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Memorie dal sottosuolo

Storia di una nevrosi

Di

Editore: Rizzoli (SuperBur classici; I Classici Blu)

4.3
(5154)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8817865591 | Isbn-13: 9788817865593 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Milli Martinelli ; Prefazione: Alberto Moravia

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Recidività alla deriva...

    E' un libro che orienta alla piena percezione dei nostri limiti ai confini dei nostri timori. Tutti potremmo dire di condividere alcuni sentimenti del protagonista, ma non siamo abbastanza forti da am ...continua

    E' un libro che orienta alla piena percezione dei nostri limiti ai confini dei nostri timori. Tutti potremmo dire di condividere alcuni sentimenti del protagonista, ma non siamo abbastanza forti da ammetterlo. Cos'è che desideriamo veramente e chi è che ci frena e ci ostacola al raggiungimento di tale desiderio sconosciuto? Il sottosuolo ci tiene per le radici e ci sprofonda all'inutilità. Arriviamo a pensieri di puro autolesionismo che non fanno altro che deteriorare la speranza di una rivalsa.

    ha scritto il 

  • 5

    Quale traduzione scegliere?

    Non mi addentrerò in una descrizione dettagliata di Memorie dal Sottosuolo: 1. perché è un classico talmente noto che ogni mia parola sarebbe vana difronte alla vasta bibliografia di cui gode; 2. "nom ...continua

    Non mi addentrerò in una descrizione dettagliata di Memorie dal Sottosuolo: 1. perché è un classico talmente noto che ogni mia parola sarebbe vana difronte alla vasta bibliografia di cui gode; 2. "nomen omen": la potenza di questo libro è racchiusa nel nome dell'autore - Fedor Dostoevskij -
    Allora ciò di cui vorrei parlarvi è invece l'edizione Voland tradotta da Paolo Nori, uno dei migliori scrittori italiani attuali. Nori è esperto di letteratura Russa, ed oltre ad importarne importanti testi inediti, si è cimentato anche in traduzioni dei grandi classici. Nel caso di "Memorie Dal Sottosuolo" l'esito è stato felicissimo: Nori ha donato al pubblico una versione del romanzo nuova, con un tono più attuale e più "incazzato", o meglio, lo ha attualizzato secondo i moderni canoni di "incazzatura". Vi dimostro in che senso, portandovi qui l'incipit tradotto da Sibaldi "Sono un uomo malato, sono un uomo cattivo", per confrontarlo con quello di Nori "io sono un uomo malato... un uomo cattivo, sono". Notate come il secondo incipit, così scandito, sia una probabile frase di un pazzo disadattato che potete incrociare, oggi, su un qualsiasi marciapiede. "Memorie Dal Sottosuolo" è un classico, e Paolo Nori ci dà una mano in più per assimilarlo.
    Luca Montesi

    ha scritto il 

  • 4

    Il voto un po’ più basso che ho dato a questo libro deriva dal fatto che l’ho trovato troppo prolisso e ripetitivo, e anche se pare che questo “fastidio” fosse voluto, comunque mi ha appesantito la le ...continua

    Il voto un po’ più basso che ho dato a questo libro deriva dal fatto che l’ho trovato troppo prolisso e ripetitivo, e anche se pare che questo “fastidio” fosse voluto, comunque mi ha appesantito la lettura e fatto gradire un po’ meno questo libro nel complesso. Per il resto, bè, ancora una volta il caro zio Fëdor si è confermato il genio che ho imparato a conoscere ed amare, perché anche in questo libro è riuscito a farmi sentire che parlava di me. Ok, niente di strano, in realtà, è una prerogativa del classici quella di essere sempre attuali perché capaci di arrivare al cuore di ogni lettore, ma Dostoevskij lo fa in maniera proprio specifica, mi parla di quelle cose che io sento più mie, che sento come caratteristiche che mi distinguono dagli altri (che poi probabilmente non è vero, ma immagino la sensazione la conosciamo un po’ tutti!), in particolare mi descriveva proprio le cose provavo in quel periodo. Non posso dire che Dostoevskij sia il mio autore preferito, perché me ne piacciono tanti altri, anche più di quanto mi piaccia lui (un paio di delusioni pure il Dosto me la ha date), però penso che sia uno di quelli che sento a me più affini.
    Insomma, questo romanzo non è il capolavoro, non è bello come altri di questo autore, non è una lettura semplice né, sotto certi aspetti, piacevole, ma la consiglierei comunque a tutti.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/18308

    ha scritto il 

  • 0

    Ci ho provato una volta, ci ho provato una seconda volta. Troppo pesante, mi ricordava parti di me e aspetti di persone che mi circondano che non apprezzo. Ma non c'è due senza tre. Tenterò la terza v ...continua

