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Mercanti d'aura

Logiche dell'arte contemporanea

Di ,

Editore: Il Mulino

3.8
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8815112944 | Isbn-13: 9788815112941 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Art, Architecture & Photography

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Descrizione del libro
Negli anni Trenta Walter Benjamin suggerì che la riproducibilità tecnica nel cinema e nella fotografia dissolvesse l'aura, cioè l'unicità in qualche modo sacrale dell'opera d'arte. La serialità avrebbe allargato la fruizione dell'arte, democratizzandola. Ma la produzione artistica, soprattutto nel secondo dopoguerra, ha preso altre strade. Più che verso la dispersione dell'aura si è mossa piuttosto verso la sua rigenerazione. Jackson Pollock ha stabilito il sopravvento del gesto artistico sul prodotto, con il che l'aura si estendeva all'artista. Andy Warhol ha operato in modo esattamente contrario all'ipotesi di Benjamin: la riproduzione serializzata (le fotografie di Marilyn Monroe o di Mao) diventava essa stessa fonte di aura. La definizione dell'arte si sposta quindi dal "che cosa" al "come", cioè alle modalità di produzione dell'aura a partire da qualsiasi materiale o situazione, come aveva già compreso Duchamp con il celebre orinatoio. Un oggetto, un'immagine fissa oin movimento, un'installazione, una performance, il corpo dell'artista (Hermann Nitzsch) o, al limite, un'operazione chirurgica (Orlan) sono arte se inseriti in una cornice di significazione. L'essenza dell'arte contemporanea può essere compresa solo all'interno del circuito di "definitori" (critici,promotori, organizzatori), esecutori (artisti), luoghi di esibizione (musei,mostre, rassegne) e fruitori (pubblico, amatori, collezionisti). In una parola, all'interno del mercato.
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    Il primo capitolo mi ha un po' delusa: mi aspettavo una critica feroce dei mercanti del titolo e mi son ritrovata l'accettazione del modo di fare critica dei critici contemporanei, tutti dediti a proporre un artista inscatolato nella sua definizione, la cornice, il frame(sic.... argh.... sob....) ...continua

    Il primo capitolo mi ha un po' delusa: mi aspettavo una critica feroce dei mercanti del titolo e mi son ritrovata l'accettazione del modo di fare critica dei critici contemporanei, tutti dediti a proporre un artista inscatolato nella sua definizione, la cornice, il frame(sic.... argh.... sob....). Dovrò anche rileggermi il libro di Benjamin sull'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica visto che quanto riportato dai due autori mi sembra parziale rispetto al testo benjaminiano. Poi, nei capitoli successivi, ho trovato un po' dello spirito critico che confidavo trovare in dose più massiccia. In pratica si fanno discendere i modi di proporsi e diffondersi dell'arte contemporanea dall'orinatorio di Duchamp e dalle opere di Wharol. Si suggerisce come mercanti, critici e galleristi non facciano altro che quel che facevano i committenti nell'arte antica e moderna senza però marcare la differenza tra una critica dedita esclusivamente a creare valore economico ed un committente, o un curatore, che vuole promuovere una visione del mondo. A mio modesto parere c'è una profonda differenza tra un Pineault e una Guggenheim, così come c'è un baratro tra Szeemann e il curatore della scorsa Biennale arte o quella di Bonomi da cui il testo di Dal Lago e Giordano parte. Ho trovato divertente il capitolo dedicato al falso. Una lettura comunque utile e stimolante come conferma la ricca bibliografia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    ATTENZIONE: RECINZIONE MOLTO LUNGA E DIDASCALICA SCUSATEMI SCUSATEMI LA LUNGHEZZA


    io ciò un amico che è reazionario, io invece sono progressista. io, se a natale mi mettono davanti un palo di legno senza rami senza gnente, la mia coscienza progressista dice esso è un albero di natale. egli ...continua

    ATTENZIONE: RECINZIONE MOLTO LUNGA E DIDASCALICA SCUSATEMI SCUSATEMI LA LUNGHEZZA

    io ciò un amico che è reazionario, io invece sono progressista. io, se a natale mi mettono davanti un palo di legno senza rami senza gnente, la mia coscienza progressista dice esso è un albero di natale. egli, se a natale lo fai vedere un abete molto bello e ben invasato nella piazza del paese con le salsiccie e la cioccolata calda come s'usa qui, e non cià le lampadine che brilloccano gialle e verdi e rosse, egli dice, non cià le lampadine, allora non è natale. codesto libro spiega che l'arte contemporanea a volte non c'è nemmeno il palo.

    recinzione seconda

    Esso è un libro che praticamente l'arte contemporanea è come la finanza creativa: qua c'è dei ricchi che non ciànno il capitale, lì c'è degli artisti che non ciànno le opere. ma tutti ciànno i soldi.

    ha scritto il