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Metello

By Vasco Pratolini

(131)

| Mass Market Paperback

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Book Description

Metello è il primo volume di una trilogia che, con il titolo complessivo di "Una storia italiana", abbraccia un arco di vicende che vanno dall'unità d'Italia ai nostri giorni e che, dopo "Lo scialo" uscito nel 1960, si è conclusa nel 1966 con "Allego Continue

Metello è il primo volume di una trilogia che, con il titolo complessivo di "Una storia italiana", abbraccia un arco di vicende che vanno dall'unità d'Italia ai nostri giorni e che, dopo "Lo scialo" uscito nel 1960, si è conclusa nel 1966 con "Allegoria e derisione". Un questo secolo di vita italiana, Metello rievoca gli anni dal 1875 al 1902, quando la classe operaia, alla luce delle nuove dottrine socialiste, si univa al generale fermento di rivendicazioni che già scuoteva la società europea dell'ultimo ottocento. Pratolini crea con il muratore fiorentini Metello una figura viva, calata ed operante in un contesto definito nella nostra storia di ieri, e riconoscibile e felicemente importuna sotto i mutati aspetti della società contemporanea.

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    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii e poi partito a vivere in città; dall'altra la sto ...(continue)

    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii e poi partito a vivere in città; dall'altra la storia dei primi movimenti sindacali, le rivendicazioni salariali, le lotte di piazza, i confronti ideologici e il cambiamento della società.

    Diciamo che il livello più strettamente narrativo, la storia del protagonista, è anche quello più scorrevole e gradevole. I personaggi sono ben calibrati (il migliore secondo me è Ersilia, la moglie di Metello), le vicende un po' dickensiane si snodano bene e l'interesse rimane intatto da cima a fondo.

    La parte più politica invece è un pelo più pesante, la penna di Pratolini qui e lì arranca ma il lettore moderno non può fare a meno di notare le similitudini tra la società a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo e la nostra, un secolo dopo, entrambe basate sullo sfruttamento e i livelli di retribuzione al limite del sopportabile, e riflettere su come siano andati persi valori quali solidarietà, coscienza di classe, attitudine al sacrificio per ottenere quei progressi sociali che stiamo vedendo sgretolarsi giorno dopo giorno.

    Diventa quindi questa la cifra più importante di un romanzo comunque buono, gradevole e intelligente, anche se parecchio invecchiato, quella che sollecita le riflessioni più profonde e che gli fa guadagnare la quarta meritata stellina.

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    Albertozeta said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

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    "Metello" e il tramonto del Neorealismo

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. La sua vicenda, molto simile a quella dell'amico ...(continue)

