Memorie di una ladra

Di

Editore: Biblioteca universale Rizzoli (Superbur. Narrativa)

3.7
(221)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 296 | Formato: Paperback

Isbn-10: 881711443X | Isbn-13: 9788817114431 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 4

    Uno dei motivi per cui amo Dacia Maraini è la sua capacità di dare vita e voce a personaggi totalmente differenti l'uno dall'altro e calarsi completamente nella loro parte.

    Teresa è veramente esistit ...continua

    Uno dei motivi per cui amo Dacia Maraini è la sua capacità di dare vita e voce a personaggi totalmente differenti l'uno dall'altro e calarsi completamente nella loro parte.

    Teresa è veramente esistita, la stessa Maraini ce lo conferma: "L'ho incontrata in un carcere nel 1969, le ho parlato per due minuti e ho capito che era il personaggio che cercavo”.

    Attraverso un linguaggio schietto, disordinato e per niente colto, Teresa Numa ci racconta la sua storia. Ci par quasi di vederla questa donnina, 50 anni passati ma col viso di una trentenne, la cui unica colpa è quella di aver sempre bramato la libertà.

    I ricordi d'infanzia si mescolano in un chiaroscuro di emozioni: un rapporto quasi tranquillo (ma insofferente) con la madre, alla quale rubava i bottoni dei vestiti migliori per giocare a bottonella con le amiche, un pessimo rapporto con un padre padrone che, alla morte della moglie, si mette in casa l'amante e la sorella di questa - perfide e ricattatrici. E numerosi fratelli, chè quasi ne perdiamo il conto -e forse l'ha perso anche lei.

    Teresa sogna la libertà. E quando questa le viene offerta su un piatto d'argento (si fa per dire) quando il padre la sbatte fuori di casa, una gioia selvaggia la pervade. Ecco che, finalmente, potrà fare tutto quello che vorrà! Ma non sarà così facile, anzi. La ragazza dovrà barcamenarsi tra borseggi, truffe e contrabbando per riuscire a mettersi in tasca qualche soldo (speso, poi, con una rapidità impressionante),ma spesso e (mal)volentieri le cose prenderanno una brutta piega portandola in carcere.
    E si sa: quando vieni pescato una volta, verrai pescato sempre, anche quando non hai colpe. E se poi hai un carattere come quello di Teresa, che non si piega alle leccate di scarpe (per non dire altro), rischi anche di finire al manicomio di Pozzuoli solo perchè hai guardato nel modo sbagliato la persona sbagliata.

    Lo stile diretto e spesso sgrammaticato che viene utilizzato dalla Maraini per dar voce alla sua Teresa, quella voce ce la fa sentire davvero: un accento laziale, il tono arrochito dal fumo delle sigarette, i pensieri che se ne vanno liberi e senza filtri - tanto che, in un paio di punti, se ne scappa pure qualche bestemmia.
    Ma è lla voce di un popolo che troppo spesso viene messo a tacere. Gente che, nel secondo dopoguerra, non ha potuto far altro che viver di espedienti per sopravvivere; persone senza una cultura (che Teresa vorrebbe tanto farsi in carcere leggendo qualche libro ma che non può fare perchè le viene negato di avere un paio di occhiali per vederci meglio); uomini e donne veraci, ma non stupidi, che si costruiscono un futuro da sè, come possono.
    Ci sono i più furbi, che non si fanno acchiappare mai. Ci sono quelli che mettono la testa a posto, quelli che spariscono senza far più avere notizie di sè. Poi ci sono quelli che, come La Spagnola, ti restano vicini per tutta la vita, nonostante tutto e nonostante tutti. Infine ci sono quelli come Teresa che conoscono una sola strada e, per quanto facciano per uscirne, non riescono ad uscirne mai.

    Teresa è una protagonista che ti ispira simpatia: la vorresti abbracciare, quasi, quando ti racconta dei soprusi subiti, specialmente nella lettura delle pagine in cui viene descritto l'ambiente del manicomio di Pozzuoli. Vien da chiedersi come abbia fatto a mantenere la propria lucidità mentale, come possa essere ancora viva nonostante le malattie non curate, le condizioni igieniche dovute all'ambiente carcerario e un paio di imboscate in cui la lama del coltello a lei indirizzato non sono andate - miracolosamente - a buon fine.
    Forse perchè chi non ha davvero nulla da perdere non ha nemmeno nulla da temere.

    ha scritto il 

  • 3

    Una ‘ladra’ a tutti gli effetti, con le dovute conseguenze punitive in carceri malsane e tra gente che della vita altrui non sa cosa farsene, certo, ma anche ‘ladra di vita’ vista la sua ostinazione a ...continua

