Memorie di Adriano

Seguite da taccuini d'appunti

Di

Editore: Club degli Editori su licenza Giulio Einaudi

4.3
(8853)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Catalano , Olandese , Turco

Isbn-10: A000032211 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Lidia Storoni Mazzolani

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    “Tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altres ...continua

    “Tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto ove risuona la risata d’Epicuro”.
    Direi che questo passo mostra in modo significativo la complessa personalità dell’imperatore Adriano, quello che ho conosciuto attraverso la mente, il cuore, e la penna di Marguerite Yourcenar. Un uomo attento a qualunque forma di cultura religiosa che offra un antidoto alle sofferenze umane, sempre in bilico tra la ricerca dell’eterno e la consapevolezza che l‘esistente sia soltanto quello che si manifesta ai sensi. La narrazione della scrittrice risulta molto dettagliata, e grazie ai tantissimi aneddoti raccolti dall’imperatore nelle sue memorie, sono riuscito ad immergermi anche nel clima politico-culturale del periodo storico in cui egli ha vissuto. Soprattutto per quello che riguarda la ricostruzione storica, dunque, si tratta di un’opera davvero notevole, frutto di anni di studio, ma anche di tanta passione. Più volte, però, durante la mia lettura, che per alcune ragioni (esterne al romanzo) è stata molto discontinua, ho ritenuto che le descrizioni di alcune vicende fossero un po’ troppo didascaliche, oppure in altri casi mi è capitato di non riuscire più a sentire quel legame tra il personaggio reale e i suoi pensieri; come se le parole della lettera non fossero altro che un mero elenco di fatti, distaccate da quel coinvolgimento emotivo che ogni lettera personale contiene. Ma questo resta un appunto personale che non tocca il mio generale apprezzamento per il romanzo, il cui filo conduttore ruota intorno alla ricerca dell’idea platonica di bellezza, unico culto al quale Adriano sembra aver, effettivamente, consacrato ogni aspetto della sua vita personale, sociale e politica. Da sempre sensibile al fascino di Atene, sede della sua formazione umanistica, egli unisce al pragmatismo politico di origine romanistica i valori della cultura greca. Se la vita condanna l’uomo alla morte e, come afferma Eraclito, “tutto scorre” inesorabilmente verso la fine ed il cambiamento continuo, il sogno di Adriano, invece, è quello di opporsi al “panta rei” rivestendo di eternità le sue gesta politiche e i suoi affetti. La riflessione sulla morte, intesa come concetto che comprende non solo il processo di decadenza fisica, ma anche quello di decadenza morale, è un tema che coinvolge l’intero spirito dell’opera, ma la parte più significativa e profonda riguarda, senza dubbio, la descrizione del rapporto affettivo tra Adriano ed il giovane Antinoo. Attraverso i ricordi dell’imperatore la Yourcenar riesce in modo magistrale a mostrare la vera natura del rapporto d’amore maschile tra l’adulto e il giovane nel mondo antico. La relazione tra Adriano e Antinoo si lega perfettamente ai canoni classici della relazione tra educatore e allievo che ha origine nella cultura greca, un eros basato sul desiderio di formare culturalmente l’amato, di contemplarne la bellezza fisica, e di indirizzarlo anche verso quella morale. Forse il capitolo sulla morte di Antinoo e quelli successivi che raccontano il passaggio del giovane da uomo a dio, restano tra le più belle cose che siano mai state scritte in letteratura. Far erigere alla sua memoria sculture di pietra inalterabili nel tempo, dedicargli una città, dar vita ad un nuovo culto religioso in suo onore, rappresentano il tentativo di donare all’amante scomparso una possibilità di vita eterna. Ciò ribadisce, dunque, il solido legame tra l’imperatore e la cultura umanistica. E' la ricerca della bellezza il segno più tangibile del suo passaggio su questa terra.

    ha scritto il 

  • 3

    «Quando gli Dèi non c'erano già più, ma Cristo non era ancora apparso...»

    Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques.
    Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un ...continua

    Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques.
    Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un prologo ed un epilogo: prende la forma di una lunga epistola indirizzata dall'anziano e malato imperatore al giovane amico Marco Aurelio, allora diciassettenne e che poco dopo diverrà suo nipote adottivo nonché successore al trono.
    Il libro descrive la storia di Publio Elio Traiano Adriano, l'imperatore romano del II secolo, immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita pubblica e privata. L'imperatore si trova così a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore nei confronti della poesia, della musica e della filosofia, della sua passione verso il giovanissimo amante Antinoo.

    «Sappiamo qual è il centro che per decenni venne considerato il fulcro essenziale delle Memorie di Adriano: il giovane e bellissimo Antinoo e la felicità dei sensi, l'amore e il passaggio dall'appagamento alla stanchezza, il suicidio rituale di Antinoo e la conseguente disperazione dell'imperatore, la divinizzazione dell'amato, l'incolmabile vuoto. Eppure nelle Memorie di Adriano non era certo una storia d'amore il fine dell'autrice, concentrata nel rappresentare la vita del principe condottiero e la finale e continua introspezione. Lei stessa aveva detto: prendere questa esperienza esemplare, grandiosa e umana, e farla giudicare a lui stesso al termine della vita, malato, morente. Il punto di vista era quello della morte. Non solo la morte di Adriano imperatore, ma anche quella che aveva regnato sovrana in Europa e aveva accompagnato la durata e la conclusione di altri imperi.
    Non a caso l'opera esce all'inizio della seconda metà del Novecento, negli anni subito posteriori a una guerra che sconvolse il mondo, e in filigrana oggi si può ritrovare e ripensare la complessa tematica che ha avvolto la struttura del romanzo prima e dopo quei fertilissimi decenni e che si ritrova in un precipitato paradigmatico proprio qui. Marguerite Yourcenar, nelle sue opere piú importanti, si è sempre inserita tra gli scrittori esemplari del suo tempo, con risultati che potremmo chiamare simbolici. È certo possibile, anzi legittimo concludere che ci troviamo davanti a un tentativo, forse tra i piú concentrati ed estremi, di narrazione esperienziale, e quindi di meditazione interiore spirituale e filosofica».

    Ho preferito altri libri dell’autrice, onestamente, anche se questo è il suo più famoso. Ha il pregio di una ricerca estenuante (di cui si leggerà al seguito nel Taccuino), di un’evoluzione del personaggio ammirevole, di un amore lieve, morbido ma, potente, che trarrà da una morte prematura il culto dell’adorazione, del divino quasi come se l’amore elevato in una dimensione pubblica accrescesse, e non avesse fine.

    “L’anima non è dunque che l’espressione suprema del corpo, fragile manifestazione della pena e del piacere di vivere? O, al contrario, è più antica di questo corpo modellato a sua immagine, e che, bene o male, le serve momentaneamente di strumento? La si può richiamare all’interno della carne, si può ristabilire tra l’una e l’altra quell’intimo legame, quella combustione che chiamiamo vita? Se le anime possiedono una loro identità propria, possono scambiarsi, andare da un essere a un altro, come la parte d’un frutto, come un sorso di vino che due amanti si passano in un bacio?”.

    Ho saputo anche che Albertazzi ne ha tratto un film storico/documentario, che sicuramente guarderò con piacere! Qui il trailer: https://vimeo.com/110665116

    ha scritto il 

  • 5

    libro sicuramente da rileggere e fermarsi per cercare e approfondire i personaggi che gravitano all'interno della narrazione con scrittura veramente notevole e appassionante.

    ha scritto il 

  • 3

    MEMORIE DI ADRIANO

    “Mio caro Marco…” così inizia il memoriale con cui Adriano, giunto al crepuscolo della sua avventurosa e illuminata esistenza, racconta al suo successore Marco Aurelio le esperienze più significative ...continua

