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Memorie dal sottosuolo

Di

Editore: Biblioteca Economica Newton (Classici, 112)

4.3
(5254)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8881839075 | Isbn-13: 9788881839070 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luisa De Nardis ; Curatore: Luisa De Nardis ; Illustrazione di copertina: Alessandro Tiburtini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia"

    Nel 1864, quando questi Ricordi compaiono sulla rivista «Epocha», Dostoevskij aveva già 43 anni, eppure ci sembra di leggere un testo giovanile, che ha qualcosa della prova generale in confronto ai gr ...continua

    Nel 1864, quando questi Ricordi compaiono sulla rivista «Epocha», Dostoevskij aveva già 43 anni, eppure ci sembra di leggere un testo giovanile, che ha qualcosa della prova generale in confronto ai grandi romanzi “polifonici” che verranno. Qui, per il momento, di voce ce n'è una sola: la continua, opprimente voce della coscienza, abietta e esibizionista al tempo stesso, di un uomo senza nome, che si dispone ad esprimere ciò che «persino a se stessi si ha paura di raccontare». Dice di scrivere “per sé” ma come su un palcoscenico esibisce tutte le proprie contraddizioni e perversioni in un tormentato monologo di fronte a un presunto uditorio, del quale si avanzano e ribattono immaginate obiezioni.

    Centrale è il rifiuto del trionfo della ragione, della matematica, del progresso, del due e due quattro, che riduce l’uomo a tasto di pianoforte, e quindi la rivendicazione del capriccio della volontà umana, della voglia di fare a suo modo dell’uomo, quand'anche lo conduca al dolore, alla distruzione, alla crudeltà e al caos.

    Leggo la traduzione di Tommaso Landolfi, che ha un discutibile gusto per la parola ricercata: e vai di «miscee», «ciurmerie», «oscitante», «bisciolando», «chiappanuvole»...

    ha scritto il 

  • 4

    -Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell'uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutt ...continua

    -Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell'uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, con la ragione e con tutti i pruriti. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un'estrazione di radice quadrata.
    -Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia. Infatti, il diretto, legittimo, immediato frutto della coscienza è l'inerzia, cioè il cosciente starsene a mani conserte.

    ha scritto il 

  • 5

    E' straordinario come Dostoevskij riesca ad indagare con precisione ciò che noi oggi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi. Il sottosuolo.
    Il sottosuolo è quello che Freud chiama Inconscio. L’I ...continua

    E' straordinario come Dostoevskij riesca ad indagare con precisione ciò che noi oggi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi. Il sottosuolo.
    Il sottosuolo è quello che Freud chiama Inconscio. L’Inconscio è appunto la sede della personalità e delle emozioni, dove sono installate le proprie credenze inconsce.
    Ma cosa l’inconscio è in grado di creare nella sua natura? Un mondo forse, magari a volte prova a distorcere la realtà, perché no? ma per cosa, per chi? Quali sono in effetti i desideri progressivi dell’uomo?
    Ovviamente il romanzo di Dostoevskij non scioglie questo dilemma dell’animo umano. Tuttavia la letteratura non sempre ha dato spiegazioni ma semmai approfondisce la conoscenza di sé.
    Pertanto dal protagonista il lettore non avrà mai risposte ma solo nuove domande.
    Il protagonista è un uomo malato e cattivo, un inetto, un pazzo consapevole, talmente consapevole per poter condurre una vita normale. Nonostante ciò potrebbe essere una persona “normale”, se soltanto trovasse il coraggio di cedere davanti alle consuetudini della società in cui vive, se solo avesse la codardia che la gente comune chiama buonsenso, scrive lui. Ma le sue gambe non vogliono saperne di piegarsi, strisciano piuttosto, rotolano, scalciano, e in tutto ciò continuano a reggere il peso di una gran solitudine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Lo sfogo sincero di un'anima abietta

    Un libercolo di poco più di cento pagine diviso in due parti - la prima la confessione della propria natura, la seconda la narrazione di tre episodi della vita del protagonista esemplificativi della s ...continua

    Un libercolo di poco più di cento pagine diviso in due parti - la prima la confessione della propria natura, la seconda la narrazione di tre episodi della vita del protagonista esemplificativi della sua indole - e narrato in prima persona. Detta così, non sembra nulla di eccezionale, ma in realtà Dostoevskij è capace di scavare a fondo dentro la psiche del suo protagonista (alter ego?), riemergendone con una storia universale, applicabile, io credo, a qualsiasi essere umano. Infatti, tanto mi hanno disgustato la misantropia, il masochismo e l'irrequietezza di questo personaggio (che pensa all'infinito e non sa agire) quanto ho ritrovato queste caratteristiche dentro di me.
    Per capirne meglio la portata, è utile leggere l'introduzione di Fausto Malcovati. Ne riporto i passaggi secondo me più significativi: "Tutta la prima parte è una lunga confessione, in prima persona, dell'autore: quarantenne, funzionario in pensione, "vivacchia" nel suo angoluccio e pensa. Pensa a se stesso, studia i complessi movimenti della propria psiche, analizza impietosamente le contraddizioni in cui si dibatte. [...] Che cos'è in sostanza il sottosuolo? E' la sfera della vita psichica, [...] Alla prima parte, dove il tormentato rovello interiore, dove i veleni della vita psichica vengono analizzati con spietata evidenza, segue la seconda, in cui l'uomo del sottosuolo vive nel mondo. Sono tre episodi collegati alla prima parte da un ricordo: la neve gialla, sporca, fradicia che scendeva allora come oggi. [...] "Memorie dal sottosuolo" è un'opera fondamentale per Dostoevskij: d'ora in poi tutti i personaggi dei suoi principali romanzi avranno un sottosuolo, e vi penetreranno per poi risorgere rigenerati o per affondarvi senza speranza, senza soluzione".

    ha scritto il 

  • 4

    "A volte l'uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza."

