Memorie di un folle

Racconti d'autore, 19

Di

Editore: Il Sole 24 Ore (I libri della domenica)

3.8
(519)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 77 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Micozzi , Adriana De Angelis , Lorenzo Perrìa , Roberta Lanuti ; Curatore: Ilaria Piperno

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un uomo adulto racconta con trasporto il periodo della propria adolescenza, gli anni del collegio, "le risa e i pianti, il bianco e il nero, i singhiozzi venuti all'inizio dal cuore e poi stesi come un impasto in periodi sonori, le lacrime diluite in metafore romantiche". E il suo amore per una donna più grande, un'apparizione fulminea che accende i suoi sensi e lacera nel profondo la sua anima.
Quando scrive Memorie di un folle Flaubert ha diciassette anni, l'età tumultuosa e appassionata di chi ha appena cominciato a vivere.
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    Un mio amico legge tanto, tanti libri per esempio della Routledge, che sono bei libri, gran begli autori, e i libri sono belli, belle edizioni intendo, ti viene da leggere di tutto, ma comunque lui no ...continua

    Un mio amico legge tanto, tanti libri per esempio della Routledge, che sono bei libri, gran begli autori, e i libri sono belli, belle edizioni intendo, ti viene da leggere di tutto, ma comunque lui non legge solo queste edizioni qui, legge proprio tanto, non importa l'edizione per lui importano i contenuti lui vuole sapere, e quando gli chiedo perché lui vuole sapere lui mi cita Socrate una citazione che io ancora non capisco eppure lui me l'ha detta moltissime volte, e quando me la dice io mi distraggo e guardo alle belle etichette che lui infila tra le pagine, per ricordare le buone pagine, i suoi libri sono belli da vedere, lui pure infatti usa queste etichette piccoline fosforescenti che danno al libro un tocco gaio che io non riuscirò mai ad aggiungere alle mie letture, che invece sono poche e cascano a pezzi, le sue invece no, lui legge tanto, belle letture, senza scrivere sulle pagine ferma quello che gli interessa con le etichette fosforescenti, bello, e quando legge si vede che si sta impegnando, la sua testa poggiata sulla mano la sua faccia con un'espressione concentrata, pensierosa, ogni tanto si guarda anche intorno per vedere se qualcuno lo sta guardando, non so perché, e certi suoi sguardi poi sono così vacui che devono per forza contenere un mistero profondo, una riflessione complessa. E quando lo guardo vorrei ammirarlo, ma quando lo guardo mi riempio di tristezza e anche un po' mi viene da vomitare, un po' come quando mi incastro sulla parola 'begli'.

    ha scritto il 

  • 4

    17° lettura condivisa di SALERNO CHE LEGGE

    Questo libro l'ho letto in età sbagliata. Adesso posso ammirarne la scrittura, la sapienza grammaticale, l'incredibile lucidità di un giovinetto, ma non riesco più a farmi devastare dalla furia pubera ...continua

