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Memoriale

Di

Editore: Einaudi Tascabili

3.8
(207)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806125125 | Isbn-13: 9788806125127 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    Attendevo questo libro da tempo. Leggerne molti porta alla ricerca di quello che sovrasta gli altri. Non in bellezza, tout court, ma in spessore. Memoriale lo metto tra quelli che hanno segnato in senso positivo le ultime letture. Non sarà un capolavoro, ma pur datato lancia strali ancora ai gior ...continua

    Attendevo questo libro da tempo. Leggerne molti porta alla ricerca di quello che sovrasta gli altri. Non in bellezza, tout court, ma in spessore. Memoriale lo metto tra quelli che hanno segnato in senso positivo le ultime letture. Non sarà un capolavoro, ma pur datato lancia strali ancora ai giorni nostri. Se avrete la pazienza di dargli corda, porrà nelle teste di ogni lettore domande su domande. Per le risposte, pregasi ripassare... dopo il lavoro! ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Volponi riesce a mantenere il lettore attaccato alle vicende di un reduce di guerra tubercolotico che inizia a lavorare in fabbrica. Si vedono bene tutte le forzature e i difetti della fabbrica ma in primo piano c'è un'analisi psicologica del protagonista svolta davvero con una maestria fuori dal ...continua

    Volponi riesce a mantenere il lettore attaccato alle vicende di un reduce di guerra tubercolotico che inizia a lavorare in fabbrica. Si vedono bene tutte le forzature e i difetti della fabbrica ma in primo piano c'è un'analisi psicologica del protagonista svolta davvero con una maestria fuori dall'ordinario. Ci troviamo a seguire Albino Saluggia non solo in fabbrica ,ama anche nei suoi ragionamenti paranoici e ossessivi. Un libro che ci immerge appieno nella mente distorta di una persona malata, di un reduce, di un operaio avvicinandoci in maniera commuovente all'umanità più profonda e facendoci riflettere su tutti temi fondamentali per la vita di tutti noi: la malattia, la famiglia, il lavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che farà impazzire il lettore, che più volte arriverà a chiedersi dove la storia voglia andare a parare. Un lungo viaggio di un uomo che dalle difficoltà della guerra passa alle difficoltà di una società industrializzata, che trova in un possibile complotto la colpa di tutti i suoi mali. ...continua

    Un libro che farà impazzire il lettore, che più volte arriverà a chiedersi dove la storia voglia andare a parare. Un lungo viaggio di un uomo che dalle difficoltà della guerra passa alle difficoltà di una società industrializzata, che trova in un possibile complotto la colpa di tutti i suoi mali. Un libro che vi porterà a pensare ad un certo punto che il complotto esista davvero

    ha scritto il 

  • 4

    Ti fa diventare matto

    E' ovvio che sia un capolavoro, ma è duro da mandare giù. C'è, in pratica, quasi solo un personaggio e la realtà vista coi suoi occhi è confusa, ripetitiva e angosciante. L'obiettivo è quello, trasmettere una realtà opprimente e una condizione di solitudine e straniamento. volponi ci riesce, ma i ...continua

    E' ovvio che sia un capolavoro, ma è duro da mandare giù. C'è, in pratica, quasi solo un personaggio e la realtà vista coi suoi occhi è confusa, ripetitiva e angosciante. L'obiettivo è quello, trasmettere una realtà opprimente e una condizione di solitudine e straniamento. volponi ci riesce, ma il prezzo è che si rischia di abbandonare...

    ha scritto il 

  • 4

    Qualcuno ha scritto lucida follia per definire il personaggio che narra e vive queste pagine. Come definizione ci azzecca. Una di quelle cose da mettere in saccoccia per capire il dopoguerra, la fabbrica, l'Italia.

    ha scritto il 

  • 0

    Schreber secondo Volponi

    Può un lettore appassionarsi e quasi aderire emotivamente ai deliri e agli affanni di un operaio tubercolotico, paranoico e sessuofobo che vive in campagna con una madre ubriacona? La risposta a questa bizzarra domanda è tutta contenuta nello stile di Volponi, capace di accenti lirici che accomun ...continua

