma rimarrà a fare da terzo incomodo nella casa avita. Se tuttavia la storia è breve e lineare come consentono le poco più di cento pagine del libro, Gabo riesce ad infiorettare dei momenti, da anziano, che diventano in ogni caso, momenti eterni per tutti noi. Come le frasi che ho sotto riportato. Come la descrizione di quella fotografia presa al giornale quando aveva trenta anni, ed era uno dei momenti forti della stampa locale (per qualche evento poco importante, ora). Con quelle crocette che qualcuno ha segnato accanto alla testa di tutte le persone che in questi sessanta anni sono morte. E lui guarda e ci dice che sono rimasti in quattro. O come la visita al medico, nipote di quello che lo aveva visitato una volta nel volgere dei suoi cinquanta. E che fisicamente ed anche operativamente risulta identico al nonno medico, anche nella diagnosi che gli fornisce (“Lei è perfetto, rispetto all’età che ha”). Di passaggio riporto anche altri due momenti di ricongiunzione con lo scritto di Kawabata: entrambi constano di cinque capitoli ed in entrambi, ad un certo punto, muore una persona all’interno del bordello frequentato dal protagonista. Forse se non avessi notato tutte queste rivisitazioni, poteva il libro avere più consistenza nella mia memoria? Non so, di certo mi ha lasciato sconcertato, anche se, capisco, che, come qualcuno ha scritto, tutti scrivono lo stesso libro: quello pieno delle parole che vogliamo sentire. A volte ci accorgiamo delle similitudini, a volte no. Come direbbe Borges.
    “L’età non è quella che si ha ma quella che si sente.” (75)
    “Scrivevo … con la voce di un uomo di novant’anni che non ha imparato a pensare come un vecchio.” (83)
    “È impossibile non finire per essere come gli altri credono che uno sia.” (117)
    “Sto diventando vecchio … Il fatto è che non lo si sente dentro, ma di fuori tutto lo vedono.” (120)

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  • 3

    Un'ultima gioia prima di morire

    Dopo aver conosciuto le vicende di Lolita e del suo amante maturo, eccoci davanti ad un'altra vicenda di un uomo attempato sedotto da una minorenne.
    In questo caso, il protagonista novantenne decide d ...continue

    Dopo aver conosciuto le vicende di Lolita e del suo amante maturo, eccoci davanti ad un'altra vicenda di un uomo attempato sedotto da una minorenne.
    In questo caso, il protagonista novantenne decide di provare, sentendo la propria fine arrivare, l'emozione di accoppiarsi con una giovinetta vergine.
    Alla fine, non riuscirà a sfiorarla più di tanto e si limiterà a giacerle a fianco, innamorandosene.
    Come nel caso del romanzo di Nabokov, eventi facilmente inclini allo scandaloso vengono narrati con una maestria e una leggerezza espositiva sublime.
    Un libricino breve, ma intenso, un piccolo gioiello per chi ama leggere rilassato, su una sedia a dondolo, guardando il tramonto, tra una pagina e l'altra.

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  • 3

    Non morire senza aver provato la meraviglia...

    Lo stile è inconfondibile, musicale, intriso di realismo magico.
    La storia si crea e svanisce con la stessa consistenza che hanno i sogni, lasciando il lettore ad interrogarsi su ciò che gli è apparso ...continue

    Lo stile è inconfondibile, musicale, intriso di realismo magico.
    La storia si crea e svanisce con la stessa consistenza che hanno i sogni, lasciando il lettore ad interrogarsi su ciò che gli è apparso davanti: è amore? capriccio? un vizio? E' veramente possibile? E se capitasse a me?
    Le risposte, tuttavia, non servono.

    Mi è piaciuto, anche se, forse per la brevità, non posso neanche paragonarlo a L'amore ai tempi del colera o Cent'anni di solitudine. Ma vale la pena.

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  • 4

    Solo Marquez può parlare della vita sessuale di un novantenne con così tanta maestria, eleganza, intensità, in un romanzo che si evolve come crescita personale, fino alla consapevolezza del primo, gra ...continue

    Solo Marquez può parlare della vita sessuale di un novantenne con così tanta maestria, eleganza, intensità, in un romanzo che si evolve come crescita personale, fino alla consapevolezza del primo, grande, vero amore della sua vita. Bello, davvero. Ma Cent'anni di solitudine resta ancora il mio preferito. Vedremo leggendo altri suoi libri prossimamente :)

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  • 3

    Non ho mai fatto nulla di diverso dallo scrivere, ma non ho la vocazione né la virtù del narratore, ignoro del tutto le leggi della composizione drammatica, e se mi sono imbarcato in questa impresa è perché confido nei lumi di tutto quanto..

