Memorie di Adriano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(8803)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 354 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Catalano , Olandese , Turco

Isbn-10: A000024908 | Isbn-13: 9788806174088 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Lidia Storoni Mazzolani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il capolavoro di Marguerite Yourcenar unisce al cesello perfetto della ricostruzione storica il coraggio di presentare a tutto tondo un grand'uomo, l'altezza del suo pensiero, la disponibilità intellettuale, le intuizioni profetiche, donandoci non già un saggio erudito, ma un libro dei giorni nostri, e dei giorni a venire. Perché, come ha scritto la Yourcenar, «non siamo i soli a guardare in faccia un avvenire inesorabile». I taccuini di appunti dell'autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio. La nota della traduttrice, Lidia Storoni Mazzolani, ci regala la storia di un'amicizia nata lavorando insieme alla versione italiana.
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  • 5

    Concepito dall’autrice sotto forma di una lunga lettera che l’ormai malato Adriano scrive a Marco Aurelio, questo romanzo vede il protagonista raccontare in prima persona fatti e vicende della sua vit ...continua

    Concepito dall’autrice sotto forma di una lunga lettera che l’ormai malato Adriano scrive a Marco Aurelio, questo romanzo vede il protagonista raccontare in prima persona fatti e vicende della sua vita, pubblica e privata.
    Da imperatore illuminato, comprese presto che bisognava consolidare i confini dell'impero, piuttosto che espanderlo con ulteriori conquiste che a lui già apparivano effimere. Si doveva avere attenzione per quei “barbari” che, attirati da un mondo più ricco, premevano alle porte e lo si doveva fare possibilmente senza combatterli ed in ogni caso, contro di loro, la guerra avrebbe potuto soltanto ritardare il crollo finale, non impedirlo.
    Analogie con i nostri tempi?...
    Ciò che maggiormente resta di questa lettura, è la necessità di Adriano di andare oltre la morte: la sua, dell'amato Antinoo e quella dell’Impero.
    Grazie a queste pagine, si entra forse nell’ossessione principale dell’imperatore, che è poi il tentativo di superare proprio la morte grazie alla bellezza, e per questo, continuare a vivere nel ricordo degli altri.
    L’amore ci rende meno egoisti, finendo col donarci una doppia visione di questa vita, che passa così anche attraverso l’esistenza di chi amiamo.
    Tutto si amplifica, fino al punto di fare spazio a quel mondo parallelo che potremmo definire altro, che poi in fondo è il luogo dove vorremmo essere.
    Lì, e soltanto lì, perché non c’è altro dove, un altro posto in cui sentirci realmente noi stessi, con quella sensazione di essere finalmente “a casa” e la consapevolezza di aver cercato tutto questo ancora prima di aver incontrato l’essere amato.
    L’amore, quello grande, ci costringe in qualche modo ad osservarlo poi mentre si trasforma, cresce ed invecchia con noi, ed è così che ne scopriamo le diverse sfaccettature.
    L’amore distrugge la “normalità”, che è pura convenzione, perché nessuno può stabilire a priori cosa o chi è conveniente amare.
    L’amore è un qui da raggiungere, perché è altrove che vive, visto che non sembra far parte della nostra quotidianità, almeno non quanto vorremmo.
    L’amore, allagandoci mente e cuore con il pensiero dell’altro, al punto che anche la carne sembra rispondere ad una ragione che non è più nostra, genera emozioni capaci di smuovere il mondo.
    Di questa parola, spesso eccessivamente usata, tanto da essere divenuta un banale intercalare, è piuttosto controversa l’etimologia.
    Piuttosto che accettare a-mores, cioè privo di costumi, preferisco quel verbo mao, di origine greca, che vale come desidero o meglio ancora a-mors, dove l’alfa privativo sta ad indicare proprio il contrario della morte, l’idea di un sentimento in grado di sopravviverle.
    Proprio per questo, non esiste in amore angoscia più grande di un addio mal consumato, così simile alla morte, che per quanto ci sforziamo di renderla parte della vita, è comunque pur sempre un’interruzione.
    Fu forse questa motivazione che spinse Adriano a commissionare un numero impressionante di statue con le sembianze dell’ormai perduto Antinoo, nel tentativo, forse, di perpetuarne il ricordo.
    Opporsi al tempo…
    L’amore…la morte…il dolore per una perdita non finisce, non ci abbandona del tutto, permane nel labirinto della nostra anima.
    E allora non importa essere cavallo o cavaliere, pensarsi nuotatore e vedersi onda, conta solo sentirsi vento, perché è questo il vero segreto per essere completamente partecipi della vita, abbracciandola.

