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Meridiano di sangue

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1320)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Giapponese , Polacco , Ceco , Svedese

Isbn-10: 8806149393 | Isbn-13: 9788806149390 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Raul Montanari

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
A metà Ottocento, al confine tra Messico e Stati Uniti, una banda di killersprofessionisti annienta tutto quello che trova sul suo cammino. Un ragazzodel Tennessee, fuggito di casa, si unisce a una banda di cacciatori di scalpi.La banda ha un regolare contratto per sterminare gli Apaches e lascia dietrodi sé una scia di sangue che sembra apparire all'orizzonte come un tramontoinfuocato. Fino a quando i massacri diventano imbarazzanti per quelli stessiche li avevano commissionati. Trent'anni dopo l'uomo del Tennesee che daragazzo aveva attraversato il "meridiano di sangue", ritroverà il giudiceHolden, uno della banda, chiamato a leggere la sua ultima, definitivasentenza.
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  • 4

    Feroce

    Bello e implacabile questo libro. Non dà speranza e ci lascia da soli a combattere contro il Giudice Holden, quello che ha capito tutto, il disumano Holden, che si abbandona alla guerra e distrugge tu ...continua

    Bello e implacabile questo libro. Non dà speranza e ci lascia da soli a combattere contro il Giudice Holden, quello che ha capito tutto, il disumano Holden, che si abbandona alla guerra e distrugge tutto quello che non conosce o che si oppone a Lui/Lei. La guerra è Dio. Coerente fino in fondo, il giudice Holden, che non è più un uomo, dicono che non morirà mai, balla e uccide fino alle ultime pagine del libro. Intanto il West, il confine, è magnifico e spietato, e tutti i suoi abitanti umani e animali, vengono spazzati via, massacrati e uccisi.

    ha scritto il 

  • 4

    ci ero arrivato con lo scetticismo di chi ne aveva sentito parlare con di un libro violentissimo, e quasi esclusivamente quello, invece mi e' piaciuto moltissimo e non gli ho dato il voto massimo solo ...continua

    ci ero arrivato con lo scetticismo di chi ne aveva sentito parlare con di un libro violentissimo, e quasi esclusivamente quello, invece mi e' piaciuto moltissimo e non gli ho dato il voto massimo solo per una pecca di scrittura che si poetica e visionaria ma' a volte tende a farti perdere il filo degli accadimenti, più' di una volta mi sono ritrovato infatti a rileggere da capo una o più' frasi perché non si capiva bene cosa era successo.
    per il resto il libro e' veramente bello maestoso profondo..ed io ci ho trovato anche la morale..che a molti sfuggiva, e poi alla fine se i fatti sono verosimiglianti ( e leggendo un po' di storia caspita se lo sono ) non e' la descrizione che e' violenta ma lo e' il fatto in se' e per se',(l' aggettivo selvaggio west non e' casuale).
    credo che approfondirò' mc carthy

    ha scritto il 

  • 2

    Noioso e ripetitivo.

    Che fatica. Un susseguirsi di eventi apparentemente simili, e discussioni filosofiche tra gente che spesso non sa nemmeno scrivere il proprio nome. E sopra tutto ettolitri di sangue e quintali di inte ...continua

    Che fatica. Un susseguirsi di eventi apparentemente simili, e discussioni filosofiche tra gente che spesso non sa nemmeno scrivere il proprio nome. E sopra tutto ettolitri di sangue e quintali di interiora. Evitabile....

    ha scritto il 

  • 4

    Danza nella luce e nell'ombra

    Difficile.

    Formidabile.

    Di fatto non è un western. C'entra poco o niente con il genere western per come noi siamo abituati ad intenderlo dalla nutrita cinematografia esistente.

    Molto più semplicemente ...continua

    Difficile.

    Formidabile.

    Di fatto non è un western. C'entra poco o niente con il genere western per come noi siamo abituati ad intenderlo dalla nutrita cinematografia esistente.

    Molto più semplicemente, il West è solo la cornice ideale per descrivere l'amoralità delle cose del mondo. Chiamatelo Male, se volete. Anche se credo che il concetto sia più profondo.

