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Metà di un sole giallo

Di

Editore: Einaudi

4.3
(458)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 454 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Spagnolo , Portoghese , Francese , Chi semplificata , Tedesco

Isbn-10: 8806203029 | Isbn-13: 9788806203023 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Basso

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    Il mondo taceva mentre noi morivamo di fame

    Trovo "Metà di un sole giallo" un grande e importante libro, sia per il tema che per il modalità con cui è stato affrontato.
    "Metà di un sole giallo" è il racconto del Biafra, della guerra civile che ha spezzato la Nigeria sulla fine degli anni '60, dei massacri, della carestia che è divent ...continua

    Trovo "Metà di un sole giallo" un grande e importante libro, sia per il tema che per il modalità con cui è stato affrontato.
    "Metà di un sole giallo" è il racconto del Biafra, della guerra civile che ha spezzato la Nigeria sulla fine degli anni '60, dei massacri, della carestia che è diventata simbolo della fame per generazioni occidentali ma delle cui cause non ne sapevamo niente: "il mondo taceva mentre noi morivamo di fame".
    La storia è narrata attraverso gli occhi di tre personaggi: Ugwu (lo stupore) che giovanissimo lascia il suo villaggio e va a servizio in un campus universitario da un docente "rivoluzionario"; Olanna (l'amore), figlia di qualche importante personaggio nigeriano, studi a Londra, bellissima e colta sceglie l'insegnamento e Odenigo, il docente "rivoluzionario"; Richard (il narratore mancato) l'inglese innamorato della cultura igbo e di Kainene, l'abile e pungente gemella di Olanna.
    La storia è articolata in due tempi: i primi anni '60 forse non dissimili agli anni '60 in altre latitudini, giovani donne emancipate dalla famiglia, campus universitari dove si parla di rivoluzione, il mondo che cambia velocemente; gli ultimi anni '60, quando dal '67 a seguito di due colpi di stato in Nigeria inizia la guerra civile contro le regioni sudorientali, appunto il Biafra. E sono le pagine dedicate alla guerra, ai bombardamenti e alla carestia forse quelle più toccanti, grazie ad una scrittura che mette in risalto il vissuto personale.

    ha scritto il 

  • 4

    "Se il sole si rifiuta di sorgere noi lo obbligheremo" [7/10]

    Nigeria prima del 1967 dopo il 1970.
    La rivoluzione e la nascita dello stato indipendente del Biafra che fa da spartiacque nel racconto di esistenze ed identità che cercano una collocazione dopo il trauma post- coloniale.
    Come un sole che spunta e di cui scorgi solo una parte, così s ...continua

    Nigeria prima del 1967 dopo il 1970.
    La rivoluzione e la nascita dello stato indipendente del Biafra che fa da spartiacque nel racconto di esistenze ed identità che cercano una collocazione dopo il trauma post- coloniale.
    Come un sole che spunta e di cui scorgi solo una parte, così s'intravede la speranza che nasca una società migliore. La possibilità genera gioia, l'annientamento disperazione.
    Adichie riesce in questo romanzo a trascinare il lettore in un vortice di emozioni. I suoi personaggi sono vari, ben caratterizzati; ognuno con una sua funzione. Le loro vicende coinvolgono e danno materia di riflessione.
    Un buon libro che aiuta se non a cancellare almeno ad arricchire l'automatica associazione tra la parola Biafra e una triste immagine di bambini con le pance gonfie.
    "Scrive della fame. La fame come arma di guerra nigeriana. La fame che distrusse il Biafra, che lo rese celebre e che lo fece durare quanto durò. La fame che risvegliò l’attenzione di alcune persone nel mondo e scatenò qualche isolata protesta (...) e permise a genitori di tutto il pianeta di ordinare ai propri figli di finire quel che avevano nel piatto. (...) La fame che diede una bella spinta alla carriera di molti fotografi. La fame infine che portò la Croce Rossa Internazionale a definire il Biafra la più grave emergenza umanitaria dai tempi del secondo conflitto mondiale."

    ha scritto il 

  • 3

    Essendo un libro così ampio vi sono numerosi alti e bassi. Le storie personali così dettagliate danno più empatia, ma affossano il ritmo; la linea temporale frammentata in tre punti permette di giocare con quello che si sa e quello che è avvenuto, ma non viene ancora nominato e snellisce una narr ...continua

