Metà di un sole giallo

Di

Editore: Einaudi

4.2
(591)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 454 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Spagnolo , Portoghese , Francese , Chi semplificata , Tedesco

Isbn-10: 8806203029 | Isbn-13: 9788806203023 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Basso

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 3

    Quando Baby rincasò con due pezzi di metallo, Olanna li requisì urlando e tirandole le orecchie. Non sopportava l'idea che Baby giocasse con gli avanzi freddi di oggetti pensati per uccidere. Ma Kaine ...continua

    Quando Baby rincasò con due pezzi di metallo, Olanna li requisì urlando e tirandole le orecchie. Non sopportava l'idea che Baby giocasse con gli avanzi freddi di oggetti pensati per uccidere. Ma Kainene le chiese di restituirli alla bambina. Dal canto suo, regalò a Baby una latta per conservarli. Poi disse a Baby di andare con gli altri bambini a costruire trappole per le lucertole, a imparare come si intrecciano le foglie di palma e come ci si mette dentro il bozzolo pieno di formiche iddo. Kainene permise a Baby di tenere in mano il pugnale dell'uomo famelico che vagava nel compound mormorando: "Ngwa, lascia che i barbari arrivino, lascia che vengano subito". Kainene diede a Baby il permesso di assaggiare una zampa di lucertola.
    - Chiamaka deve vedere la vita per quello che è,
    ejima m, - disse Kainene, mentre si spalmavano la crema. - Tu la proteggi troppo dalla vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo taceva mentre noi morivamo

    Chimamanda Ngozi Adichie è una giovane scrittrice nigeriana di etnia Igbo. Questo romanzo, il suo secondo, narra la vicenda di due sorelle gemelle negli anni della guerra del Biafra che ha sconvolto ...continua

    Chimamanda Ngozi Adichie è una giovane scrittrice nigeriana di etnia Igbo. Questo romanzo, il suo secondo, narra la vicenda di due sorelle gemelle negli anni della guerra del Biafra che ha sconvolto il suo paese alla fine degli anni 60. Una vicenda che l’autrice non ha vissuto in prima persona ma che ha profondamente segnato la storia della sua famiglia e del suo popolo. La Nigeria moderna è una repubblica federale in cui coesistono tantissime etnie, spesso in contrasto tra loro. Questa nazione è nata da un mero calcolo politico degli inglesi che hanno messo insieme le tre etnie principali, gli Hausa, di religione islamica, gli Yoruba e gli Igbo di religione cristiana, in modo da creare una nazione debole e più facilmente controllabile. A metà degli anni 60 gli Igbo, economicamente più forti delle altre etnie, avevano il controllo economico del paese e ispirarono un colpo di stato per prendere il controllo del paese e tagliare i ponti con il potere ex-coloniale. Il fallimento di questo tentativo portò a scontri anche cruenti tra le diverse etnie ed al tentativo di secessione degli Igbo che portò alla nascita della repubblica del Biafra. La guerra civile che ne seguì fu durissima e si risolse in una immane catastrofe umanitaria con oltre tre milioni di morti, in gran parte dovuti alla fame ed agli stenti. Infatti, visto il sostanziale equilibrio delle forze in campo, l’esercito nigeriano assunse una tattica attendista, tagliando tutti i collegamenti del Biafra con il mondo esterno e prendendo gli avversari per fame. Fu proprio in seguito a questa immane tragedia che alcuni medici francesi fondarono nel 1971 Medici Senza Frontiere. La vicenda suona familiare e non è molto dissimile da quello che poi è successo nei Balcani, in Medio Oriente o, rimanendo nel continente africano, in Ruanda e Burundi.
    Negli anni della guerra del Biafra io ero in età prescolare ma ho un ricordo nitido di foto sconvolgenti di bambini scheletrici con ventri gonfissimi (nel romanzo ho scoperto che questi bambini erano affetti dalla sindrome di kwashiorkor, una grave forma di malnutrizione causata dall'insufficiente apporto di proteine). Ammetto che nella mia ignoranza prima della lettura di questo romanzo avevo sempre associato quelle immagini ad eventi naturali, come una siccità o una carestia, e non ad una guerra e questo, in qualche modo, conferma l’atto di accusa dell’autrice, racchiuso nella frase ricorrente nel romanzo che ho citato come titolo del mio commento.
    La vicenda ruota intorno alla storia di due sorelle, Olanna e Kainene, appartenenti ad una ricca famiglia Igbo. Entrambe le sorelle hanno studiato a Londra e sono poi tornate nel paese natio. Benché gemelle, le due donne non potrebbero essere più diverse, sia fisicamente che caratterialmente: Olanna è una donna bellissima, colta, affascinante e raffinata, che ha deciso di dedicare la sua vita all’insegnamento per contribuire alla crescita della coscienza del suo popolo; Kainene, invece, è una donna d’affari sarcastica e sfuggente che gestisce con grande decisione le aziende di famiglia e si muove con abilità nel corrotto mondo politico ed economico nigeriano. Olanna è innamorata di un professore idealista e rivoluzionario e, tramite lui, entra in contatto con alcuni circoli di intellettuali che vogliono combattere l’ignoranza e l’analfabetismo che tengono assoggettata la Nigeria alle potenze europee. Kainene, invece, è innamorata di Richard, uno scrittore inglese che si è trasferito in Nigeria perché innamorato dell’Africa e della sua storia e cultura e che poi deciderà di condividere il destino della popolazione Igbo. Intorno a loro ruotano una miriade di altri personaggi, tra cui spicca Ugwu, il giovane domestico che vive in casa del professore che, grazie alle cure del suo padrone e di Olanna, si nutrirà dei libri e delle idee che girano in casa e riuscirà nell’intento di scrivere un libro in cui raccontare le vicende del suo popolo.
    La prima parte del romanzo è piuttosto fiacca, con il racconto dei conflitti tra le due sorelle, il difficile rapporto con i loro genitori e l’evolversi delle rispettive vicende sentimentali che le porteranno ad allontanarsi sempre più. Olanna si calerà sempre più nelle infuocate discussioni politiche che vedono protagonisti il suo uomo e la sua cerchia di colleghi-amici rivoluzionati. In queste pagine è interessante la descrizione dello stile di vita delle classi medio-alte nigeriane che, da una parte rivendicano la loro identità africana, dall’altra cercano di scimmiottare lo stile di vita degli ex-padroni europei (vedi per esempio, la loro fissazione per il cibo europeo).
    Il romanzo prende improvvisamente vita con lo scoppio della guerra. La vicenda è raccontata dal punto di vista della popolazione Igbo e si concentra soprattutto sui riflessi del conflitto sulla vita dei protagonisti e dei loro amici e colleghi. All’inizio sono tutti animati da sentimenti di entusiasmo per la sicura vittoria e grande spirito nazionalistico. Un po’ alla volta, però, l’entusiasmo scema ed emergono le difficoltà della vita di tutti i giorni, con l’abbandono delle case, i bombardamenti, il razionamento dei viveri, le malattie, gli orrori della guerre. L’autrice è bravissima a descrivere come le vicende della guerra modificano profondamente i personaggi, facendo emergere le debolezze di alcuni e le, inaspettate, qualità di altri.
    Il romanzo termina con la sconfitta degli Igbo ed il triste ritorno a casa dei sopravvissuti con l’amarezza di essere stati traditi e di dover sopportare le angherie ed i soprusi dei vincitori.

