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Meno di zero

Di

Editore: Einaudi (Tascabili Letteratura, 377)

3.7
(2324)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Ceco , Giapponese , Catalano , Olandese

Isbn-10: 8806141104 | Isbn-13: 9788806141103 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marisa Caramella

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
Il romanzo di Ellis ha il ritmo di un video clip, la durezza dello slang giovanile alto-borghese e la forza della rivelazione. In scena c'è un gruppo di giovani e giovanissimi di Los Angeles, tutti biondissimi e abbronzatissimi, tutti viziati, ma in realtà trascurati da genitori infelici, depressi o assenti. Questi ragazzi, in vacanza prima della riapertura dei college, sperimentano tutto quello che la città offre: sesso facile, spinelli, cocaina, feste sempre più particolari, in un crescendo di amoralità e devastazione interiore che sconfina presto nell'orrore.
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  • 2

    chissà perché lo chiamano romanzo di formazione

    non ho mai capito il bisogno di parlare di giovani disadattati, disperati, incompresi. però la scuola sembra credere che è di questo che abbiano bisogno gli adolescenti, per sentirsi meno soli forse. ...continua

    non ho mai capito il bisogno di parlare di giovani disadattati, disperati, incompresi. però la scuola sembra credere che è di questo che abbiano bisogno gli adolescenti, per sentirsi meno soli forse. niente di più errato.

    meno tedioso di Salinger, per quel che ricordo.

    ha scritto il 

  • 3

    Una spietata fotografia di una generazione e di un contesto sociale. Esseri umani che non hanno desideri e aspirazioni perchè dalla vita hanno avuto tutto e in fretta. Per i miei gusti un pò troppo vi ...continua

    Una spietata fotografia di una generazione e di un contesto sociale. Esseri umani che non hanno desideri e aspirazioni perchè dalla vita hanno avuto tutto e in fretta. Per i miei gusti un pò troppo violento e in certi momenti troppo esasperato in una narrazione spesso molto cruda e spietata. Da salvare i dialoghi genitori/figli, dei quali fare tesoro per la propria vita, e più in generale la fotografia che il libro ci offre di un rapporto generazionale fatto di apparenza e superficialità

    ha scritto il 

  • 3

    Il preludio ad American Psycho

    Molti fanno l'errore di pensare che i libri di Ellis siano solo generici atti d'accusa alla società e alla sua superficialità. Io credo che prima di ciò i libri di Ellis siano autobiografie mentali. I ...continua

    Molti fanno l'errore di pensare che i libri di Ellis siano solo generici atti d'accusa alla società e alla sua superficialità. Io credo che prima di ciò i libri di Ellis siano autobiografie mentali. In questo libro ci muoviamo nella pigra atmosfera e lussuosa di Los Angeles. Ritroviamo alcune caratteristiche tipiche di Ellis: i dialoghi corti, le atmosfere asettiche e l'incomunicabilità tra i personaggi e (solo nell'ultima parte) la violenza. Tutto sommato un libro gradevole anche se non eccezionale. Da leggere comunque

    ha scritto il 

  • 5

    inizia come una crepa e si apre su un abisso

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusa ...continua

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusamente in cerca di un qualcosa che corrisponda a questa sensazione. Non sanno esprimersi, non sanno parlare, ricordano un po' degli zombie. Vagano senza meta da una festa all’altra, da una sbronza all’atra, da un tiro di coca all’altro, in modo monotono e ripetitivo, apparentemente insensato, stancandosi subito di ogni festa, sentendosi sempre spaesati, incapaci di dirsi felici o infelici, di riconoscersi in uno scopo come in un’emozione.

    La sensazione che pervade il lettore, di fronte al vuoto di queste “vite” non è noia, è orrore. I loro tentativi di provare qualche sensazione, sono spesso crudeli e criminali. L’unico modo in cui sembrano cercare in un certo senso ancora sé stessi, sia pure inconsapevolmente, è stupido, spastico, malato.

    Il vuoto raccontato passa attraverso una scrittura vuota, una scrittura monocorde, monotona in ogni frangente, che non cambia, non sfuma, non emoziona, non giudica, non critica, che si ripete, che non va da nessuna parte, che non si sofferma, non illumina e non trasmette niente, se non questo stesso divorante fallimento, questa apatia, questa impossibilità generale.

    In questo senso si può anche definire Meno di zero un romanzo abbagliante, di un colore bianco generato dall’aver inghiottito e annichilito tutti i colori, tutte le sfumature, tutte le linee che danno forma e rendono possibile riconoscere.