    Una ‘ladra’ a tutti gli effetti, con le dovute conseguenze punitive in carceri malsane e tra gente che della vita altrui non sa cosa farsene, certo, ma anche ‘ladra di vita’ vista la sua ostinazione a nascere con il suo ”grido rabbioso” che le spalancava le porte di un’esistenza ai margini di una società che non ha altri occhi se non quelli che non vedono o non vogliono vedere.
    Naturalmente si cresce in fretta, se si condivide la propria piccola scoperta con quella di altri esseri emarginati dalla ‘società bene’, la Strada per molti è Maestra di Vita, più in senso negativo che positivo, e per Teresa essa è amica ma anche nemica, se non sa come sopravvivere in un deserto di amore e di comprensione, se non sa fare tesoro delle esperienze proprie e di quelle di coloro con cui, ogni tanto, ha la (s)ventura di camminare, cadere e rialzarsi, solo per non affogare nel mare crudele della vita stessa.
    È dura la vita nelle diverse prigioni che hanno ospitato la Ladra, ma il desiderio di sopravvivere risulta essere più forte della rinuncia totale in nome di un domani che potrebbe essere, ma non lo sarà forse mai, ricco di meravigliosi doni/momenti di serenità.
    Su tutto domina la Fame, quella mancanza vera e propria di cibo che scava l’interno del corpo, lo risucchia senza lasciare una sola traccia di sazietà, perché anche quando si ha la fortuna di ‘sfamarsi’ nel vero senso della parola, l’intestino reagisce non accettando ciò che non riconosce essergli utile. Come la fame anche il Sonno gioca un ruolo importante, perché il corpo non può farne a meno, non vuole conoscerne la privazione, in quanto esso è fonte di un’esistenza più docile, più salutare.
    E il Coraggio e/o la Paura sono i compagni più solleciti, sempre pronti a stimolare o a limitare le azioni, inducendo spesso a compiere scelte sbagliate soprattutto se il primo non si rende conto di quale sia il ruolo della seconda in una procedere e/o in un retrocedere nella scala dell’esistenza, in cui il Pericolo è sempre in agguato.
    I tempi sono quelli della guerra e del dopoguerra durante i quali il povero non trova scampo, l’indigente diviene una nullità totale, i beni comuni non si sa neanche cosa siano, non vi è futuro per chi è costantemente sotto la coltre della solitudine, dell’ignoranza, dell’ignavia, dell’impossibilità di essere e sentirsi donne e uomini nella loro essenza più vera, privi e privati anche di un briciolo di dignità.
    Il Nulla diviene, così, il simbolo di una vita sempre e comunque Vuota e Svuotata di tutto, tale da far pronunciare alla protagonista parole che suonano come un monito per chi, invece, possiede qualcosa: ”La mia roba era niente perciò ho preso niente e me ne sono andata

    ha scritto il 

  • 2

    Della Maraini mi piace la camaleontica capacità di adeguare il proprio stile alle storie che racconta. Anche in questo libro si trasforma e presta la propria penna alla tormentata vita di Teresa, rapp ...continua

    Della Maraini mi piace la camaleontica capacità di adeguare il proprio stile alle storie che racconta. Anche in questo libro si trasforma e presta la propria penna alla tormentata vita di Teresa, rappresentata con un incessante flusso di coscienza e quindi con l'immediatezza della lingua parlata e relativi strafalcioni linguistici.
    L'esercizio di stile però alla lunga annoia, e per quanto ci si immedesimi nella sfortunata vita di Teresa - che pare inspiegabilmente incapace di perdere anche un biciolo della sua ingenuità - il tutto si riduce ad una successione di sfighe.

    ha scritto il 

  • 3

    Dice Teresa, dico io.

    Dice:
    «Che vorrà dalla mano? Me la dovrà leggere come uno zingaro, mi vorrà leggere se ho un destino di ladra.»

    Dico:
    Mi è piaciuto in parte l'espediente adottato da Dacia Maraini, il suo voler dare s ...continua

    Dice:
    «Che vorrà dalla mano? Me la dovrà leggere come uno zingaro, mi vorrà leggere se ho un destino di ladra.»

    Dico:
    Mi è piaciuto in parte l'espediente adottato da Dacia Maraini, il suo voler dare seguito all'inchiesta condotta nelle carceri di Rebibbia agli inizi degli anni Settanta scegliendo di dare voce a una delle carcerate, Teresa, che in prima persona, con parole semplici e un linguaggio povero, ci racconta la sua storia.
    La sua è una storia di miseria e ignoranza come tante, un'infanzia vissuta in stato di semi abbandono tra Anzio e Roma e poi in giro per l'Italia, e un alternarsi continuo di fughe, botte, furti, carcere, borseggi, manicomio criminale e poi carcere, uomini sbagliati e ancora carcere, il tutto filtrato dalla sua innocenza (iniziale) e dalla sua ingenuità (perpetua).