    Ci ho provato una volta, ci ho provato una seconda volta. Troppo pesante, mi ricordava parti di me e aspetti di persone che mi circondano che non apprezzo. Ma non c'è due senza tre. Tenterò la terza volta magari fra qualche anno!

    ha scritto il 

  • 3

    Zapiski Iz Podpol'Ja: ovvero quando autocommiserazione, autocompiacimento, ma anche odio e sfiducia nei confronti dell'umanità turbano l'anima

    Uno dei romanzi più misantropi, misogini e pessimisti che abbia mai letto
    Mi ritengo una grande estimatrice di Fëdor Dostoevskij, ma devo dire che questa volta sono un po' perplessa. Questo è un libro ...continua

    Uno dei romanzi più misantropi, misogini e pessimisti che abbia mai letto
    Mi ritengo una grande estimatrice di Fëdor Dostoevskij, ma devo dire che questa volta sono un po' perplessa. Questo è un libro che aspettavo di leggere da molti anni, e di certo non pensavo che mi sarei ritrovata davanti ad una storia così dolorosa e triste. Ma soprattutto così carica di rancore verso il prossimo. Racconto troppo depressivo per i miei standard. Ne riconosco il grande valore letterario e l'enorme influenza che ha esercitato sul pensiero moderno, ma per una volta ci sono vari punti sui quali io e l'autore russo non siamo totalmente d'accordo. È anche da aggiungere che le varie teorie filosofiche elaborate in 'Memorie Del Sottosuolo' lo scrittore le riprende spesso nei suoi capolavori seguenti , ma, ovviamente, in modo più approfondito e poliedrico. 'L'Idiota' è quello che più si avvicina a questo romanzo, sebbene i due libri si differenzino in una cosa in particolare: mentre l'io narrante qui presente non è riuscito a riscontrare la mia più totale empatia; viceversa il Principe Lev Nikolaevich Myshkin, a mio parere, è uno dei personaggi più catartici e commoventi della letteratura mondiale.
    In ogni caso, devo riflettere ancora per capire cosa penso veramente di questa breve opera.

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio doloroso nella meschinità dell'animo umano; leggendo questo libro ho fatto mia la consapevolezza che amare, noi stessi e gli altri, sia la cosa più difficile del mondo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ma adesso non c'è più da stare a pensare; adesso sta arrivando la realtà" pensai io, e mi persi d'animo

    4 e 1/2...ovvero:

    - quattro stelle, per essere un libro di D.
    - cinque stelle, fosse un libro di cui non sapessi l'autore.

    Rispetto ad altri libri del russo, mi è piaciuto forse un po' meno. E sottoli ...continua

    4 e 1/2...ovvero:

    - quattro stelle, per essere un libro di D.
    - cinque stelle, fosse un libro di cui non sapessi l'autore.

    Rispetto ad altri libri del russo, mi è piaciuto forse un po' meno. E sottolineo, due volte, il forse. Proseguo dando il mio parere, con estrema cautela e umiltà, stimando io D., che è il mio scrittore preferito, come il più grande genio letterario mai esistito.

    L'inizio, che avevo letto tantissimo tempo fa, e che mi aveva fatto pregustare a lungo il libro come eccezionale, nella prosecuzione non mi ha convinto del tutto, specie la lunga invettiva del protagonista contro gli ideali illuministi. Vedevo contraddizioni nei suoi discorsi, probabilmente volute, visto che si tratta di un anti-eroe quanto mai contorto, però credo che in fondo, esprimesse pure indirettamente le idee di D. quindi... boh. Non ho trovato, o comunque molto meno frequentemente, quei passaggi che mi avevano illuminato sul mio mondo interiore, come mi è capitato ad esempio con Il Sosia, L'Idiota, Le Notti Bianche, per dirne alcuni... o forse, avendo già letto e interiorizzato i concetti espressi là, sono rimasta qui meno colpita.

    La seconda parte, e specie le pagine finali, sono invece favolose: mi hanno catturato in modo nettamente superiore, il discorso finale del protagonista induce alla riflessione, e il mio voto è salito. Secondo chi ha scritto la postfazione del mio libro, questa è la parte peggiore... Non capirò nulla, ma tant'è.

