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Memorie dalla casa dei morti

By Fedor M. Dostoevskij

(631)

| Mass Market Paperback | 9788881831593

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Book Description

43 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Forse si mettono a un uomo i ferri ai piedi solo perché non fugga o ciò gli impedisca di correre? Niente affatto. I ferri non sono altro che un ludibrio, una vergogna e un peso, fisico e morale

    pagine bellissime, modernissime, commoventi,strazianti.
    su tutte il bagno - come calpestare la dignità di un uomo - e la festa natalizia, momento di condivisione e solidarietà tra disperati.
    a dispetto dell'argomento trattato e dello schema narrativo ...(continue)

    pagine bellissime, modernissime, commoventi,strazianti.
    su tutte il bagno - come calpestare la dignità di un uomo - e la festa natalizia, momento di condivisione e solidarietà tra disperati.
    a dispetto dell'argomento trattato e dello schema narrativo scelto,il risultato è un'opera interessantissima, con pagine di altissime riflessioni sulla libertà e la giustizia e pagine con descrizioni meravigliose.
    anzi più che un romanzo si può chiamarlo una lunga poesia

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    Jane Austen said on Jun 1, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    1863, odissea nello strazio.

    Siamo nel 2014.
    Quest’opera risale al 1863.
    L’edizione che il destino m'ha fatto incontrare (e salvare dal macero) è del 1927.
    Quindi, a conti fatti, ho letto un libro scritto un secolo e mezzo fa e stampato 87 anni fa, il cui prezzo era di 5 Lire ...(continue)

    Siamo nel 2014.
    Quest’opera risale al 1863.
    L’edizione che il destino m'ha fatto incontrare (e salvare dal macero) è del 1927.
    Quindi, a conti fatti, ho letto un libro scritto un secolo e mezzo fa e stampato 87 anni fa, il cui prezzo era di 5 Lire, tradotto in una lingua ormai obsoleta, più simile al russo che non all'italiano odierno! (Anche il titolo del mio volume è tradotto diversamente: "Dal sepolcro de'vivi")
    Un libro puzzolente come il baule della nonna, con le pagine che rischiano di sbriciolarsi tra le dita, piene di macchie e molto più che ingiallite - marroni quasi come foglie essiccate di biondo tabacco - piene di polvere che irrita narici e congiuntive (Sono in treno. La ragazza di fronte a me si commuove senza un apparente perché, si riempie di macchie come Maga Magò e si esibisce in un concerto di starnuti alla velocità di Scott Joplin che suona un ragtime. Mi lancio in una diagnosi: "Per caso soffri di allergia alla polvere?" "Sì." "Scusa, è colpa del mio libro. Lo metto via subito."). Tutto questo, ai miei occhi, dona un valore aggiunto a quest'opera che non so come classificare.
    Il resoconto della vita nei campi di lavoro forzato... le catene, le vergate, il “bullismo”, i buoni e i cattivi tra i prigionieri ed i carcerieri, il Natale e la recita (il grande evento, come all'asilo), gli scherzi, i litigi, la solidarietà, i falsi malati ed i morti veramente.
    L'assenza di solitudine, che sembra quasi la pena peggiore da scontare*.
    L'ingiustizia della giustizia, che infligge la stessa pena per delitti formalmente identici, ma dal peso morale inequiparabile**.
    I semplici che si fanno ubriacare e barattano la propria identità e la propria pena in cambio di una camicia rossa e di un rublo d'argento (parlo dell'amaro caso Suchiloff/Mikailoff cap. V). Il resoconto di chi quella vita l'ha provata sulla propria pelle, di chi si è visto puntare il fucile addosso per poi sentirsi dire: "No, va beh, ho cambiato idea. Va’, va’, va’ pure... ma non dimenticare MAI quest'attimo."

    *Appresi anche una sofferenza che è la più acuta, la più dolorosa che si possa provare in un reclusorio, a prescindere dalla privazione della libertà: intendo parlare della coabitazione forzata.
    La coabitazione è più o meno forzata sempre ed ovunque, ma in nessun luogo è così orribile come nella prigione.
    Vi sono là degli uomini coi quali nessuno vorrebbe convivere.