    Una lettura interessante che mi ha fatto conoscere realtà nuove e getta luce su vicende che abbiamo colpevolmente ignorato.

    ha scritto il 

  • 5

    Il sole sorge ancora, sulla morte, il silenzio e l'amore. Un romanzo epico

    Se l'Ibisco viola e Americanah sono romanzi in cui il particolare solleva a tratti il velo mostrando qualcosa dell'universale, in Metà di un sole giallo è esattamente il contrario: l'affresco del fond ...continua

    Se l'Ibisco viola e Americanah sono romanzi in cui il particolare solleva a tratti il velo mostrando qualcosa dell'universale, in Metà di un sole giallo è esattamente il contrario: l'affresco del fondale, la guerra del Biafra, è preponderante e ineludibile. Condiziona le vicende dei singoli e modifica le regole dell'attrazione: ognuno è diverso da come sarebbe in un contesto di normalità. Metà di un sole giallo è il simbolo del Biafra, nel suo tentativo di indipendenza dalla Nigeria dopo due colpi di Stato e orrendi massacri perpetrati dalla maggioranza Hausa, musulmana, contro la minoranza cristiana Igbo. Ma è anche un ciondolo condiviso dalle due gemelle, Olanna e Kainene, che nel romanzo si avvicinano o si allontanano seguendo gli eventi, ma senza spezzare mai un legame speciale.
    La lettura coinvolge e appassiona, i personaggi sono caratterizzati con profondità, sono affascinanti ed esotici per gli occhi occidentali. E poi c'è il romanzo nel romanzo, con Richard e Ugwu che cercano un senso nella scrittura. Ma quello che il romanzo "storico" racconta è anche la permanenza del male universale, quello che terrorizza oggi l'occidente alle prese con l'immigrazione e che l'Europa ha già vissuto con il nazismo, il fascismo e poi con le guerre balcaniche degli anni Novanta: il vicino di casa che diventa la minaccia, lo strumento della violenza che cancella la civiltà e la convivenza. Tutto questo in un romanzo che è una grande storia d'amore e che dispiace finire.

    ha scritto il 

  • 5

    Se il sole si rifiuta di sorgere, noi lo obbligheremo.

