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Memoriale

Di

Editore: Einaudi Tascabili

3.8
(213)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806125125 | Isbn-13: 9788806125127 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    Con rispetto e in punta di piedi.

    “ A quel punto ho capito che nessuno può arrivare in mio aiuto”scrive l’operaio Albino Saluggia nell’ultimo rigo del suo memoriale.
    A quel punto l’impressione di trovarmi di fronte a un capolavoro (so ...continua

    “ A quel punto ho capito che nessuno può arrivare in mio aiuto”scrive l’operaio Albino Saluggia nell’ultimo rigo del suo memoriale.
    A quel punto l’impressione di trovarmi di fronte a un capolavoro (sottovalutato) avuta sin dai primi righi era una certezza assoluta. Che Volponi fosse stato un sinistrorso l’ho saputo (l’ho ricordato) solo dopo aver preso in mano Memoriale, perciò non mi si può imputare la faziosità.
    È certo che durante il tempo della lettura sono stata costantemente sovra-pensiero come se le sensazioni (forti) e la loro elaborazione non avessero la benché minima intenzione di lasciarmi a sfaccendare in pace, con conseguenti frittate bruciacchiate e affannate ricerche degli occhiali casa casa.
    Ho incrociato casualmente Volponi nel 2002, credo in seguito alla recensione sulle pagine culturali del Manifesto per l’uscita dei suoi Romanzi e Prose, nella NUE (meravigliosa collana Einaudi, scomparsa all’arrivo dei nuovi capitani d’industria, perché con la cultura non si mangia). L’ho comprato e messo in lettura e poi abbandonato e infine dimenticato. Erano anni in cui, il mio essere una fetta di prosciutto tra due di pancarré (figli piccoli e genitori anziani) e per giunta e fortunatamente lavoratrice, non mi permettevano di andare dietro all’illusione di essere una forte lettrice.
    Quando un gdl lo propone, corro agli scaffali del settore “Italiani”della libreria, ma tanta è la confusione sotto quel cielo che è stato più semplice comprare il tascabile.
    Chissà se allora sapevo qualcosa di più di più di Volponi al di là d’essere stato deputato del partito di cui avevo la tessera. Ne dubito, altrimenti non mi sarebbe sfuggito dalla mente così facilmente. Maturità nel ’70, e non era allora nel novero dei grandi della letteratura italiana e non lo è diventato neanche in seguito, come ho scoperto, rubricato già dal “famigerato” Menabò come uno scrittore della civiltà industriale. Limite e peccato originale di uno scrittore colpevole d’essersi tenuto alla larga dai postmodernisti e dalla loro stucchevole leggerezza dell’essere; condita anche, che non guastava, da una tenace volontà a rendersi incomprensibili al di là della mera analisi logica del periodo. Volponi non è un intellettuale astratto, per lui la cultura è lavoro e humanitas.
    La sua scrittura è complessa, pastosa, a tratti lirica o meglio epica, quell’epica che ci ha dato i primi e più bei romanzi dell’umanità. Mai involuta e aggrovigliata.
    Agli austeri critici e ai severi militanti della letteratura elitaria, guida del pensiero unico, mancava l’umiltà di riconoscere che l’unico sistema di segni per comprendere “la storia come realtà materiale” è proprio la letteratura che non deve temere di sporcarsi le mani.
    La storia è il set in cui si gira il film della vita di miliardi di esseri umani. A volte sta sullo sfondo, a volte interferisce pesantemente, ma nessuno si farà carico di queste vite anonime sbatacchiate dalla storia, ma carne e sangue, se non gli artisti.

