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Memorie di un artista della delusione

Di

Editore: Minimum Fax

3.6
(101)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8875211221 | Isbn-13: 9788875211226 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Martina Testa

Genere: Art, Architecture & Photography

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Descrizione del libro
Nei brani raccolti in questo volume Lethem commenta e celebra la musica,i film, i libri che lo hanno accompagnato nella sua crescita umana eintellettuale (da Philip K. Dick ai fumetti della Marvel, da John Cassavetesa James Brown, una serie di piccole e grandi ossessioni che spesso, sfumando,lo lasciavano tanto «deluso» quanto ansioso di nuovi stimoli) e al tempostesso racconta la sua infanzia in una famiglia bohemién, l'adolescenzanella mitica e violenta New York degli anni Settanta, la sua formazioneletteraria.
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  • 2

    Delusione, appunto

    Operazione editoriale simile a Zona disagio di Franzen, qui ancora più che lì quello che mi viene di pensare in casi del genere è che per guardarsi così tanto l'ombelico - e farlo guardare a tutti noi - bisogna essere particolarmente dotati di talento e capacità, altrimenti l'esito è incerto, sof ...continua

    Operazione editoriale simile a Zona disagio di Franzen, qui ancora più che lì quello che mi viene di pensare in casi del genere è che per guardarsi così tanto l'ombelico - e farlo guardare a tutti noi - bisogna essere particolarmente dotati di talento e capacità, altrimenti l'esito è incerto, sofferente, noioso, e alla fine la domanda è: "embè??".

    I fumetti (come in Zona disagio, tra l'altro), i film, i libri, gli scrittori, gli oggetti della vita, e i familiari. Tutto già fatto, già sentito, senza quel salto in più che possa appassionare.

    Per riuscire in un'operazione del genere bisogna essere (e chiedo scusa per la mia ossessione in merito) almeno David Foster Wallace. Se penso che, a proposito di "Di carne e di nulla", raccolta postuma di pezzi inediti, ho letto e sentito dire più e più volte con scherno e disprezzo "hanno raschiato il fondo del barile", mi viene da ridere. Ma quei pezzi, quei fondi di barile, sono tutti bellissimi, di una limpidezza intellettuale entusiasmante, il riflesso di una capacità di pensiero e di riflessione sovrumana! DFW che parla di film e registi, per esempio: che goduria incommensurabile! Non facciamo a Lethem il pessimo scherzo di mettere a confronto le sue pagine su Cassavetes con quelle di DFW su Lynch, su su, un po' di pietà! Per non nominare neanche il Wallace che parla di scrittori e scrittura, niente ma proprio niente a che vedere.

    E allora mi chiedo perché per un prolifico e apprezzato romanziere - che ancora non posso valutare per non aver letto niente a parte questa raccolta di pensieri, ma che sicuramente avrà scritto cose ben più interessanti di questa - sia proprio necessario fare un'operazione di questo tipo, pensarla, e va bene, e poi arrivare addirittura fino a pubblicarla in libro.

    Questi pezzi, troppo avvitati su se stessi e sulla persona di Lethem, non hanno il respiro per essere libro, tutt'al più possono essere articoli di rivista o brani sul Web.

    ha scritto il 

  • 3

    Memorie di un artista della ripetizione

    Se avete già letto La fortezza della solitudine, potete, tranquillamente e con molta serenità, risparmiarvi questo.

    MA NON VALE ASSOLUTAMENTE IL CONTRARIO.

    ha scritto il 

  • 4

    I primi due saggi sono anche quelli più deboli. Da lì in poi è un crescendo, un'autobiografia personale sull'onda della cultura, delle letture, degli ascolti, perfettamente bilanciati tra passione adolescenziale e rigore critico.
    I libri e i dischi entrano letteralmente nel tessuto memorialistic ...continua

    I primi due saggi sono anche quelli più deboli. Da lì in poi è un crescendo, un'autobiografia personale sull'onda della cultura, delle letture, degli ascolti, perfettamente bilanciati tra passione adolescenziale e rigore critico. I libri e i dischi entrano letteralmente nel tessuto memorialistico di Lethem, accavallandosi ai ricordi (a volte dolorosi) della sua vita, diventando poi parte stessa dell'esperienza del lettore.

    ha scritto il 

  • 3

    lettura piacevole, specialmente per chi ama le dissertazioni in libertà su libri, dischi, film e compagnia bella. E' praticamente un "dietro le quinte" de LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE, di cui svela, togliendogli forse un po' di magia, i forti riferimenti autobiografici. Alla fine si ha la sensazi ...continua

    lettura piacevole, specialmente per chi ama le dissertazioni in libertà su libri, dischi, film e compagnia bella. E' praticamente un "dietro le quinte" de LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE, di cui svela, togliendogli forse un po' di magia, i forti riferimenti autobiografici. Alla fine si ha la sensazione che Lethem si guardi un po' troppo l'ombelico (altri direbbero "guarda dentro sè stesso"), filtrando tutto alla luce della sua esperienza di crescita senza la madre. In questo senso è meglio il capitolo finale su James Brown (che infatti è nato come articolo per una rivista).

