Mendel el de los libros

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Publisher: Acantilado

4.1
(1003)

Language: Español | Number of Pages: 57 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Italian , German

Isbn-10: 8496834905 | Isbn-13: 9788496834903 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
Narra la trágica historia de un excéntrico librero de viejo que pasa sus días sentado siempre a la misma mesa en uno de los muchos cafés de la ciudad de Viena. En 1915 Jackob Mendel es enviado a un campo de concentración, acusado injustamente de colaborar con los enemigos del Imperio austrohúngaro. Breve y brillante relato sobre la exclusión en Europa en la primera mitad del siglo XX.
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  • 4

    «Quella meraviglia del mondo isolata dal mondo»

    Mendel dei libri è un piccolo, stupendo gioiello di carta, anche esteticamente: immancabile per i cultori dell'oggetto - libro.
    E poi è commovente, pur nella sua brevità.
    Immaginare quel «piccolo, aff ...continue

    Mendel dei libri è un piccolo, stupendo gioiello di carta, anche esteticamente: immancabile per i cultori dell'oggetto - libro.
    E poi è commovente, pur nella sua brevità.
    Immaginare quel «piccolo, affatto anonimo rivendugliolo di libri», solo a un tavolo del Caffè Gluck di Vienna, tutto preso a consultare i suoi amati volumi tra l’indifferenza dei più, non può che sortire questo effetto.
    C'è tanta ammirazione, tanto affetto per questo personaggio, ma chi può davvero asserire di apprezzarlo fino al midollo? Se da un lato ogni lettore vorrebbe essere come lui, avere anche solo una piccola percentuale delle sue infinite conoscenze, dall'altro forse riconosce anche una parte di sé che non gli piace: quella mania di conoscere sempre di più, di divorare nomi e titoli, di comprare e possedere, senza magari soffermarsi un po' di più a riflettere.

    «Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano. In Jacob Mendel, in quel piccolo rivendugliolo galiziano con i suoi libri, avevo visto personificato per la prima volta - ero giovane allora - il grande mistero della concentrazione assoluta, che rende tali l'artista e lo studioso, il vero saggio e il perfetto monomane, la tragica ventura e sventura della piena possessione.»

    Tutta la vicenda si snoda nel breve tempo di una giornata, che si dilata nel ricordo: l’io narrante si trova in un caffè di Vienna, un piccolo locale che mi piace immaginare simile al Kärntner Bar di Adolf Loos; qui viene assalito da un ricordo, dapprima non chiaramente giustificabile ma che poi si fa sempre più nitido, fino a condurci alla particolare figura di Mendel.
    Jacob Mendel è il sovrano di un mondo fuori dal mondo: il mondo dei libri. Tutti gli esperti di letteratura lo conoscono e tutti si recano da lui, in una sorta di pellegrinaggio, quando hanno bisogno di una bibliografia completa su un determinato argomento: non importa quale sia il tema, Mendel saprà dare una risposta, molto meglio di quanto saprebbe fare qualsivoglia esperto del settore; e che nessuno si permetta di annotare i testi da lui citati o di offrirgli un compenso per il suo servizio, in quanto potrebbe offendere la sua vanità, che è forse l’unica caratteristica che lo accomuna al resto dell’umanità.

    «Grazie a lui mi ero avvicinato per la prima volta al grande mistero, ovvero al fatto che, se mai nella nostre esistenza riusciamo ad attingere qualcosa di speciale, qualcosa di più elevato, ciò accade solo al prezzo di una particolare concentrazione interiore, di una paranoia sublime e, nella sua sacralità, affine alla follia.»

    Eppure, una persona così unica – in un mondo sempre più uguale a se stesso – è stata dimenticata da quasi tutti, compreso l’io narrante, che per molti anni aveva completamente rimosso la meraviglia e l’incredibile stima che provava per quest’uomo: ci troviamo così di fronte al tema della memoria e della vita che prosegue dopo la morte grazie al ricordo di altre persone.
    Risulta forse inevitabile chiedersi se Mendel - al di là di tutti i titoli, delle edizioni disponibili, dei prezzi - vada oltre a una conoscenza così catalogica che rende sì onore alla sua memoria d'elefante, ma lascia qualche dubbio sul suo rapporto più intimo e personale con i libri e con il loro contenuto.

    «Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo»: c’è un forte contrasto tra Mendel e tutto il resto del mondo, ma nessuna delle due alternative di vita pare giusta in assoluto. Ci si trova di fronte all'annosa questione che separa l’intellettuale, che sta bene con se stesso ma è solo per definizione, e la società, che dà invece una parvenza di maggiore serenità e garantisce un certo grado di socialità. Nel mezzo sta il compromesso e la passiva accettazione di regole e norme dettate da altri.
    La commozione è invece legata al finale del libro, che ha forse il sapore del monito: Mendel pagherà infatti la propria ingenuità, perché il suo isolamento lo porterà a non rendersi conto di quanto accade intorno a lui.