    Lo sfondo del Memoriale di Volponi è il mondo di Volponi: l’Olivetti dove lui era una specie di direttore delle risorse umane. Il povero Cristo che il memoriale lo scrive è l’operaio Albino Saluggia affetto da un disturbo paranoide. Lo scrive in una lingua che è “colta” nella misura in cui ci si è dimenticati che la lingua non omologata, anche quella dei cafoni, si esprime attraverso metafore. Quella di Albino è prevalentemente metaforica tanto da farci sorgere il sospetto che Volponi si fosse messo a scrivere sotto dettatura del suo personaggio.
    Chiariamo subito che il poveretto non è pazzo, come comunemente viene inteso il paranoico, cioè de-realizzato e allucinato. E’ in grado di ragionare, di condurre gli atti quotidiani, capire la realtà che lo circonda e interpretarla come tutti facciamo ma distorcendola a uso e consumo della sua mania: quella di persecuzione. Tanto da farlo etichettare da coloro il cui ombelico è il centro del mondo come irriducibile e piagnona vittima del male di vivere.
    Albino non è il campione dell’alienazione nata nella catena di montaggio. Non è un personaggio esistenzialista. Non sogna di ritornare alla vita dei campi per sfuggire all’industrializzazione ma piuttosto ai suoi nemici, che ha individuato nei membri dell’infermeria della fabbrica. Alle fantasie di fuga si alternano quelle di spasmodico desiderio di ritornare in fabbrica sano, per rivalsa sui suoi persecutori , servi dei padroni che, con la falsa diagnosi di tubercolosi, si prestavano al loro disegno di annientamento non della classe operaia, ma dell’operaio Albino.
    Lui è un caso clinico, lo sarebbe stato in qualsiasi caso anche se rappresenta anche la condizione dell’operaio nella fabbrica neocapitalistica. Alla reificazione industriale si sovrappone la paranoia, e quella è vista e esperita attraverso quest’ultima.
    Non è un donchisciotte che lotta contro la disumanizzazione della catena di montaggio, né la subisce. E’ l’uomo del sottosuolo, il misogino, paranoide uomo del sottosuolo di Pietroburgo. Ciò che dice sono verità ma sue verità. Senza perdere però lo sguardo lucido sul resto della realtà.
    La fabbrica è quello che è. Anche quella di Ivrea, un modello, non riesce a essere quello che vorrebbe. I tempi e i modi del capitalismo la travolgono; arrivano gli scioperi e anche i celerini, convincendo finalmente Albino di non essere il solo perseguitato. Il linguaggio del volantino della Fiom – simile a quelli che negli anni del reflusso avrebbero bollato col termine “ deliranti” - lo fanno sentire per una volta parte di un tutto:” … mi pareva di averlo scritto io, parola per parola, in tanti anni di lotta in fabbrica, con ognuna di quelle parole sgualcite e nere … quindi tanti altri erano nella fabbrica nelle mie stesse condizioni”. Scopre in sé solidarietà e voglia di lottare ma per poco. La sospensione dal lavoro lo fa ricadere nella paranoia: nessuno potrà salvarlo. Niente di più vero nel disturbo paranoide.

    P.S. Ringrazio di cuore - e mi scuso- chi è arrivato fino alla fine.

    ha scritto il 

  • 5

    Attendevo questo libro da tempo. Leggerne molti porta alla ricerca di quello che sovrasta gli altri. Non in bellezza, tout court, ma in spessore. Memoriale lo metto tra quelli che hanno segnato in sen ...continua

    Attendevo questo libro da tempo. Leggerne molti porta alla ricerca di quello che sovrasta gli altri. Non in bellezza, tout court, ma in spessore. Memoriale lo metto tra quelli che hanno segnato in senso positivo le ultime letture. Non sarà un capolavoro, ma pur datato lancia strali ancora ai giorni nostri. Se avrete la pazienza di dargli corda, porrà nelle teste di ogni lettore domande su domande. Per le risposte, pregasi ripassare... dopo il lavoro! ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Volponi riesce a mantenere il lettore attaccato alle vicende di un reduce di guerra tubercolotico che inizia a lavorare in fabbrica. Si vedono bene tutte le forzature e i difetti della fabbrica ma in ...continua

    Volponi riesce a mantenere il lettore attaccato alle vicende di un reduce di guerra tubercolotico che inizia a lavorare in fabbrica. Si vedono bene tutte le forzature e i difetti della fabbrica ma in primo piano c'è un'analisi psicologica del protagonista svolta davvero con una maestria fuori dall'ordinario. Ci troviamo a seguire Albino Saluggia non solo in fabbrica ,ama anche nei suoi ragionamenti paranoici e ossessivi. Un libro che ci immerge appieno nella mente distorta di una persona malata, di un reduce, di un operaio avvicinandoci in maniera commuovente all'umanità più profonda e facendoci riflettere su tutti temi fondamentali per la vita di tutti noi: la malattia, la famiglia, il lavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che farà impazzire il lettore, che più volte arriverà a chiedersi dove la storia voglia andare a parare. Un lungo viaggio di un uomo che dalle difficoltà della guerra passa alle difficoltà di ...continua

