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Memorie del sottosuolo

By Fedor M. Dostoevskij

(3571)

| Others | 9788806177096

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Book Description

A quarant'anni Fedor Dostoevskij è uscito da poco da una serie di vicendedrammatiche (la militanza socialista, la condanna a morte commutata all'ultimomomento, la deportazione siberiana) e, pur praticando un'intensa attivitàgiornalistica, sta ancora cercando la sua strada. "MemoriContinue

A quarant'anni Fedor Dostoevskij è uscito da poco da una serie di vicendedrammatiche (la militanza socialista, la condanna a morte commutata all'ultimomomento, la deportazione siberiana) e, pur praticando un'intensa attivitàgiornalistica, sta ancora cercando la sua strada. "Memorie dal sottosuolo"(1864) è il libro che annuncia i capolavori della maturità. Con i suoi trattiautobiografici, il protagonista delle memorie è un uomo timido, senza risorsee protezioni, che la brutalità della vita sociale respinge nel sottosuolo, e acui non resta che cercare uno sfogo provvisorio tormentando chi sta ancora piùin basso di lui: Liza, misera prostituta alle prime armi, incontrata in unasera di neve bagnata.

10 Reviews

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    Dostoevskij è l'unico uomo a cui permetto di entrare nella mia mente e farci quello che gli pare !

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    Lolita said on Jan 16, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Cronaca di un' Ipertrofia della Coscienza

    Si dice che per capire l’ opera di un artista si debba conoscere la sua vita oltre che le sue opere. Se decidiamo di leggere Dostoevskij, trascurare le sue vicende personali diventa quasi un crimine: e lasciare che molti dettagli – a prima vista anche trascurabili, ma in realtà significativi - ci sc ... (continue)

    Si dice che per capire l’ opera di un artista si debba conoscere la sua vita oltre che le sue opere. Se decidiamo di leggere Dostoevskij, trascurare le sue vicende personali diventa quasi un crimine: e lasciare che molti dettagli – a prima vista anche trascurabili, ma in realtà significativi - ci scorrano via inosservati tra le pagine? Negarsi volontariamente la possibilità di comprendere del tutto la grandezza di questo autore?

    Zapiski iz podpolja esce per la prima volta nel 1864 sulla rivista “Epoca”, fondata da Dostoevskij stesso in associazione col fratello. 1864 non è solo una data, è un’ indicazione: ci dice che l’ opera è stata composta dopo il periodo della *povera gente*- dei *piccoli uomini* inghiottiti da una Pietroburgo affetta da elefantiasi burocratica, in cui i piccoli impiegati sono solo miseri ingranaggi di una macchina infernale, calciati ai margini della società e spinti a forza nelle braccia del Sogno - ma pur sempre prima della stagione dei grandi romanzi. Non dimentichiamo però che Delitto e Castigo sarebbe arrivato solo due anni più tardi.

    Il 1864 segna una svolta, e questa svolta si chiama Ricordi dal sottosuolo . Il ventottenne scrittore che alle quattro del mattino del 23 aprile 1849 viene arrestato e condotto alla Fortezza di Pietro e Paolo ha ancora sulle spalle l’ impronta del cappotto di Gogol’, e la mente occupata dal ricordo dei libri stranieri (e proibiti) letti nel salotto di casa Petraševskij. Voi che avete la netta sensazione di essere, nei più profondi recessi del vostro sentire, inesorabilmente dostoevskiani, non dimenticate che il giovane Dostoevskij non era immune dall’ influenza del contesto culturale degli anni Trenta e Quaranta dell’ Ottocento - il periodo fatale in cui si fece sentire in Russia l’ eco frastornante del socialismo utopistico. Com’ era debitore a Gogol’ dell’ interesse per “gli umiliati”, oltre che per gli “ammalati psichici”, così il giovane scrittore doveva a Fourier la convinzione che l’ infernale macchina sociale impedisse la felice realizzazione dell’ individuo, generando solo miseria, oppressione, straniamento. Incapace di ottenere la felicità, l’ oppresso si rifugia nel sogno… o scivola nella pazzia. Ma sono anche gli anni del razionalismo hegeliano, che concepisce l’ uomo come un meccanismo governato da leggi finite, accessibili alla scienza; gli anni dell’ utilitarismo, secondo cui l’ uomo agisce unicamente spinto dai propri interessi – e quindi Bene e Virtù diventano scelte razionali, appena l’ uomo si rende conto che la moralità sola viene incontro ai suoi desideri. Tutte teorie che influenzavano decisamente i giovani intellettuali russi, compreso Dostoevskij.

