Mentre morivo

Di

Editore: A. Mondadori (Medusa ; 397)

4.3
(1150)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Turco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giulio De Angelis

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 5

    Don Chisciotte nella Contea di Yoknapatawpha

    La raffica di romanzi di Faulkner pubblicati tra il 1929 (l’Urlo e il furore) e il 1932 (Luce d’Agosto) ha un che di sorprendente: si tratta con assoluta certezza di alcuni tra i più grandi capolavor ...continua

    La raffica di romanzi di Faulkner pubblicati tra il 1929 (l’Urlo e il furore) e il 1932 (Luce d’Agosto) ha un che di sorprendente: si tratta con assoluta certezza di alcuni tra i più grandi capolavori della letteratura americana. Devo ancora leggere “Santuario” (1931), ma questo “Mentre Morivo” (1930) non è inferiore ai 2 che aprono e chiudono questo fantastico quartetto e che ho letto da poco.
    La scena dello sgangherato carretto funebre trainato da una pariglia di esausti muli, che entra a Jefferson (sulle cui strade già scorrono alcune automobili) trasportando la salma putrefatta e maleodorante di Addie Bundren, sulla cui bara il primogenito Cash (che l’ha costruita al di là della stanza in cui la madre esalava gli ultimi respiri tra continui rumori di sega e martellate) è immobilizzato con una gamba ingessata dal cemento, accompagnato da una famiglia di pazzi, arrivati fin lì trascinati dalla folle ostinazione del padre e neo-vedovo Anse Bundren, e dal volo di avvoltoi attirati da quell’odore di putrefazione, passati attraverso tempeste che hanno fatto crollare ponti, e incendi che hanno distrutto fienili in cui sostavano nel corso di questo ultimo viaggio (una prova di tenacia e di ostinata follia contro i 4 elementi: l’acqua dell’inondazione, l’aria mefitica che si sprigiona dalla bara e quella del cielo da cui piombano gli avvoltoi attratti da quei miasmi, il fuoco dell’incendio, e la terra, quella da percorrere nel viaggio, spesso ridotta a insidiosa fanghiglia, e quella che dovrà ricoprire la bara, come meta finale), hanno un che di epico, di eroico, e di farsesco tali da riportarmi alla mente nientemeno che il Don Chisciotte.
    E’, come gli altri del resto, un romanzo a più voci, quelle dei protagonisti (i più o meno folli componenti della famiglia Bundren) e quelle di comprimari, più o meno occasionali, che narrano in prima persona ognuno con una voce propria, diversa, e un diverso modo di vedere le cose, questo viaggio che sembra quasi un’anabasi o una piccola odissea, quella di un cadavere cui era stato promesso di essere sepolto nella sua città di origine.
    Ma attraverso la scomposizione la ricomposizione (che ne farà il lettore) di questa piccola storia, continuamente in bilico tra la fosca tragedia e la grottesca farsa, Faulkner non perde l’occasione per descriverci l’America degli stati del Sud, le sue contraddizioni, i suoi profondi contrasti, la mentalità superstiziosa, bigotta, contadina dei suoi abitanti bianchi e negri, così vicini e così distanti nella loro netta separazione. Attingendo a piene mani da Twain, da Hawthorne e da Melville, oltre che da Joyce, Faulkner lascia un’impronta indelebile della immaginaria Contea di Yoknapatawpha come immagine universale dell’America rurale degli Stati del Sud nelle nostre menti, nel cinema (al quale collaborerà proprio a partire da quegli anni, in veste di sceneggiatore), e persino nei fumetti.
    Proprio in questi ultimi tempi Repubblica sta ripubblicando ogni sabato i primi storici numeri di Linus. Come non ritrovare nelle storie di Li’l Abner di Al Capp e della sua “Dogpatch” con tutti suoi strambi abitanti, o nelle strisce di “Pogo” di Walt Kelly una traccia di questa impronta?

    ha scritto il 

  • 5

    Scrittura superba. I personaggi entrano in scena ad uno ad uno come a teatro o come fotogrammi di un film, ruvidi e terribili rappresentano la dura vita dei pionieri, aridi e terribili come la loro te ...continua

    Scrittura superba. I personaggi entrano in scena ad uno ad uno come a teatro o come fotogrammi di un film, ruvidi e terribili rappresentano la dura vita dei pionieri, aridi e terribili come la loro terra. Uomini e donne abbrutiti dalla continua lotta con la natura a cui si adeguano I sentimenti violenti e primordiali

    ha scritto il 

  • 4

    Le nuvole che incombono, gli avvoltoi che volano in cerchio, l'odore insopportabile di un corpo in disfacimento in viaggio su un carretto, nel ventre caldo del Mississippi. E poi il rumore della sega ...continua

