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Metello

Di

Editore: Mondadori

4.0
(1286)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 360 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano

Isbn-10: 8804130660 | Isbn-13: 9788804130666 | Data di pubblicazione:  | Edizione 9

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Metello, un orfano allevato da una famiglia di contadini, vive a Firenze dovelavora in un cantiere edile. Si accosta alle idee socialiste, partecipa alleprime lotte sindacali e sposa Ersilia, figlia di un anarchico morto in unincidente sul lavoro. Durante uno sciopero si invaghisce però di una frivolaborghese, Idina. Arrestato per aver partecipato allo sciopero, in carcerematura una più sicura fede politica. Quando uscirà dal carcere, scontata lapena, troverà ad attenderlo la moglie Ersilia e la figlia e la sua scelta divita sarà più solida e definitiva.
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  • 4

    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii e poi partito a vivere in città; dall'altra la storia dei primi movimenti sindacali, le rivendica ...continua

    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii e poi partito a vivere in città; dall'altra la storia dei primi movimenti sindacali, le rivendicazioni salariali, le lotte di piazza, i confronti ideologici e il cambiamento della società.

    Diciamo che il livello più strettamente narrativo, la storia del protagonista, è anche quello più scorrevole e gradevole. I personaggi sono ben calibrati (il migliore secondo me è Ersilia, la moglie di Metello), le vicende un po' dickensiane si snodano bene e l'interesse rimane intatto da cima a fondo.

    La parte più politica invece è un pelo più pesante, la penna di Pratolini qui e lì arranca ma il lettore moderno non può fare a meno di notare le similitudini tra la società a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo e la nostra, un secolo dopo, entrambe basate sullo sfruttamento e i livelli di retribuzione al limite del sopportabile, e riflettere su come siano andati persi valori quali solidarietà, coscienza di classe, attitudine al sacrificio per ottenere quei progressi sociali che stiamo vedendo sgretolarsi giorno dopo giorno.

    Diventa quindi questa la cifra più importante di un romanzo comunque buono, gradevole e intelligente, anche se parecchio invecchiato, quella che sollecita le riflessioni più profonde e che gli fa guadagnare la quarta meritata stellina.

    ha scritto il 

  • 4

    "Metello" e il tramonto del Neorealismo

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. La sua vicenda, molto simile a quella dell'amico fraterno Vittorini, fu caratterizzata dai molti ...continua

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. La sua vicenda, molto simile a quella dell'amico fraterno Vittorini, fu caratterizzata dai moltissimi e diversi lavori intrapresi, dagli studi da autodidatta e dall'esperienza resistenziale. I suoi romanzi quindi, se da una parte trovarono l'aperto consenso dei lettori dall'altra suscitarono vivaci polemiche da parte della critica di sinistra. Fu così che nel 1955 l'autore, concentrato nell'ambizioso progetto della sua trilogia Una storia italiana, diede alle stampe il primo dei tre romanzi, le cui pagine, ambientate tra il 1872 e il 1902, descrivono l'esperienza politica ed esistenziale del muratore Metello Sellani; sullo sfondo, il primo importante sciopero degli edili e le tensioni sociali di fine secolo innescate dal governo reazionario di Pelloux. Pratolini racconta quindi la vicenda di un lavoratore italiano, la sua presa di coscienza e le prime lotte di classe ma anche altri temi non facili come il carcere, la violenza, i licenziamenti e, cosa non meno complessa, i rapporti personali e sentimentali, i cambiamenti dunque non solo di uno ma di una classe sociale: lo spaccato di un'epoca quindi, e il suo autore invece figlio(e capro espiatorio) del suo tempo. “Metello” infatti è l'esempio lampante di un periodo pieno di contraddizioni e false certezze, che rileva soprattutto la mancanza di un dibattito teorico e critico sulla corrente del Neorealismo. Se infatti Muscetta (critico letterario vicino al Pci) demolì il romanzo definendolo dolciastro e anti-storico nel narrare dei conflitti, ma anche imbarazzante e inopportuno per l'alternarsi delle lotte politiche con le avventure galanti del protagonista, Carlo Salinari confutava questa valutazione e sottolineava al contrario come per la prima volta si era di fronte ad un romanzo liberatorio,dalle ossessioni e dai miti foschi del decadentismo, tutti aspetti che l'esperienza neorealista mescolava e analizzava senza tuttavia riuscire ad eliminare definitivamente. Con il senno di poi, confrontando gli altri volumi della trilogia, si può ritenere il discusso “Metello” l'opera più riuscita di Pratolini, o meglio, la prova più esauriente dentro ai limiti del suo autore: egli infatti elimina certi periodi estetizzanti e lirici, molto frequenti nelle altre opere, senza tuttavia rinunciare ai suoi temi di fondo; l'atmosfera popolana, il quartiere, la sua povertà, i principi quali la solidarietà, l'amicizia o l'amore vengono espressi con la giusta misura, più autentica e valida. Pratolini lega il maturare dei sentimenti alla crescita politica, due esperienze che si condizioneranno reciprocamente dando credibilità alla sfera umana e alla dimensione storica del personaggio. Ma la polemica che ne uscì, fu tanto grande quanto segnava la fine di un'esperienza letteraria; Non sarà un caso che si svolse soprattutto all'interno del Pci, indicando una crisi tra scrittori, intellettuali e organi del Partito che sempre era esistita e sempre esisterà...di lì a poco i fatti d'Ungheria e il XX° congresso del Pcus aprirono ferite e crisi in tutta la loro drammaticità: finiva in particolare,quel sentimento di speranza e quel “credere” per non dover fare i conti con una realtà molto più complessa. Il Neorealismo, nato per raccontare la guerra e il dopo nei fatti così com'erano, sembrava, con il cadere delle speranze e di un futuro diverso, perdere ogni energia. Nel cinema come nella letteratura italiana cominciò a chiudere gli occhi, per non aprirli quasi più. Sta di fatto che Pratolini, immune a tutte le chiacchere, lucidamente e con coscienza così presentava il romanzo: “Metello" è veramente una storia privata, semplice, oscura che nella Firenze degli ultimi decenni del secolo XIX° e dei primi del XX° riassume le maggiori esperienze di un'intera categoria e si inquadra nel processo di sviluppo di una società".
    ...Tanto di cappello.

