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Meno letteratura, per favore!

Di

Editore: Bollati Boringhieri (Incipit)

3.2
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 883392159X | Isbn-13: 9788833921594 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Abituati a ogni genere di additivo, troviamo naturale che l'informazione sia potenziata con artifici narrativi, e non siamo disposti a rinunciare agli aromi intellettuali che eventi, mostre, festival, inserti-libri cospargono nella nostra vita quotidiana. Ne guadagniamo una sofisticatezza a basso costo, aggiornata e interattiva, irrimediabilmente semicolta, che si alimenta di letterarietà diffusa, ossia di finzionalità. A Filippo La Porta sta a cuore proprio quello che i riti collettivi dello snobismo di massa e le attrattive dell'immaginario unico rischiano di farci perdere: il gusto della realtà, raccontata o interpretata, l'esperienza di una finzione messa in pagina che rimanda al di là dell'architettura di parole. Ma la sua educata invettiva non ha nulla delle lamentazioni apocalittiche; preferisce la concretezza delle controtendenze in atto, si tratti di scrittori in cui la lingua conserva tracce vibranti dell'attrito che la genera, o di lettori-individui, senza affiliazione, mossi soltanto dalle loro personalissime passioni. Nella democrazia del consumo culturale si aprono allora piccole faglie di curiosità, di idiosincrasia non omologabile, di giudizio eretico. Forse soltanto questo popolo disperso salverà la lettura.
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  • 1

    Interessante il primo capitolo, che però -leggendo il seguito- sembra esser stato messo lì solo per giustificare qualche attinenza col titolo del libro. Il resto infatti è costituito da una serie ...continua

    Interessante il primo capitolo, che però -leggendo il seguito- sembra esser stato messo lì solo per giustificare qualche attinenza col titolo del libro. Il resto infatti è costituito da una serie di saggi -alcuni dei quali decisamente pallosi- su vari autori e tipologie narrative, che non di capisce cosa c'entrino (o almeno non l'ho capito io).

    ha scritto il 

  • 2

    Spot promozionale per amici scrittori

    Questo libro dovrebbe intitolarsi: "Meno letteratura per favore. Ma dato che ho tanti amici scrittori (mediocri ma non posso dirlo), li saluto con ossequio uno per uno". In effetti, più che un ...continua

    Questo libro dovrebbe intitolarsi: "Meno letteratura per favore. Ma dato che ho tanti amici scrittori (mediocri ma non posso dirlo), li saluto con ossequio uno per uno". In effetti, più che un saggio mordace di critica letteraria - il titolo non tragga in inganno - il testo è un perfetto esempio di "non-critica amicale" all'italiana: una raccolta di cartoline di saluto per amici scrittori e scribacchini (che un domani, ringrazieranno e continueranno a esseri utili probabilmente). Del resto, lo sappiamo, tutti sono amici di tutti (scrittori, giornalisti, editori, redattori, agenti letterari): in fondo c'è - cristianamente - del buono in ogni cosa, non si stronchi mai (per carità), al massimo si taccia (è questione di garbo e di pagnotta, chi se ne frega del talento? Se ne occupino gli abitanti di Utopia letteraria, ché qui s'ha da campare). Il libro è una vetrina-catalogo per quasi tutti i fenomeni pop della nostra letteratura (compresi i più trascurabili e risibili), presentati "in salsa di grande scrittore". Per carità, il mestiere del critico ha le sue urgenze, si deve pur sopravvivere, la buona creanza tra letterati è necessaria. Ma per lo meno non si prenda per il culo il lettore, con titoli di questa specie. Per quanto mi riguarda, questo è un saggio che non fa onore alle qualità di chi l'ha scritto.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante. Un percorso tra alcuni autori e alcuni testi della letteratura recente soprattutto italiana. Dopodiché si ha la sensazione, come credo sia giusto, che la critica letteraria sia in ...continua

    Interessante. Un percorso tra alcuni autori e alcuni testi della letteratura recente soprattutto italiana. Dopodiché si ha la sensazione, come credo sia giusto, che la critica letteraria sia in grado di dire tutto e il contrario di tutto su tutto e su tutti. Punti di vista, insomma, che ognuno cerca di giustificare come può e come sa. FLP ha certamente buoni argomenti e buoni filtri di analisi, e dunque leggerlo è senza dubbio interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    lector in fabula

    Beh, si sa: i critici sono un tantino antipatici...così saccenti, scostanti e piccati (verso le critiche degli altri) e così definitivi e definitori, infine, nel disegno netto dei loro canoni ...continua