    In mezzo a un deserto spietato, abitato da gente disperata abbruttita all'inverosimile viaggia una compagnia di pistoleri che ha come unico scopo quello di ammazzare indiani, scalparli e farsi pagare ogni scalpo riportato indietro. Della compagnia, guidata da tale John Glanton, fa parte un ragazzino cresciuto troppo in fretta, che è poi il protagonista del libro.

    In un turbinio allucinante di fughe, ammazzamenti, fughe, deserti, ammazzamenti, montagne, fughe, assedi, ammazzamenti (e uso il termine allucinante nel senso più letterale del termine - cioè per descrivere una lunga, immaginifica, terrificante spirale di violenza a cui è difficile abituarsi) vediamo stagliarsi sulla sfondo due cose, che Mc Carthy riesce a dipingere con straordinaria grandezza: la potenza inarrivabile della natura (che sa essere tremendamente ostile e momentaneamente ristoratrice) e l'assoluta esattezza del male.

    Intendendosi per male non il concetto cristiano o religioso del termine, ma la sua rappresentazione più cruda e amoralmente razionale di espressione della natura, ossia di sopraffazione, sopravvivenza, supremazia.

    Chi resterà alla fine? dice quello che è l'altro grande protagonista del racconto, ossia il Giudice, il braccio destro di Glanton. Un uomo totalmente privo di morale perché consapevole che la legge morale, qualunque legge morale, è pura creazione umana, puro artificio che cerca di nascondere o sopprimere il supremo istinto di sopraffazione che tutto l'universo domina.

    La guerra è Dio, dice infatti il Giudice in un altro dei suoi eloquentissimi discorsi. L'atto massimo di violenza e di dimostrazione della supremazia, spinto fino all'atto conclusivo che lo racchiude, ossia l'assassinio.

    Io sono Dio poiché posso avere la vita di chi mi pare, quando mi pare. Così come posso capire i misteri dell'Universo e del mondo e se non riesco a penetrarli distruggo ogni cosa che mi sfugge, poiché essa non è da me conquistabile e, nel conquistarla, sopprimerla.

    A tutto questo sfugge il ragazzo, che rimane un assassino spietato ma il cui cuore (o l'anima, fate voi) presenta ancora un senso morale della pietà, del rispetto, della comprensione. Ciò che il Giudice, grande buco nero che attrae e distrugge chiunque gli giri intorno, non può sopportare e rispettare.

    Il finale è una straordinaria, allucinata rappresentazione teatrale che si conclude nell'indeterminatezza, nel non detto. Anche così, nella sua somma e perfida ambiguità, lascia comunque poco all'interpretazione, su chi sia destinato a vincere o a perdere alla fine.

    Rimane l'esempio, e la speranza che questo dà a chi verrà dopo, agli altri che s'opporrano con la propria morale (propria intesa come individuale, personale) al cieco divenire delle cose, che è caos, che è illogicità: un punto saldo, una fiammella nell'oscurità che mostra un cammino che non è solo cieca tenebra e sopraffazione ma pietà e misericordia.

    Per concludere, è un capolavoro assai difficile da pentrare del tutto: da qui le 4 stelle. Che, diciamolo, sono piuttusto striminzite vista la grandezza della narrazione. Ma così è, se vi pare.

    ha scritto il 

  • 1

    Gore

    Western? Mica tanto.
    Il western è relegato a poche pagine, l'elemento principale, i cacciatori di scalpi, ancor meno.
    Storia di una banda di ben poco credibili cacciatori di scalpi al seguito di un ca ...continua

    Western? Mica tanto.
    Il western è relegato a poche pagine, l'elemento principale, i cacciatori di scalpi, ancor meno.
    Storia di una banda di ben poco credibili cacciatori di scalpi al seguito di un capo-filosofo ancor meno credibile che dispensa perle (…) di filosofia ad un branco di ignoranti che però, incredibile!, le capiscono e discutono.
    Lunghissime ed inutili elucubrazioni unite e lunghissime e inutili -per non dire ripetitive- descrizioni dei paesaggi, divagazioni per allungare il brodo, le poche volte che si entra nella storia (la ricerca degli scalpi) parte una assoluta quanto spropositata violenza, descritta con compiacimento. Sembra in questi casi più un film gore, o ultra-splatter che dir si voglia.
    Bocciato.

    ha scritto il 

  • 4

    Il bene passa, il male resta

    Metà dell’800, sudovest degli Stati Uniti. Deserto. Caldo. Alcol. Puttane. Puzza di sudore. Profumo di piombo. Poca acqua, tanto sangue.