    "Memorie dal sottosuolo" è un'opera che entra nel profondo e che parla alle nostre coscienze intorpidite e alle nostre anime assonnate. Il sottosuolo fa parte di ognuno di noi, cerca di trascinarci a ...continua

    "Memorie dal sottosuolo" è un'opera che entra nel profondo e che parla alle nostre coscienze intorpidite e alle nostre anime assonnate. Il sottosuolo fa parte di ognuno di noi, cerca di trascinarci a fondo e di seppellirci. Il sottosuolo non si può sconfiggere, essendo parte integrante della natura umana, ma si può ridurre ad un piccolo barlume nascosto. Sta a noi decidere se sprofondare o tentare l'arrampicata, anche se disperata.

    ha scritto il 

  • 5

    Recidività alla deriva...

    E' un libro che orienta alla piena percezione dei nostri limiti ai confini dei nostri timori. Tutti potremmo dire di condividere alcuni sentimenti del protagonista, ma non siamo abbastanza forti da am ...continua

    E' un libro che orienta alla piena percezione dei nostri limiti ai confini dei nostri timori. Tutti potremmo dire di condividere alcuni sentimenti del protagonista, ma non siamo abbastanza forti da ammetterlo. Cos'è che desideriamo veramente e chi è che ci frena e ci ostacola al raggiungimento di tale desiderio sconosciuto? Il sottosuolo ci tiene per le radici e ci sprofonda all'inutilità. Arriviamo a pensieri di puro autolesionismo che non fanno altro che deteriorare la speranza di una rivalsa.

    ha scritto il 

  • 5

    Quale traduzione scegliere?

    Non mi addentrerò in una descrizione dettagliata di Memorie dal Sottosuolo: 1. perché è un classico talmente noto che ogni mia parola sarebbe vana difronte alla vasta bibliografia di cui gode; 2. "nom ...continua

    Non mi addentrerò in una descrizione dettagliata di Memorie dal Sottosuolo: 1. perché è un classico talmente noto che ogni mia parola sarebbe vana difronte alla vasta bibliografia di cui gode; 2. "nomen omen": la potenza di questo libro è racchiusa nel nome dell'autore - Fedor Dostoevskij -
    Allora ciò di cui vorrei parlarvi è invece l'edizione Voland tradotta da Paolo Nori, uno dei migliori scrittori italiani attuali. Nori è esperto di letteratura Russa, ed oltre ad importarne importanti testi inediti, si è cimentato anche in traduzioni dei grandi classici. Nel caso di "Memorie Dal Sottosuolo" l'esito è stato felicissimo: Nori ha donato al pubblico una versione del romanzo nuova, con un tono più attuale e più "incazzato", o meglio, lo ha attualizzato secondo i moderni canoni di "incazzatura". Vi dimostro in che senso, portandovi qui l'incipit tradotto da Sibaldi "Sono un uomo malato, sono un uomo cattivo", per confrontarlo con quello di Nori "io sono un uomo malato... un uomo cattivo, sono". Notate come il secondo incipit, così scandito, sia una probabile frase di un pazzo disadattato che potete incrociare, oggi, su un qualsiasi marciapiede. "Memorie Dal Sottosuolo" è un classico, e Paolo Nori ci dà una mano in più per assimilarlo.
    Luca Montesi

    ha scritto il 

  • 4

    Il voto un po’ più basso che ho dato a questo libro deriva dal fatto che l’ho trovato troppo prolisso e ripetitivo, e anche se pare che questo “fastidio” fosse voluto, comunque mi ha appesantito la le ...continua

    Il voto un po’ più basso che ho dato a questo libro deriva dal fatto che l’ho trovato troppo prolisso e ripetitivo, e anche se pare che questo “fastidio” fosse voluto, comunque mi ha appesantito la lettura e fatto gradire un po’ meno questo libro nel complesso. Per il resto, bè, ancora una volta il caro zio Fëdor si è confermato il genio che ho imparato a conoscere ed amare, perché anche in questo libro è riuscito a farmi sentire che parlava di me. Ok, niente di strano, in realtà, è una prerogativa del classici quella di essere sempre attuali perché capaci di arrivare al cuore di ogni lettore, ma Dostoevskij lo fa in maniera proprio specifica, mi parla di quelle cose che io sento più mie, che sento come caratteristiche che mi distinguono dagli altri (che poi probabilmente non è vero, ma immagino la sensazione la conosciamo un po’ tutti!), in particolare mi descriveva proprio le cose provavo in quel periodo. Non posso dire che Dostoevskij sia il mio autore preferito, perché me ne piacciono tanti altri, anche più di quanto mi piaccia lui (un paio di delusioni pure il Dosto me la ha date), però penso che sia uno di quelli che sento a me più affini.
    Insomma, questo romanzo non è il capolavoro, non è bello come altri di questo autore, non è una lettura semplice né, sotto certi aspetti, piacevole, ma la consiglierei comunque a tutti.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/18308

    ha scritto il 

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