    Beh, si sa: i critici sono un tantino antipatici...così saccenti, scostanti e piccati (verso le critiche degli altri) e così definitivi e definitori, infine, nel disegno netto dei loro canoni letterari personali. Ma qualche dritta, bisogna essere sinceri, spesso te la danno. E Filippo La Porta -va detto- è il meno antipatico di tutti. La letteratura è pur sempre - nel suo intimo e profondo farsi - racconto della realtà; rispecchiamento di verità (frammentarie e molteplici, certamente); divaricazione fra reale e reality, anti-fiction. Come affermava Flaubert, l'inventore del romanzo moderno: se il linguaggio è curato (scelto, meditato) esprime il vero. Se la lingua è falsa, falso sarà anche il libro e ciò che contiene. E, a quanto pare, abbiamo bisogno tutti di continuare a interrogarci, a comprendere e correggere le definizioni di quel che abbiamo compreso su noi stessi e sulla realtà. E dunque, a conclusione dell'invito iniziale a non far letteratura sui fatti per intorbidarli con le narrazioni (vezzo di certo giornalismo odierno), La Porta azzarda a dire che "l'esperienza della lettura appare ancora come la migliore approssimazione a un'esperienza reale. Ovvero: incontro perlopiù accidentale, avventuroso, di un individuo con qualcosa che non può controllare e che lo modificherà in modo irreversibile". Forse il lettore che tutti in fin dei conti siamo. O che -almeno- aspiriamo a diventare.

    ha scritto il 

  • 3

    L’invadenza del narrativo, del fictional, nella nostra vita di tutti i giorni è il tema da cui prende spunto questo veloce pamphlet di Filippo La Porta: ogni notizia, ogni servizio giornalistico, ...continua

    L’invadenza del narrativo, del fictional, nella nostra vita di tutti i giorni è il tema da cui prende spunto questo veloce pamphlet di Filippo La Porta: ogni notizia, ogni servizio giornalistico, persino la maggior parte degli spot sono ormai costruiti come piccole storie, micro-macchine narrative che provano a rendere appassionante l’argomento di cui trattano. Mutuata dal mondo anglosassone, questa nuova tendenza mira a rendere racconto – e dunque letteratura, benché nella maggior parte dei casi di grana molto grossa – ogni narrazione, anche quelle che dovrebbero essere più scabre, dirette e puramente informative. La sacrosanta verità è, però, che «non è detto che uno abbia sempre voglia di farsi raccontare una storia» e che, anzi, tutto questo proliferare di narrazioni vada proprio a discapito dell’arte del racconto, perché laddove tutto è raccontato e raccontabile diventa difficile separare il vero dal falso, il reale dall’inventato. L’invettiva di La Porta, condotta con toni pacati, va proprio contro quello che il critico definisce lo «snobismo di massa», felice espressione che racchiude la volontà di essere culturalmente à la page leggendo i libri «giusti», facendosi vedere nei posti che contano, seguendo le cronache che devono essere seguite e, soprattutto, cercando sempre di coinvolgere il lettore/fruitore in un meccanismo narrativo ammiccante, che lo faccia sentire parte di quel mondo più grande che è la perpetua fiction in cui dovremmo essere immersi. A fare le spese di questo atteggiamento è, ovviamente, il senso di realtà, che rischia di andare perduto. La risposta di La Porta sta in un ritorno a una letteratura che faccia, dal punto di vista linguistico e contenutistico, i conti con la realtà senza infingimenti: il critico propone i profili di alcuni scrittori che, secondo lui, portano in sé i germi di una possibile reazione alla «scomparsa della realtà». Da Ammaniti a Veronesi, da Siti a Moresco, da Forster Wallace a Bolaño, da Debenedetti a Pascale, da Evangelisti ad Arminio, i casi di scrittori che lavorano con la materia della realtà sono molti e variegati, e portano tutti il seme di una risposta allo snobismo di massa: è attraverso i loro libri, o attraverso libri come i loro, che l’esperienza della lettura può tornare a restituirci il senso del reale. Le obiezioni a questa argomentazione, che pure è valida e intelligente, sono due: la prima è che La Porta risponde con i libri - e solo con quelli - a un problema «narrativo» che coinvolge i libri solo in ultima istanza, perché prima di essi vengono i format televisivi, i giornali, le fiction tv, i programmi radiofonici, i film facili, i libri di chi scrittore non è e così via. Tutti canali, questi, che, in un modo o nell’altro, sono più potenti e diffusi della letteratura e contro i quali lottare a colpi di libri fa ricordare certe scene del Chisciotte. La seconda obiezione, più smaccatamente letteraria, è questa: buona parte dei lettori di Veronesi e Ammaniti, per fare solo degli esempi, appartiene, culturalmente, alla categoria dello «snob di massa» che La Porta depreca; d’altro canto, non si può far la guerra a colpi di Siti, Moresco, Arminio, Bolaño e Forster Wallace, perché si tratta di scritture che necessitano un tipo di lettore colto e consapevole, che non dovrebbe essere del tutto coinvolto direttamente nel problema e che, soprattutto, è merce più rara rispetto al lettore cui La Porta sembra far riferimento. Insomma: non è realistico redimere la casalinga che freme per Sarah Scazzi con Infinite Jest.

    ha scritto il 

  • 4

    "Cosa chiediamo ai libri?"