    “Mio caro Marco…” così inizia il memoriale con cui Adriano, giunto al crepuscolo della sua avventurosa e illuminata esistenza, racconta al suo successore Marco Aurelio le esperienze più significative che hanno caratterizzato la sua storia di imperatore e di uomo. Da questo monologo interiore emerge la figura di un personaggio di grande cultura, dall’intelligenza curiosa, amante dei viaggi e della bellezza, che, anche in punto di morte, continua a brillare di vivida luce: "Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...".
    La limpida scrittura della Yourcenar dà vita ad un romanzo di grande spessore. Una lettura a tratti impegnativa, potenzialmente appassionante, che però non mi ha coinvolto.

    ha scritto il 

  • 5

    C'entrano di sicuro, ma non bastano in realtà, la narrazione in prima persona e la struttura in forma di epistola, per garantire il grado così profondo di appartenenza, che si stabilisce fra autrice e ...continua

    C'entrano di sicuro, ma non bastano in realtà, la narrazione in prima persona e la struttura in forma di epistola, per garantire il grado così profondo di appartenenza, che si stabilisce fra autrice e protagonista. Anche l'enorme lavoro di ricerca storica è certamente servito alla conoscenza, ma il gioco di prestigio secondo cui la Yourcenar, una volta dentro queste pagine, scompare sullo sfondo e riappare in primo piano con le spoglie di Adriano, è una magia il cui segreto rimane misterioso.
    Da lettori si fa fatica a rimanere convinti che non si tratti di una traduzione e sia invece finzione. Per tutta la durata del romanzo nulla interviene a spezzare l'incantesimo della sostituzione di persona, mai uno scivolone, la mimesi è totale e resta tale, dall'inizio alla fine.

    L'avvenire del mondo non mi angustia più; non m'affatico più per calcolare angosciosamente la durata, più o meno lunga, della pace; m'affido agli dèi. Non già ch'io abbia acquisito una maggior fiducia nella loro giustizia, che non è la nostra, o una maggior fede nella saggezza umana; è vero il contrario. La vita è atroce, lo sappiamo. Ma proprio perchè aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità, mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell'incuria e dell'errore.
    Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l'ordine. La pace s'instaurerà di nuovo tra le guerre. Vi saranno uomini che lavoreranno e penseranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalità intermittente.
    Se i barbari s'impadroniranno mai dell'impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi e finiranno per assomigliarci. Non preoccupiamoci di vedere un giorno il vescovo di Cristo prendere dimora a Roma e rimpiazzarvi il Pontefice Massimo. Se questo giorno venisse, il mio successore, lungo i crinali vaticani avrà cessato d'essere il capo d'una cerchia d'affiliati o d'una banda di settari, per divenire a sua volta una delle espressioni universali dell'autorità. Erediterà i nostri palazzi, i nostri archivi; differirà da noi meno di quel che si potrebbe credere. Accetto con calma le vicissitudini di Roma eterna.

    La scrittura della Yourcenar è davvero perfetta per essere quella di Adriano.

    ha scritto il 

  • 3

    Oggi 8 giugno 2016 cade il 113esimo anniversario della nascita di Marguerite Yourcenar, scrittrice nata in Belgio, vissuta in Francia, stata in tutto il mondo, e morta negli USA dopo essere diventata ...continua