    Il 24 dicembre del 1849 Dostoevskij parte per Omsk. Da quel momento e per i successivi dieci anni S C O M P A R E. I caratteri tipografici non stamperanno più il suo nome fino al rientro a Pietroburgo nel 1859. Ma quello che torna è un uomo che ha già avuto modo di mettere da parte le suggestioni giovanili (certo non il debito verso Gogol’, quello mai!), un uomo che ha visto l’ inferno – e non mi riferisco al campo di prigionia, bensì all’ autentico Inferno in terra: quello della solitudine e dell’ estraniamento dal consorzio umano, quello del vizio, e della coscienza che inibisce l’ azione. Tutto *questo* - che lui chiama sottosuolo - viene descritto, testimoniato anzi, proprio nei Ricordi . La sensazione che se ne ricava è quella di un pugno nello stomaco. Ci si sente nudi davanti al proprio “umano, troppo umano”.

    Non è un’ opera facile: due parti, di cui la prima un lungo monologo (o confessione?), la seconda una narrazione vera e propria. Ad ogni modo sarebbe un errore prenderle separatamente, dato che l’ una scaturisce dall’ altra, è l’ esatto completamento dell’ altra. Il sottosuolo viene declinato in due modi – che si rivelano poi due facce della stessa medaglia. La prima parte costituisce una testimonianza del sentire dell’ uomo del sottosuolo, e allo stesso tempo una violenta invettiva contro quello stesso positivismo e determinismo scientifico in cui lo stesso Dostoevskij aveva creduto in gioventù. A chi spera di poter amputare l’ intrinseca negatività dell’ uomo, il suo essere profondamente irrazionale e bestiale , alla luce del mito della Ragione, l’ uomo del sottosuolo contrappone la libera volontà di sentire ed agire, di fare addirittura il male, giacché anche la scelta del vizio ha qualcosa di nobilitante – ed è il libero esercizio della propria Volontà. La Ragione non può rendere conto del perché le cose accadono, e perché accadono in un determinato modo e non in un altro, o il senso stesso del vivere viene meno. L’ ultimo mito, la Ragione, è stato distrutto: ma allora perché vivere? Quale scopo, quale fine ultimo nella propria esistenza? L’ uomo del sottosuolo sente tutto questo con dolorosa lucidità, ed è la Condanna. Ogni inclinazione ad agire è inibita, rimane solo l’ abisso del proprio egoismo. Lo sradicamento è inevitabile, la solitudine irrimediabile.

    Nella seconda parte vediamo il protagonista tentare di creare un qualche reale rapporto umano e ri-scivolare pateticamente nel sottosuolo. Ma succede qualcosa d’ importante: perfino nella Pietroburgo più bassa, sordida e squallida, può sopravvivere un fiore d’ innocenza. E’ Liza, la prostituta angelica, una delle più riuscite e commoventi tra le figure femminili dostoevskiane. E’ anche il preannuncio di quella tematica fondamentale nella produzione di Dostoevskij che emergerà trionfalmente due anni più tardi in Delitto e Castigo , mentre qui viene *solo* annunciata. Che solo l’ Amore, e l’ amore in Cristo, autentica perfezione di bellezza, la bellezza che salverà il mondo!, può risolvere l’ antinomia di fondo dell’ uomo moderno e portarlo alla sua piena e felice realizzazione.

    La donna diventa “tramite” di questo amore – perché le donne di Dostoevskij, pur così miti e passive (nella maggior parte dei casi, almeno), sono custodi di una verità che inevitabilmente attrae gli uomini più forti ed inquieti. Non a caso Sonja sarà il tramite per la redenzione per Raskol’nikov.

    Liza, però, non può salvare l’ uomo del sottosuolo… la “soluzione” è ancora solo auspicata.

    Per questo i Ricordi costituiscono una svolta ed un momento di passaggio nella produzione di questo grande scrittore. I due nuclei essenziali, il sottosuolo e la salvezza nell’ amore cristiano, sono stati individuati ed annunciati: saranno i grandi romanzi, tutti successivi al 1864, a svolgere completamente – e trionfalmente – entrambe queste tematiche.