    Un ragazzo che ha dato la morte alla madre venendo al mondo, la ...continua

    Metà dell’800, sudovest degli Stati Uniti. Deserto. Caldo. Alcol. Puttane. Puzza di sudore. Profumo di piombo. Poca acqua, tanto sangue.

    Un ragazzo che ha dato la morte alla madre venendo al mondo, lascia la casa dove viveva insieme al padre alcolizzato per diventare un vagabondo senz’arte ne parte. Per puro caso si imbatte in una, come chiamarla, squadriglia, marmaglia, accozzaglia di individui il cui passato e la cui provenienza è irrilevante che, guidati da tale capitano Glanton, compongono una formazione paramilitare il cui alto scopo sarebbe quello di ripulire il mondo dai selvaggi. Di fatto sono dei cacciatori di scalpi che lavorano su commissione. Stavolta, a tirare fuori i quattrini, è un governatore messicano. Loro vanno, cavalcano senza posa fino a incrociare un raggruppamento di indiani - pacifici, ribelli, stanziali o nomadi non fa alcuna differenza -, li ammazzano gli tagliano via lo scalpo - un tizio gli prende pure le orecchie, con le quali si sta facendo una macabra collana - e riprendono a cavalcare. Se poi, puta caso, di indiani non se ne trovano ma ci si imbatte in un villaggio di campesinos, be’, per essere scuri sono scuri pure loro, quindi…

    Le figure principali del romanzo di McCarthy (scritto, ovviamente, alla McCarthy: descrizione del dettaglio, dialoghi essenziali, nessuna pietà), sono quella del ragazzo (il cui nome, ammesso che lo sapesse, l’autore s’è tenuto per sé), quella di Glanton e di un paio di altri membri del drappello quali uno spretato, il tizio che colleziona orecchie e un nero, e, con il ruolo di personaggio più emblematico e sconcertante al tempo stesso: il Giudice. Alto, massiccio e completamente glabro, il Giudice è l’intellettuale del gruppo, è quello che si ferma ad annotare sul suo taccuino ogni cosa con tanto di schizzi a penna: flora, fauna, reperti archeologici, rocce; ma è anche quello che non fa ciò che fa solo per i soldi. Uccidere, massacrare, violentare, per lui è un modo per affermare la propria libertà, per dare seguito al proprio destino di uomo. Un destino manifesto che si muove in parallelo con il Destino Manifesto che spinse gli americani a conquistare il Paese spazzando via chi ci abitava da millenni, e a De Gregori a cantare che «Il paese era molto giovane/ i soldati a cavallo erano la sua difesa/ Il verde brillante della prateria, rivelava in maniera lampante l’esistenza di Dio/ del Dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia».

    La violenza e la guerra fanno parte di noi e, per quanto noi uomini e donne del ventunesimo cerchiamo di convincerci che no, noi siamo per la pace e ripudiamo la violenza, la verità vera, quella ultima, è che ammazzare il prossimo tuo prima che lui ammazzi te è un qualcosa di connaturato alla nostra specie. Il giudice questo lo sa e, infatti, non è mai neanche sfiorato da un ripensamento. Se il capitano Glanton si lascia intenerire da un cane, se il ragazzo si biasima per aver preso parte al massacro di gente inerme come gli indiani Yuma, per esempio, lui, il Giudice non è mai sfiorato da un tentennamento e continua dritto per la sua strada.

    Il Giudice, secondo me, rappresenta il male assoluto. Non ha sentimenti e non prova empatia neanche per un bambino con il quale ha giocato e sorriso un minuto prima, ma s’interessa delle cose del mondo, degli esseri viventi e di quelli inanimati, e dei lasciti degli antenati che, come detto, non smette di appuntare sul suo taccuino. Lo fa per fare sue tutte queste cose, per inglobarle. Lo fa, in un certo senso, per diventarne il proprietario. Il proprietario di un fiore del deserto, di una roccia, di un vaso di origine precolombiana, di un teschio di un animale morto cento anni prima, di un essere umano. Con le sue azioni, il Giudice sembra volerci comunicare che i nostri sforzi sono del tutto inutili. «Chi ve lo fa fare» sembra dirci ghignante. «Il destino è scritto e voi non lo potete cambiare; e non venitemi a parlare di una ricompensa futura, di un Padre misericordioso. Dove sta il vostro Padre misericordioso? Guardatevi intorno, scorgete della misericordia?»