    ha scritto il 

  • 5

    Del 2005.
    Autobiografia sotto forma di 7 saggi su: metropolitana di New York, letteratura contemporanea, fumetti, pittura, P. K. Dick, il pittore R. Lethem (il padre), il regista Cassavetes, eccetera. Geniale. E si capisce che la Fortezza della solitudine è molto autobiografico.
    Bella anche la bo ...continua

    Del 2005. Autobiografia sotto forma di 7 saggi su: metropolitana di New York, letteratura contemporanea, fumetti, pittura, P. K. Dick, il pittore R. Lethem (il padre), il regista Cassavetes, eccetera. Geniale. E si capisce che la Fortezza della solitudine è molto autobiografico. Bella anche la bonus track su James Brown (che conosco molto poco).

    ha scritto il 

  • 4

    Capita a volte di imbattersi in autori che sembra abbiano scritto le loro cose apposta per te. Beh… io non ho praticamente nulla in comune con Jonathan Lethem eppure leggendo i saggi raccolti in questo volume - o come m'è successo leggendo La fortezza della solitudine - non p ...continua

    Capita a volte di imbattersi in autori che sembra abbiano scritto le loro cose apposta per te. Beh… io non ho praticamente nulla in comune con Jonathan Lethem eppure leggendo i saggi raccolti in questo volume - o come m'è successo leggendo La fortezza della solitudine - non posso fare a meno di ritrovare nelle sue parole e nei suoi racconti moltissime cose del mio passato. Tra le tante occasioni di interesse e di riflessione di queste Memorie di un artista della delusione mi piace ricordare l'excursus sull'opera omnia di Philip Dick (che è in qualche modo esemplare di come dal ghetto fantascientifico si possa - e si debba - uscire, se non altro per dare un'occhiata al resto del mondo, senza perdere nulla dell'amore che ci lega a certi luoghi) e la voracità onnivora nei confronti di libri dischi cinema che emerge prepotente dal racconto delle vicissitudini familiari del giovane Lethem e che ha caratterizzato l'adolescenza anche di parecchi di noi qua fuori. Un ultima nota sulla bonus track del volume, ovvero un lungo pezzo appassionato, attento e disincantato sul padrino del soul. James Brown non è mai stato tra i miei soul-men preferiti, però accidenti, che razza di uomo!

    http://iguanajo.blogspot.com/2010/02/letture-gennaio-2010.html

    ha scritto il 

  • 3

    Bello, ma è meglio Wallace...

    Mi è piaciuto, ma visto che la casa editrice è la stessa e anche il tipo di volume, posso dire di preferire di gran lunga Wallace a Lethem.
    JL è altrettanto colto di DFW e ha una scrittura sempre molto piacevole, ma non ha né l'ironia né la capacità di esprimere il flusso di coscienza e di pensi ...continua

    Mi è piaciuto, ma visto che la casa editrice è la stessa e anche il tipo di volume, posso dire di preferire di gran lunga Wallace a Lethem. JL è altrettanto colto di DFW e ha una scrittura sempre molto piacevole, ma non ha né l'ironia né la capacità di esprimere il flusso di coscienza e di pensieri che facevano grande la prosa saggistica del suo omologo. Non voglio a limitarmi a questo paragone però, perché ho considerato quello di Lethem un libro molto interessante in cui, a prescindere dagli argomenti trattati, emerge una storia di vita tanto romanticamente attaccata alla cultura quanto ammantata di tristezza. Memorie di un artista della delusione è una sorta di biografia per opere in cui un uomo si rispecchia nel proprio consumo culturale e lo rende motivo per ricordare frammenti sparsi della propria esistenza. Un originale collage di emozioni in cui prima si intravede una figura e poi se ne distingue in un secondo momento la sostanza, che sarebbero le sensazioni e le vicende dell'autore. Una buona lettura, ma non un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 2

    Solo l’ultimo pezzo, quello su James Brown, meriterebbe l’acquisto di questo libro, ma nonostante questo devo dire che il resto è abbastanza altalenante, al di là dell’indubbia qualità letteraria di Lethem, il vostro piacere di lettura dipenderà molto dall’affinità o l’interesse per i temi tratta ...continua

    Solo l’ultimo pezzo, quello su James Brown, meriterebbe l’acquisto di questo libro, ma nonostante questo devo dire che il resto è abbastanza altalenante, al di là dell’indubbia qualità letteraria di Lethem, il vostro piacere di lettura dipenderà molto dall’affinità o l’interesse per i temi trattatati.</p>

    http://www.subliminalpop.com/?p=2029

    ha scritto il