Memoriale del convento

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica; 2207)

4.1
(1980)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Spagnolo , Inglese , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Giapponese , Catalano , Svedese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8807722070 | Isbn-13: 9788807722073 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Rita Desti , Carmen M. Radulet

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un paese dominato dall'Inquisizione e percorso da processioni funeree, incrociano i loro destini personaggi opposti e complementari: Giovanni V re di Portogallo; padre Bartolomeu Lourenco de Gusmào.che mescola scienza e misticismo nel progetto di vincere la gravità con una macchina per volare; Baltasar Mateus il Sette-Soli, ex soldato monco di una mano; l'ingenua Blimunda, giovane dotata di poteri occulti che a Baltasar si lega di tenacissimo amore; e il musicista Domenico Scarlatti. L'utopia e la morte, il riso e la tragedia si coniugano in una narrazione di grande talento che adopera i registri dell'oratorio sacro, del picaresco, dell'opera comica e della commedia dell'arte per evocare contagiosamente l'epopea del convento di Mafra: immane costruzione voluta da un monarca in cambio della grazia ricevuta per la nascita dell'erede.
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  • 5

    Proprio vero, i libri di Saramago hanno la la capacità di mescolare gli eventi storici, documentali, con le vite di fantasia di tanti personaggi meravigliosi; la leggerezza della scrittura e una poder ...continua

    Proprio vero, i libri di Saramago hanno la la capacità di mescolare gli eventi storici, documentali, con le vite di fantasia di tanti personaggi meravigliosi; la leggerezza della scrittura e una poderosa padronanza della costruzione della frase; il reale e il surreale; il terreno e il fantastico; l’equilibrio tra racconto corale e vicende individuali. Qui però si cimenta col romanzo storico, in cui l’autore portoghese ha tuttavia inserito, con grande efficacia, anche un aspetto di fantasia, con la creazione di due personaggi, Baltasar e Blimunda, capaci di rappresentare in tutte le loro componenti la popolazione portoghese dell’epoca in cui é ambientato il libro. La vicenda (il fatto storico) riguarda la costruzione di un edificio - siamo nel XVIII sec. - che possa competere con la basilica di San Pietro di Roma. Il tutto perché a Re Giovanni V di Portogallo manca un erede maschio e gli era stato detto che solo con un immensa opera avrebbe realizzato il suo sogno. E' un grande affresco quello che l'A. trae da questa storia: descrive in modo esemplare le vicende di un genere epico in un ritratto fedele del Portogallo del 1700.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mistico che scrive con la penna del diavolo

    Memoriale del convento è, per prelazione cronologica, la rivoluzione del modus scrivendi, il petardo ammattito nel laboratorio letterario di Saramago.
    Può essere considerato un prontuario entro cui tr ...continua

    Memoriale del convento è, per prelazione cronologica, la rivoluzione del modus scrivendi, il petardo ammattito nel laboratorio letterario di Saramago.
    Può essere considerato un prontuario entro cui trovare le linee guida, la segnaletica stradale e la mappa topografica da consultare per orientarsi nella sua bibliografia. C’è già tutto qui, la di lui moltitudine, i tanti e più Saramago che, diversi fino alla rissa, per prodigio letterario, coesistono e coabitano tra le pagine. L’altezzoso oratore barocco insediato sul pulpito bardato e lo strillone impudente e becero da piazza, l’anticlericale armato fino ai denti di affilate iconoclastie e il patetico cantore dell’Amore col cuore in offerta nel palmo della mano, il crudo e cruento ricamatore di fiabe nere e l’improbabile storico sornione senza buona licenza, il torvo sobillatore con l’artiglio teso verso il kafkiano ordine costituito e il lacrimoso taumaturgo che con premura caustica le piaghe ai malmessi.