    Questo libro l'ho letto in età sbagliata. Adesso posso ammirarne la scrittura, la sapienza grammaticale, l'incredibile lucidità di un giovinetto, ma non riesco più a farmi devastare dalla furia puberale che ogni passo porta con sé. E' un racconto sulla fine dei sogni, sulla maturità che avanza, sui devastanti interrogativi che un uomo giovane e sensibile è portato a farsi. Ma c'è una domanda che mi pongo, e che penso tutti si pongano nel leggere un libro del genere: come è possibile che un giovane, seppur dotato di talento straordinario, possa regalare al mondo immagini così dettagliate e scritte in modo semplicemente perfetto? Cosa c'era, in quei tempi, che adesso non c'è più? Troppa comunicazione, oggi? Troppo disincanto? Troppa informazione? Troppi coglioni? Non saprei...
    Di solito non lo faccio, ma è doveroso riportare questo passo immenso, come uno dei più grandi monologhi della storia:
    "Sei grande, uomo! Non per il tuo corpo, certamente, ma per quest’anima che ti ha reso, tu dici, signore della natura: sei grande, padrone e forte. Ogni giorno infatti sconvolgi la Terra, scavi canali, innalzi palazzi, imbrigli fiumi, cogli l’erba, la cuoci e la mangi; solchi l’oceano con la prua dei tuoi vascelli e credi che tutto questo sia bello; ti credi migliore del’animale di cui ti nutri, più libero della foglia in balia del vento, più grande dell’aquila che volteggia sulle cime, forte più della Terra dalla quale trai il tuo pane e i tuoi diamanti, dell’oceano su cui corri. Ahimè! Ogni giorno la terra che tu scavi rinasce, i canali si insabbiano, i fiumi inondano i tuoi campi e le tue città, le pietre dei tuoi palazzi si sgretolano e crollano, le formiche corrono su troni e corone, e tutte le tue flotte non sapranno lasciare sull’acqua traccia più duratura di quella di una goccia d’acqua o del battito di un’ala di uccello. E tu, anche tu, passi su questo mare di secoli senza lasciare traccia di te più di quanto faccia la tua barca sulle onde. Ti reputi grande perché lavori senza sosta, ma proprio il lavoro è la prova della tua debolezza. Sei grande eppure muori, come il cane e la formica, ma con più rimpianto di loro, e poi imputridisci e allora ti chiedo, quando i vermi ti avranno mangiato, quando il tuo corpo sarà dissolto nella tomba e nemmeno la polvere resterà di te, dove sarai, uomo? Dove sarà mai la tua anima?Quest’anima che era il motore delle tue azioni, che spingeva il tuo cuore all’odio, all’invidia, a tutte le passioni, quest’anima che ti vendeva e ti portava a tante bassezze, ora dov’è? Esiste un luogo abbastanza sacro per riceverla? Tu rispetti e onori te stesso come un dio, hai inventato l’idea della dignità dell’uomo, idea che niente in natura potrebbe suggerire, vedendoti. Vuoi che ci si tolga il cappello davanti alla tua carogna umana, putrida di corruzione, ancorché più pura di te quando vivevi. Ecco la tua grandezza. Grandezza di polvere, maestà del nulla!".

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro l'ho letto in età sbagliata. Adesso posso ammirarne la scrittura, la sapienza grammaticale, l'incredibile lucidità di un giovinetto, ma non riesco più a farmi devastare dalla furia pubera ...continua

    Questo libro l'ho letto in età sbagliata. Adesso posso ammirarne la scrittura, la sapienza grammaticale, l'incredibile lucidità di un giovinetto, ma non riesco più a farmi devastare dalla furia puberale che ogni passo porta con sé. E' un racconto sulla fine dei sogni, sulla maturità che avanza, sui devastanti interrogativi che un uomo giovane e sensibile è portato a farsi. Ma c'è una domanda che mi pongo, e che penso tutti si pongano nel leggere un libro del genere: come è possibile che un giovane, seppur dotato di talento straordinario, possa regalare al mondo immagini così dettagliate e scritte in modo semplicemente perfetto? Cosa c'era, in quei tempi, che adesso non c'è più? Troppa comunicazione, oggi? Troppo disincanto? Troppa informazione? Troppi coglioni? Non saprei...
    Di solito non lo faccio, ma è doveroso riportare questo passo immenso, come uno dei più grandi monologhi della storia:
    "Sei grande, uomo! Non per il tuo corpo, certamente, ma per quest’anima che ti ha reso, tu dici, signore della natura: sei grande, padrone e forte. Ogni giorno infatti sconvolgi la Terra, scavi canali, innalzi palazzi, imbrigli fiumi, cogli l’erba, la cuoci e la mangi; solchi l’oceano con la prua dei tuoi vascelli e credi che tutto questo sia bello; ti credi migliore del’animale di cui ti nutri, più libero della foglia in balia del vento, più grande dell’aquila che volteggia sulle cime, forte più della Terra dalla quale trai il tuo pane e i tuoi diamanti, dell’oceano su cui corri. Ahimè! Ogni giorno la terra che tu scavi rinasce, i canali si insabbiano, i fiumi inondano i tuoi campi e le tue città, le pietre dei tuoi palazzi si sgretolano e crollano, le formiche corrono su troni e corone, e tutte le tue flotte non sapranno lasciare sull’acqua traccia più duratura di quella di una goccia d’acqua o del battito di un’ala di uccello. E tu, anche tu, passi su questo mare di secoli senza lasciare traccia di te più di quanto faccia la tua barca sulle onde. Ti reputi grande perché lavori senza sosta, ma proprio il lavoro è la prova della tua debolezza. Sei grande eppure muori, come il cane e la formica, ma con più rimpianto di loro, e poi imputridisci e allora ti chiedo, quando i vermi ti avranno mangiato, quando il tuo corpo sarà dissolto nella tomba e nemmeno la polvere resterà di te, dove sarai, uomo? Dove sarà mai la tua anima?Quest’anima che era il motore delle tue azioni, che spingeva il tuo cuore all’odio, all’invidia, a tutte le passioni, quest’anima che ti vendeva e ti portava a tante bassezze, ora dov’è? Esiste un luogo abbastanza sacro per riceverla? Tu rispetti e onori te stesso come un dio, hai inventato l’idea della dignità dell’uomo, idea che niente in natura potrebbe suggerire, vedendoti. Vuoi che ci si tolga il cappello davanti alla tua carogna umana, putrida di corruzione, ancorché più pura di te quando vivevi. Ecco la tua grandezza. Grandezza di polvere, maestà del nulla!".

