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Memorie di una ladra

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.8
(204)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback

Isbn-10: 881711443X | Isbn-13: 9788817114431 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Una ‘ladra’ a tutti gli effetti, con le dovute conseguenze punitive in carceri malsane e tra gente che della vita altrui non sa cosa farsene, certo, ma anche ‘ladra di vita’ vista la sua ostinazione a nascere con il suo ”grido rabbioso” che le spalancava le porte di un’esistenza ai margini ...continua

    Una ‘ladra’ a tutti gli effetti, con le dovute conseguenze punitive in carceri malsane e tra gente che della vita altrui non sa cosa farsene, certo, ma anche ‘ladra di vita’ vista la sua ostinazione a nascere con il suo ”grido rabbioso” che le spalancava le porte di un’esistenza ai margini di una società che non ha altri occhi se non quelli che non vedono o non vogliono vedere.
    Naturalmente si cresce in fretta, se si condivide la propria piccola scoperta con quella di altri esseri emarginati dalla ‘società bene’, la Strada per molti è Maestra di Vita, più in senso negativo che positivo, e per Teresa essa è amica ma anche nemica, se non sa come sopravvivere in un deserto di amore e di comprensione, se non sa fare tesoro delle esperienze proprie e di quelle di coloro con cui, ogni tanto, ha la (s)ventura di camminare, cadere e rialzarsi, solo per non affogare nel mare crudele della vita stessa.
    È dura la vita nelle diverse prigioni che hanno ospitato la Ladra, ma il desiderio di sopravvivere risulta essere più forte della rinuncia totale in nome di un domani che potrebbe essere, ma non lo sarà forse mai, ricco di meravigliosi doni/momenti di serenità.
    Su tutto domina la Fame, quella mancanza vera e propria di cibo che scava l’interno del corpo, lo risucchia senza lasciare una sola traccia di sazietà, perché anche quando si ha la fortuna di ‘sfamarsi’ nel vero senso della parola, l’intestino reagisce non accettando ciò che non riconosce essergli utile. Come la fame anche il Sonno gioca un ruolo importante, perché il corpo non può farne a meno, non vuole conoscerne la privazione, in quanto esso è fonte di un’esistenza più docile, più salutare.
    E il Coraggio e/o la Paura sono i compagni più solleciti, sempre pronti a stimolare o a limitare le azioni, inducendo spesso a compiere scelte sbagliate soprattutto se il primo non si rende conto di quale sia il ruolo della seconda in una procedere e/o in un retrocedere nella scala dell’esistenza, in cui il Pericolo è sempre in agguato.
    I tempi sono quelli della guerra e del dopoguerra durante i quali il povero non trova scampo, l’indigente diviene una nullità totale, i beni comuni non si sa neanche cosa siano, non vi è futuro per chi è costantemente sotto la coltre della solitudine, dell’ignoranza, dell’ignavia, dell’impossibilità di essere e sentirsi donne e uomini nella loro essenza più vera, privi e privati anche di un briciolo di dignità.
    Il Nulla diviene, così, il simbolo di una vita sempre e comunque Vuota e Svuotata di tutto, tale da far pronunciare alla protagonista parole che suonano come un monito per chi, invece, possiede qualcosa: ”La mia roba era niente perciò ho preso niente e me ne sono andata

    ha scritto il 

  • 2

    Della Maraini mi piace la camaleontica capacità di adeguare il proprio stile alle storie che racconta. Anche in questo libro si trasforma e presta la propria penna alla tormentata vita di Teresa, rappresentata con un incessante flusso di coscienza e quindi con l'immediatezza della lingua parlata ...continua

    Della Maraini mi piace la camaleontica capacità di adeguare il proprio stile alle storie che racconta. Anche in questo libro si trasforma e presta la propria penna alla tormentata vita di Teresa, rappresentata con un incessante flusso di coscienza e quindi con l'immediatezza della lingua parlata e relativi strafalcioni linguistici.
    L'esercizio di stile però alla lunga annoia, e per quanto ci si immedesimi nella sfortunata vita di Teresa - che pare inspiegabilmente incapace di perdere anche un biciolo della sua ingenuità - il tutto si riduce ad una successione di sfighe.

    ha scritto il 

  • 3

    Dice Teresa, dico io.

