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Meno di zero

By Bret Easton Ellis

(1828)

| Paperback | 9788806141103

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Book Description

Il romanzo di Ellis ha il ritmo di un video clip, la durezza dello slang giovanile alto-borghese e la forza della rivelazione. In scena c'è un gruppo di giovani e giovanissimi di Los Angeles, tutti biondissimi e abbronzatissimi, tutti viziati, ma in Continue

Il romanzo di Ellis ha il ritmo di un video clip, la durezza dello slang giovanile alto-borghese e la forza della rivelazione. In scena c'è un gruppo di giovani e giovanissimi di Los Angeles, tutti biondissimi e abbronzatissimi, tutti viziati, ma in realtà trascurati da genitori infelici, depressi o assenti. Questi ragazzi, in vacanza prima della riapertura dei college, sperimentano tutto quello che la città offre: sesso facile, spinelli, cocaina, feste sempre più particolari, in un crescendo di amoralità e devastazione interiore che sconfina presto nell'orrore.

293 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Doloroso e pungente, come tutti i libri di Bret.

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    Valeria said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma ...(continue)

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma chi è Clay?
    Clay, come del resto tutti i suoi amici, è un rampollo dell'alta società californiana: sono figli di produttori, registi o star di Hollywood, o ancora, ad esempio, nipoti di proprietari di catene di alberghi di lusso. Insomma, ragazzi(ni) giovani, belli e soprattutto schifosamente ricchi, che girano in macchine da parecchie decine (per non dire centinaia) di migliaia di dollari, frequentano i negozi, i ristoranti ed i locali più esclusivi della città e hanno minimo altre due o tre ville in giro per lo stato, generalmente almeno una sulla costa e una a Palm Springs.
    E si drogano. Tanto, sempre, e di qualsiasi cosa: dalla cocaina ai barbiturici, dall'eroina alle metanfetamine.
    Si impegnano a rimanere in uno stato di stordimento costante, come se la realtà fosse troppo dura e spaventosa da affrontare da sobri (e da un certo punto di vista lo è, eccome).
    D'altra parte cercano di provare emozioni, che per fare qualche effetto devono per forza essere estreme: quindi ecco il sesso con chiunque e a qualunque costo, gli snuff movie, la curiosità morbosa verso la morte.
    Clay non è il peggiore della compagnia, certe cose non le fa, ma non protesta più di tanto e si limita ad andarsene per non guardare.
    All'inizio il suo racconto fa impressione, non tanto per la dissolutezza in sé quanto più per la giovane età a cui i personaggi si abbandonano a questo stile di vita (le sorelle di Clay sono a malapena teen-ager e già si procurano la coca per conto loro), ma poi in tutta sincerità "ci si abitua", anche "grazie" al tono (volutamente) monocorde e monotono della narrazione.
    In questo modo in pratica Ellis riesce a far provare al lettore un assaggio della noia e del vuoto esistenziale in cui è immerso il protagonista.
    Quindi giù il cappello, ma do 4 stelline invece di 5 perché, magari sbaglio, ma la scelta dell'autore di dare comunque risalto alla sensibilità di Clay rispetto a quella degli altri ragazzi mi ha lasciato una sensazione di qualcosa di incompiuto, di una lieve mancanza di coraggio, di una rinuncia a mostrare l'orrore tutto intero e senza spiragli per la speranza.

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    Suni said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "Ameri ...(continue)

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "American Psycho" dello stesso autore (vorrei conoscere chi non lo conosce).Il "Psycho" novantiano mi aveva colpito favorevolmente,sebbene non mi avesse entusiasmato decisi,qualche mese fa di leggerne altri di Ellis,per farmi un idea a tutto tondo dell'autore.Ritornando all'incipit iniziale,mai come prima il titolo del libro evince il contenuto."Meno di zero" esplica il valore dello scritto.Il primo romanzo del Bret è fondamentalmente "American Psycho".Uguale,stesse scene,stessa storia,stessi borghesi annoiati,stessi omic...ah,no ecco la differenza.Il protagonista di questa noiosa ammorbante spreco di carta è "Patrick Bateman",solo che non ammazza i borghesi.Ora,io capisco l'univocità dello stile ma qui siamo al livello da lista della spesa.Il minimalismo come corrente cunea che doveva spezzare l'eccessiva goticità ridondante della lettura americana di metà anni '70,risulta essere monotona e priva di verve.L'aspetto più riuscito è senza dubbio,l'apatia del narratore che non si spertica in giudizi o considerazioni morali tante cari agli scrittori russi.In Ellis,la morale è a cura del lettore.Tu,leggi e ti schifi dei borghesi.Cosa per nulla difficile da farsi o da rendere anche perché dopo la dodicesima pagina uguale alla precedente,ti poni la questione...ma questa gente che ci vive a fà?E in questo Ellis è un maestro.Però,francamente non posso sopportare l'eccessiva noia,l'eccessivo rigore stilistico che né fa una bozza per "American Psycho" (e forse questo è lo scopo di "Meno di zero"),l'eccessiva rottura di palle per un romanzetto da 100 pag. o giù di lì.Ciò che mi è rimasto personalmente; è il nulla.Se dovessi consigliare un romanzo del buon vecchio Bret andrei sul pluricitato American che mi aveva colpito e dato da pensare.Le liste della spesa le lascio ai miei pomeriggi settimanali quando il vuoto pneumatico mi assale e l'incombenza dell'umanità mi devasta.