    ha scritto il 

  • 3

    Ricordi di gioventù scritti da ... un giovane Flaubert. Prosa acerba pervasa di energia inutile e retorica come è giusto che sia quella di un giovane pieno di sé che guarda con sufficienza ai suoi sim ...continua

    Ricordi di gioventù scritti da ... un giovane Flaubert. Prosa acerba pervasa di energia inutile e retorica come è giusto che sia quella di un giovane pieno di sé che guarda con sufficienza ai suoi simili (o meglio più che simili direi fantozzianamente "inferiori" dato che non colgono le sue virtù).
    Nonostante tutto, è apprezzabile il suo essere uno sfogo sincero. La prende alla lontana, forse per imbarazzo, con i ricordi del collegio per arrivare, infine, al punto focale nel capitolo X dove si capisce che tutto nasce da un amore intenso che ha reso irrilevante ogni esperienza successiva.
    E' qui che si apprezza al meglio Flaubert: il suo stato d'animo vissuto, e dimenticato, da tanti è onesto.
    Peccato per il tono retorico che suona a noi insensibili moderni come eccessivo e quindi, forse, falso

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo Proust l'opera di Flaubert, dal movimento continuo, monotono, opaco, indefinito, è letterariamente senza precedenti.

    .."Vorrei qualcosa che non avesse bisogno di espressione nè di forma, qual ...continua

    Secondo Proust l'opera di Flaubert, dal movimento continuo, monotono, opaco, indefinito, è letterariamente senza precedenti.

    .."Vorrei qualcosa che non avesse bisogno di espressione nè di forma, qualcosa di puro come un profumo, forte come la pietra, inafferrabile come un canto, che fosse allo stesso tempo tutto questo e nessuna di queste cose.."

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura che seppur breve rende lampante le capacità stilistiche di un giovane Flaubert. Pessimistiche e profonde queste sue riflessioni, un ragazzo che a soli 17 anni è riuscito a mettere su carta ...continua

    Una lettura che seppur breve rende lampante le capacità stilistiche di un giovane Flaubert. Pessimistiche e profonde queste sue riflessioni, un ragazzo che a soli 17 anni è riuscito a mettere su carta spaccati della sua giovane vita con una maturità e universalità sconcertanti. Assolutamente da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Gustave Flaubert, tanto di cappello.
    Che saresti diventato un grande scrittore lo si capisce già da queste pagine autobiografiche. Una maturità stilistica che lascia sconvolti. C'è già tanto del Flaub ...continua