    La situazione era perfetta. Era quella che da tempo sognavo: avere intere giornate di libertà, nessun impegno, nessun dovere e l'incredibile agio di lasciare vagare la mia mente, senza interruzioni, s ...continue

    La situazione era perfetta. Era quella che da tempo sognavo: avere intere giornate di libertà, nessun impegno, nessun dovere e l'incredibile agio di lasciare vagare la mia mente, senza interruzioni, senza l'idea - un tempo l'ossessione - che qualche divinità crudele e spietata mi inducesse a fare altro. Dopo tanta frenesia, inquietudine, godevo finalmente di una pace interiore che agognavo da tempo. Per un lasso tempo, presa dal lavoro, dagli effetti collaterali di una vita stancante e inappagante, sono stata un'appassionata osservatrice della vita di svariati personaggi - distrutti, o più spesso, sprecati: tantissime vite altrui. In questi ultimi giorni la mia attenzione era praticamente rivolta alla vita di chi più mi interessava: quella dello scrittore spagnolo Gabriel Gàrcia Marquez. Abile lettore di anime, la cui prosa è surrogato alle riflessioni più profonde dell'animo umano.
    E di riflessioni ce ne sono. E non poco, a dire il vero. Di natura semplice, ma profonda in cui sono riversati messaggi tristi, invisibili al tatto ma non allo splendore ardente dell'animo. Forti e potenti, senza indurre uno scrupoloso lettore a dubitare della sua intensità, anzi, aggiungendoci ogni volta una mia psicologica certezza che tutto questo fosse frutto di esperienze provate o vissute dall'autore.
    Come tante altre volte, anche questa volta mi sono sentita fatta di materia; mi sono sorpresa a vedere così da vicino staccarsi il mio corpo da un mondo ricco di polvere e ombre e soprattutto mantenere il controllo, a essere presente e allo stesso tempo distaccata, a non farmi dominare troppo dall'emozioni, dai dolori che un povero vecchio di novant'anni aveva deciso di condividere con la sottoscritta.
    Mi resi conto che, fino adesso, di Marquez conoscevo molto poco, avendo letto quasi un anno fa esclusivamente dell'amore tormentato e appassionato di Florentino e Fermina e il mio stato d'animo, il mio desiderio di fiondarmi fra le pagine di Memorie delle mie puttane tristi è stato determinato dalla mia partecipazione inaspettata a un gruppo di lettura.
    Piacevolissima sorpresa, ossessione quasi morbosa di personaggi comuni ma soli, sentimenti tumultuosi che in ogni passo di vita non cessano di esistere se non grazie alla persona amata. In un epoca che non è più la nostra, aggirandosi in silenzio dentro fortezze sguarnite, o su una vecchia e logora amaca nella calura estiva dei primi giorni d'agosto.
    Nella mia mente ho sempre immaginato l'autore come realmente è. Ottantenne, alto, con una pancia prominente, leggermente calvo, circondato da una pila spropositata di romanzi, appassionato e avido lettore. Lui e la sua storia, così come quella di Kawabata, qualche tempo fa, non mi diedero niente di nuovo a ciò che potei vedere con i miei occhi, nella primavera passata. Osservatrice attenta, lettrice sensibile e romantica, ho letto le "nobili" gesta di un uomo la cui vita sta lentamente appassendo, con uno stile denso e quasi ipnotico, col piacere che si avvale interamente di attimi di vita in cui ho potuto assistere allo scenario estremamente realistico di fanciulle giovani e inesperte, concepite ed estrapolate quasi dal nulla per far vergognare chi diviene protagonista di questa storia.
    In una Spagna soleggiata e fragorosa di pensieri e sentimenti che prepotentemente hanno turbato il mio animo, la storia in Memorie delle mie puttane tristi, raccontata come una lunga reminescenza, dimostra come anche questo tipo di storie hanno bisogno di parole per essere raccontate. Esse talvolta possono sembrare "marce", eppure se assaggiate ed assaporate come il frutto di un melo succoso possono sembrare sane e mature.
    Come con La casa delle belle addormentate, Memorie delle mie puttane tristi non mi ha appassionato completamente come avrei voluto anche se, incalzante e seducente, il cui ritmo è stato come il forte frastuono delle onde. L'incalcolabile estensione del sesso e la sua inconcepibile profondità un occasione per raggiungere vette di puro piacere. E, la scintilla dell'amore, come un dolce scherzo che la natura ha inventato per unire due corpi, quando la distanza diviene quasi insopportabile. Nella sua 'purezza' può fornire efficaci mezzi per evadere dalla realtà - grazie alla possibilità di donare sensazioni inimmaginabili, nel momento in cui le anime entrano a contatto, e soprattutto quanto più si desidera: amare l'amato effettivamente per quello che è, senza aggrapparsi a qualche illusione o stramba idea.
    Una storia che affida al lettore la libertà di sentirsi libero di spaziare con la fantasia ed emozionarsi, interpretando l'intricato linguaggio del sesso. Un vecchio spagnolo ossessionato dalle parole s'era impegnato ad adoperarle con estrema cura, scalando montagne invisibili, descrivendo le bellezze di qualcosa di inspiegabile e straordinario, prima di morire, come una sorta di commiato: un arrivederci dall'aldilà.
    Adesso che ho terminato di leggere, mi viene solo da pensare che storie di questo tipo - seppur brevi, ma dalla forte carica sensuale - mi hanno sempre dato alla testa, predisponendomi a mondi fantasiosi come piccoli dettagli che si stanziano sul nulla. Il motivo? Forse non c'è alcuna ragione. Talvolta nutro il forte desiderio di imbarcarmi verso luoghi sconosciuti e, insoddisfatta e sola, sono alla ricerca di qualcosa. O qualcuno. Qualcuno che, con la sua dolcezza e premurosità, potrebbe tagliare in due il filo della routine e, specialmente, non darmi alcuna ragione per tormentare senza posa il mio spirito.
    Memorie delle mie puttane tristi è un affresco della letteratura spagnola, concepito come un surreale dramma della vita che, nella sua semplicità disarmante, cela un certo fascino. E' come muoversi silenziosamente fra le stanze polverose dell'animo dell'autore, impersonare un uomo solo e un po' insoddisfatto e trovarsi nella condizione di offrire un 'opportunità', a una somma esorbitante, a piccole ninfette che giacendo con l'altro sesso, maturano. Crescono, letteralmente.
    Imparagonabile alla pienezza e alla bellezza di una camelia, ma pieno di vita e desiderio, un ricettacolo di corpi nudi, disinibiti ma pieni di vita, la cui sede sta nella bellezza e nella forza dei sentimenti umani. Una canzone che si ramifica sino agli anfratti più reconditi del corpo e che torna al cuore purificato dall'amore.