    Mi resterà nel cuore. Fa bene leggere letteratura africana, quella delle scrittrici e degli scrittori africani. Per ridimensionare il nostro ego, per andare al di là degli stereotipi e per non dimenti ...continua

    Mi resterà nel cuore. Fa bene leggere letteratura africana, quella delle scrittrici e degli scrittori africani. Per ridimensionare il nostro ego, per andare al di là degli stereotipi e per non dimenticare.
    La guerra del Biafra. Il mondo taceva mentre noi morivamo. Proprio così, riflettiamoci e speriamo di non ripetere più gli errori del passato.

    ha scritto il 

  • 2

    delusione

    L'obiettivo è interessante e coraggioso, ma guerra del Biafra è spiegata in maniera molto confusa, i personaggi sono stereotipati e, nonostante le continue tragedie, resta sempre uno sguardo distante ...continua

    L'obiettivo è interessante e coraggioso, ma guerra del Biafra è spiegata in maniera molto confusa, i personaggi sono stereotipati e, nonostante le continue tragedie, resta sempre uno sguardo distante e che non fa empatizzare con nessuno.
    Praticamente il contrario di Americanah, dove la trama era nulla ma i personaggi molto veri.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho conosciuto l'autrice tramite il settimanale Internazionale che ne ha spesso tradotto degli articoli:lo stile semplice e diretto,l'acutezza e il sottile humor mi son subito piaciuti quindi non vedev ...continua

    Ho conosciuto l'autrice tramite il settimanale Internazionale che ne ha spesso tradotto degli articoli:lo stile semplice e diretto,l'acutezza e il sottile humor mi son subito piaciuti quindi non vedevo l'ora di leggerne un romanzo.
    La Adichie racconta una delle pagine più drammatiche dell'Africa nel '900:la guerra seguita alla separazione del Biafra dalla Nigeria e lo fa attraverso le vicissitudini di due colte e brillanti sorelle ,Olanna e Kainene,cresciute nell'ambiente benestante grazie agli affari fatti dalla famiglia ,in modo non del tutto trasparente in un paese ancora in bilico tra tradizione e modernità.
    Il legame tra le due è precario e peggiora a seguito di spiacevoli vicende private,ma si rinsalda e rafforza dopo il precipitare degli eventi;attorno a loro ruotano soprattutto la figura di Ugwu-domestico che a sua volta assorbirà il clima di fervore culturale e cambiamento in cui si trova a lavorare- e Richard,il bianco che innamorato del paese e della sua cultura(oltre che di una delle sorelle) fatica però a scrollarsi di dosso il pregiudizio di colone approfittatore e a trovare accettazione.
    L'impresa non era semplice,ma la scrittrice -a parte qualche momento di sentimentalismo di troppo e di qualche tortuosità nella gestione della trama- riesce comunque a mantenere costante l'attenzione del lettore e a fare luce su uno dei periodi tragici dell'umanità che pesano anche sull'Occidente,ancora in prima linea e attivissimo delle sciagure del post colonialismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo taceva mentre noi morivamo

    Una storia interessante, che racconta della guerra civile in Nigeria negli anni Sessanta, una guerra di cui la maggior parte degli europei ignora i particolari. Personalmente non spaevo dove si trovas ...continua

    Una storia interessante, che racconta della guerra civile in Nigeria negli anni Sessanta, una guerra di cui la maggior parte degli europei ignora i particolari. Personalmente non spaevo dove si trovasse esattamente il Biafra, sebbene se ne senta parlare riferendosi alla terribile emergenza umanitaria che colpì il Paese. Leggendo il romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie ho scoperto che il Biafra era un’area popolata da persone appartenenti al’etnia igbo, che appunto alla fine degli anni Sessanta tentò una sanguinosa quanto fallimentare secessione dalla Nigeria.

    I personaggi principali sono ben caratterizzati e gli eventi vengono filtrati attraverso i loro occhi e i loro atteggiamenti: Odenigbo è un professore rivoluzionario e idealista, che cerca di combattere l’ignoranza e l’analfabetismo della sua gente, che portano inevitabilmente i nigeriani ad essere assoggettati alle potenze occidentali; Odenigbo ha creato una sorta di circolo di intellettuali che ogni sera si raduna in casa sua per parlare della Nigeria. Olanna è la sua compagna, bellissima, raffinata, ha studiato a Londra e proviene da una ricca famiglia di Lagos della quale però non condivide l’ambizione sfrenata e l’arricchimento a tutti i costi.
    La sua gemella Kainene è diversa da lei fisicamente e caratterialmente: sfuggente, sarcastica, sembra voler tenere tutti a distanza, è una donna d’affari che si occupa dell’azienda del padre. Richard è invece un cittadino inglese innamorato dell’Africa, tanto da rimanere in Biafra anche allo scoppio della guerra, ma soprattutto innamorato di Kainene. Infine Ugwu, forse il personaggio più interessante, il giovane domestico che si presenta a casa di Odenigbo semianalfabeta, ma grazie alla vicinanza del suo Padrone, si nutrirà di libri e riuscirà nell’intento di raccontare la storia della sua gente. Poi c’è una serie di personaggi minori che avevo difficoltà a ricordare a causa dei nomi nigeriani con cui ho poca dimestichezza.