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. La sua vicenda, molto simile a quella dell'amico fraterno Vittorini, fu caratterizzata dai moltissimi e diversi lavori intrapresi, dagli studi da autodidatta e dall'esperienza resistenziale. I suoi romanzi quindi, se da una parte trovarono l'aperto consenso dei lettori dall'altra suscitarono vivaci polemiche da parte della critica di sinistra. Fu così che nel 1955 l'autore, concentrato nell'ambizioso progetto della sua trilogia Una storia italiana, diede alle stampe il primo dei tre romanzi, le cui pagine, ambientate tra il 1872 e il 1902, descrivono l'esperienza politica ed esistenziale del muratore Metello Sellani; sullo sfondo, il primo importante sciopero degli edili e le tensioni sociali di fine secolo innescate dal governo reazionario di Pelloux. Pratolini racconta quindi la vicenda di un lavoratore italiano, la sua presa di coscienza e le prime lotte di classe ma anche altri temi non facili come il carcere, la violenza, i licenziamenti e, cosa non meno complessa, i rapporti personali e sentimentali, i cambiamenti dunque non solo di uno ma di una classe sociale: lo spaccato di un'epoca quindi, e il suo autore invece figlio(e capro espiatorio) del suo tempo. “Metello” infatti è l'esempio lampante di un periodo pieno di contraddizioni e false certezze, che rileva soprattutto la mancanza di un dibattito teorico e critico sulla corrente del Neorealismo. Se infatti Muscetta (critico letterario vicino al Pci) demolì il romanzo definendolo dolciastro e anti-storico nel narrare dei conflitti, ma anche imbarazzante e inopportuno per l'alternarsi delle lotte politiche con le avventure galanti del protagonista, Carlo Salinari confutava questa valutazione e sottolineava al contrario come per la prima volta si era di fronte ad un romanzo liberatorio,dalle ossessioni e dai miti foschi del decadentismo, tutti aspetti che l'esperienza neorealista mescolava e analizzava senza tuttavia riuscire ad eliminare definitivamente. Con il senno di poi, confrontando gli altri volumi della trilogia, si può ritenere il discusso “Metello” l'opera più riuscita di Pratolini, o meglio, la prova più esauriente dentro ai limiti del suo autore: egli infatti elimina certi periodi estetizzanti e lirici, molto frequenti nelle altre opere, senza tuttavia rinunciare ai suoi temi di fondo; l'atmosfera popolana, il quartiere, la sua povertà, i principi quali la solidarietà, l'amicizia o l'amore vengono espressi con la giusta misura, più autentica e valida. Pratolini lega il maturare dei sentimenti alla crescita politica, due esperienze che si condizioneranno reciprocamente dando credibilità alla sfera umana e alla dimensione storica del personaggio. Ma la polemica che ne uscì, fu tanto grande quanto segnava la fine di un'esperienza letteraria; Non sarà un caso che si svolse soprattutto all'interno del Pci, indicando una crisi tra scrittori, intellettuali e organi del Partito che sempre era esistita e sempre esisterà...di lì a poco i fatti d'Ungheria e il XX° congresso del Pcus aprirono ferite e crisi in tutta la loro drammaticità: finiva in particolare,quel sentimento di speranza e quel “credere” per non dover fare i conti con una realtà molto più complessa. Il Neorealismo, nato per raccontare la guerra e il dopo nei fatti così com'erano, sembrava, con il cadere delle speranze e di un futuro diverso, perdere ogni energia. Nel cinema come nella letteratura italiana cominciò a chiudere gli occhi, per non aprirli quasi più. Sta di fatto che Pratolini, immune a tutte le chiacchere, lucidamente e con coscienza così presentava il romanzo: “Metello" è veramente una storia privata, semplice, oscura che nella Firenze degli ultimi decenni del secolo XIX° e dei primi del XX° riassume le maggiori esperienze di un'intera categoria e si inquadra nel processo di sviluppo di una società".
    ...Tanto di cappello.

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Jul 17, 2014 | Add your feedback

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    Che scrittura moderna, asciutta, ritmata.
    Sentimenti veri e pensati, storia che parte dallo stomaco.
    Se non fosse che il mio oggi è così vecchio, lo definirei un libro attuale.
    Invece è un libro di domani; come dice il decano "un'altra generazione". ...(continue)

    Che scrittura moderna, asciutta, ritmata.
    Sentimenti veri e pensati, storia che parte dallo stomaco.
    Se non fosse che il mio oggi è così vecchio, lo definirei un libro attuale.
    Invece è un libro di domani; come dice il decano "un'altra generazione".

    Deh!

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    Micollocim said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Sono sempre titubante quando si tratta di scrivere qualcosa sui classici, ma nel caso di Vasco Pratolini è doveroso: uno perché è,a mio parere, imprescindibile per un lettore italiano; due perché fa parte di quella parte di scrittori italiani che sta ...(continue)

    Sono sempre titubante quando si tratta di scrivere qualcosa sui classici, ma nel caso di Vasco Pratolini è doveroso: uno perché è,a mio parere, imprescindibile per un lettore italiano; due perché fa parte di quella parte di scrittori italiani che stanno cadendo nel dimenticatoio (come Bacchelli, ad esempio), basti considerare quanto sia difficile reperire la maggior parte dei titoli dell’autore anche nelle grandi catene di distribuzione. Semplicemente non si pubblicano più… e perché mai pubblicare uno scrittore che ti fa riflettere sulla storia o sulla condizione di sfruttamento dei lavoratori o sull’oppressione del potere? Pratolini è’ uno di quegli scrittori (pochi davvero) che, sebbene contestualizzati storicamente e appartenenti ad una precisa corrente letteraria, trascende i momenti storici e manda messaggi universali. Il suo realismo sociale ha una tale freschezza di linguaggio, una leggerezza strutturale che a tratti rasenta la poesia nonostante le tematiche siano prosaiche e socialmente rilevanti.