    Essendo un libro così ampio vi sono numerosi alti e bassi. Le storie personali così dettagliate danno più empatia, ma affossano il ritmo; la linea temporale frammentata in tre punti permette di giocare con quello che si sa e quello che è avvenuto, ma non viene ancora nominato e snellisce una narrazione altrimenti troppo pesante. La Storia raccontata affascina come sempre riescono gli elementi reali in un libro di fiction e permette di avere una idea verosimile di vita durante una guerra.
    Però rimangono dei personaggi a cui ci si affeziona, ma troppo allegorici, delle vite troppo dettagliate e una storia altalenante.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovo francamente impressionante che la Adichie abbia scritto questo romanzo a 29 anni; tuttavia, se i personaggi non mancano di un proprio spessore - a distanza di mesi, mi ritrovo di tanto in tanto a pensare a loro -, è la narrazione, nel suo complesso, ad esser carente di fluidità. Combinare ...continua

    Trovo francamente impressionante che la Adichie abbia scritto questo romanzo a 29 anni; tuttavia, se i personaggi non mancano di un proprio spessore - a distanza di mesi, mi ritrovo di tanto in tanto a pensare a loro -, è la narrazione, nel suo complesso, ad esser carente di fluidità. Combinare quest'opera e "Americanah" darebbe vita ad un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono un esperto di Africa né tantomeno di letteratura africana. So bene che molta di quella che viene definita con un'espressione così generica è prodotta da scrittori che vivono in Europa o negli USA e che appartengono a classi sociali molto elevate. Rappresentano un'élite che potrebbe esser ...continua

    Non sono un esperto di Africa né tantomeno di letteratura africana. So bene che molta di quella che viene definita con un'espressione così generica è prodotta da scrittori che vivono in Europa o negli USA e che appartengono a classi sociali molto elevate. Rappresentano un'élite che potrebbe essere originaria di qualsiasi paese e descrivono situazioni spesso solo osservate e testimoniate o ancora più frequentemente raccontate da altri. Tuttavia, ho trovato questo libro di Adichie davvero molto bello, in grado di rendere il clima di fatti e vicende che hanno riguardato negli anni sessanta la rivoluzione biafrana annegata nel sangue. Molte di quelle tensioni, di quelle asimmetrie del potere di origine coloniale sono avvertibili ancora adesso, con le rappresaglie sanguinarie di certi gruppi islamici della Nigeria settentrionale contro i cristiani e le popolazioni animiste.
    È un romanzo storico moderno, ben costruito, in grado di attraversare la tragedia con stile, ma senza vezzi e assai documentato: per questo credo sia molto utile anche al giornalista o allo studioso che vuol capire quel periodo. Una rivoluzione morta per fame, fame deliberatamente ricercata dai suoi governanti per attirare l'attenzione delle potenze. Una rivoluzione che invece ha visto curiosamente schierate l'Unione Sovietica e la Gran Bretagna dalla stessa parte contro la nuova corruttissima Repubblica del Biafra, ricca di nuove speranze: lo status quo post coloniale e della guerra fredda non doveva essere modificato.
    Un libro ricco di diversi registri: l'analisi politica, la decolonizzazione e il postcolonialismo, il romanzo d'amore, la società. Da leggere per capire e per piacere.

    ha scritto il 

  • 4

    ****

    Forse perchè dopo L'ibisco viola" le mie aspettative erano alte.l
    Forse perchè sapevo che parlava di Biafra, con tutto quello che quel nome si porta dietro.
    Alla fine il libro un po' mi ha delusa. L'ho trovato sbilanciato nella descrizione dei personaggi , persino ossessiva, che nel f ...continua

    Forse perchè dopo L'ibisco viola" le mie aspettative erano alte.l
    Forse perchè sapevo che parlava di Biafra, con tutto quello che quel nome si porta dietro.
    Alla fine il libro un po' mi ha delusa. L'ho trovato sbilanciato nella descrizione dei personaggi , persino ossessiva, che nel finale non trovano una conclusione all'interno dell'intera storia.
    Ma vale 4 stelle per avere "illuminato" una parte di mondo, con la sua tragica storia , di cui si sapeva troppo poco.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande libro: la guerra per l'indipendenza del Biafra vista da dentro, il patriottismo contro ogni speranza, la vita in tempo di guerra e pre-guerra di una famiglia borghese. Grande scrittura, grande capacità di osservare e di creare empatia.

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientato in Nigeria...

