Una grande città contemporanea. Una città moderna, vitale, metropolitana, raccontata con gli occhi di una ventina di mestrini. “Mestre per le strade” non è solo la prima opera letteraria, ambientata e dedicata a Mestre, ma è soprattutto l'occasione per riflettere sulla città di oggi.
Stiamo parlando del primo libro scritto da autori mestrini o comunque legati alla città perché‚ ci sono nati, o ci lavorano, o ci sono tornati dopo anni. Si tratta di una novità assoluta anche nell'editoria italiana. Il libro (200 pagine, 12,50 euro), curato da Massimiliano Nuzzolo, edito da Azimut nella collana che comprende volumi dedicati a Roma, Milano, Napoli, Praga e il Brasile. Raccoglie 21 racconti di altrettanti autori _ esordienti assoluti accanto a scrittori noti _ più tre poesie di Ferruccio Brugnaro, che aprono il libro.
Il libro parla quindi di una grande città, la nostra città che va ben al di l… dei confini municipali e rappresenta una dimensione metropolitana del Nordest, con al suo interno il porto, l'aeroporto, un'area industriale sterminata e un cuore urbano effervescente, denso di attività e ricco di fermenti culturali.
“Mestre per le strade” ruota attorno ai luoghi più significativi della città, ma è un libro che offre anzitutto l'opportunità di decifrare il carattere della città, la sua anima, fatta di persone, prima ancora che di luoghi, di riti giornalieri, di incontri e di altro ancora.
Il libro è quindi l'esatto opposto di una raccolta di racconti sulla vecchia Mestre. In una battuta il libro, forse incosapevolmente, rappresenta un contributo straordinario per descrivere l'identità mestrina, al di fuori di sterotipi e luoghi comuni.
Vale a dire che è uno strumento efficacissimo per capire come non ci sia un mitico passato da riscoprire. Tantomeno una città-cenerentola, cresciuta all'ombra di Venezia, da consolare. ma non Š solo questo. Il libro è la conferma che non è più nemmeno il tempo di rivendicare l'orgoglio mestrino, perché‚ anche l'esibizione del Mestre-pride - che poi è sempre un modo per distinguersi da Venezia - è diventato un esercizio inutile. L'identità di Mestre, la sua anima pi— profonda, sta nell'essere quella città contemporanea che viviamo quotidianamente. Fatta di ricordi, personaggi, sguardi, incontri e storie che si sono stratificate nel corso del Novecento fino ad arrivare alla città di oggi.
Questa è la Mestre che conosciamo e questa è la città che esce dal libro. Ventuno racconti, ognuno ambientato in un quartiere.
Si diceva, che il libro è il contrario di un testo nostalgico del passato. Il passato che c'è, è un passato che brucia, come quello di Ferruccio Brugnaro su un vecchio bar di Ca' Emiliani che nessuno frequenta più ma i titolari, Anna e Armando, restano lì.
Le poesie di Brugnaro si mischiano con i racconti. Iniziando da quello di Roberto Lamantea: la città “United Colors of Actv” vista dall'autobus. Il teatro del mondo di chi, schiacciato nella ressa dei pendolari, si porta dentro la propria solitudine. Ma c'è anche il liceo classico Franchetti di corso del Popolo visto da Leandro Barsotti con l'affettuosa ironia (e autoironia) di uno studente. E c'è la “movida”mestrina in piazza Ferretto che rimanda allo “Spritz Time” di Ugo Sette.
Mentre il parco della Bissuola è lo scenario di “This land is your land” di Renzo Di Renzo, la difficile coabitazione con gli “albanesi, gli slavi, i cinesi, i negri bastardi e tutti quelli lì”.
Sul tema del “diverso da noi” Di Renzo ha scritto il bel racconto Nero (Einaudi), dove un cane nero abbandonato e un bambino nero immigrato sono destinati a incontrarsi. La “via Pal” dei Sabbioni, periferia della periferia, è al centro di “Andate, Ritorni” di Luciano Bertolucci. “Primo tentativo di esaurimento di un luogo Mestrino”, ovvero piazzale Candiani, è invece il testo di Annalisa Bruni, dove la scrittrice propone un'analisi “scientifica” di uno dei nuovi luoghi della mestrinità attraverso un omaggio a Perec.
E' poetica Tiziana Agostini in “Primavera in via Giordano Bruno”: il percorso di una bambina nel cuore di Mestre in due delicate paginette. “Strana ma bella, pensò lui sotto la torre” è il titolo di Gianluca Morozzi, tra amori e letteratura. Massimiliano Nuzzolo _ autore tra le altre cose di una deliziosa personale Spoon River, Tre metri sotto terra _ in “Jurassic Punk¯”gira per Carpenedo e scopre che proprio lì Steven Spielberg sta girando un film. “Una storia del viale”, un piccolo eroe calcistico di viale San Marco, è la proposta di Emanuele Pettener. Monique Pistolato _ il nome è francese come la sua nascita, Parigi _ si conferma scrittrice sensibilissima in “Seni verdi”, il ritorno a Mestre dopo tanti anni e la scoperta di una città nuova. “Man” di Nadir Tacchi (l'unica firma pseudonimo del libro) ci accompagna invece a scoprire (in tutti i sensi) i “lussuriosi tesori” del Terraglio, strada a luci rosse. “Ciccio è tornato” di Mitia Chiarin ci porta a Macallè e in via Piave, dove un ladro sgangherato da cinema neorealista si nasconde fingendosi manichino in vetrina. E invece il passaggio tra civiltà contadina e urbanizzazione al centro di “Spesso guardando un determinato edificio” di Massimo Rossi, mentre Elisabetta Rosadi ci riporta a una data terribile, 6 maggio 1976, il terremoto in Friuli vissuto in piazza Mercato a Marghera. Restiamo a Marghera con “La strada senza carreggiate”, ovvero via Fratelli Bandiera, di Antonella Prigioni. Davide Tessari gira per via Fradeletto a tempo di rock in “It's hard to be a saint in the city”. E “goloso” il racconto di Riccardo Petito, “La torta”: amori e dolci tra via Dante e via Cappuccina. Raffaele Rosa guarda “Fuori dalla finestra” lo stadio Baracca dagli occhi di Paolo, bambino di 11 anni, fino agli anni del terrorismo. Valeria De Lazzari gira “In bicicletta per le strade di Favaro”, luogo dell'infanzia e del ritorno.