    Eppure è stata una lettura impastoiata rispetto al solito, principalmente a causa della scrittura ancora in rodaggio. Sia ben chiaro che solo paragonato allo stesso autore in una evoluta era a venire lo stile risulta sminuito, giacché al di fuori del cortile suo proprio è già, dal punto di vista formale, ciò di più elevato la letteratura in generale possa offrire. Ciò che manca non è tanto quel sublime plurale maiestatico che, spogliato degli antichi usi formali, pare appellarsi e coinvolgere nell’atto stesso della scrittura l’intera compagine di noi reverenti lettori al di qua, quanto la sorprendente fluidità con cui le innumerevoli digressioni scivolano l’una sull’altra, di modo che la parsimoniosa e quasi negligente interpunzione rende la lettura caracollante come un bambino gioioso. Invece, in questa prova “giovanile” (all’epoca José contava appena sessant’anni), almeno per buona metà del romanzo, la digressione lavora per la contestualizzazione storica nelle intenzioni utile al lettore, eppure talmente ligio al suo compito da declassare a digressione stessa il racconto vero e proprio dei protagonisti Baltasar e Blimunda. In altre parole la Storia ha la meglio sulla storia e a farne le spese sono fruibilità ed empatia.

    Ma come ho accennato la seconda metà è nettamente superiore per rilassatezza e propulsione, e si possono leggere splendide chicche d’artigianato come questa qui che mi manda in sollucchero:

    “Seicento uomini aggrappati disperatamente alle dodici funi fissate sulla parte posteriore della piattaforma, seicento uomini che sentivano, con il tempo e lo sforzo, andarsene pian piano la tensione dei muscoli, seicento uomini che erano seicento paure di essere. Che cosa è un uomo quando è solo la forza che ha, quando non è altro che la paura che non basti questa forza per trattenere il mostro che implacabilmente lo trascina, e tutto per una pietra che non ci sarebbe bisogno che fosse così grande.....
    Lassù in cima c'è il diavolo che sta a guardare, meravigliato della sua stessa innocenza e misericordia, lui un supplizio così non l'ha mai immaginato a coronamento delle punizioni del suo inferno”.

    Cioè… insomma… che dire... vi rendete conto, no? …. Aaaaah! Che genio fottuto!

    Il finale poi, una dolente poesia.

    ha scritto il 

  • 3

    “Don Giovanni, quinto del nome nella successione dei re, andrà questa notte in camera di sua moglie, donna Maria Anna Giuseppa, che è giunta da più di due anni dall’Austria per dare infanti alla coron ...continua

    “Don Giovanni, quinto del nome nella successione dei re, andrà questa notte in camera di sua moglie, donna Maria Anna Giuseppa, che è giunta da più di due anni dall’Austria per dare infanti alla corona portoghese e fino ad oggi non ce l’ha fatta ad ingravidare.”

    Saramago è uno scrittore geniale, a ciascuno dei suoi libri imprime un carattere speciale ed in questo mi ricorda A. Yehoshua. I suoi romanzi non sono mai banali e sono spesso valorizzati dalla sua capacità di inventare per ciascuno uno stile peculiare.
    Cecità è sublime anche grazie alla scelta di non utilizzare la punteggiatura per i dialoghi, Il vangelo secondo Gesù Cristo è una meravigliosa prosa cantata, arricchita dalla poesia dell'amore e della semplicità di un animo onesto e candido, Caino è un romanzo schietto in cui l'autore ha il coraggio di raccontare la storia del fratello cattivo dal suo, finora inascoltato, punto di vista.
    Tra questi Memoriale del convento è forse quello che mi ha meno affascinata, sebbene anche in questa occasione Saramago abbia saputo trovare il giusto canone per raccontare attraverso la vita di Baltasar e Blimunda, lui monco di una mano e lei che digiuna ha occhi per vedere la verità dell'umanità tutta, una storia antica, la storia del potere indiscusso dei potenti, della via smarrita della Chiesa dell'inquisizione e dei sogni piccoli e genuini della povera gente.

    ha scritto il 

  • 5

    Gigantesco, bellissimo, enorme. La storia e la Storia, intrecciate, indissolubili, sapidamente condite dai commenti e dalle divagazioni dell'Autore (A maiuscola).

    ha scritto il 

  • 3

    «C'è chi ritiene che il ramoscello sia offerta di pace, quando è ben chiaro che si tratta del primo fuscello della futura catasta, o ti taglio o ti brucio»

