Memorie dalla casa dei morti

Di

Editore: Newton Compton (Biblioteca Economica Newton, 72)

4.0
(591)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8881831597 | Isbn-13: 9788881831593 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrichetta Carafa d'Andria ; Prefazione: Mauro Martini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 2

    Soporifero ma interessante

    Questo memoriale di un carcerato russo della prima metà del 1800 è una sorta di documentario sulla vita in un penitenziario. Non è assolutorio verso i detenuti e i loro crimini, e non si fa scrupolo d ...continua

    Questo memoriale di un carcerato russo della prima metà del 1800 è una sorta di documentario sulla vita in un penitenziario. Non è assolutorio verso i detenuti e i loro crimini, e non si fa scrupolo di mostrare le storture del sistema carcerario dell'epoca. Contestualizzato, deve essere stato davvero un libro illuminante per l'epoca in cui è uscito, capace di sollevare un velo su un'istituzione tra le più controverse. Infatti scrittori quali Tolstoj o Turgenev ne rimasero favorevolmente impressionati.

    C'è un sentimento di umanesimo che attraverso tutto il libro: Dostoevskij ama l'uomo, lo descrive con passione, ce lo mostra fragile o forte, ne sonda l'animo. Inoltre, essendo nel suo periodo nichilista, per fortuna ci risparmia tutti i pippoti religiosi presenti nei suoi altri romanzi.
    Come detto, non c'è nessuna volontà di fare il panegirico dei detenuti o di cercare di mostrarceli migliori di quello che sono: il detenuto è lo specchio del popolo russo, diviso tra popolino e nobili. Questa differenza permane nel penitenziario e anzi vi si accentua. I personaggi sono tutti credibili, non fanno mossette o gesti eclatanti.

    Il difetto principale del libro è che essendo un diario è discontinuo, ci sono spesso salti temporali, ripetizioni, anticipazioni. In generale non è una di quelle letture che si fa a cuor leggero, è forse un po' noiosetta, ma dall'inestimabile valore documentale. Alla lunga l'ho trovato soporifero dato che non c'è una trama a cui appassionarsi o personaggi a cui legarsi. Dentro vi succedono cose e il tutto si esaurisce lì.

    ha scritto il 

  • 4

    solitudine e scarafaggi

    Un racconto che non si può che considerare autobiografico, sebbene il protagonista sia un personaggio diverso dall'autore.
    Anni di reclusioni vissuti dallo stesso Dostoevskij mostrati inizialmente in ...continua

    Un racconto che non si può che considerare autobiografico, sebbene il protagonista sia un personaggio diverso dall'autore.
    Anni di reclusioni vissuti dallo stesso Dostoevskij mostrati inizialmente in maniera più distaccata e documentaristica, che poi cominciano ad entrare nel dettaglio della vita da carcerato, con descrizioni di alcuni compagni di pena, delle loro vite e delle loro azioni.
    Il protagonista non si sente mai parte del gruppo, sebbene alcuni reclusi tentino un rapporto amichevole e la solitudine e il distacco dalla società gli pesano durante tutti i quattro anni di carcere siberiano.
    Indubbiamente un documento interessante oltre che una finestra sulla vita di quello che sarà l'autore di grandi capolavori e una tra le figure di maggiore rappresentatività della Russia.

    ha scritto il 

  • 5

    " Vivi sano cent'anni, e quello che hai già vissuto non entri in conto"

    Dostoevskij all’età di 28 anni, fu condannato ai lavori forzati per attività sovversive. Trascorse quattro anni in Siberia e da questa terribile esperienza nacque il romanzo; da un certo punto di vist ...continua