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    Sine qua Non said on Aug 30, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "Less than zero" prima canzone pubblicata da Elvis Costello e poi contenuta nell'album d'esordio "My Aim is true". Quello stesso Elvis Costello il cui poster sovrasta indisturbato la stanza di Clay.

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    Mr Shankly said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Parto dalla domanda fondamentale: può essere grande letteratura un’opera priva di struttura e scritta in uno stile da prima liceo che si limita alla rappresentazione monotona e ripetitiva del vuoto (apatia, insensibilità, indifferenza, anestesia emot ...(continue)

    Parto dalla domanda fondamentale: può essere grande letteratura un’opera priva di struttura e scritta in uno stile da prima liceo che si limita alla rappresentazione monotona e ripetitiva del vuoto (apatia, insensibilità, indifferenza, anestesia emotiva) senza nemmeno tentare di trovarci un senso o un’implicazione morale?

    Si.

    Se questo romanzo fosse stato scritto cent’anni prima da Dostoevskij o da Manzoni i protagonisti avrebbero, alla fine, pagato con un castigo esemplare le conseguenze di una vita condotta nella dissolutezza più totale. Qui invece non accade nulla e in questo nulla, nell'assenza di giudizi, commenti e spiegazioni, sta, piaccia o meno, la cifra del postmoderno, perché la rinuncia alla ricerca di un significato è l’equivalente letterario della rinuncia alla rappresentazione del reale in pittura dall'astrattismo in poi.

    Meno di zero inizia con quello che sembra un prologo: Clay (diciotto anni, biondo, ricco, bello ma troppo magro per l’abuso di stupefacenti) torna a Los Angeles dal New Hampshire, dove frequenta l'università, per le vacanze di Natale. Mentre scorrono le pagine sfilano i personaggi nelle loro attività abituali (riassumibili in un maestoso cazzeggio), si scoprono i tratti dei loro caratteri, si annusa il profumo dell’ambiente e ci si cala nell'atmosfera di una festa in piscina con glabri adolescenti abbronzati e ragazze in bikini strafatte a bordo vasca. Ben presto però diventa evidente che il libro stesso è in realtà un prologo di centottanta pagine ad un romanzo che non esiste. E non esiste perché è impossibile scrivere un romanzo sul niente.

    Con periodi che raramente superano le dieci parole Easton Ellis descrive (non racconta, descrive) la gioventù dorata della California anni Ottanta: il tedio assume contorni scintillanti, chiunque scopa con chiunque, alcool e droga vanno via come il pane e, latente sopra ogni cosa, aleggia un desiderio inespresso di farla finita. Clay, che vive una perenne altalena tra panico e letargo, è apparentemente l’unico ad avere una certa consapevolezza che dietro allo schermo opaco di lussuosa nausea che ha davanti ci sono orrore e paura.

    Nessuna circostanza è mai approfondita: la narrazione si mantiene costantemente sul pelo dell’acqua, appiattita dalla noia e dal disinteresse. Eppure certi dialoghi esausti tra interlocutori dissociati e mezze frasi di sconcertante semplicità sono sufficienti per aprire inattese e abissali fenditure verso l’inferno. Ogni tanto, tra le righe, esplode un silenzio smisurato, un vuoto cosmico che a confronto il vuoto zen di Kerouac sembra un rave party.

    Less than zero è la marea che si ritira lasciando sulla spiaggia di Malibu rottami e immondizia; è lo sfinito assolo blues di John Frusciante in Californication; è la versione zombie di Beverly Hills 90210; è la rappresentazione della decadenza e della rovina, tema letterario di fascino intramontabile, dalla caduta dell’Impero Romano a Decline of Western Civilization, un tonfo morbido, facile e indolore.

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    Calibano said on Aug 1, 2014 | 1 feedback

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    un po' pesantuccio. l'ho letto perchè mi è stato indicato dalla redattrice che ha letto il mio romanzo. ma mi aspettavo molto di più. parla di ragazzi biondi, magri, abbronzati, che si fanno di coca con la stessa frequenza con cui io mi metto al pc a ...(continue)

    un po' pesantuccio. l'ho letto perchè mi è stato indicato dalla redattrice che ha letto il mio romanzo. ma mi aspettavo molto di più. parla di ragazzi biondi, magri, abbronzati, che si fanno di coca con la stessa frequenza con cui io mi metto al pc a scrivere. un libro in cui traspare la vuotezza di adolescenti ricchissimi. che passano il tempo nella Jacuzzi. in piscina. a feste varie.
    l'ho trovato un libro abbastanza vuoto. come la vuotezza interiore dei suoi personaggi.

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    Lila Ria said on Jul 13, 2014 | 2 feedbacks

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