    ha scritto il 

  • 5

    Che scrittura moderna, asciutta, ritmata.
    Sentimenti veri e pensati, storia che parte dallo stomaco.
    Se non fosse che il mio oggi è così vecchio, lo definirei un libro attuale.
    Invece è un libro di domani; come dice il decano "un'altra generazione".

    Deh!

    ha scritto il 

  • 4

    Sono sempre titubante quando si tratta di scrivere qualcosa sui classici, ma nel caso di Vasco Pratolini è doveroso: uno perché è,a mio parere, imprescindibile per un lettore italiano; due perché fa parte di quella parte di scrittori italiani che stanno cadendo nel dimenticatoio (come Bacchelli, ...continua

    Sono sempre titubante quando si tratta di scrivere qualcosa sui classici, ma nel caso di Vasco Pratolini è doveroso: uno perché è,a mio parere, imprescindibile per un lettore italiano; due perché fa parte di quella parte di scrittori italiani che stanno cadendo nel dimenticatoio (come Bacchelli, ad esempio), basti considerare quanto sia difficile reperire la maggior parte dei titoli dell’autore anche nelle grandi catene di distribuzione. Semplicemente non si pubblicano più… e perché mai pubblicare uno scrittore che ti fa riflettere sulla storia o sulla condizione di sfruttamento dei lavoratori o sull’oppressione del potere? Pratolini è’ uno di quegli scrittori (pochi davvero) che, sebbene contestualizzati storicamente e appartenenti ad una precisa corrente letteraria, trascende i momenti storici e manda messaggi universali. Il suo realismo sociale ha una tale freschezza di linguaggio, una leggerezza strutturale che a tratti rasenta la poesia nonostante le tematiche siano prosaiche e socialmente rilevanti.

    Metello è la prima parte di una trilogia “sociale” che attraversa la storia d’Italia dalla fine del XIX sec. che ripercorre circa 60/70 anni della storia patria (seguono “Lo Scialo” e “Allegoria e Derisione”). Protagonista è un povero contadino che decide di diventare muratore, vivere in città lasciando i campi e entrare nella schiera dei lavoratori manovali sfruttati e proletari. Si tratta di un romanzo storico, dove le vicende di Metello Salani sono perfettamente inquadrate nel quadro dell’epoca.

    L’adattamento della tematica della protesta sociale all’Italia – poco industrializzata – attraverso la figura del manovale è riuscita e pertinente. Tra anarchici e socialisti, leader celebri e poveri lavoratori, si snoda una vicenda privata fortemente condizionata dalla storia. Pubblico e personale si intrecciano per definirsi meglio e spiegare la storia. Metello è un uomo che si comporta come ogni uomo della sua epoca (e non diciamo di sempre): maschilista e guappo, egoista e generoso, avventato e ponderato . La psicologia del personaggio è magnificamente descritta e Pratolini non gli fa sconti. Metello non è un santo, e perché dovrebbe esserlo?

