Mendel el de los libros

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Publisher: Acantilado

4.1
(1020)

Language: Español | Number of Pages: 57 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Italian , German

Isbn-10: 8496834905 | Isbn-13: 9788496834903 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
Narra la trágica historia de un excéntrico librero de viejo que pasa sus días sentado siempre a la misma mesa en uno de los muchos cafés de la ciudad de Viena. En 1915 Jackob Mendel es enviado a un campo de concentración, acusado injustamente de colaborar con los enemigos del Imperio austrohúngaro. Breve y brillante relato sobre la exclusión en Europa en la primera mitad del siglo XX.
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    Vivere completamente immersi nei libri, lasciando il mondo fuori e ignorando la realtà, è una scelta, volontaria o meno, che si paga sempre a caro prezzo. Ne sa qualcosa il povero signor Mendel, dotat ...continue

    Vivere completamente immersi nei libri, lasciando il mondo fuori e ignorando la realtà, è una scelta, volontaria o meno, che si paga sempre a caro prezzo. Ne sa qualcosa il povero signor Mendel, dotato di una capacità più unica che rara di ricordare qualsiasi libro, l'anno della sua pubblicazione, l'argomento di cui tratta ma soprattutto dotato di un amore per la carta stampata paragonabile solo a quello che un uomo può provare per una donna, forse anche di più.
    C'è venerazione, quasi fanatismo nell'esistenza totalmente asservita ai libri del signor Mendel.
    Ignora completamente ciò che accade nel mondo, tanto da non rendersi nemmeno conto che la prima guerra mondiale è in atto.
    Zweig è riuscito a racchiudere in questa storia triste e malinconica di sole 53 pagine più di un tema su cui riflettere:
    - l'amore per i libri che è qualcosa di prezioso, ma, se ti ci perdi troppo dentro, diventa come una malattia, come non leggere affatto;
    - l'oblio che, dopo questa vita, accoglie tutte le persone di questo mondo, dai più famosi agli sconosciuti, dagli intellettuali agli ignoranti. Di fatti, trascorsi molti anni, l'ormai vecchio studente che è la voce narrante del racconto, si ripresenterà al Caffè Gluck, luogo dove per ben 33 anni il Signor Mendel era uso a sedersi al solito tavolino circondato dai suoi libri e da collezionisti o accademici che chiedevano informazioni per qualche rarità introvabile. Sono bastati pochi anni dalla scomparsa di Mendel dei libri che non solo quegli stessi astanti non si ricorderanno più di lui, non solo i camerieri della nuova gestione del locale non sapranno nemmeno di chi stesse parlando, ma egli stesso farà fatica a ricordarsene. L'unica a mostrare di avere ancora nel suo cuore e nella sua memoria il ricordo del vecchio Mendel sarà la vecchia custode delle toilette del locale, la sola a non aver mai avuto nulla a che fare con i libri.
    Qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi vita scegliamo di condurre, rimaniamo vivi solo nel ricordo degli altri.
    Questi due temi, che sembrano indipendenti l'uno dall'altro, si uniscono in una frase che sembra quasi un avvertimento: " i libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l'oblio".
    Davvero un gioiellino!

    said on 

  • 2

    È la prima volta che uno scritto di Zweig mi delude e questo crea in me una difficoltà di esprimere le ragioni che sottendono a questa delusione. La prima alla quale mi appiglio è la brevità, ma – pre ...continue

    È la prima volta che uno scritto di Zweig mi delude e questo crea in me una difficoltà di esprimere le ragioni che sottendono a questa delusione. La prima alla quale mi appiglio è la brevità, ma – presa singolarmente- sarebbe ben poca cosa; unita ad essa una debole struttura narrativa se paragonata a quelle che animano altri suoi scritti brevi quali “Novella degli scacchi” o “Sovvertimento dei sensi”. In ultimo un’assenza quasi totale del suo spirito che ritrovo solo quando debolmente ci sussurra che il mondo procede per via diretta verso repentini cambiamenti:”..tutto ciò che è unico diventa sempre più prezioso in questo nostro mondo che va fortemente divenendo più uniforme”. Qui la delusione verso il cambiamento è resa attraverso il destino di un uomo di grande cultura, di grande capacità intellettiva che viene annientato dai tempi i quali, per natura, per scelta, con ostinazione, con rassegnazione, subisce nel momento in cui non li riconosce e non li vive. Mendel è totalmente assorbito dalla sua inumana capacità di accumulare dati e informazioni sui libri, dal Caffè Gluk, dove vive appartato dal mondo, è punto di riferimento per pochi eletti di Vienna, non perché scelti personalmente da lui ma perché naturalmente selezionati dalle loro attività intellettuali che li portano, quando si trovano in una qualche difficoltà di reperimento del testo, a farsi aiutare da questo alto ingegno. Saranno proprio loro poi a rappresentare all’uopo una momentanea ancora di salvezza in un periodo in cui la barbarie del nostro piccolo mondo sarà capace di generare campi di internamento in ogni Paese coinvolto nella prima guerra mondiale. È chiaro l’intento di denuncia , è emblematica la mestizia del personaggio, è inaccettabile il suo destino e con essa anche la triste profezia che essa racchiude : la vittoria della caducità e dell’oblio. I nostri tempi ne sono una triste conferma. Dov’è la cultura dei libri?