    Le nuvole che incombono, gli avvoltoi che volano in cerchio, l'odore insopportabile di un corpo in disfacimento in viaggio su un carretto, nel ventre caldo del Mississippi. E poi il rumore della sega e del martello che riempie lo spazio mentre la futura ospite assiste dalla finestra del suo letto di morte alla costruzione della propria bara.
    Quello che Faulkner tratteggia è un mondo atemporale, gretto e imbevuto di iper religiosità. Luogo così fuori sincronia rispetto al resto che soltanto nel finale, con l'arrivo in paese, il lettore torna ad essere consapevole del quadro storico.

    E' affascinante la maestria con cui l'autore riesce a ricomporre il contesto narrativo e la storia attraverso la giustapposizione dei flussi di coscienza dei personaggi che si alternano tra i corti capitoli. Scelta destrutturante, che rende il testo a tratti straniante e di difficile comprensione, in grado però di ispessire i personaggi, di preservarli dalla banalità superficiale di ciò che rappresentano.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sarebbe bastato uno spunto piccolino per allucinare il carro di Elio. O di Elia, volendo. Ma niente: qui Ade, le sue bighe e i suoi linguaggi e lignaggi oscuri t'incubano. E tu zitta, lì, tra bibli ...continua

    Mi sarebbe bastato uno spunto piccolino per allucinare il carro di Elio. O di Elia, volendo. Ma niente: qui Ade, le sue bighe e i suoi linguaggi e lignaggi oscuri t'incubano. E tu zitta, lì, tra biblici cavalli e cavalieri in acque infide; il massimo a cui aspirare è un incendio fatuo. Mi impegno ad ossequiare religiosamente e per sempre WF: io lo Prometeo. Ma non proseguo per Jefferson.

    ha scritto il 

  • 5

    Non c'era altro da fare

    “Ecco che cosa intendo con il grembo del tempo: il tormento e la sofferenza delle ossa che si aprono, la dura cintura entro cui giacciono le viscere degli eventi”.

    Mentre Morivo è un romanzo polifonic ...continua

    “Ecco che cosa intendo con il grembo del tempo: il tormento e la sofferenza delle ossa che si aprono, la dura cintura entro cui giacciono le viscere degli eventi”.

    Mentre Morivo è un romanzo polifonico che tratta il tema del passaggio dalla vita alla morte in modo intenso e coinvolgente, emozionante fino al metafisico, spingendo il lettore a fare esperienza interiore di un viaggio, un addio, un passaggio: un attraversamento che muove ideali sublimi e angosce silenziose, esprimendo un cammino all'interno di una tradizione metaforica biblica e omerica, con simbolismo epico e corale, tonalità tragica e ossessiva, stile inconcluso e controverso, solenne e umile: un Faulkner che raddoppia il respiro e svuota l'animo di tenebre. Faulkner scrisse As i lay dying quando lavorava come fuochista alla centrale elettrica dell'Università di Oxford, nel Mississippi, e vi si dedicava "nelle ore di minor lavoro, tra la mezzanotte e le quattro del mattino, usando come tavolino una carriola capovolta". Di cosa è fatto questo testo: forme diverse di contenere il lutto, di elaborare la sostanza del dolore e la voce della mancanza, l'assenza di quella natura singolare che accoglieva così umanamente il sentimento vitale, la solitudine che conquista ogni spazio emotivo. C'è una famiglia alla quale appartiene il genere umano, intorno alla donna e madre che se ne va dopo essersi preparata per una vita: il padre autentico e autorevole, semplice e pieno di pathos, il primogenito fedele dalla fisicità morale, il figlio prediletto nato fuori del matrimonio, portatore del sacro e della salvezza, di sacrificio e oltraggio, il diverso disadattato, reduce dalla guerra, indesiderato, il sangue estraneo, folle e veggente e internato, il bambino puro e innocente, ma già contaminato, la figlia curiosa, ribelle e selvaggia. Una composizione psicologica e affettiva, dove la passione e i legami e le azioni portano il racconto a trascendere l'uomo usando strumenti concreti e terreni, corporei e essenziali, in un circolo rituale di orrore e purificazione, maledizione e religione; invece di disgregarsi nell'avversione, rinnovano un'incontrastata volontà di credere e condividere. Mentre lei va nell'Ade, nella sepoltura i loro atti d'amore le chiudono gli occhi. Promesse e desiderio guidano le anime notturne e smarrite dei personaggi, orgoglio e paura ne decidono il destino, amore e follia disegnano la loro avventura, avanti e indietro nel tempo, fuori e dietro la coscienza. Così il flusso della narrazione risveglia da un sogno sospingendo in un incubo, e poi di nuovo l'inconscio apre le porte di una fiaba, penetra alle soglie estreme del pensiero, in un altro sogno, e non sai nemmeno dove siano i confini, e se il libro sia davvero finito, se abbia senso in questo caso la parola fine. In questa storia c'è un dono segreto fatto di eternità e perdono, una redenzione interpretata dalla terra oscura che parla una lingua senza voce, e così è un necessario merito riceverne il beneficio e la grazia, tra acqua e fuoco, dimenticando di chi sei figlio o figlia.