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  • 0

    Letto in un giorno. Lettura piacevolissima. Atmosfera magica e malinconica.
    Non sapevo che qui Marquez si fosse ispirato ad un romanzo che era già nella mia wishlist " La casa delle belle addormentate ...continue

    Letto in un giorno. Lettura piacevolissima. Atmosfera magica e malinconica.
    Non sapevo che qui Marquez si fosse ispirato ad un romanzo che era già nella mia wishlist " La casa delle belle addormentate" di Yasunari Kawabata. Un motivo in più, ora, per comprarlo e leggerlo al più presto.
    Parla di un uomo che per tutta la vita non si è mai innamorato e le donne le ha sempre pagate.
    Per il suo novantesimo compleanno vuole regalarsi una notte d'amore con un'adolescente vergine e ne fa specifica richiesta ad una vecchia amica proprietaria di una casa clandestina.
    Detta così può sembrare una storia oscena e immorale. Ma se a raccontarla è Gabriel Garcia Marquez diventa addirittura poetica. E già solo in questo io ci vedo la grandezza del romanzo.
    Gli incontri, che avvengono quando lei dorme, perdono qualsiasi tipo di indecenza. È adorata contemplazione di un corpo nudo. È sussurrarle parole all'orecchio. È regalarle frasi scritte su uno specchio. È lui che sogna di lei. La idealizza.
    Marquez, dunque, non racconta una storia d'amore. Racconta l'amore. Lo stato d'animo dell'innamoramento dal punto di vista maschile. Lei non ha voce. Lei non parla mai. È lui che racconta, che descrive la bellezza di sentire ardere, per la prima volta, un sentimento che lo rende vivo ad un'età in cui la maggior parte delle persone sono già morte.
    Indubbiamente un atto di magia narrativa.

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  • 3

    Credo di averlo letto (effettivamente) in un paio d'ore. Vuoi per la scorrevolezza delle parole, della storia. Amore-età, va raccontato, scritto e letto. Colto in ogni parte. M'è piaciuto.

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