    Oggi 8 giugno 2016 cade il 113esimo anniversario della nascita di Marguerite Yourcenar, scrittrice nata in Belgio, vissuta in Francia, stata in tutto il mondo, e morta negli USA dopo essere diventata una delle icone letterarie del XX secolo soprattutto col suo celeberrimo e celebratissimo capolavoro Memorie di Adriano, ma chi scrive non ne è stato particolarmente entusiasta, nonostante in effetti il libro goda di uno straordinario successo commerciale fin dalla sua comparsa nel 1951. Il romanzo è una lunghissima lettera che l'imperatore regnante Adriano scrive sul letto di morte al futuro imperatore Marco Aurelio in cui gli racconta la sua vita in cinque macro-capitoli: la giovinezza in Betica, le campagne militari nelle zone barbare in Nord Europa e in Medio Oriente, la relazione con Antinoo, le ultime battaglie in Palestina, e infine la vecchiaia a Tivoli. L'ottima idea della Yourcenar è di sfumare continuamente, indistinguibilmente la realtà storica documentata con la quotidianità e i pensieri personali e filosofici dell'io narrante, ovviamente immaginati dalla scrittrice. La pessima idea della Yourcenar è di scrivere l'intero libro con uno stile così palesemente curato, lavorato e revisionato da sembrare decisamente falso. Quasi 300 pagine in cui ogni singola frase è pensata e scritta con il palese intento di diventare un aforisma immortale da incidere nel travertino come una frase dell'imperatore stesso: è troppo. La Yourcenar è effettivamente bravissima e quasi non c'è pagina in cui non sia presente almeno una frase di grande potenza, basta aprire il libro a caso per trovarne: alcuni passaggi sono straordinari per l'immagine indimenticabile che lasciano nella mente del lettore, come quando parlando dei edifici di nuova costruzione a Roma si dice che «i mattoni […] hanno il colore della carne dei vecchi», oppure che le strade sono il più grande dono fatto da Roma al mondo, o ancora a Villa Adriana immagina che «mani che non esistono ancora carezzeranno i fusti di queste colonne» (quest'ultima immagine è veramente memorabile). Il problema è che l'intero romanzo è scritto con ritmi e forme levigate e fondamentalmente sempre uguali che alla lunga stancano, annoiano e rischiano a volte persino l'effetto Bacio Perugina nel voler essere iconiche a ogni costo. La brutta sensazione prosegue anche durante la lettura dell'appendice con gli interessanti Taccuini di appunti, in cui la Yourcenar scrive «La sostanza, la struttura dell'essere umano non muta: non c'è cosa più stabile che la curva di una caviglia, il posto d'un tendine, la forma di un alluce», in barba non solo ai principi darwiniani, ma anche e soprattutto alla semplice constatazione che la dimensione del corpo degli antichi romani era molto diversa dalla nostra, dove gli uomini adulti superavano a malapena il metro e mezzo e quindi avevano forme ben più tozze delle attuali. Non è un caso che la parte migliore del romanzo è quella della morte di Antinoo: il celebre affogamento nel Nilo, immaginato dall'autrice come un rito magico (benché le fonti confermino che si trattò di un incidente), è raccontato come un noir, con una femme fatale, un luogo di perdizione, una passione mortale, segreti inconfessabili, silenzi, amore, lacrime, e il tutto in uno stile fosco e nient'affatto barocco che rende quelle quattro-cinque paginette davvero intense… ma tutto quel che c'è prima e dopo si perde negli infiniti sproloqui dell'imperatore che annacquano la trama. Poi certo, l'autrice ha effettivamente compiuto decenni di ricerche e letto innumerevoli libri in molte lingue per documentarsi al meglio, ma questa non è necessariamente una caratteristica che aggiunge qualità letteraria al libro, altrimenti tutte le tesi di laurea a tema storico sarebbero da considerarsi bellissimi romanzi; inoltre, come succitato, l'autrice ha mistificato volontariamente la scena clou del romanzo con la morte di Antinoo per motivi drammaturgici: la scelta è perfettamente accettabile, se non fosse che poi il resto del libro invece è estremamente tecnico e si avvicina molto spesso e molto pericolosamente all'arido trattato storiografico con elenchi di nomi, luoghi e fatti a volte francamente noiosi. Piccola nota finale per la traduzione della storica latina Lidia Storoni Mazzolani, squisitamente scorrevole eppure qua e là perplimente, come quando vengono citati i nomi attuali di posti geografici invece dei nomi antichi, o quando si usano unità di misura sospette probabilmente assenti nel II secolo d.C.; in ogni caso, anche la sua postfazione rende le appendici ancora più interessanti. Un libro potenzialmente clamoroso, ma purtroppo sprofondato nelle sabbie mobili di infinite, bellissime chiacchiere.