    C'è un Paese che ha come Premio Nobel per la Letteratura gente il cui unico merito è l'essersi comportata sempre come un bambino dell'asilo, e come un infante aver "rielaborato" anche un linguaggio, e ...continua

    C'è un Paese che ha come Premio Nobel per la Letteratura gente il cui unico merito è l'essersi comportata sempre come un bambino dell'asilo, e come un infante aver "rielaborato" anche un linguaggio, e c'è un Paese che ha José Saramago. Benché lontanissimo, agli antiposi direi, dal pensiero dell'autore su religione, Israele, libertà di satira (che non può essere solo a senso unico a tutela dei maomettani solo perché loro ammazzano anziché dialogare o riderci sopra) e politica, questa prima lettura di una sua creazione, scelta proprio per il tema storico, mi ha affascinato. Testo non semplice, che richiede impegno ed attenzione per la "difficoltà costruttiva" di ogni singola frase, che vorrebbe in questo modo farlo assomigliare il più possibile ad un vero memoriale dell'epoca, ha il peccato originale di gran parte dei romanzi storici: volersi illudere siamo tutti uguali («Il denaro non ha sempre lo stesso valore, al contrario degli uomini che valgono sempre uguale, tutto o niente» p.94), che piccoli uomini del popolo possano aver fatto la Storia, mentre, in verità, essa è portata a compimento dai potenti, che inevitabilmente si scopre essere dietro anche agli illusori movimenti e sconvolgimenti di popolo. «La verità serve sempre a qualche cosa»(p.18). Il potente qui è Giovanni V di Portogallo, la cui prima preoccupazione come ogni altro re (e che, nell passato, porto sovente ad «ira funesta che infiniti addusse lutti» all'umanità), è garantire la successione con un erede. Ed ecco la supplica a Dio e il Convento di Mafra per grazia ricevuta; «non si può sempre aver tutto, quante volte chiedendo questo si ottiene quello, che sta qui il mistero delle orazioni, noi le lanciamo verso il cielo con un'intenzione che è nostra, ma loro si scelgono un cammino proprio»(p.59). Vi è poi una riflessione interessante sull'animo umano: «C'è chi ritiene che il ramoscello sia offerta di pace, quando è ben chiaro che si tratta del primo fuscello della futura catasta, o ti taglio o ti brucio»(p.164); ed ancora sull'ora presente: «Non si sa mai quando l'ospitalità porta ricompense, e pur [...] vale la pena, in ogni caso, fare il bene, attenti a chi»(p.194). E poi vi è la storia di padre Bartolomeu Lourenço de Gusmão, misconosciuto costruttore di una vera macchina volante, e la storia d'amore di Baltasar e Blimunda, incerta, tragica, inutile. Prossima tappa: «Il viaggio dell'elefante».

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    "...il mondo di ciascuno è gli occhi che ha."

    Hanno detto di questo libro che si potrebbe riassumere nella locuzione "una storia nella Storia". La Storia dei grandi, reale, fatta di opulenze, decisioni importanti, soprusi, e la storia del popolin ...continua

    Hanno detto di questo libro che si potrebbe riassumere nella locuzione "una storia nella Storia". La Storia dei grandi, reale, fatta di opulenze, decisioni importanti, soprusi, e la storia del popolino, che deve obbedire e cercare di vivere fino all'indomani. E così nel vortice del Portogallo di Giovanni V compaiono personaggi così umani (e non) come Baltasar e Blimunda, padre Bartolomeu il Volatore, e una ridda di gente normale. "Dovrebbe bastare questo, dire di uno come si chiama e aspettare il resto della vita per sapere chi è, se mai lo sapremo, poichè essere non significa essere stato, essere stato non significa sarà, ma diversa è l'usanza, chi erano i suoi genitori, dov'è nata, quanti anni ha, e con questo si ritiene di saperne di più, e alle volte tutto." Difficile accettare la giustizia di un mondo decisa dai potenti di turno, a cui bisogna solo chinar la testa ed obbedire.
    "Dicono che il regno è malgovernato, che non c'è giustizia e non si accorgono che la giustizia c'è come deve esserci, con la sua benda sugli occhi, la sua bilancia e la sua spada, che altro vorremmo, ci mancherebbe proprio che fossimo noi i tessitori della fascia, i verificatori dei pesi, gli armigeri del taglio, costantemente intenti a rammendare i buchi, ad aggiustare le cadute, a rifare il filo alla spada e infine a chiedere al giustiziato se è contento della giustizia che gli si fa, vinta o persa che sia la causa." Tuttavia il tema di fondo del libro riguarda la ricerca del sogno, motore di un'esistenza che altrimenti poco riuscirebbe ad ergersi in siffatte difficoltà: la macchina per il volo rappresenta quel quid che unisce tre personaggi così diversi fra loro e che li distanzia dalla massa dei contemporanei, perchè "Tutto nel mondo sta dando risposte, quel che tarda è il tempo delle domande."
    "...sappiamo che il bene non dura molto, non ce ne siamo accorti quando è venuto, non l'abbiamo visto mentre c'era, ci accorgiamo della sua mancanza quando ormai se n'è andato."