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    Queenofthewoods said on Jan 6, 2012 | Add your feedback

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    In un romanzo ci vuole un eroe e qui sono raccolte apposta tutte le caratteristiche di un antieroe e l'essenziale è che tutto ciò produrrà un'impressione spiacevole.
    Il protagonista si autodefinisce un uomo superfluo, un mascalzone, il più abietto, il più ridicolo, il più dappoco, il più stupido, i ... (continue)

    In un romanzo ci vuole un eroe e qui sono raccolte apposta tutte le caratteristiche di un antieroe e l'essenziale è che tutto ciò produrrà un'impressione spiacevole.
    Il protagonista si autodefinisce un uomo superfluo, un mascalzone, il più abietto, il più ridicolo, il più dappoco, il più stupido, il più invidioso di tutti i vermi della terra, una persona malata, una persona cattiva.
    Un uomo quindi sofferente, ma consapevole, anzi consapevole proprio perché sofferente.
    Essere troppo coscienti è una malattia, un'autentica, completa malattia. Per la vita quotidiana dell'uomo sarebbe più che sufficiente una comune coscienza umana. Quanto più si è coscienti del bene e di tutto quel "sublime ed elevato", tanto più si sprofonda nel limo e tanto più si è capaci di invischiarsene completamente.
    La consapevolezza genera inerzia, ci separa dalla vita, dall’ azione alienandoci dagli altri:” Io sono solo, e loro invece sono tutti” afferma scoraggiato il protagonista, il quale ci fa comprendere di essere sempre stato solo: a casa prevalentemente leggeva. Aveva voglia di soffocare con le sensazioni esterne tutto quel che ribolliva incessantemente dentro di me. E la lettura era l'unica, fra le sensazioni esterne, che gli fosse accessibile. La lettura, naturalmente, aiuta molto: emoziona, delizia e tormenta. Ma a volte lo annoiava terribilmente.
    Aveva una tremenda paura di essere veduto, incontrato, riconosciuto in un modo o nell'altro. E frequentava vari luoghi assai malfamati.
    Ma avevo una via d'uscita, che accomodava tutto, ed era rifugiarsi in "tutto ciò che è sublime ed elevato", ossia, naturalmente, nei sogni.
    C'erano attimi di così perfetta ebbrezza, di tale felicità, che dentro di lui non si destava il minimo scherno, quanto è vero Dio. C'era la fede, la speranza, la carità.
    Se avesse avuto una famiglia fin dall'infanzia, non sarebbe quello che è diventato.
    Perché per quanto si stia male in famiglia, sono pur sempre il padre e la madre, e non dei nemici, non degli estranei. Almeno una volta all'anno gli avrebbero dimostrato affetto. Lui invece era cresciuto senza una famiglia; forse per questo era così insensibile.
    Senza esercitare potere e tirannia su qualcuno,infatti non sapeva vivere ed era arrivato al punto di pensare che l'amore consista appunto nel diritto di tiranneggiare l'oggetto amato, volontariamente concesso da quest'ultimo.
    Anche nei suoi sogni del sottosuolo non si immaginava l'amore altrimenti che come una lotta, lo faceva sempre cominciare con l'odio e finire con la sottomissione morale.
    Desiderava "la tranquillità", desiderava restarsene solo nel sottosuolo. La "vita vera" lo aveva a tal punto schiacciato, che faceva fatica perfino a respirare.

    Che cos'era meglio,allora: una felicità a buon mercato o elevate sofferenze?
    Per lo meno ha provato vergogna per tutto il tempo, scrivendo questo racconto: dunque non è più letteratura, ma una punizione destinata a emendarlo.

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    Cri1967 said on Nov 30, 2011 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 5 stelle, ma solo perchè non posso darne 6. Un capolavoro di introspezione psicologica su cui ogni commento risulterebbe banale e insulso.
    Fidatevi e leggetelo. (o non fidatevi, fate vobis)

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    Holmes said on Feb 6, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • esilarante...

    ...satirico, ironico...un dostojevski inusuale...

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    Rain said on Jan 28, 2012 | Add your feedback

  • Si approva, anche se la prima parte per alcune cose un po' mi ha irritato nel ragionamento (non come scrittura). La seconda all'altezza dei miei 900 preferiti, e temporalmente prima di loro anzi, ma io sull'800 sono ancora ignorante. Arrivato alle ultime due o tre pagine ho avuto la bella sensazione ... (continue)

    Si approva, anche se la prima parte per alcune cose un po' mi ha irritato nel ragionamento (non come scrittura). La seconda all'altezza dei miei 900 preferiti, e temporalmente prima di loro anzi, ma io sull'800 sono ancora ignorante. Arrivato alle ultime due o tre pagine ho avuto la bella sensazione di aver messo un mattoncino al posto giusto. Dispiace solo non aver potuto cogliere "tutti i sottotoni della miseria" (cit.), più in là ci ripasserò con più coscienza, dopo averlo conosciuto meglio magari.

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    Schwarzgerat said on Jan 25, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

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