    La domanda arriva solo a pagina 47. La risposta di La Porta è il titolo di questo saggio che io ho trovato quasi introspettivo sul rapporto tra lettore e letteratura. Ci riguarda da vicino come ...continua

    La domanda arriva solo a pagina 47. La risposta di La Porta è il titolo di questo saggio che io ho trovato quasi introspettivo sul rapporto tra lettore e letteratura. Ci riguarda da vicino come lettori, ma anche come persone che amano scrivere di quanto leggono, perché l'autore cita anche anobii tra le trappole della "midculture". La cultura di mezzo, l'illusione dell'elite, lo snobismo massificato, tutte questioni che stanno a cuore all'intellettuale, al critico che soffre l'iconografia pop di un Saviano o la telegenìa di Ammaniti. Si salvano in pochi nell'attraversamento colto di La Porta che sfoglia le pagine dei nostri scrittori contemporanei. La sensazione è che si salvino anche pochissimo i lettori, a parte uno, che inciampa in quello che legge, non ha bisogno di farlo sapere agli altri e quello che legge agisce dentro di lui diventando "carne e sangue". Con incanto e turbamento. Quello che forse manca a moltissimi lettori. E, ahimé, anche a moltissimi di coloro che scrivono.

    ha scritto il 

  • 4

    E' POSSIBILE CURARE LA FEBBRE NARRATIVA?

    Questo libro parte dall’osservazione che un po’ tutti smaniano per raccontarci una storia. La paura di La Porta è che la Letteratura ne esca depotenziata da questa inflazione di storie . In ...continua

    Questo libro parte dall’osservazione che un po’ tutti smaniano per raccontarci una storia. La paura di La Porta è che la Letteratura ne esca depotenziata da questa inflazione di storie . In diversi ambiti le tecniche narrative vengono usate in maniera sempre più consapevole, dalla politica, all’informazione, dalla scienza al marketing, dalla gestione aziendale alla psicologia. C’è il rischio che tutto diventi narrativo, quello che Christian Salmon ha denominato “Nuovo ordine narrativo”, evocando una sorta di dispositivo per conformare le persone, intercettare le emozioni, persuadere al consumo. Una sorta di beffarda rivincita della Letteratura sulla cultura audiovisiva che precedentemente l’aveva emarginata. Quel titolo “Meno letteratura per favore!” sta per meno letteratura come pretesto e abbellimento, come collezione di citazioni buone per ogni occasione, come esibizione che conferisce dignità a se stesso e i suoi fruitori, come inganno che tutto sia manipolabile con il parlare, come raffinato addomesticamento di tutto ciò che è sgradevole. Come uscirne, come riconoscere un’opera “capace di capire se stesso e il mondo”? La Porta ci invita a un esercizio di attenzione critica nel guardare particolarmente alla lingua usata dagli autori. Se non avviene nessuno scontro, nessun corpo a corpo con qualcosa che oppone resistenza, allora la lingua si muove in uno spazio senza limiti, diventando qualcosa di ozioso e gratuito. La letteratura nascerebbe invece, sempre da un attrito tra la lingua e qualcosa che sfugge al nostro controllo, si tratti della società che ci circonda o i nostri prigionieri interiori. Lo spaesamento è della stessa sostanza della letteratura, capace di cogliere la logica più profonda ed enigmatica della realtà. Libro scritto con intelligenza, graffiante, polemico. Ti fa riflettere sulla Letteratura, sul bisogno che ne abbiamo e sugli aspetti superflui di un certo modo di raccontare che non scompaginano niente della realtà e di noi stessi. E’ un resoconto di autori e del potere empatico della letteratura di rivelare qualcosa che non può controllare e che lo modificherà per sempre.

    ha scritto il 

  • 0

    Meno letteratura per favore!, di Filippo La Porta

    http://www.booksblog.it/post/6953/meno-letteratura-per-favore-di-filippo-la-porta

    È da poco uscito per i tipi Bollati Boringhieri un breve pamphlet, firmato dal critico militante Filippo La Porta, ...continua

    http://www.booksblog.it/post/6953/meno-letteratura-per-favore-di-filippo-la-porta

    È da poco uscito per i tipi Bollati Boringhieri un breve pamphlet, firmato dal critico militante Filippo La Porta, dal provocatorio titolo di Meno letteratura per favore!, un libretto la cui lettura mi ha lasciato un po’ disorientato, oscillante tra uno scetticismo e un rifiuto per la selezione e l’analisi degli autori segnalati, e un effettivo apprezzamento e interesse per alcuni dei fenomeni che La Porta attacca.

    ha scritto il