    Lui, «quella meraviglia del mondo isolata dal mondo».

    said on 

  • 4

    Mendel dei libri - Stefan Zweig 4 stelle spirituali

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in ...continue

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in gamba di Vienna, e non solo, anche un originale, un preistorico biblio-sauro di una razza ormai in via d’estinzione».

    "E gli esperti di libri conoscevano tutti Jakob Mendel".

    "...era arrivato a Vienna per studiare da rabbino; ma ben presto aveva abbandonato quel severo Dio unico che era Yahveh per consacrarsi al rutilante e sfaccettato politeismo dei libri".

    Ecco, per me, quest'ultima frase ha qualcosa che rassomiglia al mio amore per i libri. Non possiedono la verità (e chi la possiede se non un pazzo o dio in persona, a conoscerlo... e si sarebbe forse pazzi, a conoscerlo?). Ma i libri ci possono ragionare sopra. E pare poco?

    said on 

  • 5

    “A che scopo vivere,quando il vento stesso che ci sospinge spazza via anche l’ultima traccia del passo appena compiuto?”

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria ...continue

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria straordinaria, riferita solo alla catalogazione e non al contenuto, la morale, costante nella storia, che non solo tutto il sapere del mondo è custodito nei libri, ma importante è anche conservarli bene e serbarne memoria, pena l’oblio che in poco tempo rischierebbe di cancellare tutto, questo anche alla luce del grande impegno che molte dittature, e anche qualche regime più illuminato, hanno avuto nell’indicare nel contenuto di molti libri il peggior nemico dei loro sistemi politici.
    La composta figura di Mendel nella sua completa estraneità alle vicende che si svolgono intorno a lui vuole sottolineare la sacralità della lettura e del libro come veicolo di diffusione del sapere in cui è rappresentata tutta la storia dell’umanità.
    Un immenso patrimonio di cui sempre gli uomini sono responsabili: nel bene, quando sono impegnati a salvarlo e custodirlo; nel male, quando distruggono e cancellano identità secolari nei libri in cui sono custodite.
    Nel racconto il male è appunto costituito da persone che credono di vedere cose che nella realtà non hanno ragion d’essere e che purtroppo saranno la rovina di Mendel dei libri che dopo il loro incontro non ricorderà più nulla scivolando fatalmente verso una tragica fine.
    Rovinosa metafora di quello che sono capaci di fare gli uomini quando sono consapevoli di quello che fanno, ma ancora peggio quando agiscono spinti soltanto dalla più cieca ignoranza…

    said on 

  • 4

    "Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo."

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in att ...continue

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in atto la prima guerra mondiale, mantiene i contatti con i suoi fornitori libreschi francesi e inglesi per il tramite di cartoline.

    Per lui nulla importa se non i libri e la passione che nutre per essi. E il gesto della lettura. Sacro.

    "Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano."

    Tomi, volumi. Un catalogo enciclopedico vivente che con straordinaria memoria è in grado di ricordare, delle diverse edizioni, costi, copertine, dimensioni e caratteristiche della carta.

    Poi. Il mondo che cambia. La censura. I controlli. La polizia. Non si capisce. Non si comprende come possa esistere un uomo cui non può 'fregar di meno' di ciò che sta avvenendo intorno a lui. Un mondo che non può ammettere eccezioni. Un mondo in cui non c'è spazio per i libri e la cultura. Un mondo fatto di interessi economici, un mondo abitato da sentimenti di intolleranza verso la diversità.

    "Innanzitutto perché l’unicità diventa ogni giorno più preziosa in questo nostro mondo che irrimediabilmente va facendosi sempre più uniforme."

    Schiacciato. Umiliato. Incarcerato. Ma, soprattutto, impossibilitato a leggere.

    "gli occhiali caddero a terra con un tintinnio, e il suo magico telescopio per contemplare il mondo dello spirito andò in frantumi"

    Impossibile non immedesimarsi nella disperazione di Mendel nel mentre di quegli occhiali che cadono.

    È qui ritrovo appieno lo Zweig de "Il mondo di ieri". Deluso e amareggiato dal degrado della civiltà mittleuropea dopo la prima guerra mondiale.

    Ecco. Prodromi di un degrado.

    said on 

  • 5

    Il narratore di questo racconto, di cui non conosciamo nemmeno il nome, si rifugia per ripararsi da una fitta pioggia, in uno qualsiasi dei numerosi caffè di Vienna. Ma, una volta guardatosi attorno c ...continue

    Il narratore di questo racconto, di cui non conosciamo nemmeno il nome, si rifugia per ripararsi da una fitta pioggia, in uno qualsiasi dei numerosi caffè di Vienna. Ma, una volta guardatosi attorno con più attenzione, capisce di ritrovarsi in un ambiente familiare.

    Dalla fitta nebbia dei ricordi emerge una figura seduta ad un tavolino, talmente concentrato nella lettura, da non rendersi conto di ciò che gli accade intorno.