    Può un lettore appassionarsi e quasi aderire emotivamente ai deliri e agli affanni di un operaio tubercolotico, paranoico e sessuofobo che vive in campagna con una madre ubriacona? La risposta a questa bizzarra domanda è tutta contenuta nello stile di Volponi, capace di accenti lirici che accomunano il mondo della natura e quello della fabbrica, senza mai scadere nell’aulico o mettere in secondo piano l’io del protagonista, di quell’Albino Saluggia che dapprima cerca una «vita nuova» nel lavoro industriale e poi lotta contro il male del corpo (la tisi) attraverso una strenua negazione foriera di follia. Il medico della fabbrica, il dottor Tortora, svolge una funzione simile a quella del dottor Flechsig per il giudice Schreber studiato da Freud: in entrambi i casi, infatti, colui chiamato a curare il paziente assume ai suoi occhi la responsabilità della malattia. Saluggia cerca in tutti i modi di farsi punire dal sistema e, alla fine, ci riesce: nonostante la benevolenza di Tortora, l’operaio pretende una visita rigorosa da parte di una commissione medica ‘terza’, che ovviamente lo dichiara inabile ai lavori pesanti, lo spedisce in sanatorio e lo degrada al ruolo di piantone; ma Albino, non pago, fomenta lo sciopero tra i cuochi della mensa, ricevendo così una lettera di licenziamento.
    Nessuna coscienza di classe muove l’estensore del memoriale, solo un disperato bisogno di castrazione, che lo esclude dal consorzio umano e però gli garantisce un osservatorio privilegiato, se è vero che un alienato (in senso psichiatrico) può meglio descrivere l’alienazione (in senso marxiano). Nondimeno ogni ideologia cede di fronte alla disarmante sensibilità del narratore.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro difficile da leggere, almeno per me, per le atmosfere cupe trasmesse da ogni sua pagina (oltretutto l'ho letto in un periodo in cui il lavoro che stavo facendo mi soffocava, come succede al protagonista), ma questo genere di libri, che emotivamente mettono alla prova, sono i miei preferi ...continua

    un libro difficile da leggere, almeno per me, per le atmosfere cupe trasmesse da ogni sua pagina (oltretutto l'ho letto in un periodo in cui il lavoro che stavo facendo mi soffocava, come succede al protagonista), ma questo genere di libri, che emotivamente mettono alla prova, sono i miei preferiti

    ha scritto il 

  • 0

    Nessun voto

    L’elemento di maggior pregio del libro è a mio parere anche il suo più grande limite. Mi ha colpito molto infatti (in positivo e in negativo) l’incredibile coerenza stilistica, narrativa e tematica.


    In questo modo Volponi riesce a rendere in maniera eccellente la vita alienata e isolata di ...continua

    L’elemento di maggior pregio del libro è a mio parere anche il suo più grande limite. Mi ha colpito molto infatti (in positivo e in negativo) l’incredibile coerenza stilistica, narrativa e tematica.

    In questo modo Volponi riesce a rendere in maniera eccellente la vita alienata e isolata di un operaio, reduce di guerra, e dell’aggravarsi dei suoi mali veri o presunti a causa della spersonalizzazione del lavoro in fabbrica durante il periodo del boom economico. Per il protagonista Albino Saluggia la fabbrica era una speranza,una redenzione dai mali fatti e subiti in guerra. E invece i “mali” veri o inventati,fisici o mentali che lo attanagliano non solo si aggravano ma rendono più lucida (anche se grottesca e paranoica) la sua continua analisi della situazione lavorativa e esistenziale propria e dei compagni,sempre soli nonostante lavorino tutto il giorno assieme. L'unica consolazione che Albino Saluggia trova (per un momento) è nella scrittura di alcune poesie durante il secondo ricovero in sanatorio,tentativo di far uscire i suoi mali allo scoperto.
    D’altra parte il ritmo ossessivo e monotono degli avvenimenti rende ostico per il lettore interessarsi veramente alle vicende. La scrittura, anche nei suoi momenti più lirici, non riesce a carpire,non è suggestiva, non riesce a smuovere nessun sentimento. Volponi si astiene dal fare leva sull’emotività, ma lascia il lettore solo e pensoso. Forse per rendere le idee e la situazione di cui ho detto sopra era necessario scrivere l’opera in questo modo, e bisogna dargli atto di essere riuscito a non cadere mai in pietismi facili e psicologie spicciole (nonostante le paranoie esistenziali del protagonista), ma ho sempre pensato che la monotonia non sia una qualità, soprattutto in un libro.

    Magari è un problema mio,e ho la sensazione che qualcosa mi sfugga. Per questo per adesso preferisco non votarlo.

    ha scritto il 

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