    ha scritto il 

  • 4

    [...]

    La mia vita, in cui tutto è arrivato tardi - il potere, la felicità -, assumeva lo splendore del meriggio, la radiosità solare delle ore di siesta, quando tutto è soffuso di un'atmosfera dorata, ...continua

    [...]

    La mia vita, in cui tutto è arrivato tardi - il potere, la felicità -, assumeva lo splendore del meriggio, la radiosità solare delle ore di siesta, quando tutto è soffuso di un'atmosfera dorata, gli oggetti della nostra camera e il corpo disteso al nostro fianco. La passione appagata ha la sua innocenza, fragile quasi quanto ogni altra: il resto della bellezza umana declinava al rango di spettacolo, cessava d'esser quella selvaggina di cui ero stato il cacciatore. Quell'avventura iniziata in modo banale arricchiva la mia vita, ma la rendeva, d'altro canto, più semplice: l'avvenire contava poco; cessavo d'interrogare gli oracoli; le stelle non furono più, d'allora in poi, che disegni mirabili sulla volta del cielo.

    [...]

    ha scritto il 

  • 5

    Animula vagula blandula

    'Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme l ...continua

    'Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più..
    cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti..'

    ha scritto il 

  • 4

    “I cinici e i moralisti si trovano d’accordo nel collocare le voluttà dell’amore tra i piaceri cosiddetti volgari, tra quello del mangiare e del bere, pur dichiarandole meno indispensabili, poiché, ci ...continua

    “I cinici e i moralisti si trovano d’accordo nel collocare le voluttà dell’amore tra i piaceri cosiddetti volgari, tra quello del mangiare e del bere, pur dichiarandole meno indispensabili, poiché, ci assicurano, se ne può fare a meno. Dal moralista mi aspetto di tutto: ma mi stupisce che s’inganni il cinico. Ammettiamo che gli uni come gli altri abbiano paura dei loro demoni - sia che resistano sia che cedano a essi - e che cerchino con ogni mezzo di avvilire il piacere per cercar di sottrargli la potenza quasi terribile alla quale soccombono, il mistero dal quale si sentono travolti. Accetterò di assimilare l’amore alle gioie puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell’essere amato. Di tutti i nostri giochi, questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone. In qualsiasi altro caso, l’astinenza o la sregolatezza non impegnano che l’individuo; salvo il caso di Diogene, le cui privazioni, il cui lucido pessimismo si definiscono da sé, ogni atto sensuale ci pone in presenza dell’Altro, ci coinvolge nelle esigenze e nelle servitù della scelta. Non ne conosco altre ove l’uomo sia spinto a risolversi da motivi più elementari e ineluttabili, ove l’oggetto della scelta venga valutato con maggiore esattezza per il peso dei piaceri che offre, ove chi ama il vero abbia maggiori possibilità di giudicare la creatura umana nella sua nudità. Stupisco nel veder formarsi di nuovo ogni volta - nonostante un abbandono che tanto eguaglia quello della morte, un’umiltà che supera quello della sconfitta e della preghiera - quel complesso di dinieghi, di responsabilità, di promesse: povere confessioni, fragili menzogne, compromessi appassionati tra i nostri piaceri e quelli dell’Altro, legami che sembra impossibile infrangere e che pure si sciolgono così rapidamente. Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore di un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. Le parole ingannano: la parola piacere, infatti, nasconde realtà contraddittorie, implica al tempo stesso i concetti di calore, di dolcezza, d’intimità dei corpi, e quelli di violenza, d’agonia, di grida. La piccola frase oscena di Poseidonio - che t’ho visto ricopiare sul tuo quaderno di scuola con una diligenza da primo della classe - a proposito dell’attrito di due piccole parti di carne, non definisce il fenomeno dell’amore, così come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito dei suoni. Più ancora che alla volontà, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di sangue, di epidermide, a questa rossa nube di cui l’anima è la folgore.
    Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e - fin dov’è possibile - d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perché è animata da un’individualità diversa dalla nostra, e perché è dotata più o meno di certi attributi di bellezza sui quali, del resto, anche i giudici migliori son discorsi.”
    (Marguerite Yourcenar, “Memorie di Adriano”, ed. Einaudi)