    **Due assassini uccidono ognuno un uomo; le circostanze in cui quei due delitti sono stati commessi sono minuziosamente esaminate e pesate. Si applicano all'uno e all'altro lo stesso castigo, eppure quale abisso tra le due azioni!
    L'uno ha assassinato per una bagatella, per una cipolla: ha ucciso per la strada un contadino che passava e non ha trovato su lui che una cipolla.
    [...]
    Un altro detenuto ha ucciso un vizioso che angariava sua moglie, sua sorella, sua figlia.

    http://i.ebayimg.com/t/Dostoyewsky-Feodor-DAL-SEPOLCRO-…

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    1+1=1 said on Mar 29, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Questo libro è come attraversare il Lete trasportati da Caronte, entrare negli inferi e parlare con i poveri diavoli finiti in quell'eterna prigione. Dostoevkij ci racconta le sue esperienze di recluso alla Dostoevskij, ovvero fermandosi ad osservare ...(continue)

    Questo libro è come attraversare il Lete trasportati da Caronte, entrare negli inferi e parlare con i poveri diavoli finiti in quell'eterna prigione. Dostoevkij ci racconta le sue esperienze di recluso alla Dostoevskij, ovvero fermandosi ad osservare il carattere dei vari personaggi e ad analizzare gli impatti e la pesantezza psicologica della situazione di recluso.
    Le persone che descrive sono piene di speranza, si aggrappano a tutto pur di sentirsi liberi, pur di vedere una luce infondo al tunnel. Ci racconta di cameratismo ma anche di distinzioni di classe che, in una qualche maniera, sopravvivono anche quando si han pari diritti. Ci descrive i suoi sentimenti, le sue speranze, le situazioni e la miseria in cui ha vissuto ma anche tutti i piccoli sotterfugi praticati dai detenuti per cercare di far entrare in reclusorio un pezzo di carne o delle vodca ed i piccoli furti che, con naturalezza, avvenivano nel reclusorio.
    Ci parla di una umanità costretta a vivere in una situaziona al limite. Un'esperienza che sicuramente l'ha trasformato e che trasforma nel lettore l'opinione, spesso molto negativa, che si ha dei reclusi.
    Le ultime pagine, quando esce dal reclusorio, sono una boccata d'aria dopo una lunga ed estenuante nuotata sott'acqua, un ritorno alla luce dopo aver percorso l'inferno.
    "Un gran bel momento"

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    Paranoid Android (Meno male che Anobii c'è!) said on Nov 27, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mamma mia che faticaccia!
    Siamo sicuri che sia lo stesso autore di Le notti bianche e Delitto e castigo?

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    Atticus said on Oct 9, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il mio (co)autore preferito non può che regalarmi libri meravigliosi, certo non è nè "Delitto e castigo" nè "l'idiota", anche perchè è scritto come fosse un diario, ma è pur sempre una piccola opera d'arte.

    Questo libricino è interessante per il per ...(continue)

    Il mio (co)autore preferito non può che regalarmi libri meravigliosi, certo non è nè "Delitto e castigo" nè "l'idiota", anche perchè è scritto come fosse un diario, ma è pur sempre una piccola opera d'arte.

    Questo libricino è interessante per il periodo storico durante il quale è stato prodotto, ossia subito dopo la pena detentiva in siberia, e infatti narra di un prigioniero - egli stesso? - e della sua vita - che poi vita non è - in un carcere siberiano.

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    luca said on May 24, 2012 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Un resoconto scientifico e razionale su quattro anni di prigionia in Siberia... che più volte mi ha fatto ridere e piangere. Grazie Dostoevksij, per questo documento che è una lucidissima analisi psicologica e uno specchio imperfetto di conflitti ed ...(continue)

    Un resoconto scientifico e razionale su quattro anni di prigionia in Siberia... che più volte mi ha fatto ridere e piangere. Grazie Dostoevksij, per questo documento che è una lucidissima analisi psicologica e uno specchio imperfetto di conflitti ed emozioni.

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    Vlad Gheorghe said on Feb 20, 2012 | Add your feedback

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