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Memorie di un cacciatore

Di

Editore: Garzanti Libri

3.9
(228)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811364248 | Isbn-13: 9788811364245 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. R. Fasanelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    La vecchia Russia

    Una sorta di diario che diventa un documentario della vecchia Russia. Il protagonista, un agiato cacciatore, si aggira tra i boschi, i villaggi e le locande russe incontrando vari personaggi e ci fa c ...continua

    Una sorta di diario che diventa un documentario della vecchia Russia. Il protagonista, un agiato cacciatore, si aggira tra i boschi, i villaggi e le locande russe incontrando vari personaggi e ci fa conoscere quelli che erano i russi dell'ottocento. Incontriamo la ricchezza e la povertà, la superstizione, la rabbia, l'amicizia, la morte, la paura, la rassegnazione, l'amore per le cose semplici e il rispetto per i padroni, direttamente in un periodo in cui era ancora in vigore la servitù e le anime venivano ereditate di padre in figlio.
    Il narratore è attento e di poche parole, tanto da far vedere il bene e il male da ogni suo racconto, ma senza influenzare troppo il lettore.
    Ben scritto e dettagliato anche per le digressioni sui paesaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    A primavera è più facile dirsi addio.

    L’ho preso in biblioteca e a lettura ultimata ho cominciato a cercarne una copia magari nelle librerie dell’usato online e ho chiesto alla donna che ho sposato, proprio in questi giorni sarà nei press ...continua

    L’ho preso in biblioteca e a lettura ultimata ho cominciato a cercarne una copia magari nelle librerie dell’usato online e ho chiesto alla donna che ho sposato, proprio in questi giorni sarà nei pressi delle bancarelle dei libri superstiti di Port’Alba (nei pressi intendo un paio di chilometri, via piedi), di cercarci lei per me le “Memorie di un cacciatore” di Turgenev; c’è una libreria, la mia preferita, che ha gran parte del catalogo classici della Garzanti a metà prezzo, la riconversione dall’assetto ‘scolastico’ presumo non duri oltre ottobre, io proverei lì; sempre io trovi la forza civile di restituirlo in biblioteca, il libro (ma come si è ridotto, in quel palazzaccio umido: ingiallito come fosse un fondo raro, e è stato stampato nel 1985 dalla Mondadori; che carta di merda utilizzava la Mondadori nel 1985?), e sono in ritardo di parecchio, avrei dovuto riconsegnarlo verso metà dicembre scorso.

    Freddamente (questo è uno dei libri meglio scritti di tutti i tempi delle mie letture, un libro che mi ribadisce perché mai sono circa venti anni - ho iniziato verso i dodici - che credo la letteratura sia una cosa seria, importante, urgente, come la democrazia, i cieli chiari d’inverno, i valori delle analisi cliniche senza asterischi e l’abolizione delle religioni istituzionali; quindi devo trattarlo con un certo distacco, non deve capire quanto mi abbia in suo potere, è uno di quei libri così maturi che ha in disprezzo chiunque non gli rivolga lo stesso placido e inflessibile temperamento critico che lui ha per i suoi soggetti) è la storia di un nobile suppergiù di trenta anni come me, che non avendo altro da fare va a caccia e di battuta in battuta s’inciucia dei fatti di chi lo ospita o di chi si accampa nei suoi paraggi o di chi non sa di essere spiato da lui mentre si tiene nascosto dietro un tronco d’albero nella foresta o dietro un tramezzo in una casaccia di legno (e chi c’è dietro quell’albero, una contadinotta di cui si è preso gioco il valletto di un signorotto che trascorre un semestre in campagna e un semestre in una delle due capitali? E dietro il tramezzo ci sono dei dipendenti miserabili che trafficano cercando di far ricavato sul lavoro dei sottoposti, del tutto identici in questo al loro padrone oltre che proprietario terriero ma con la differenza che il proprietario terriero può essere pure un minchione mentre loro non possono permetterselo? Certo che ci sono loro; insomma, chi vuoi trovarci, a guardar bene, se non il genere umano nelle sue umanissime degenerazioni?). Turgenev si riempie il paniere di loro, è come li decapitasse tutti, che paniere magico il suo, aprilo e ne vengono fuori pezzi di mondo che il caso ha voluto fosse russo e i relativi abitanti che un po’ lo infestano un po’ lo disinfestano.