    “Così mi presi Anse. E quando mi resi conto di avere Cash, mi resi conto che vivere era terribile e che quella era la risposta. Fu allora che capii che le parole non servono a nulla; che le parole non corrispondono mai neanche a quello che tentano di dire. Quando nacque mi resi conto che maternità era stata inventata da qualcuno che doveva trovarle una parola perché a chi i bambini li ha avuti non gli importava nulla se c'era una parola o no. Mi resi conto che paura era stata inventata da qualcuno che non aveva mai avuto paura; orgoglio, da qualcuno che di orgoglio non ne aveva mai avuto. Mi resi conto che così era stato, non che avessero il naso sporco, ma che avevamo dovuto usarci l'un l'altro con parole, appesi per la bocca come ragni a una trave, che oscillano e si attorcigliano senza toccarsi mai, e che solo attraverso le spinte del maschio il mio sangue e il loro potevano scorrere come un solo flusso. Mi resi conto che così era stato, non che il mio essere sola andava violato in continuazione tutti i giorni, ma che non era mai stato violato finché non era arrivato Cash. Neppure da Anse la notte”.

    ha scritto il 

  • 5

    Mia madre è un pesce

    Ah il dolce e pigro sud, sempre dolente, povero, ignorante, incrostato da un velo sottile di religione e polvere, intollerante e intollerabile; capace però, per queste sue intrinseche caratteristiche, ...continua

    Ah il dolce e pigro sud, sempre dolente, povero, ignorante, incrostato da un velo sottile di religione e polvere, intollerante e intollerabile; capace però, per queste sue intrinseche caratteristiche, d'ispirare opere come Mentre morivo. Certo ci vuole il genio di Faulkner per rendere digeribile questa masnada di redneck degli anni Trenta, non così diversi dai redneck d'oggidì. Ogni nazione ha un proprio sud, che va ben oltre l'indicazione geografica e si trasforma sempre in stile di vita, in filosofia, in dannazione, in state of mind. Faulkner era un genio, si sa, e la famiglia sudista e sdentata la mette su un carretto trainato da asini; non solo, sul carretto c'è anche una bara con dentro la matriarca che fece giurare al marito di riportarla a casa sua a Jefferson una volta morta. Le peripezie che i disgraziati affrontano, mentre il cadavere punitivo della mater terribilis inizia a esalare mefitici miasmi e ad attirare l'attenzione di tutti gli avvoltoi della contea, sono un vero e proprio viaggio mistico, impregnato di simbolismo, ma non per questo meno reale. La tecnica delle voci polifoniche adottata da Faulkner stratifica la narrazione, le informazioni vanno estrapolate dal flusso di coscienza dei singoli personaggi ai quali, a turno, viene data la parola. Ciò che fa di Mentre morivo un vero capolavoro è l'ironia, che rende sopportabile tutto quel carico di "doloroso sud" che altrimenti risulterebbe stucchevole. Lasciatevi trasportare dal dolce flusso di Faulkner, immergetevi nei pensieri di queste umilissime persone - ma come sono poetiche - e vi sembrerà di stare su quel carretto diretto a Jefferson.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi mancava questo libro di Faulkner. Essenziale. Ancora più drammatico di suoi altri titoli più letti.
    Lo stile della scrittura quasi sperimentale, a volte assurdo, a volte poco comprensibile, descriv ...continua

    Mi mancava questo libro di Faulkner. Essenziale. Ancora più drammatico di suoi altri titoli più letti.
    Lo stile della scrittura quasi sperimentale, a volte assurdo, a volte poco comprensibile, descrive di persone che appartengono ad un mondo surreale (forse oggi).... una famiglia di dannati destinati all'eterno fallimento.

    ha scritto il 

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