    Un romanzo estremo, la cui voce è un ronzio fastidioso e noioso, che a farci attenzione diventa qualcosa di più: a guardarci dentro, a lasciarsi pervadere, inizia come una crepa e si apre su un abisso.

    ha scritto il 

  • 4

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, l ...continua

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma chi è Clay?
    Clay, come del resto tutti i suoi amici, è un rampollo dell'alta società californiana: sono figli di produttori, registi o star di Hollywood, o ancora, ad esempio, nipoti di proprietari di catene di alberghi di lusso. Insomma, ragazzi(ni) giovani, belli e soprattutto schifosamente ricchi, che girano in macchine da parecchie decine (per non dire centinaia) di migliaia di dollari, frequentano i negozi, i ristoranti ed i locali più esclusivi della città e hanno minimo altre due o tre ville in giro per lo stato, generalmente almeno una sulla costa e una a Palm Springs.
    E si drogano. Tanto, sempre, e di qualsiasi cosa: dalla cocaina ai barbiturici, dall'eroina alle metanfetamine.
    Si impegnano a rimanere in uno stato di stordimento costante, come se la realtà fosse troppo dura e spaventosa da affrontare da sobri (e da un certo punto di vista lo è, eccome).
    D'altra parte cercano di provare emozioni, che per fare qualche effetto devono per forza essere estreme: quindi ecco il sesso con chiunque e a qualunque costo, gli snuff movie, la curiosità morbosa verso la morte.
    Clay non è il peggiore della compagnia, certe cose non le fa, ma non protesta più di tanto e si limita ad andarsene per non guardare.
    All'inizio il suo racconto fa impressione, non tanto per la dissolutezza in sé quanto più per la giovane età a cui i personaggi si abbandonano a questo stile di vita (le sorelle di Clay sono a malapena teen-ager e già si procurano la coca per conto loro), ma poi in tutta sincerità "ci si abitua", anche "grazie" al tono (volutamente) monocorde e monotono della narrazione.
    In questo modo in pratica Ellis riesce a far provare al lettore un assaggio della noia e del vuoto esistenziale in cui è immerso il protagonista.
    Quindi giù il cappello, ma do 4 stelline invece di 5 perché, magari sbaglio, ma la scelta dell'autore di dare comunque risalto alla sensibilità di Clay rispetto a quella degli altri ragazzi mi ha lasciato una sensazione di qualcosa di incompiuto, di una lieve mancanza di coraggio, di una rinuncia a mostrare l'orrore tutto intero e senza spiragli per la speranza.

    ha scritto il 

  • 1

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione ...continua

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "American Psycho" dello stesso autore (vorrei conoscere chi non lo conosce).Il "Psycho" novantiano mi aveva colpito favorevolmente,sebbene non mi avesse entusiasmato decisi,qualche mese fa di leggerne altri di Ellis,per farmi un idea a tutto tondo dell'autore.Ritornando all'incipit iniziale,mai come prima il titolo del libro evince il contenuto."Meno di zero" esplica il valore dello scritto.Il primo romanzo del Bret è fondamentalmente "American Psycho".Uguale,stesse scene,stessa storia,stessi borghesi annoiati,stessi omic...ah,no ecco la differenza.Il protagonista di questa noiosa ammorbante spreco di carta è "Patrick Bateman",solo che non ammazza i borghesi.Ora,io capisco l'univocità dello stile ma qui siamo al livello da lista della spesa.Il minimalismo come corrente cunea che doveva spezzare l'eccessiva goticità ridondante della lettura americana di metà anni '70,risulta essere monotona e priva di verve.L'aspetto più riuscito è senza dubbio,l'apatia del narratore che non si spertica in giudizi o considerazioni morali tante cari agli scrittori russi.In Ellis,la morale è a cura del lettore.Tu,leggi e ti schifi dei borghesi.Cosa per nulla difficile da farsi o da rendere anche perché dopo la dodicesima pagina uguale alla precedente,ti poni la questione...ma questa gente che ci vive a fà?E in questo Ellis è un maestro.Però,francamente non posso sopportare l'eccessiva noia,l'eccessivo rigore stilistico che né fa una bozza per "American Psycho" (e forse questo è lo scopo di "Meno di zero"),l'eccessiva rottura di palle per un romanzetto da 100 pag. o giù di lì.Ciò che mi è rimasto personalmente; è il nulla.Se dovessi consigliare un romanzo del buon vecchio Bret andrei sul pluricitato American che mi aveva colpito e dato da pensare.Le liste della spesa le lascio ai miei pomeriggi settimanali quando il vuoto pneumatico mi assale e l'incombenza dell'umanità mi devasta.

    ha scritto il 

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