    Freddamente non ne posso dire altro, questo libro devo leggerlo almeno un altro paio di volte prima di non sentirmi braccato da lui, dovrei studiare il russo e in meno di una decina di anni non credo che riuscirei a cavare qualcosa, dovrei imparare tutte le sue tracce per cominciare a seminarlo sapendo come nascondergli le mie.

    Ogni racconto merita una cura e uno studio particolari e se in me più forte delle altre sono state le storielle dei bambini lasciati a guardia di un pascolo di notte, degne di un horror alla felliniana, sarà perché sono quelle che hanno attraversato meglio il mio bosco, catturandomi tra le risate e gli spaventi.
    Scrivere venticinque racconti, distinguibilissimi e inconfondibili, montati ciascuno in un suo modo, con un registro dialogico e un approccio narrativo pensati uno per uno e senza che si possa sapere quale sia quello che più invoglia a finirlo, a leggere il ‘fatto’ che contiene con il fiato mozzato come durante un inseguimento o come durante l’attesa che la preda si mostri, è una impresa degna di un romanzo con un solo personaggio e centinaia di pagine dove tutte siano una più necessaria e irrinunciabile dell’altra, e a me che non frega niente della natura e dei paesaggi quanto sono piaciuti da asciugarmi la bocca e bagnarmi gli occhi, i temporali di Turgenev, le tremule, la segale, i cantati corali degli uccelli che scadenzano le ore della sera.

    Nelle pagine di Turgenev ogni frase porta con sé il protagonista di una storia dalla durata di una frase, che sia la storia di una ruga, di uno stivale di corteccia, di un cavallo, di un villaggio, di una vecchia, di un prato, di un nipote, di una zingara, di un medico, di uno sguardo, di una esclamazione, di una bambina, di un mazzolino di viole, di un isterico, di un albero che cade, di una finestra, di una pistola, di una ruota che cigola, di una capanna, di una teiera, di una beccaccia, di un discendente degli zar, di una stalla, di un ebreo, di una tassa, di una canzoncina, di una morta, di un burrone, di un torrentello, di un naso, di un manuale di agrimensura, di un babbino, di uno starosta, di un odnodvorec, di uno stupido levriero, di un debitore, di una cartuccia, di una sella, di un caffettano di nanchino, di un governatorato, di un amore, di un boccale, di un cacciatore, è importante, ma non importantissimo, dai.

    Quel che conta è salvare il mondo ficcandolo in un paniere da caccia dopo avergli sparato con la doppietta che prima l’ha guardato fisso coi suoi due occhi da sparo.

    ha scritto il 

  • 5

    Tolstoi ebbe a dire che, dopo aver letto le Memorie d’un cacciatore, continuare a scrivere era in un certo senso difficile anche per lui.
    Le Memorie sono un affresco della società russa dell’epoca, co ...continua

    Tolstoi ebbe a dire che, dopo aver letto le Memorie d’un cacciatore, continuare a scrivere era in un certo senso difficile anche per lui.
    Le Memorie sono un affresco della società russa dell’epoca, con i suoi schiavi, le busse alle donne, la povertà più nera.
    Decine di personaggi ritratti con poche ma incisive parole che ti pare di vederli in una foto. Paesaggi stupendi che ti pare di attraversare in tutte le stagioni e in tutte le ore del giorno

    ha scritto il 

  • 5

    “ Eccola , la vecchia Russia! “

    Personaggi , immagini , storie minime e frammenti di vita fra le isbe e la campagna della Russia di metà ottocento quando i ricchi erano veramente tali ed i poveri morivano di fame e di stenti .
    Racco ...continua