    Dostoevskij all’età di 28 anni, fu condannato ai lavori forzati per attività sovversive. Trascorse quattro anni in Siberia e da questa terribile esperienza nacque il romanzo; da un certo punto di vista questa fu per lui un’opportunità di cambiamento e senza di essa forse non avremmo avuto i capolavori che scrisse successivamente. L’impatto con la reclusione, coi lavori forzati, con le catene e la convivenza con gli altri condannati è fortissimo. Impressionanti le condizioni igieniche, la mancanza di spazio vitale nelle baracche, gelide d’inverno e soffocanti d’estate, il duro lavoro, le malattie, le punizioni. Il tutto descritto in maniera dettagliata e quasi con una specie di distacco. Quello che fa più soffrire il protagonista è l’isolamento dagli altri forzati; lui è un nobile e per quanto faccia il possibile per avvicinarsi , per fare amicizia e essere gentile verrà sempre rifiutato, come un corpo estraneo. La maggior parte dei forzati sono contadini, vagabondi che hanno commesso i crimini più efferati; sono il popolo russo che soffre la fame e la miseria, mentre lui è un privilegiato e non può essere uguale. Molto belli i capitoli con cui si chiude la prima parte, il Natale e la rappresentazione teatrale. Tanti motivi di riflessione: i delitti e le punizioni, la mancanza di pentimento di chi ha commesso il crimine, la giustizia solo punitiva e l’arroganza di chi l’amministra, il desiderio di libertà e la speranza di un domani migliore. Tanti sono i personaggi che lo scrittore incontra e analizza nel reclusorio. Alcuni di essi costituiscono le basi per i protagonisti di suoi capolavori, come Delitto e castigo, I fratelli Karamazov e I demoni. Almeno a me Alej ha ricordato Alesa Karamazov e il parricida Dmitrij. Una cosa che mi ha colpito molto è l’amore per il popolo russo che si respira durante la lettura, pur con tutte le contraddizioni esso è capace di sopportare la sofferenza, accettare il proprio destino senza perdere la Fede.

    ha scritto il 

  • 4

    Opera ben particolare nella produzione dell'autore, la forma è quella del reportage giornalistico e infatti totale spazio viene lasciato alla descrizione di luoghi, persone, lavori e abitudini all'int ...continua

    Opera ben particolare nella produzione dell'autore, la forma è quella del reportage giornalistico e infatti totale spazio viene lasciato alla descrizione di luoghi, persone, lavori e abitudini all'interno di questo campo di prigionia. La voce narrante del protagonista è totalmente al servizio di questo scopo, non si assiste mai a momenti di travolgente interiorità come da tradizione per Dostoevskij, e anche la propria polifonia dei personaggi che di solito fa da punto di forza questa volta non è presente.
    Un'opera quindi meno coinvolgente rispetto a un romanzo, ma non per questo meno interessante. Le numerose descrizioni riescono a non pesare mai (al limite ciò che appesantisce la lettura sono le ripetizioni, che, ipotesi mia, potrebbero dipendere dall'uscita a puntate dell'opera che quindi ha richiesto di ripetere più volte punti importanti per il lettore, ma letto tutto di seguito le ripetizioni non aiutano e anzi intaccano il piacere della lettura) e tutti i personaggi presentati nel loro piccolo riescono a lasciare il segno, ognuno con la propria particolarità e la propria storia alle spalle. E anzi sono proprio questi i momenti di maggiore forza, quando viene lasciata completamente la parola ai personaggi e riescono così a nascere momenti a volte divertenti, a volte commoventi, a volte riflessivi sulla società e le leggi del tempo.
    Credo che il capitolo più riuscito sia quello relativo allo spettacolo di Natale, perché riesce perfettamente a unire la descrizione del momento, delle tradizioni e delle abitudini dei carcerati con la scena dello spettacolo, profondamente umana e coinvolgente.
    Indubbiamente tra le migliori delle opere minori di Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 2

    Spiace dare una valutazione così bassa al grande Dostoevskij, ma questo suo testo tutto ambientato in un carcere siberiano non mi ha preso affatto. Il narratore-protagonista è poco più di una voce fu ...continua

    Spiace dare una valutazione così bassa al grande Dostoevskij, ma questo suo testo tutto ambientato in un carcere siberiano non mi ha preso affatto. Il narratore-protagonista è poco più di una voce fuori campo, non un personaggio con un suo carattere ben definito, non ha spessore psicologico, e quindi anche il suo racconto finisce per risultare freddo, impersonale, non molto coinvolgente. Mi è sembrato un discreto reportage giornalistico ante-litteram sulle condizioni di vita dei forzati in epoca zarista, ma niente di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale!