    said on 

  • 4

    «Quella meraviglia del mondo isolata dal mondo»

    Mendel dei libri è un piccolo, stupendo gioiello di carta, anche esteticamente: immancabile per i cultori dell'oggetto - libro.
    E poi è commovente, pur nella sua brevità.
    Immaginare quel «piccolo, aff ...continue

    Mendel dei libri è un piccolo, stupendo gioiello di carta, anche esteticamente: immancabile per i cultori dell'oggetto - libro.
    E poi è commovente, pur nella sua brevità.
    Immaginare quel «piccolo, affatto anonimo rivendugliolo di libri», solo a un tavolo del Caffè Gluck di Vienna, tutto preso a consultare i suoi amati volumi tra l’indifferenza dei più, non può che sortire questo effetto.
    C'è tanta ammirazione, tanto affetto per questo personaggio, ma chi può davvero asserire di apprezzarlo fino al midollo? Se da un lato ogni lettore vorrebbe essere come lui, avere anche solo una piccola percentuale delle sue infinite conoscenze, dall'altro forse riconosce anche una parte di sé che non gli piace: quella mania di conoscere sempre di più, di divorare nomi e titoli, di comprare e possedere, senza magari soffermarsi un po' di più a riflettere.

    «Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano. In Jacob Mendel, in quel piccolo rivendugliolo galiziano con i suoi libri, avevo visto personificato per la prima volta - ero giovane allora - il grande mistero della concentrazione assoluta, che rende tali l'artista e lo studioso, il vero saggio e il perfetto monomane, la tragica ventura e sventura della piena possessione.»

    Tutta la vicenda si snoda nel breve tempo di una giornata, che si dilata nel ricordo: l’io narrante si trova in un caffè di Vienna, un piccolo locale che mi piace immaginare simile al Kärntner Bar di Adolf Loos; qui viene assalito da un ricordo, dapprima non chiaramente giustificabile ma che poi si fa sempre più nitido, fino a condurci alla particolare figura di Mendel.
    Jacob Mendel è il sovrano di un mondo fuori dal mondo: il mondo dei libri. Tutti gli esperti di letteratura lo conoscono e tutti si recano da lui, in una sorta di pellegrinaggio, quando hanno bisogno di una bibliografia completa su un determinato argomento: non importa quale sia il tema, Mendel saprà dare una risposta, molto meglio di quanto saprebbe fare qualsivoglia esperto del settore; e che nessuno si permetta di annotare i testi da lui citati o di offrirgli un compenso per il suo servizio, in quanto potrebbe offendere la sua vanità, che è forse l’unica caratteristica che lo accomuna al resto dell’umanità.

    «Grazie a lui mi ero avvicinato per la prima volta al grande mistero, ovvero al fatto che, se mai nella nostre esistenza riusciamo ad attingere qualcosa di speciale, qualcosa di più elevato, ciò accade solo al prezzo di una particolare concentrazione interiore, di una paranoia sublime e, nella sua sacralità, affine alla follia.»

    Eppure, una persona così unica – in un mondo sempre più uguale a se stesso – è stata dimenticata da quasi tutti, compreso l’io narrante, che per molti anni aveva completamente rimosso la meraviglia e l’incredibile stima che provava per quest’uomo: ci troviamo così di fronte al tema della memoria e della vita che prosegue dopo la morte grazie al ricordo di altre persone.
    Risulta forse inevitabile chiedersi se Mendel - al di là di tutti i titoli, delle edizioni disponibili, dei prezzi - vada oltre a una conoscenza così catalogica che rende sì onore alla sua memoria d'elefante, ma lascia qualche dubbio sul suo rapporto più intimo e personale con i libri e con il loro contenuto.

