Un adolescente «distratto e solitario» cresce nella lontana Bucovina, margine estremo dell'imperial-regia monarchia absburgica, là dove i resti dell'eredità del Sacro Romano Impero d'Occidente si confrontano direttamente con quelli del Sacro Romano Impero d'Oriente e della Sublime Porta di CostantinContinue
Un adolescente «distratto e solitario» cresce nella lontana Bucovina, margine estremo dell'imperial-regia monarchia absburgica, là dove i resti dell'eredità del Sacro Romano Impero d'Occidente si confrontano direttamente con quelli del Sacro Romano Impero d'Oriente e della Sublime Porta di Costantinopoli. Terra di confine, crogiolo di popoli e razze: austriaci, tedeschi, slavi, turchi, armeni, ebrei. I resti dei grandi imperi crollano nella guerra mondiale, l'estrema provincia dell'Impero absburgico diventa il Regno di Romania, le province confinanti si trasformano in quella che sarà la «questione balcanica». Rimane il crogiolo di popoli e razze, con il suo misto di nostalgia austro-ungarica, revanscismo tedesco, aspirazioni nazionali, semplice «compresenza» della comunità ebraica. Il ragazzo austriaco si trasforma in un giovane rumeno, si trasferisce nella capitale del regno, Bucarest, e poi a Vienna, e diventa uomo. Lo accompagna, nei cinque gradini della sua vita che costituiscono le cinque parti del romanzo, una condizione quasi naturale, quasi ineluttabile, quella dell'antisemitismo. Il miscuglio di popoli e razze in mezzo al quale è nato e cresciuto, pare avere trovato un elemento unificante - non scritto, ma semplicemente reale - nel mantenere separata da se - presente eppure estranea - la «diversità» degli ebrei. Così si sviluppano le memorie dell'io narrante, un individuo «antisemita» quasi per destino, per collocazione storica e sociale.