    Detto tutto ciò: ...perché, ancora una volta, ho la sensazione di avere utilizzato il mio tempo nel migliore dei modi dedicandomi a questa lettura? Perché sento di dover rileggere, approfondire, studiare? Perché sento che qualcosa, in me, ha colto qualcosa che a me stessa sfugge? Perché dopo aver letto un libro di Dostoevskij mi sento, immancabilmente, più viva?

    Questa non è letteratura; questa è vita. Eppure, è letteratura che esorta a uscire dal libro e dalle fantasie, per andare là... nel fatale, temibile, scontro con la realtà.
    Un solo rimpianto, troverete, andandoci: nessuno vi farà mai vedere il proprio sottosuolo, come potete spiarlo nei romanzi del russo. Nessun Myskin, vi salverà scrutandovi fino in fondo all'anima. Nessuna vita, soprattutto, sarà mai tanto intensa quanto la vita "fittizia" tutta concentrata in queste pagine di... finzione! Eh, già.... E questa, sarebbe la fine della mia recenzione.

    Ma non lo è. Perché riapro Dostoevskij, che ne sa una più del diavolo, e rileggo: "noialtri siamo ormai arrivati a un punto tale che tutto ciò che è "vita viva" lo consideriamo quasi una fatica [...], e siamo tutti d'accordo che è meglio quello che leggiamo nei libri". Non è così?

    Già... è così. Ma ancora è aperta la domanda: dove è la vera finzione? In una realtà in cui gli uomini nascondono il proprio sottosuolo, o in un libro in cui è svelato un sottosuolo tanto simile all'anima di ciascuno di noi?
    A voi l'ardua sentenza.

    Postilla conclusiva: rimane in me aperta la domanda su come sarebbe risultato il romanzo, senza che un anonimo censore russo avesse fatto sopprimere a D. la parte in cui egli dimostrava la necessità di Cristo. Avremmo avuto un'ascesa finale dal sottosuolo, una qualche redenzione? Chissà... tutto poteva esser visto da un'altra prospettiva. Sembra alludervi, D. quando fa dire al protagonista:

    "La miglior cosa non è affatto il sottosuolo bensì qualcos'altro, un qualcosa di completamente diverso che io bramo ma che non riesco in nessun modo a trovare! Al diavolo il sottosuolo!"

    ha scritto il 

  • 0

    Un Dostoevskij cinico e burbero, non sempre facile da metabolizzare - soprattutto nella prima parte -, ma che senz'altro sa metter in mostra l'animo umano più frustrato, grottesco e 'cattivo'.
    Ed è tr ...continua

    Un Dostoevskij cinico e burbero, non sempre facile da metabolizzare - soprattutto nella prima parte -, ma che senz'altro sa metter in mostra l'animo umano più frustrato, grottesco e 'cattivo'.
    Ed è triste soprattutto rispecchiare la natura umana in molti dei meccanismi e dei pensieri del suo protagonista.
    Un'analisi dell'individuo che non teme di metter in mostra il lerciume che insozza la coscienza dell'uomo.
    Un Dostoevskij indubbiamente coraggioso che riesce in un compito così arduo e 'sporco', pur non temendo l'incomprensione dell'epoca che ne derivò al momento della pubblicazione.

    ha scritto il 

  • 3

    Un Dostoevskij grande, ma noioso

    E' un libro che ho appena letto, ma nonostante sia considerato una pietra miliare della storia della letteratura e del percorso di Dostoevskij, io l'ho trovato noioso. E' effettivamente molto profondo ...continua

    E' un libro che ho appena letto, ma nonostante sia considerato una pietra miliare della storia della letteratura e del percorso di Dostoevskij, io l'ho trovato noioso. E' effettivamente molto profondo, perché il Nostro non è certo una scrittore qualunque, ma è tutto orientato all'introspezione, quasi privo di azione nella prima parte. Dice troppo e fa vedere poco: si sente che è stato scritto nell'Ottocento, quindi molto lontano dal nostro modo di intendere la letteratura, orientata oggi verso il "Don't tell, show". Non a caso, la parte che ho preferito è la seconda, dove c'è qualche avvenimento e qualche personaggio interessante, e il protagonista è meno avvitato su se stesso, ma non per questo è meno significativa.

    ha scritto il 

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