    ha scritto il 

  • 4

    Poco da dire di un libro che ha fatto la storia della letteratura, scritto in maniera impeccabile. L'unico rammarico è che non l'ho trovato un capovaloro, forse avevo troppe aspettative

    ha scritto il 

  • 5

    Concepito dall’autrice sotto forma di una lunga lettera che l’ormai malato Adriano scrive a Marco Aurelio, questo romanzo vede il protagonista raccontare in prima persona fatti e vicende della sua vit ...continua

    Concepito dall’autrice sotto forma di una lunga lettera che l’ormai malato Adriano scrive a Marco Aurelio, questo romanzo vede il protagonista raccontare in prima persona fatti e vicende della sua vita, pubblica e privata.
    Da imperatore illuminato, comprese presto che bisognava consolidare i confini dell'impero, piuttosto che espanderlo con ulteriori conquiste che a lui già apparivano effimere. Si doveva avere attenzione per quei “barbari” che, attirati da un mondo più ricco, premevano alle porte e lo si doveva fare possibilmente senza combatterli ed in ogni caso, contro di loro, la guerra avrebbe potuto soltanto ritardare il crollo finale, non impedirlo.
    Analogie con i nostri tempi?...
    Ciò che maggiormente resta di questa lettura, è la necessità di Adriano di andare oltre la morte: la sua, dell'amato Antinoo e quella dell’Impero.
    Grazie a queste pagine, si entra forse nell’ossessione principale dell’imperatore, che è poi il tentativo di superare proprio la morte grazie alla bellezza, e per questo, continuare a vivere nel ricordo degli altri.
    L’amore ci rende meno egoisti, finendo col donarci una doppia visione di questa vita, che passa così anche attraverso l’esistenza di chi amiamo.
    Tutto si amplifica, fino al punto di fare spazio a quel mondo parallelo che potremmo definire altro, che poi in fondo è il luogo dove vorremmo essere.
    Lì, e soltanto lì, perché non c’è altro dove, un altro posto in cui sentirci realmente noi stessi, con quella sensazione di essere finalmente “a casa” e la consapevolezza di aver cercato tutto questo ancora prima di aver incontrato l’essere amato.
    L’amore, quello grande, ci costringe in qualche modo ad osservarlo poi mentre si trasforma, cresce ed invecchia con noi, ed è così che ne scopriamo le diverse sfaccettature.
    L’amore distrugge la “normalità”, che è pura convenzione, perché nessuno può stabilire a priori cosa o chi è conveniente amare.
    L’amore è un qui da raggiungere, perché è altrove che vive, visto che non sembra far parte della nostra quotidianità, almeno non quanto vorremmo.
    L’amore, allagandoci mente e cuore con il pensiero dell’altro, al punto che anche la carne sembra rispondere ad una ragione che non è più nostra, genera emozioni capaci di smuovere il mondo.
    Di questa parola, spesso eccessivamente usata, tanto da essere divenuta un banale intercalare, è piuttosto controversa l’etimologia.
    Piuttosto che accettare a-mores, cioè privo di costumi, preferisco quel verbo mao, di origine greca, che vale come desidero o meglio ancora a-mors, dove l’alfa privativo sta ad indicare proprio il contrario della morte, l’idea di un sentimento in grado di sopravviverle.
    Proprio per questo, non esiste in amore angoscia più grande di un addio mal consumato, così simile alla morte, che per quanto ci sforziamo di renderla parte della vita, è comunque pur sempre un’interruzione.
    Fu forse questa motivazione che spinse Adriano a commissionare un numero impressionante di statue con le sembianze dell’ormai perduto Antinoo, nel tentativo, forse, di perpetuarne il ricordo.
    Opporsi al tempo…
    L’amore…la morte…il dolore per una perdita non finisce, non ci abbandona del tutto, permane nel labirinto della nostra anima.
    E allora non importa essere cavallo o cavaliere, pensarsi nuotatore e vedersi onda, conta solo sentirsi vento, perché è questo il vero segreto per essere completamente partecipi della vita, abbracciandola.

    ha scritto il 

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