    Quattro stelle per un libro che nella mia libreria risulta abbandonato? Sì, perché non resisto, i libri di Bernhard che ho comprato a Roma mi chiamano. Mi dispiace un po' abbandonare "Memorie di Adriano", ma non ce la faccio.
    Bello, nulla da dire, ma c'è troppo Adriano, mentre a me piacciono soprattutto le parti in cui c'è la Yourcenar, i pensieri sull'amore, sui sogni, sulla morte. Adriano a colloquio con i Parti non è male, ma non mi eccita.
    Insomma, forse era meglio se avesse scritto, solo per me, "Memorie di Marguerite". No, così non può andare avanti; è stata una relazione breve ma intensa, ne serberò comunque un bel ricordo.
    Vieni qua, Thomas, sono pronto al peggio!

    ha scritto il 

  • 4

    rilettura per la casa delle donne. Mi è piaciuto molto la prima volta, ma questa ho colto solo la pesantezza del testo... una faticaccia. però sempre molto affascinante e bello.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Magia simpatica, così Marguerite Yourcenar definisce il tentativo di trasferirsi con il pensiero nell’interiorità di qualcuno. Ed è quello che succede in questo magico volume, dove attraverso le paro ...continua

    Magia simpatica, così Marguerite Yourcenar definisce il tentativo di trasferirsi con il pensiero nell’interiorità di qualcuno. Ed è quello che succede in questo magico volume, dove attraverso le parole dell’Autrice riviviamo uno dei personaggi più importanti della storia di Roma: l’imperatore Adriano. Scritto sotto forma di “memoria”, cioè non di diario – come tiene a precisare la Yourcenar nel suo taccuino di appunti -, il racconto attraversa la vita di un uomo, dell’uomo più potente al mondo, nel momento in cui si avvicina la morte per una grave malattia. Grave a tal punto che Adriano chiede di essere ucciso, in nome del diritto di una persona di stabilire quando si è arrivati al momento della sua inutilità, ma che nessuno soddisfa proprio in quanto Dio e Imperatore. Il viaggio nel ricordo, il viaggio nella vita non può che rimanere impresso per le migliaia di emozioni che suscitano nella lettura. Si tratta indubbiamente di un romanzo storico – l’opera di ricerca della Yourcenar è tutta nella nota al libro – ma raccontato sotto forma di romanzo e sotto un punto di vista mai banale che fa riflettere continuamente. L’unico consiglio che mi sento di dare nel proporre la lettura di questo bel volume è quello di farlo precedere da una breve lettura sulla vita di Adriano, giusto per non essere troppo “spaesati!.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura non semplicissima, libro molto denso di riferimenti, concetti, spunti di riflessione, mi ha fatto venire la voglia di andare ad approfondire aspetti e nozioni ormai dimenticati dai tempi della ...continua

    Lettura non semplicissima, libro molto denso di riferimenti, concetti, spunti di riflessione, mi ha fatto venire la voglia di andare ad approfondire aspetti e nozioni ormai dimenticati dai tempi della scuola. Va dato pieno merito alla scrittrice per aver fatto sicuramente un lavoro di ricerca non da poco, unico neo forse si percepisce che il libro è stato scritto da una donna, certi sentimentalismi di troppo si addicono più ad una personalità femminile.

    ha scritto il 

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