    ...tra il 1960 e il 1970 narra la tragica parabola della Repubblica del Biafra. L'orrore della guerra civile e della terribile crisi umanitaria che provocò è vista attraverso la storia di tre personaggi: Ukwu, Olanna e Richard. Il primo è il tuttofare del compagno di Olanna, il terzo è il compagn ...continua

    ...tra il 1960 e il 1970 narra la tragica parabola della Repubblica del Biafra. L'orrore della guerra civile e della terribile crisi umanitaria che provocò è vista attraverso la storia di tre personaggi: Ukwu, Olanna e Richard. Il primo è il tuttofare del compagno di Olanna, il terzo è il compagno di sua sorella. Ukwu viene da un villaggio, Olanna è di famiglia ricca ed ha studiato in Europa, Richard viene dall'Inghilterra e ha deciso di stabilirsi in Nigeria. Nelle differenze delle loro esperienze e sensibilità si traccia la storia tragica di quegli anni: dalla speranza degli inizi al dolore della fine. Ci sono tante Afriche dentro questo libro, quanti sono i personaggi raccontati, non solo i tre principali ma anche i loro amici e parenti, rimane impresso il personaggio di Kainene, sorella gemella di Olanna e compagna di Richard. Non ci sono eroi, solo persone che cercano di sopravvivere con dignità.

    ha scritto il 

  • 5

    Per certi versi questo romanzo è simile a un altro che avevo già letto: l'autrice è un'altra figlia delle rivoluzioni africane devastanti, che non ha vissuto in prima persona ma ha ricostruito dai racconti dei familiari e di persone che erano presenti. La differenza è che questo romanzo è più soc ...continua

    Per certi versi questo romanzo è simile a un altro che avevo già letto: l'autrice è un'altra figlia delle rivoluzioni africane devastanti, che non ha vissuto in prima persona ma ha ricostruito dai racconti dei familiari e di persone che erano presenti. La differenza è che questo romanzo è più sociale: mentre "Lo sguardo del Leone" si concentra sulle storie di una famiglia più canonica e sulle diversità generazionali tra i suoi componenti, "Metà di un Sole giallo" collega persone di provenienza, estrazione e cultura ben diverse, mettendo insieme un nucleo familiare assai complicato. Ci sono l'intellettuale che nelle ore più buie sembra crollare miseramente, il suo domestico proveniente da un villaggio ancora tribale, la sua bellissima e innamoratissima moglie, proveniente da una famiglia ricchissima, che si trova a dover gestire la famiglia tra i razionamenti, le malattie e tutti i disagi di una guerra civile, la gemella di quest'ultima, che invece manda avanti le attività di famiglia, e il suo amante/compagno bianco, inglese, che si trova a vivere la guerra da indigeno prendendo le distanze dai "turisti" che pur non avendo idea di come stiano davvero le cose hanno già deciso chi è in torto in un conflitto tra etnie. Questo mix di personaggi offre una riflessione più ampia sugli eventi in corso negli anni '60 in Nigeria, più a tutto tondo.

    Lo stile è molto intrigante, forse la prima parte di presentazione dei vari personaggi è un po' troppo lenta, ma si riprende subito... Bisogna tenere duro per le prime 120 pagine. Mi è piaciuto molto, e spero di leggere presto qualcos'altro di questa autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    come romanzo è molto bello e interessante, io sono nata nel 1975 e la parola 'Biafra' era per me solo un modo di dire, mentre chi ha almeno 10 anni più di me ha un ricordo di quel periodo e non bisogna mai dimenticare la storia perché, purtroppo, si ripete.
    Detto questo quello che non mi è ...continua

    come romanzo è molto bello e interessante, io sono nata nel 1975 e la parola 'Biafra' era per me solo un modo di dire, mentre chi ha almeno 10 anni più di me ha un ricordo di quel periodo e non bisogna mai dimenticare la storia perché, purtroppo, si ripete.
    Detto questo quello che non mi è piaciuto è la luuuuuunga parte iniziale che serve forse a inquadrare la situazione pre-formazione del nuovo stato, ma per me è troppo prolissa, zeppa di nomi, di episodi, di descrizioni che mi hanno reso veramente difficile superare quel 25/30% di un libro di per sè molto lungo. L'ho fatto solo perché mi fido di chi me l'aveva consigliato, altrimenti l'avrei mollato perdendomi un romanzo importante

    ha scritto il 

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