Memorie dal sottosuolo

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar classici)

4.2
(5387)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8804303069 | Isbn-13: 9788804303060 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Nella prima parte, "Il sottosuolo", il protagonista racconta la sua infanzia e la formazione della personalità più nascosta (il sottosuolo per l'appunto). Nella seconda, "A proposito della neve fradicia", ripercorre alcuni episodi della sua vita dove più emerge il "sottosuolo". Segue alcuni compagni di scuola ad una cena, sfoga poi l'amarezza per le offese subite su Liza, una prostituta incontrata in una casa di tolleranza, mostrandole con durezza che cosa l'aspetta nel futuro. Dopo qualche giorno Liza ritorna da lui col desiderio di una vita pura, ma viene trattata con disprezzo e volgarità. Per umiliarla le mette in mano un biglietto da cinque rubli, che poi ritroverà sul suo tavolo quando la donna se ne sarà andata, testimonianza della grande dignità di Liza.
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  • 5

    No, va be', non ho mai voluto scrivere nulla su questo libro perché alla fine non saprei proprio cosa dire su una roba del genere. Leggo l'anno della prima pubblicazione e impallidisco: 1864. Da non c ...continua

    No, va be', non ho mai voluto scrivere nulla su questo libro perché alla fine non saprei proprio cosa dire su una roba del genere. Leggo l'anno della prima pubblicazione e impallidisco: 1864. Da non credere quanto quest'uomo fosse proiettato in avanti quanto a tematiche, tecnica narrativa, scrittura, lavoro sui personaggi. L'uomo del sottosuolo è ancora tra noi: anzi, siamo proprio noi, uomini del sottosuolo; noi che ancora ci stupiamo, giustamente, dinanzi alla bellezza di questo libro, così piccolo rispetto agli enormi romanzi russi, ma così grande nei contenuti e nella bellezza.
    Aiuta molto a far trasparire tutto ciò la traduzione del mitico Paolo Nori, bravo scrittore e slavista d'un certo livello, che qui trova una dimensione a lui congeniale, visto lo scritto-parlato di Dosto e visti alcuni giochi o meglio giri di parole, come ad esempio quello dell'incipit: se cercate su youtube, trovate una simpatica intervista a Nori in cui spiega nel dettaglio questa cosa, confrontando l'originale russo con la traduzione italiana.
    Ne ho anche una versione tradotta da Landolfi; la presi nella sala d'attesa del pronto soccorso, sentendomi un po' un ladruncolo, ma in fondo ho pensato che, boh, chi cazzo mai l'avrebbe letto lì dov'era? uno a cui stava per scoppiare l'appendice? un povero infartato? o uno come me che era lì perché.... non ve lo dico. Ad ogni modo, Dosto ne sarebbe fiero: questo gesto fa molto sottosuolo; perché in fondo anch'io, ecco, sono un tipo malato, e a forza d'incazzarmi mi prenderà pure male al fegato.

    ha scritto il 

  • 4

    Dostoevskij l'introspettivo

    Un insolito Dostoevskij fino ad oltre metà libro.Un viaggio all'interno della mente umana ottocentesca che anticipa gli studi dei vari Freud e compagnia bella.
    A tratti geniale,a tratti un pò noioso.
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    Un insolito Dostoevskij fino ad oltre metà libro.Un viaggio all'interno della mente umana ottocentesca che anticipa gli studi dei vari Freud e compagnia bella.
    A tratti geniale,a tratti un pò noioso.
    Nell'ultima parte del libro riconosciamo il vecchio maestro,che delizia il lettore con un meraviglioso racconto

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro passi dentro l'abisso....