    Metello è la prima parte di una trilogia “sociale” che attraversa la storia d’Italia dalla fine del XIX sec. che ripercorre circa 60/70 anni della storia patria (seguono “Lo Scialo” e “Allegoria e Derisione”). Protagonista è un povero contadino che decide di diventare muratore, vivere in città lasciando i campi e entrare nella schiera dei lavoratori manovali sfruttati e proletari. Si tratta di un romanzo storico, dove le vicende di Metello Salani sono perfettamente inquadrate nel quadro dell’epoca.

    L’adattamento della tematica della protesta sociale all’Italia – poco industrializzata – attraverso la figura del manovale è riuscita e pertinente. Tra anarchici e socialisti, leader celebri e poveri lavoratori, si snoda una vicenda privata fortemente condizionata dalla storia. Pubblico e personale si intrecciano per definirsi meglio e spiegare la storia. Metello è un uomo che si comporta come ogni uomo della sua epoca (e non diciamo di sempre): maschilista e guappo, egoista e generoso, avventato e ponderato . La psicologia del personaggio è magnificamente descritta e Pratolini non gli fa sconti. Metello non è un santo, e perché dovrebbe esserlo?

    Meravigliosa la figura di Ersilia, donna del suo tempo e del popolo, che ha la profondità che Pratolini riconosce solo alle sue donne: sono loro a rendere “Uomini” i suoi protagonisti.

    metelloIl romanzo, pur essendo la storia di un uomo racconta le storie dei personaggi che vivono interno a Metello e nelle parti dello sciopero, il romanzo si fa quasi sociale e diventa collettivo. Grande prova di efficacia narrativa.

    Pratolini riesce alla fine del libro a trasmettere un messaggio di speranza, nonostante si conosca la storia e si sa che non è andata proprio benissimo per gli sfruttati. Si è solo spostato il baricentro sociale e geografico.

    La lingua: italiano e toscano volgare (nel senso del volgo) si intrecciano e si completano alla perfezione. Fosse solo per la lingua, Pratolini dovrebbe essere d’obbligo.

    Trovo comunque che Metello sia meno riuscito di Allegoria e Derisione e la ragione a mio pare sta nel maggiore distacco dell’autore che, pur narrando temi caldi, lo fa in un passato che non conosce. Allegoria e Derisione è invece.... continua su http://parladellarussia.wordpress.com/2014/05/27/metell…

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    Tatiana Larina said on May 28, 2014 | Add your feedback

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    Ma che bella la trama che si snoda tra i luoghi e le strade di una Firenze reale che ormai non possiamo più vedere ma che Pratolini ci fa immaginare benissimo. E che bella la narrazione che passa indifferentemente dalla terza persona alla prima e ai ...(continue)

    Ma che bella la trama che si snoda tra i luoghi e le strade di una Firenze reale che ormai non possiamo più vedere ma che Pratolini ci fa immaginare benissimo. E che bella la narrazione che passa indifferentemente dalla terza persona alla prima e ai dialoghi diretti per tenerci incollati alla pagina. Un romanzo storico concepito perfettamente!

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    Aleciulla said on Apr 8, 2014 | Add your feedback

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    Ma quanto scrive bene Pratolini!! Tra i romanzi italiani è senza dubbio uno dei migliori. Questo si che è un bel romanzo. Niente pseudo psicologismi alla Vittorini, niente descrizioni pesantissime alla Pavese...nulla da dire. E' ben scritto, avvincen ...(continue)

    Ma quanto scrive bene Pratolini!! Tra i romanzi italiani è senza dubbio uno dei migliori. Questo si che è un bel romanzo. Niente pseudo psicologismi alla Vittorini, niente descrizioni pesantissime alla Pavese...nulla da dire. E' ben scritto, avvincente, ricco... Apprezzato dalla prima all'ultima riga! C'è niente da fare mio padre ha gusto. Faccio bene a dargli retta sui libri non sbaglia praticamente mai

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    LauraDafne90 said on Mar 21, 2014 | 1 feedback

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