    Un libro interessante sotto parecchi punti di vista. A torto ritenevo Dostoevskij un autore pesante, ma questo libro risulta anzi moderno e scorrevole. Da esso si riescono a carpire tutti gli elementi ...continua

    Un libro interessante sotto parecchi punti di vista. A torto ritenevo Dostoevskij un autore pesante, ma questo libro risulta anzi moderno e scorrevole. Da esso si riescono a carpire tutti gli elementi del vivere in carcere, la prigionia, il senso di estraniamento, di soffocamento. Insomma è un libro bellissimo che consiglio vivamente a tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Prove tecniche di Delitto e Castigo

    Nel 1849, all'età di 28 anni, Dostoevskij veniva arrestato e condannato a morte per la partecipazione a circoli rivoluzionari, condanna poi convertita in lavori forzati in Siberia fino al 1854.
    All'ep ...continua

    Nel 1849, all'età di 28 anni, Dostoevskij veniva arrestato e condannato a morte per la partecipazione a circoli rivoluzionari, condanna poi convertita in lavori forzati in Siberia fino al 1854.
    All'epoca aveva già pubblicato alcuni romanzi (Povera gente e Il sosia) e qualche racconto, opere nelle quali è già in nuce quello studio della personalità e dell'animo dei personaggi che risulterà centrale nelle grandi opere della maturità.
    Memorie da una casa morta testimonia come la vita carceraria e l'esperienza di deportato in Siberia abbiano esercitato una forte influenza sul grande scrittore russo, indirizzando la sua ricerca anche su altri importanti aspetti come quello sociale e soprattutto lo studio del delitto (delle cause che portano l'uomo a maturare questa scelta) e della pena (degli scopi del sistema carcerario e delle sue influenze sui detenuti), qui affrontati in maniera ancora frammentaria e slegata, rimanendo a livello di riflessioni o poco più, ma che in seguito verranno rielaborati in maniera organica a costituire la spina dorsale dei suoi grandi romanzi.
    Memorie da una casa morta è una specie di reportage della vita carceraria dello scrittore, un resoconto delle sue avventure da detenuto con le descrizioni dei compagni di prigionia alternate alle considerazioni dello scrittore.
    Diversi sono gli spunti di riflessione: l'assenza di pentimento nei prigionieri, in realtà convinti delle ragioni dei loro gesti, la difficoltà di definire il delitto in maniera chiara, il sistema carcerario inteso come esclusivamente punitivo, la disparità delle pene per delitti simili, l'avidità per il denaro che poi viene bruciato in un attimo in cambio di qualche sogno, l'analisi di quello che succede nell'animo umano dopo che si è varcato il limite della legalità, il diritto al rispetto della dignità della persona, la resistenza dei puniti al dolore e il loro stato d'animo nell'affrontarlo, l'influenza dell'ambiente sull'uomo, le lusinghe del potere e la sensazione di ubriacatura che da a chi lo esercita, la necessità di un scopo.
    A ciò si alternano, come detto, i personaggi che passano sotto la lente di ingrandimento di Dostoevskij che ne tratteggia i caratteri: uomini dominati dal temperamento ed altri in grado di tenere perfettamente a bada gli istinti, figure passive e prive di personalità, persone bruciate dall'ansia e altre cariche di amor proprio.
    In sintesi Memorie da una casa morta mi è sembrata un'opera di passaggio, con la quale Dostoevskij mette su carta le riflessioni scaturite da un'esperienza di vita così importante come quella della prigionia, riflessioni che necessiteranno di sedimentazione per essere poi rielaborate al momento opportuno.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse si mettono a un uomo i ferri ai piedi solo perché non fugga o ciò gli impedisca di correre? Niente affatto. I ferri non sono altro che un ludibrio, una vergogna e un peso, fisico e morale

    pagine bellissime, modernissime, commoventi,strazianti.
    su tutte il bagno - come calpestare la dignità di un uomo - e la festa natalizia, momento di condivisione e solidarietà tra disperati.
    a dispett ...continua

    pagine bellissime, modernissime, commoventi,strazianti.
    su tutte il bagno - come calpestare la dignità di un uomo - e la festa natalizia, momento di condivisione e solidarietà tra disperati.
    a dispetto dell'argomento trattato e dello schema narrativo scelto,il risultato è un'opera interessantissima, con pagine di altissime riflessioni sulla libertà e la giustizia e pagine con descrizioni meravigliose.
    anzi più che un romanzo si può chiamarlo una lunga poesia

    ha scritto il 

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