    Mentre la prima parte è un ostico labirinto lessicale e mentale che finisce per stordire il lettore in riflessioni che girano su se stesse, le 90 pagine della seconda parte sono quanto di più ispirato ...continua

    Mentre la prima parte è un ostico labirinto lessicale e mentale che finisce per stordire il lettore in riflessioni che girano su se stesse, le 90 pagine della seconda parte sono quanto di più ispirato e coinvolgente Dostoevskij sa produrre - il resoconto umanissimo e diretto di un uomo che si dibatte nella propria miseria e, piuttosto che tentare di uscirne, finisce per trascinare tutti quanti nel proprio sottosuolo. Tragica e quasi insostenibile la figura del protagonista che sa parlare al profondo di tutti noi e usa gli stessi argomenti con cui tutti noi dobbiamo lottare ogni giorno - la fatica di risalire lentamente dal fondo è avara di soddisfazioni, mentre il crogiolarsi nella abiezione più bassa è alquanto più comodo....

    ha scritto il 

  • 3

    Mentre leggevo Walser (e non lo capivo) stavo leggendo anche Dostoevsky, senza capire neppure lui e oltretutto senza riuscire ad apprezzarne anche solo la prosa. Ho trovato il narratore prolisso, ango ...continua

    Mentre leggevo Walser (e non lo capivo) stavo leggendo anche Dostoevsky, senza capire neppure lui e oltretutto senza riuscire ad apprezzarne anche solo la prosa. Ho trovato il narratore prolisso, angosciante e incredibilmente noioso. Me ne vergogno profondamente ma non so che farci: vale se dico che ho amato appassionatamente I fratelli Karamazov? Probabilmente no, non avrò capito neppure quel romanzo. Io ci ho provato, forse arriverà un momento migliore anche per queste memorie...

    ha scritto il 

  • 5

    "Se ogni cosa sulla Terra fosse razionale, non accadrebbe nulla."

    Dostoevskij attraverso un antieroe "persona malata e cattiva" ci toglie ogni illusione sul potere della ragione. L'uomo è vittima di forze che agiscono nel profondo della sua coscienza e il suo aspett ...continua

    Dostoevskij attraverso un antieroe "persona malata e cattiva" ci toglie ogni illusione sul potere della ragione. L'uomo è vittima di forze che agiscono nel profondo della sua coscienza e il suo aspetto consapevole e razionale è solo un lato, forse il meno importante, della sua psiche.
    Un duro attacco alle certezze della cultura occidentale, all'antropologia tradizionale, a tutto ciò' che si riteneva vero fino ad allora. A meta' tra narrativa e saggio filosofico il libro rappresenta un piccolo viaggio nei luoghi oscuri del nostro animo, tra i meandri di un sottosuolo in cui albergano impulsi, piaceri, vergogne, dolori.
    Dostoevskij gioca d'anticipo e con le sue riflessioni sulla vita e sull'uomo arriva per primo. Prima di Freud, prima della psicanalisi, prima dell'altro grande distruttore dell'io chiamato Friedrich Nietzsche.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Opera che smuove l'animo

    Premetto che ho 19 anni, quindi do una recensione un pò alla buona, dal basso della mia immaturità. Tuttavia ritengo che il mio contributo recensivo sia utile per poter apprezzare l'opera da un ulteri ...continua

    Premetto che ho 19 anni, quindi do una recensione un pò alla buona, dal basso della mia immaturità. Tuttavia ritengo che il mio contributo recensivo sia utile per poter apprezzare l'opera da un ulteriore punto di vista.
    Scrivo questa recensione ancora sotto l'euforia che mi ha lasciato la lettura del libro, agevolata notevolmente dalla postfazione di Vladimir Nabokov, che consiglio a tutti in quanto capace di dissolvere qualsiasi dubbio vi sia rimasto a lettura conclusa. Confesso che il primo capitolo del libro, "Il Sottosuolo", mi sia risultato di difficile digestione a causa della sua poca chiarezza (il sig. Nabokov tuttavia puntualizza che in questo capitolo ciò che conta non è il messaggio, ma la forma del messaggio); dal secondo capitolo è iniziata "l'illuminazione": un analisi così realistica dell'abiezione umana che mi ha portato a provare disagio fino al fastidio fisico. Non mi addentro nell'analisi dettagliata dell'opera poichè esistono migliaia di lettori molto più caparbi di me nel fare ciò. Detto questo, reputo sia necessario per ogni lettore serio leggere quest'opera, vera autostrada che porta alla maturazione interiore.