    Personaggi , immagini , storie minime e frammenti di vita fra le isbe e la campagna della Russia di metà ottocento quando i ricchi erano veramente tali ed i poveri morivano di fame e di stenti .
    Racconti semplici , affreschi asciutti e quasi fotografici , che assumono anche un innegabile valore di denuncia sociale, a fare da contorno alla miseria ed alla durissima vita dei contadini , dei servi della gleba considerati come oggetti e quindi sfruttati e maltrattati al pari degli animali da padroni crudeli ed insensibili .
    E poi , come una cornice di valore che aumenta ed impreziosisce una tela già di per sé pregevolissima, delicate descrizioni della natura che assiste imperturbabile alle miserie degli uomini ,e che inserisco senza esitazione tra le parti più belle della raccolta,
    portandomi a considerare questa lettura come veramente indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 5

    serie di racconti scritti e ambientati a metà 800, di ispirazione sociale e politica, una galleria di storie e personaggi in particolare sull'emancipazione dei servi della gleba

    ha scritto il 

  • 0

    usciva dalla libreria, con il suo alfabeta, voleva
    solo andare a casa, mettersi comodo

    bere e mangiare e alfabeta
    invece

    va a fare il baby-sitter d'emergenza
    io, uno così, che rinuncia a una birra si ...continua

    usciva dalla libreria, con il suo alfabeta, voleva
    solo andare a casa, mettersi comodo

    bere e mangiare e alfabeta
    invece

    va a fare il baby-sitter d'emergenza
    io, uno così, che rinuncia a una birra sicura

    [a casa sua] per fare il baby-sitter in una casa
    dove scoprirà [con raccapriccio] la totale assenza

    di alcool, uno così, io direi che bisognerebbe
    come minimo intitolargli un aereoporto

    o almeno una discesa di quelle che portano ai garage
    dei condomini

    ci sarà una discesa senza nome

    ha scritto il 

  • 3

    Le descrizioni di questi racconti, sono così perfette che ci fanno immergere nelle ambientazioni, tanto da sentire gli odori ed i rumori del bosco, camminando insieme al protagonista.
    Alcuni frà quest ...continua

    Le descrizioni di questi racconti, sono così perfette che ci fanno immergere nelle ambientazioni, tanto da sentire gli odori ed i rumori del bosco, camminando insieme al protagonista.
    Alcuni frà questi mi sono piaciuti, altri meno, ma tutti ben scritti, al di là di quello che è il loro filo conduttore: la storia di questo cacciatore-girovago che cammina per boschi e conosce storie e personaggi della montagna.
    Racconti che possono essere letti anche poco a poco e separatamente.
    Certo non il meglio di Turgenev, anche se la scrittura è sempre impeccabile!

    ha scritto il 

  • 5

    Il titolo è fuorviante

    Oggi, un buon ufficio marketing lo cambierebbe in "Memorie di un fungaiolo" o "Memorie di un escursionista", e la sostanza dei racconti sarebbe rispettata.
    La vita nei boschi, nella Russia zarista com ...continua

    Oggi, un buon ufficio marketing lo cambierebbe in "Memorie di un fungaiolo" o "Memorie di un escursionista", e la sostanza dei racconti sarebbe rispettata.
    La vita nei boschi, nella Russia zarista come nella società di oggi, diviene il luogo privilegiato dove cadono le barriere sociali e l'aristocratico Turgenev può entrare in contatto con la realtà del suo tempo.
    A quel punto l'ego dell'autore sembra fare rispettosamente un passo indietro, per dare voce a quelle persone che non ne hanno.
    Tuttavia, non esiste solo tensione sociale: paesaggi e personaggi sono tratteggiati in modo meraviglioso. Non a caso, il grande critico Harold Bloom considera questi racconti tra i più belli di tutti i tempi.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro incendiario

    Così venne definito ,dagli ambienti reazionari, questo bellissimo libro di racconti.
    Turgheniew non ha certo bisogno di raccomandazioni e questo libro non solo ebbe grande successo, ma ebbe anche gran ...continua

    Così venne definito ,dagli ambienti reazionari, questo bellissimo libro di racconti.
    Turgheniew non ha certo bisogno di raccomandazioni e questo libro non solo ebbe grande successo, ma ebbe anche grandi meriti pratici, se è vero che lo Zar Alessandro II si decise alla liberazione dei servi della gleba dopo a verlo letto.

    ha scritto il