    Il libro scorre abbastanza bene per metà, ma non appena irrompe nella storia la secessione del Biafra e la conseguente guerra, ho avuto come una sensazione di stallo, l’azione rallenta, diventa un po’ impantanata. Si ripetono gli orrori della guerra, visti soprattutto attraverso gli occhi di Olanna, la fame, le bombe, Ugwu che diventa guerrigliero, Baby, la bimba di Olanna e Odenigbo che con la sua spensieratezza sopravvive alle brutture della guerra, il venir meno delle certezze di Odenigbo…. Solo alla fine, la vicenda di Kainene, sembra dare una scossa al torpore del racconto.

    Ad ogni modo un buon libro, che mi ha insegnato qualcosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Della guerra del Biafra si capisce poco - del resto noi europei delle guerre africane non capiamo mai nulla: fra responsabilità coloniali e arcani tribalismi è un groviglio inestricabile. Nemmeno cons ...continua

    Della guerra del Biafra si capisce poco - del resto noi europei delle guerre africane non capiamo mai nulla: fra responsabilità coloniali e arcani tribalismi è un groviglio inestricabile. Nemmeno consultare Wikipedia mi ha illuminato. Il romanzo è interessante, ma di poco spessore: i personaggi sono poco più che abbozzi stereotipati - la protagonista Olanna è un'eroina perfetta, coraggiosa e sensibile, il suo uomo Odenigbo un bell'eroe positivo, coraggioso e idealista, il giovane servo Ugwu un caro ragazzo, l'eroe-bambino, innocente. Sembra scritto da una studentessa diligente: corretto, ma piatto; privo di estro, di personalità, superficiale, talvolta puerile. Eppure Chimamanda Ngozi Adichie è autrice osannata e premiatissima in tutto il mondo. Agli anglosassoni, mi pare, piace molto questa scrittura semplice, pulita e ingenua, un po' giornalistica, senza poesia e senza mistero. A me no.

    ha scritto il 

  • 2

    L'ho trovato noiosissimo, mi sono imposta di finirlo cercando un barlume di interesse pagina dopo pagina. Un mondo di una distanza abissale tra corruzione ignoranza e superstizione, in cui anche i cos ...continua

    L'ho trovato noiosissimo, mi sono imposta di finirlo cercando un barlume di interesse pagina dopo pagina. Un mondo di una distanza abissale tra corruzione ignoranza e superstizione, in cui anche i cosiddetti intellettuali si fanno risucchiare dalle tradizioni più rozze e da un fanatismo patriottico del tutto insensato. L'unico personaggio che mi è piaciuto è Kainene, privilegiata ma razionale e pratica. Leggendo questo libro mi sono trovata a riflettere sulle distanze culturali che ci separano, sulla difficolta di trovare punti di dialogo con credenze cosi radicate e sulla grande diffidenza nei confronti dei "bianchi". Pessima la scelta editoriale di non fornire una traduzione ai numerosi termini in lingua igbo, spesso del tutto incomprensibili pur nel contesto di una frase.

    ha scritto il 

  • 3

    Domani è un altro giorno

    Ho iniziato la lettura con grande entusiasmo, anch'io come molti spinto dalle recensioni lette (qui e su Amazon) e anch'io come tanti miei coetanei, memore delle raccomandazioni/minacce di mia madre c ...continua

    Ho iniziato la lettura con grande entusiasmo, anch'io come molti spinto dalle recensioni lette (qui e su Amazon) e anch'io come tanti miei coetanei, memore delle raccomandazioni/minacce di mia madre che ripeteva come un mantra ad ogni pasto dei "bambini del Biafra che muoiono di fame".
    Assegno 3 stelle perché l'argomento è toccante e pregno di umanità, ma il romanzo è un bimbo mai nato, un aereo mai decollato, una nave mai varata.
    Stavolta Mami è un maschio, ma la solfa è un pastone alla via col vento (flirt e tradimenti compresi) che si trascina (spesso stancamente) fino all'epilogo che è storia e non può certo sorprendere.
    Le premesse c'erano tutte e l'approccio quello giusto, incipit compreso; peccato, sarà per la prossima volta. Forse

    ha scritto il 

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