    Dice:
    «Che vorrà dalla mano? Me la dovrà leggere come uno zingaro, mi vorrà leggere se ho un destino di ladra.»

    Dico:
    Mi è piaciuto in parte l'espediente adottato da Dacia Maraini, il suo voler dare seguito all'inchiesta condotta nelle carceri di Rebibbia agli inizi degl ...continua

    Dice:
    «Che vorrà dalla mano? Me la dovrà leggere come uno zingaro, mi vorrà leggere se ho un destino di ladra.»

    Dico:
    Mi è piaciuto in parte l'espediente adottato da Dacia Maraini, il suo voler dare seguito all'inchiesta condotta nelle carceri di Rebibbia agli inizi degli anni Settanta scegliendo di dare voce a una delle carcerate, Teresa, che in prima persona, con parole semplici e un linguaggio povero, ci racconta la sua storia.
    La sua è una storia di miseria e ignoranza come tante, un'infanzia vissuta in stato di semi abbandono tra Anzio e Roma e poi in giro per l'Italia, e un alternarsi continuo di fughe, botte, furti, carcere, borseggi, manicomio criminale e poi carcere, uomini sbagliati e ancora carcere, il tutto filtrato dalla sua innocenza (iniziale) e dalla sua ingenuità (perpetua).

    Dice:
    «Facevo la sicura, ma il cuore mi girava in petto come una trottola»

    Dico:
    Ma alla lunga questo spaccato sociale, in cui da una parte ci sono i benestanti e dall'altra i miserabili, da una parte l'ingiustizia e dall'altra la legge, da una parte ci sono truffatori di tutte le specie capaci di truffarsi anche tra di loro ma anche pronti a slanci di grande solidarietà e generosità e dall'altra le persone 'comuni', cioè quelle che in carcere non ci vanno a finire, incapaci di compiere un solo gesto di umanità, ha finito per annoiarmi.
    Va bene il racconto semplice, va bene il sapore picaresco, va bene Teresa la ladra che solo a immaginarmela con la voce di Monica Vitti già mi fa simpatia, ma io speravo di sentire anche quella di Dacia Maraini, a mio parere un po' troppo defilata.

    Dice:
    «Io volevo essere libera, ero sempre stata libera come un uccello di bosco, all'aria aperta, magari a mangiare pane e pomodoro, ma libera»

    Dico:
    Quello che in ogni caso ne esce demolito, già allora, è il sistema carcerario: inefficiente, sovraccarico, tutt'altro che mirato al recupero ma al disprezzo e allo spregio delle più elementari norme di rispetto dell'essere umano.
    E le cose, ancora oggi, temo non siano cambiate granché.

    «Dice:
    Prendi la tua roba e esci.
    La mia roba era niente perciò ho preso niente e me ne sono andata.
    Dico: com'è che mi scarcerano?
    Dice: sei assolta per inesistenza di reato; il giudice Dell'Alba ha fatto un errore giudiziario»

    Dico:
    Fine del commento.

    Dice:
    «In carcere non ci voglio tornare più».

    http://youtu.be/ceqv9hzormI

    ha scritto il 

  • 4

    Dacia è sempre Dacia...

    Teresa, che parla in prima persona con una sintassi e un lessico da semi analfabeta, è un personaggio talmente vivo e "reale" che alla fine ti sembra di conoscerlo: tifi per lei, ti addolori per la sua (mala) sorte, speri che in qualche modo ce la faccia.