    ha scritto il 

  • 5

    [agosto 2015 - seconda lettura]

    In cui si parte da Nabokov, ci si sofferma su Gogol' e, se rimane il tempo, si arriva infine a Dostoevskij

    Mi sembra giusto iniziare questa recensione su Dostoevskij pa ...continua

    [agosto 2015 - seconda lettura]

    In cui si parte da Nabokov, ci si sofferma su Gogol' e, se rimane il tempo, si arriva infine a Dostoevskij

    Mi sembra giusto iniziare questa recensione su Dostoevskij parlando di Nabokov. Un tipo, Nabokov, che di Dostoevskij non è che avesse una buona opinione. Ma comunque. Procediamo.
    Durante le sue lezioni di letteratura europea, fra un Proust e un Kafka, Nabokov trovò modo di dilungarsi anche sull'importanza della rilettura. "One cannot read a book: one can only reread it!" avremmo potuto sentir tuonare dalla sua cattedra il nostro entomologo preferito: partendo dall'assunto che la difficoltà dell'azione propria del leggere (muovere gli occhi avanti e indietro - non sto scherzando*) è un vero intralcio alla comprensione del testo, Nabokov sottolineava come il rileggere un libro fosse l'unica maniera per apprezzarne effettivamente il suo contenuto artistico, anzi, l'unico modo di leggere un libro. E occorre dire, ancora una volta, che il nostro scacchista preferito aveva assolutamente ragione. Quando tre anni fa ho finito di leggere per la prima volta questo "Memorie del sottosuolo" mi son detto che non l'avevo letto bene. Anzi, che non l'avevo proprio letto. Sentivo che mi era sfuggito qualcosa, o meglio, mi era sfuggito proprio tutto. L'avevo apprezzato, sì, gli avevo anche assegnato 5 stellette e messo in bella posizione sulla mia libreria, però di questo libricino sottile, un "racconto breve allungato da una lunga anticipazione scritta dal protagonista stesso", mi mancavano le basi per capirne tutto il contenuto, apprenderne la filosofia, capirne la disposizione, metterlo in relazione con l'autore dell'eccezionale "I fratelli Karamazov" e quello ancora giovanile e sentimentale de "Le notti bianche".

    Ma veniamo a Gogol'. Nel 1835 lo scrittore russo pubblica, nella raccolta "Arabeschi", uno splendido racconto dal titolo "Le memorie di un pazzo", che ritroveremo poi nei "Racconti di Pietroburgo". Protagonista è Aksentij Ivanovic, burocrate sottomesso e di bassa statura sociale, che nel suo diario tiene nota delle vicende giornaliere. Si assiste così alla sua progressiva e inarrestabile discesa nella pazzia: dall'amore verso la figlia del direttore all'appropriazione indebita delle lettere scritte dalla cagnolina della stessa, fino all'autoproclamazione a Re di Spagna e successivo internamento nel manicomio. È un racconto fra i più rappresentativi del grande autore russo, venato di una carica grottesca e che guarda con un velo di malinconia ad un protagonista che è l'anti-eroe per eccellenza. L'analisi psicologica del personaggio viene piuttosto tralasciata: Gogol' non è ancora interessato a questo livello, preferisce racconti brevi dal taglio paradossale (di questo periodo sono anche "Il naso" e "Il cappotto", altri ottimi esempi), fermandosi lì dove un certo Dostoevkij avrebbe poi potuto prendere spunto per la sua carriera.