    Un libro che farà impazzire il lettore, che più volte arriverà a chiedersi dove la storia voglia andare a parare. Un lungo viaggio di un uomo che dalle difficoltà della guerra passa alle difficoltà di una società industrializzata, che trova in un possibile complotto la colpa di tutti i suoi mali. Un libro che vi porterà a pensare ad un certo punto che il complotto esista davvero

    ha scritto il 

  • 4

    Ti fa diventare matto

    E' ovvio che sia un capolavoro, ma è duro da mandare giù. C'è, in pratica, quasi solo un personaggio e la realtà vista coi suoi occhi è confusa, ripetitiva e angosciante. L'obiettivo è quello, trasmet ...continua

    E' ovvio che sia un capolavoro, ma è duro da mandare giù. C'è, in pratica, quasi solo un personaggio e la realtà vista coi suoi occhi è confusa, ripetitiva e angosciante. L'obiettivo è quello, trasmettere una realtà opprimente e una condizione di solitudine e straniamento. volponi ci riesce, ma il prezzo è che si rischia di abbandonare...

    ha scritto il 

  • 4

    Qualcuno ha scritto lucida follia per definire il personaggio che narra e vive queste pagine. Come definizione ci azzecca. Una di quelle cose da mettere in saccoccia per capire il dopoguerra, la fabbr ...continua

    Qualcuno ha scritto lucida follia per definire il personaggio che narra e vive queste pagine. Come definizione ci azzecca. Una di quelle cose da mettere in saccoccia per capire il dopoguerra, la fabbrica, l'Italia.

    ha scritto il 

  • 0

    Schreber secondo Volponi

    Può un lettore appassionarsi e quasi aderire emotivamente ai deliri e agli affanni di un operaio tubercolotico, paranoico e sessuofobo che vive in campagna con una madre ubriacona? La risposta a quest ...continua

    Può un lettore appassionarsi e quasi aderire emotivamente ai deliri e agli affanni di un operaio tubercolotico, paranoico e sessuofobo che vive in campagna con una madre ubriacona? La risposta a questa bizzarra domanda è tutta contenuta nello stile di Volponi, capace di accenti lirici che accomunano il mondo della natura e quello della fabbrica, senza mai scadere nell’aulico o mettere in secondo piano l’io del protagonista, di quell’Albino Saluggia che dapprima cerca una «vita nuova» nel lavoro industriale e poi lotta contro il male del corpo (la tisi) attraverso una strenua negazione foriera di follia. Il medico della fabbrica, il dottor Tortora, svolge una funzione simile a quella del dottor Flechsig per il giudice Schreber studiato da Freud: in entrambi i casi, infatti, colui chiamato a curare il paziente assume ai suoi occhi la responsabilità della malattia. Saluggia cerca in tutti i modi di farsi punire dal sistema e, alla fine, ci riesce: nonostante la benevolenza di Tortora, l’operaio pretende una visita rigorosa da parte di una commissione medica ‘terza’, che ovviamente lo dichiara inabile ai lavori pesanti, lo spedisce in sanatorio e lo degrada al ruolo di piantone; ma Albino, non pago, fomenta lo sciopero tra i cuochi della mensa, ricevendo così una lettera di licenziamento.
    Nessuna coscienza di classe muove l’estensore del memoriale, solo un disperato bisogno di castrazione, che lo esclude dal consorzio umano e però gli garantisce un osservatorio privilegiato, se è vero che un alienato (in senso psichiatrico) può meglio descrivere l’alienazione (in senso marxiano). Nondimeno ogni ideologia cede di fronte alla disarmante sensibilità del narratore.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro difficile da leggere, almeno per me, per le atmosfere cupe trasmesse da ogni sua pagina (oltretutto l'ho letto in un periodo in cui il lavoro che stavo facendo mi soffocava, come succede al p ...continua

    un libro difficile da leggere, almeno per me, per le atmosfere cupe trasmesse da ogni sua pagina (oltretutto l'ho letto in un periodo in cui il lavoro che stavo facendo mi soffocava, come succede al protagonista), ma questo genere di libri, che emotivamente mettono alla prova, sono i miei preferiti

    ha scritto il 

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