    Gustave Flaubert, tanto di cappello.
    Che saresti diventato un grande scrittore lo si capisce già da queste pagine autobiografiche. Una maturità stilistica che lascia sconvolti. C'è già tanto del Flaubert successivo, nella tematica come nei personaggi (solo io in Maria ci ho visto una Emma Bovary in nuce?). C'è tanto di lui anche nel modo di porsi verso l'esistenza, in quel "sentirsi vecchio" e nel desiderio di isolarsi. E' un'opera ancora strettamente romantica, liricissima.
    Detto ciò, "Memorie di un pazzo" mi ha fatto tenerezza. Se l'avessi letto una decina d'anni fa sarebbe stato probabilmente il mio libro preferito. Questo Flaubert diciassettenne è squisitamente adolescenziale nel descrivere i turbamenti del primo amore e le storture del mondo moderno e dell'anima umana. C'è, nelle sue pagine, l'avercela col mondo e con gli uomini in nome di una rabbia astratta e inclassificabile. C'è quell'amore assoluto e totale che è solo dell'adolescenza, che porta a promettere "per sempre", che sembra immortale e unico centro dell'esistenza. Vi sono sentimenti purissimi, non ancora macchiati dal relativismo dell'età adulta.
    Tutto quello che lui scrive è capitato anche a me di viverlo e pensarlo in termini molto simili durante i miei diciassette anni, e ne conservo ricordi nostalgici. Ma, appunto, sono ricordi. Leggo queste righe e rivedo, in qualche modo, la me stessa di allora; e la guardo con occhi affettuosi da sorella maggiore e con un sorriso addosso. Passa tutto, sì, anche questa rabbia universale. O si declina in modi differenti.
    Dunque grazie, Gustave, per questo viaggio nel tempo e nei ricordi. Mi hai fatto quasi commuovere, tanta è stata l'intensità.

    ha scritto il 

  • 4

    “Avevo da prima inteso di scrivere un romanzo intimo, dove lo scetticismo fosse spinto sino ai confini estremi della disperazione; ma a poco a poco, nel comporre, l’impressione personale filtrò di sot ...continua

    “Avevo da prima inteso di scrivere un romanzo intimo, dove lo scetticismo fosse spinto sino ai confini estremi della disperazione; ma a poco a poco, nel comporre, l’impressione personale filtrò di sotto la favola…"

    ha scritto il 

  • 0

    scatole d'argento...

    l’ottocento aveva molte cose da dire, tante da scoprire, le parole, le frasi riflettevano sempre sull’uomo , sulla società, sui sentimenti fino a farli detonare dentro le teste dei lettori. le storie ...continua

    l’ottocento aveva molte cose da dire, tante da scoprire, le parole, le frasi riflettevano sempre sull’uomo , sulla società, sui sentimenti fino a farli detonare dentro le teste dei lettori. le storie intrise di denunce verso l’ambiente culturale e umano, la massa urbanizzata che acquisiva diritti e schiavitù nuove mascherate di doveri che servivano all’elite collettiva.
    la scrittura voleva e doveva arrivare ovunque per creare coscienza.
    de andrè in un concerto disse, moltissimi anni fa, presentando giugno ’73: una piccola storia di un grande amore, un amore felicissimo. finchè è durato è stato meraviglioso, quando poi si è incrinato ed è diventato, come diceva flaubert, soprattutto una comunione di cattivi umori il giorno e di cattivi odori la notte, si è altrettanto felicemente concluso. quindi un amore felice in tutti i sensi.
    ho cosi scoperto flaubert, e ieri mi è capitato di leggere queSto piccolo omaggio all’umanità che mi ha fatto tenerezza per quanto onesta è la scrittura, per quanto l’autore prova a far entrare dentro il nostro cervello tutte le sue decalcomanie che diventano maschere.

    Leggere forse serve solo a questo, immaginare possibilità

    ha scritto il 

  • 5

    "Memorie di un pazzo" di Gustave Flaubert

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Profondo, toccante, lacerante; trasmette perfettamente ogni sensazione ed emozione dello scrittore, il suo modo di vivere e di pensare; un ragazzo/uomo fuo ...continua

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Profondo, toccante, lacerante; trasmette perfettamente ogni sensazione ed emozione dello scrittore, il suo modo di vivere e di pensare; un ragazzo/uomo fuori da ogni tempo con una sensibilità estrema.
    Consiglio vivamente.

    ha scritto il 

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