    Dice:
    «Facevo la sicura, ma il cuore mi girava in petto come una trottola»

    Dico:
    Ma alla lunga questo spaccato sociale, in cui da una parte ci sono i benestanti e dall'altra i miserabili, da una parte l'ingiustizia e dall'altra la legge, da una parte ci sono truffatori di tutte le specie capaci di truffarsi anche tra di loro ma anche pronti a slanci di grande solidarietà e generosità e dall'altra le persone 'comuni', cioè quelle che in carcere non ci vanno a finire, incapaci di compiere un solo gesto di umanità, ha finito per annoiarmi.
    Va bene il racconto semplice, va bene il sapore picaresco, va bene Teresa la ladra che solo a immaginarmela con la voce di Monica Vitti già mi fa simpatia, ma io speravo di sentire anche quella di Dacia Maraini, a mio parere un po' troppo defilata.

    Dice:
    «Io volevo essere libera, ero sempre stata libera come un uccello di bosco, all'aria aperta, magari a mangiare pane e pomodoro, ma libera»

    Dico:
    Quello che in ogni caso ne esce demolito, già allora, è il sistema carcerario: inefficiente, sovraccarico, tutt'altro che mirato al recupero ma al disprezzo e allo spregio delle più elementari norme di rispetto dell'essere umano.
    E le cose, ancora oggi, temo non siano cambiate granché.

    «Dice:
    Prendi la tua roba e esci.
    La mia roba era niente perciò ho preso niente e me ne sono andata.
    Dico: com'è che mi scarcerano?
    Dice: sei assolta per inesistenza di reato; il giudice Dell'Alba ha fatto un errore giudiziario»

    Dico:
    Fine del commento.

    Dice:
    «In carcere non ci voglio tornare più».

    http://youtu.be/ceqv9hzormI

    ha scritto il 

  • 4

    Dacia è sempre Dacia...

    Teresa, che parla in prima persona con una sintassi e un lessico da semi analfabeta, è un personaggio talmente vivo e "reale" che alla fine ti sembra di conoscerlo: tifi per lei, ti addolori per la su ...continua

    Teresa, che parla in prima persona con una sintassi e un lessico da semi analfabeta, è un personaggio talmente vivo e "reale" che alla fine ti sembra di conoscerlo: tifi per lei, ti addolori per la sua (mala) sorte, speri che in qualche modo ce la faccia.

    Perché lo stile leggero, da romanzo picaresco, maschera una storia drammatica, frutto di un'inchiesta approfondita sulle carceri femminili in Italia nel '900.

    Unica pecca: forse è un po' troppo lungo.

    ha scritto il 

  • 4

    Stile concitato, affannato: sono i ricordi di Teresa che affiorano tutti insieme e che Dacia Maraini ha contribuito a riordinare, tentando di identificarsi con la protagonista.
    A parlare in prima pers ...continua

    Stile concitato, affannato: sono i ricordi di Teresa che affiorano tutti insieme e che Dacia Maraini ha contribuito a riordinare, tentando di identificarsi con la protagonista.
    A parlare in prima persona e’ la donna che la Maraini ha incontrato nel carcere di Rebibbia a Roma durante un’inchiesta, una “bambina invecchiata”, buona, sempliciotta, che nella vita ha avuto la sfortuna di conoscere solo la miseria: ma lei non e’ una che si lamenta, sdrammatizza fino alla fine…quando le sue amiche si sono tutte sistemate e lei ancora no.
    E’ una storia letta tutta d’un fiato, che mi ha molto toccato: mi sono affezionata a Teresa anche se era una ladra e sono stata contenta di leggere che a lei e’ stata devoluta la meta’ dei proventi del libro e del film che ne e’ stato tratto, con Monica Vitti nei panni della nostra “eroina”.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'Italia che non c'è più

    E' un libro con la "presa diretta". La lingua di Teresa mi sembra la trascrizione di un'intervista televisiva, magari tratta da un'inchiesta su un'Italia che non c'è più, ma ancora viva fino ai primi ...continua

    E' un libro con la "presa diretta". La lingua di Teresa mi sembra la trascrizione di un'intervista televisiva, magari tratta da un'inchiesta su un'Italia che non c'è più, ma ancora viva fino ai primi anni '70. E in effetti il libro è del 1973.
    Per Teresa il furto più che una scelta è stato il prezzo da pagare per la sua indipendenza. A quei tempi si poteva rubare senza essere esperti di elettronica o affiliati a una qualche organizzazione criminale. Bastava un po' d'ignoranza. Magari i ladri di oggi fossero come Teresa. Oggi anche per rubare devi aver studiato perché il furto è talmente sofisticato da mascherare i connotati del reato e apparire come un'attività legale.
    E in ogni caso prima o poi un bel condono lava via tutti i peccati.

    ha scritto il