    Il nome di quell’uomo era Jacob Mendel, un ebreo russo che era riuscito a varcare clandestinamente la frontiera, a rifugiarsi nella città di Vienna, dove si era stabilito. Ed era proprio in quel caffè che Mendel trascorreva le sue giornate a leggere; non aveva letto tutti i libri pubblicati, ma sicuramente conosceva tutti i titoli ed era in grado di procurarsi qualunque testo gli fosse richiesto.

    E questa era, infatti, la sua attività: un piccolo commercio di libri da cui ricavava il necessario per sopravvivere.

    Come già ho detto, quando Mendel era intento nella lettura, non si accorgeva di niente e di nessuno…e non si accorse nemmeno dello scoppio della 1° guerra mondiale.

    E’ in quell’occasione, a causa dell’intercettazione di sue lettere indirizzate a persone residenti in paesi nemici che l’uomo viene prelevato dalle autorità e rinchiuso in un carcere. Quando ne uscirà, non sarà più la stessa persona!

    I racconti di Zweig sono sempre eccezionali, già ti conquistano solo con il modo che ha di scrivere! Poi aggiungiamo a ciò anche i personaggi, così ben descritti nell’aspetto e nella personalità, e le storie diventano dei piccoli gioielli della letteratura.

    Credo di aver detto tutto in due righe

    said on 

  • 3

    Este pequeño relato, escrito por Stefan Zweig, que apenas alcanza las 60 páginas, es toda una delicia narrativa.

    Es el segundo libro del autor que leo. El lenguaje es claro y sencillo, aunque no exent ...continue

    Este pequeño relato, escrito por Stefan Zweig, que apenas alcanza las 60 páginas, es toda una delicia narrativa.

    Es el segundo libro del autor que leo. El lenguaje es claro y sencillo, aunque no exento de belleza o lirismo. Sigue sorprendiéndome la enorme capacidad de Zwieg para describir emociones, que junto con un gran conocimiento de la psicología humana hacen de este pequeño libro una invitación a la reflexión sobre la discriminación en la Europa del siglo XIX.

    La historia es bastante simple. A través de un narrador omnisciente, se nos describe, aunque de forma muy ligera, la vida de Jacob Mendel, personaje estrafalario, querido en el café Gluck, donde prácticamente vive, que tiene una memoria portentosa. Sus únicas obsesión, leer y memorizar catálogos, le hace ser muy apreciado por los coleccionistas de libros antiguos, negocio del que vive bastante bien. Pero por contra, la excesiva concentración que pone en sus únicas actividades diarias, le aparta de la realidad hasta tal punto que le llevará al desastre.

    La novela aumenta en interés según vas leyendo, de forma que cuando ya estas completamente atrapado concluye. El final es previsible y correcto, aunque genera una gran tristeza y estupor por la historia de este individuo.

    En suma, Mendel el de los libros, es una obra magníficamente escrita que se lee sin ningún esfuerzo y que recompensa con una historia singular.

    said on 

  • 3

    In un mondo di carta...

    Sempre un piacere ritrovare lo stile di Zweig e le sue storie, a metà tra l'aneddoto e il simbolico.
    "Mendel dei libri" mi ha riconfermato ciò che pensavo di Zweig dopo aver letto altri suoi racconti ...continue

    Sempre un piacere ritrovare lo stile di Zweig e le sue storie, a metà tra l'aneddoto e il simbolico.
    "Mendel dei libri" mi ha riconfermato ciò che pensavo di Zweig dopo aver letto altri suoi racconti ( "Paura", "Novella degli scacchi" e "Lettera a una sconosciuta", precisamente): è un autore che possiede il dono della sintesi intesa come "centrifuga letteraria", toglie il superfluo dalle sue storie conservandone l'essenza.
    È un libretto brevissimo, una cinquantina di pagine che scivolano via in pochissimo tempo, quasi come una storia della buonanotte.
    La vicenda, al solito, è molto semplice: il narratore, di ritorno a Vienna dopo un viaggio, entra al vecchio caffè Gluck ( oramai ristrutturato), luogo in cui ha conosciuto l'eccentrico Mendel, un cultore dei libri che non faceva altro che leggere tutto il giorno, seduto ad un tavolino riservato a lui solo.
    Ma adesso Mendel non è più a quel tavolo e il narratore si domanda cosa gli sia potuto accadere. Il racconto, a tratti struggente, è presto fatto: la guerra, il più grande simbolo della stupidità umana, è riuscita ( e non vi dico come) a distruggere il mondo di carta e inchiostro in cui Mendel si era rifugiato, innamorandosene sempre più.
    Un racconto che fa riflettere soprattutto sul tema della memoria e sulla stupidità della guerra e, soprattutto, sul potere salvifico dell'oggetto-libro.
    Vi lascio con una citazione:

    "I libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l'oblio."

    said on 

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