    «Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo»: c’è un forte contrasto tra Mendel e tutto il resto del mondo, ma nessuna delle due alternative di vita pare giusta in assoluto. Ci si trova di fronte all'annosa questione che separa l’intellettuale, che sta bene con se stesso ma è solo per definizione, e la società, che dà invece una parvenza di maggiore serenità e garantisce un certo grado di socialità. Nel mezzo sta il compromesso e la passiva accettazione di regole e norme dettate da altri.
    La commozione è invece legata al finale del libro, che ha forse il sapore del monito: Mendel pagherà infatti la propria ingenuità, perché il suo isolamento lo porterà a non rendersi conto di quanto accade intorno a lui.

    Lui, «quella meraviglia del mondo isolata dal mondo».

    said on 

  • 4

    Mendel dei libri - Stefan Zweig 4 stelle spirituali

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in ...continue

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in gamba di Vienna, e non solo, anche un originale, un preistorico biblio-sauro di una razza ormai in via d’estinzione».

    "E gli esperti di libri conoscevano tutti Jakob Mendel".

    "...era arrivato a Vienna per studiare da rabbino; ma ben presto aveva abbandonato quel severo Dio unico che era Yahveh per consacrarsi al rutilante e sfaccettato politeismo dei libri".

    Ecco, per me, quest'ultima frase ha qualcosa che rassomiglia al mio amore per i libri. Non possiedono la verità (e chi la possiede se non un pazzo o dio in persona, a conoscerlo... e si sarebbe forse pazzi, a conoscerlo?). Ma i libri ci possono ragionare sopra. E pare poco?

    said on 

  • 5

    “A che scopo vivere,quando il vento stesso che ci sospinge spazza via anche l’ultima traccia del passo appena compiuto?”

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria ...continue

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria straordinaria, riferita solo alla catalogazione e non al contenuto, la morale, costante nella storia, che non solo tutto il sapere del mondo è custodito nei libri, ma importante è anche conservarli bene e serbarne memoria, pena l’oblio che in poco tempo rischierebbe di cancellare tutto, questo anche alla luce del grande impegno che molte dittature, e anche qualche regime più illuminato, hanno avuto nell’indicare nel contenuto di molti libri il peggior nemico dei loro sistemi politici.
    La composta figura di Mendel nella sua completa estraneità alle vicende che si svolgono intorno a lui vuole sottolineare la sacralità della lettura e del libro come veicolo di diffusione del sapere in cui è rappresentata tutta la storia dell’umanità.
    Un immenso patrimonio di cui sempre gli uomini sono responsabili: nel bene, quando sono impegnati a salvarlo e custodirlo; nel male, quando distruggono e cancellano identità secolari nei libri in cui sono custodite.
    Nel racconto il male è appunto costituito da persone che credono di vedere cose che nella realtà non hanno ragion d’essere e che purtroppo saranno la rovina di Mendel dei libri che dopo il loro incontro non ricorderà più nulla scivolando fatalmente verso una tragica fine.
    Rovinosa metafora di quello che sono capaci di fare gli uomini quando sono consapevoli di quello che fanno, ma ancora peggio quando agiscono spinti soltanto dalla più cieca ignoranza…

    said on 

  • 4

    "Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo."

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in att ...continue

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in atto la prima guerra mondiale, mantiene i contatti con i suoi fornitori libreschi francesi e inglesi per il tramite di cartoline.

    Per lui nulla importa se non i libri e la passione che nutre per essi. E il gesto della lettura. Sacro.

    "Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano."

    Tomi, volumi. Un catalogo enciclopedico vivente che con straordinaria memoria è in grado di ricordare, delle diverse edizioni, costi, copertine, dimensioni e caratteristiche della carta.

    Poi. Il mondo che cambia. La censura. I controlli. La polizia. Non si capisce. Non si comprende come possa esistere un uomo cui non può 'fregar di meno' di ciò che sta avvenendo intorno a lui. Un mondo che non può ammettere eccezioni. Un mondo in cui non c'è spazio per i libri e la cultura. Un mondo fatto di interessi economici, un mondo abitato da sentimenti di intolleranza verso la diversità.

    "Innanzitutto perché l’unicità diventa ogni giorno più preziosa in questo nostro mondo che irrimediabilmente va facendosi sempre più uniforme."

    Schiacciato. Umiliato. Incarcerato. Ma, soprattutto, impossibilitato a leggere.

    "gli occhiali caddero a terra con un tintinnio, e il suo magico telescopio per contemplare il mondo dello spirito andò in frantumi"

    Impossibile non immedesimarsi nella disperazione di Mendel nel mentre di quegli occhiali che cadono.

    È qui ritrovo appieno lo Zweig de "Il mondo di ieri". Deluso e amareggiato dal degrado della civiltà mittleuropea dopo la prima guerra mondiale.

    Ecco. Prodromi di un degrado.

    said on 

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