    Dargli torto è difficile ma di dargli ragione non mi va proprio, quindi, con il vostro permesso, gli resisterò finché le forze mi assisteranno e poi, succeda quello che deve succedere.

    ha scritto il 

  • 3

    gli abissi del Male raccontati da McCarthy coincidono con il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. In queste aride terre a metà dell'800 uomini, demoni speronati, combattono la loro guerra alle sp ...continua

    gli abissi del Male raccontati da McCarthy coincidono con il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. In queste aride terre a metà dell'800 uomini, demoni speronati, combattono la loro guerra alle spalle di Dio. La violenza è parola, la ferocia è legge. Almeno un paio di raccapriccianti scene ve le porterete con voi nella tomba (ricordate le cantine de "La Strada"...) - il resto è tragica avventura, desolazione, morte e natura. Questo non è un semplice western. Qui i limiti della narrazione vengono spostati sul meridiano di sangue più estremo appunto, dove trovano sempre origine (Scorsese ricorda) le radici di una "grande" nazione.

    ha scritto il 

  • 0

    Epico

    Il pezzo sulle ruote dei carri che scrocchiano come il rumore del tuono porta indietro di 7000 anni, all'origine delle migrazioni indoeuropee. Chiaro che vuole competere con l'Iliade e il Rg Veda. Ci ...continua

    Il pezzo sulle ruote dei carri che scrocchiano come il rumore del tuono porta indietro di 7000 anni, all'origine delle migrazioni indoeuropee. Chiaro che vuole competere con l'Iliade e il Rg Veda. Ci riesce.

    ha scritto il 

  • 5

    Blood Meridian (1985)

    Il modo più sbrigativo per risolvere il problema del sovraffollamento globale potrebbe essere quello di mettere sotto contratto i cacciatori di scalpi del giudice Holden, una sorta di filosofo del des ...continua

    Il modo più sbrigativo per risolvere il problema del sovraffollamento globale potrebbe essere quello di mettere sotto contratto i cacciatori di scalpi del giudice Holden, una sorta di filosofo del deserto che non deve aver mai udito la prarola compassione neanche di striscio. Il romanzo, ambientato per lo più in Messico nel 1850, racconta l'iniziazione alle spietate leggi del West di un Ragazzo che si unisce a questa banda sanguinaria.

    L'impresa non indifferente realizzata da McCarthy è quella di essere riuscito a non far mai cadere nel ridicolo il gusto per la violenza insensata di questa legione infernale che lascia dietro di sè solo rovine e mistero e un residuo di furia senza nome. Quella dell'Onnipotente, la cui assenza risuona più profonda in questi uomini che vivono nel silenzio di spazi immensi e allucinati, descritti dall'autore con estro barocco. Per dirla con le parole del giudice Holden, Se Dio avesse voluto interferire nella degenerazione dell'umanità, non l'avrebbe già fatto? I lupi selezionano i lupi, amico. E la razza umana non è ancora più rapace?

    McCarthy racconta la sua vicenda dal sapore biblico con le pietre e gli alberi, lo scheletro delle cose. E disegna il suo mondo desolato con eleganti ombreggiature e pochi tratti di matita.
    Il mezzodì del fiorire dell'umanità è già l'inizio della notte. Per l'umanità, il meridiano è insieme il crepuscolo e la sera del giorno. Un bellissimo romanzo, dal finale davvero troppo amaro.

    ha scritto il 

  • 4

    Fantastica la capacità di McCarthy di metterti davanti alla crudezza più spietata con una scrittura sublime, completa. Non importa riuscire a seguire bene il filo delle varie mattanze.. arrivi in fond ...continua

    Fantastica la capacità di McCarthy di metterti davanti alla crudezza più spietata con una scrittura sublime, completa. Non importa riuscire a seguire bene il filo delle varie mattanze.. arrivi in fondo e puoi solo dire: "Ho letto il libro di uno Scrittore". A quel punto puoi non dare importanza alla sensazione di essere ricoperto di sangue altrui.

    ha scritto il 

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