    Trent'anni dopo la pubblicazione di quel Gogol', Dostoevskij è uno scrittore diverso. Anzi, è proprio un uomo diverso: nel 1849, a 28 anni, è stato arrestato e condannato a morte, tanto da trovarsi a un passo dalla fucilazione. Nel momento in cui tutto è già pronto per la condanna definitiva, con il nostro Fëdor già sul patibolo, la condanna viene commutata nei lavori forzati. Non ho idea di cosa si provi ad essere a un passo dalla morte per fucilazione, ma oserei dire che per Dostoevskij non sia stata una bella esperienza. Comunque. Terminati i nove anni, fra lavori forzati e l'obbligatorio servizio nell'esercito russo, il nostro può tornare alla sua attività di scrittore, ed è dopo questo decennio che nascono le sue opere migliori: da "Delitto e castigo" fino a "I fratelli Karamazov", passando per "L'idiota" e "I demoni", ma anche "Memorie del sottosuolo". E quest'ultimo è in effetti uno dei primissimi lavori successivi alla condanna.

    I tempi delle notti bianche sono passati da anni, Dostoevkij è un altro uomo e non vuole più soffermarsi sui semplici personaggi messi in scena nei lavori giovanili. Vuole scavare nell'animo dei suoi protagonisti e non soffermarsi sulle rigide imposizioni della natura umana: non devono esserci limiti ai suoi personaggi, ognuno di essi deve avere "un abisso" dentro di sé ("Due abissi, signori della giuria, ricordate che un Karamazov può contemplare due abissi ed entrambi nello stesso momento!"), senza obbligatorie filosofie da seguire o comportamenti prevedibili. Non posso affermare che "Le memorie di un pazzo" di Gogol' sia fonte diretta d'ispirazione di Dostoevskij, ma sembra quasi ci sia un tratto d'unione fra i racconti dei due grandi scrittori: lì dove Gogol' si ferma davanti a un anti-eroe che impazzisce in maniera quasi "prevedibile", l'anti-eroe di Dostoevskij è un pazzo imprevedibile, che si contraddice ad ogni frase, che scava nel più torbido dell'esperienza umana, in quel sottosuolo a cui lui stesso si è condotto. Il protagonista di "Memorie del sottosuolo" non si riesce a inquadrare, non ha una filosofia dietro ma ha tutte le filosofie, ama lo scherzo ma solo quello di cattivo gusto, finge e dice di non fingere se non quando è lui a decidere che sta fingendo. È un anti-eroe fragile e grottesco allo stesso tempo, che cerca la comprensione degli altri ma che appena sta per toccarla la evita come la peste, anzi, non solo la evita ma la irride anche. È solo, nel suo angolo in cui ha deciso di autoesiliarsi, e anche quando cerca di uscirne preferisce infine quell'angolo all'ambiente esterno. Lo troviamo a raccontarci della sua vita e di un episodio in particolare, sembra quasi compiacersi di se stesso e forse è effettivamente così, se non che lui ce lo nega espressamente - forse solo per contraddirsi ancora una volta? Ma è infine davvero pazzo, questo protagonista, o non lo è affatto? E se i pazzi fossimo noi che cerchiamo di trovare un senso a tutta la sua logica?

    È tutta questa imprevedibilità che fa del racconto di Dostoevskij un'opera assoluta, una di quelle che senza una rilettura - ma forse anche due, tre riletture - non si può comprendere del tutto. Ci si perde nella prima parte, lì dove il protagonista cerca di spiegarci il suo modo di vivere, ci si perde nelle sue elucubrazioni contraddittorie e confuse, tanto da farci perder tempo a cercare una certa logica lì dove di logica (forse) non ce n'è affatto. E dove la seconda parte arriva per rendere un vero racconto quello che fino a quel momento pareva un trattato, la situazione non migliora assolutamente. Dostoevkij pone così le basi dei capolavori che inizierà a pubblicare negli anni successivi, una continua ricerca della personalità umana, non più nella maniera più "leggera" del pensiero a cui segue un'azione, ma quella più sottile del pensiero che si scontra con la realtà in maniera sempre più imprevedibile.

    * "[...] the very process of laboriously moving our eyes from left to right, line after line, page after page, this complicated physical work upon the book, the very process of learning in terms of space and time what the book is about, this stands between us and artistic appreciation".

    ha scritto il 

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