    ha scritto il 

  • 3

    Ottimo libro, scritto molto bene (letto i lingua originale).
    Lo stile di Saramago è inconfondibile, anche in questa che è una delle sue opere più "vecchie".
    Belissima finestra su uno stile di vita orm ...continua

    Ottimo libro, scritto molto bene (letto i lingua originale).
    Lo stile di Saramago è inconfondibile, anche in questa che è una delle sue opere più "vecchie".
    Belissima finestra su uno stile di vita ormai lontano, dove un Portogallo poverissimo viveva all'ombra di reali e Inquisizione.
    Forse un po' troppo assurda la storia per i miei gusti, a volte noiosa, ma tutto sommato un ottimo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia dalla parte degli ultimi

    Ho riletto questo libro 13 anni dopo la prima volta, nella quale non mi piacque per niente e come risultato mi sono tenuto lontano da questo autore per quasi un decennio.

    Poi l'ho riscoperto quasi per ...continua

    Ho riletto questo libro 13 anni dopo la prima volta, nella quale non mi piacque per niente e come risultato mi sono tenuto lontano da questo autore per quasi un decennio.

    Poi l'ho riscoperto quasi per caso, trovando Il Vangelo secondo Gesù Cristo in biblioteca e decidendo di dargli una seconda possibilità. Da allora mi sono perdutamente innamorato di Saramago, da qui la decisione di riprovare a leggere il Memoriale.

    Lo ritengo inferiore ad altre opere del grande portoghese: troppo lunghe e pesanti le descrizioni, per esempio del corteo reale, degli addobbi e degli sfarzi di corte.

    Però è affascinante il quadro d'insieme, Saramago ci mostra uno spaccato di storia portoghese che da noi quasi nessuno conosce. Il re Dom João V fa il voto di costruire un convento di francescani se riuscirà ad avere un figlio, e questo convento diventa un'opera faraonica che il re intende lasciare ai posteri come testimonianza della sua grandezza. Per realizzare questo sogno di grandezza e magnificenza del re (che non a caso in patria è conosciuto come o Magnânimo), però, servono migliaia di uomini: muratori, carpentieri, carrettieri e tanti altri, spesso prelevati a forza dalle loro case e costretti a lavorare praticamente in condizioni di schiavitù, sottoposti a fatiche bestiali e al rischio di incidenti spesso mortali.

    L'autore decide, pertanto, di dare un nome ed un volto ai tanti uomini senza nome né volto che la Storia ufficiale non ricorda, personaggi inventati che intrecciano le loro misere storie con quelle dei grandi che li sfruttavano e che ci sono stati tramandati dalla Storia con la S maiuscola.

    E tornano i temi più cari a Saramago: la voglia di riscatto degli ultimi, la critica ad una società basata sulla disuguaglianza e sullo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, con pochi privilegiati che vivono nel lusso a spese della grande massa dei poveri. C'è il feroce attacco alla Chiesa, asservita al potere, corrotta dal denaro ed usata per infondere nel popolo paura e superstizione.

    Insomma un libro sicuramente molto interessante, anche se non sempre facile da seguire.

    ha scritto il 

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