    Perché lo stile leggero, da romanz ...continua

    Teresa, che parla in prima persona con una sintassi e un lessico da semi analfabeta, è un personaggio talmente vivo e "reale" che alla fine ti sembra di conoscerlo: tifi per lei, ti addolori per la sua (mala) sorte, speri che in qualche modo ce la faccia.

    Perché lo stile leggero, da romanzo picaresco, maschera una storia drammatica, frutto di un'inchiesta approfondita sulle carceri femminili in Italia nel '900.

    Unica pecca: forse è un po' troppo lungo.

    ha scritto il 

  • 4

    Stile concitato, affannato: sono i ricordi di Teresa che affiorano tutti insieme e che Dacia Maraini ha contribuito a riordinare, tentando di identificarsi con la protagonista.
    A parlare in prima persona e’ la donna che la Maraini ha incontrato nel carcere di Rebibbia a Roma durante un’inch ...continua

    Stile concitato, affannato: sono i ricordi di Teresa che affiorano tutti insieme e che Dacia Maraini ha contribuito a riordinare, tentando di identificarsi con la protagonista.
    A parlare in prima persona e’ la donna che la Maraini ha incontrato nel carcere di Rebibbia a Roma durante un’inchiesta, una “bambina invecchiata”, buona, sempliciotta, che nella vita ha avuto la sfortuna di conoscere solo la miseria: ma lei non e’ una che si lamenta, sdrammatizza fino alla fine…quando le sue amiche si sono tutte sistemate e lei ancora no.
    E’ una storia letta tutta d’un fiato, che mi ha molto toccato: mi sono affezionata a Teresa anche se era una ladra e sono stata contenta di leggere che a lei e’ stata devoluta la meta’ dei proventi del libro e del film che ne e’ stato tratto, con Monica Vitti nei panni della nostra “eroina”.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'Italia che non c'è più

    E' un libro con la "presa diretta". La lingua di Teresa mi sembra la trascrizione di un'intervista televisiva, magari tratta da un'inchiesta su un'Italia che non c'è più, ma ancora viva fino ai primi anni '70. E in effetti il libro è del 1973.
    Per Teresa il furto più che una scelta è stato ...continua

    E' un libro con la "presa diretta". La lingua di Teresa mi sembra la trascrizione di un'intervista televisiva, magari tratta da un'inchiesta su un'Italia che non c'è più, ma ancora viva fino ai primi anni '70. E in effetti il libro è del 1973.
    Per Teresa il furto più che una scelta è stato il prezzo da pagare per la sua indipendenza. A quei tempi si poteva rubare senza essere esperti di elettronica o affiliati a una qualche organizzazione criminale. Bastava un po' d'ignoranza. Magari i ladri di oggi fossero come Teresa. Oggi anche per rubare devi aver studiato perché il furto è talmente sofisticato da mascherare i connotati del reato e apparire come un'attività legale.
    E in ogni caso prima o poi un bel condono lava via tutti i peccati.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi è piaciuto moltissimo. Teresa ci racconta in prima persona la sua vita, nel suo linguaggio povero ma efficace riesce ad emergere questa vita di povertà e miseria, di coraggio e forza di rialzarsi anche nel momento in cui l'indifferenza del mondo intero ti schiaffeggia. E' una denuncia sociale ...continua

    Mi è piaciuto moltissimo. Teresa ci racconta in prima persona la sua vita, nel suo linguaggio povero ma efficace riesce ad emergere questa vita di povertà e miseria, di coraggio e forza di rialzarsi anche nel momento in cui l'indifferenza del mondo intero ti schiaffeggia. E' una denuncia sociale del tempo ma ancora attuale, la situazione nelle carceri, l'abbandono di chi ne esce, l'impossibilità di redimersi dal percorso intrapreso una volta per errore.
    Teresa alla fine paradossalmente riesce ad essere un esempio di moralità ed onestà, pur nel suo essere inevitabilmente una ladra.

    ha scritto il