    Meravigliosa la figura di Ersilia, donna del suo tempo e del popolo, che ha la profondità che Pratolini riconosce solo alle sue donne: sono loro a rendere “Uomini” i suoi protagonisti.

    metelloIl romanzo, pur essendo la storia di un uomo racconta le storie dei personaggi che vivono interno a Metello e nelle parti dello sciopero, il romanzo si fa quasi sociale e diventa collettivo. Grande prova di efficacia narrativa.

    Pratolini riesce alla fine del libro a trasmettere un messaggio di speranza, nonostante si conosca la storia e si sa che non è andata proprio benissimo per gli sfruttati. Si è solo spostato il baricentro sociale e geografico.

    La lingua: italiano e toscano volgare (nel senso del volgo) si intrecciano e si completano alla perfezione. Fosse solo per la lingua, Pratolini dovrebbe essere d’obbligo.

    Trovo comunque che Metello sia meno riuscito di Allegoria e Derisione e la ragione a mio pare sta nel maggiore distacco dell’autore che, pur narrando temi caldi, lo fa in un passato che non conosce. Allegoria e Derisione è invece.... continua su http://parladellarussia.wordpress.com/2014/05/27/metello-pratolini/

    ha scritto il 

  • 5

    Ma che bella la trama che si snoda tra i luoghi e le strade di una Firenze reale che ormai non possiamo più vedere ma che Pratolini ci fa immaginare benissimo. E che bella la narrazione che passa indifferentemente dalla terza persona alla prima e ai dialoghi diretti per tenerci incollati alla pag ...continua

    Ma che bella la trama che si snoda tra i luoghi e le strade di una Firenze reale che ormai non possiamo più vedere ma che Pratolini ci fa immaginare benissimo. E che bella la narrazione che passa indifferentemente dalla terza persona alla prima e ai dialoghi diretti per tenerci incollati alla pagina. Un romanzo storico concepito perfettamente!

    ha scritto il 

  • 0

    Ma quanto scrive bene Pratolini!! Tra i romanzi italiani è senza dubbio uno dei migliori. Questo si che è un bel romanzo. Niente pseudo psicologismi alla Vittorini, niente descrizioni pesantissime alla Pavese...nulla da dire. E' ben scritto, avvincente, ricco... Apprezzato dalla prima all'ultima ...continua

    Ma quanto scrive bene Pratolini!! Tra i romanzi italiani è senza dubbio uno dei migliori. Questo si che è un bel romanzo. Niente pseudo psicologismi alla Vittorini, niente descrizioni pesantissime alla Pavese...nulla da dire. E' ben scritto, avvincente, ricco... Apprezzato dalla prima all'ultima riga! C'è niente da fare mio padre ha gusto. Faccio bene a dargli retta sui libri non sbaglia praticamente mai

    ha scritto il 

  • 5

    Fame e lavoro

    Fame galera sesso e anche morte, Metello non si tira indietro se c'è da lottare. È un giovane e forte muratore dentro le lotte operaie di fine "800 . In qualche modo si fa la Storia , con sconfitte e vittorie che costano tanto dolore. Fa capolino anche un triangolo amoroso che Ersilia, la giovane ...continua

    Fame galera sesso e anche morte, Metello non si tira indietro se c'è da lottare. È un giovane e forte muratore dentro le lotte operaie di fine "800 . In qualche modo si fa la Storia , con sconfitte e vittorie che costano tanto dolore. Fa capolino anche un triangolo amoroso che Ersilia, la giovane e energica moglie Sanfredianina risolve gonfiando di botte Ida , l'esosa ( la ganza). Metello
    Si mette in riga ; del resto nei cantieri il gioco di fa sempre più duro , moriranno dei compagni. Ma la STORIA , appunto, sta prendendo un altra piega : si comincia a vincere sia pur a caro prezzo. Lettura obbligata per quelli che credono che i diritti e il benessere diffuso siano piovuti del cielo ,così, come d' incanto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro della letteratura italiana

    Vaasco Pratolini non solo sa descrivere la vita di Firenze e dei personaggi in modo sublime ma è uno dei pilastri della letteratura moderna anni '50 del nostro Paese. La storia umana e socio-politica del giovane muratore è un monumento alla storia delle prime lotte del movimento operaio e delle p ...continua

    Vaasco Pratolini non solo sa descrivere la vita di Firenze e dei personaggi in modo sublime ma è uno dei pilastri della letteratura moderna anni '50 del nostro Paese. La storia umana e socio-politica del giovane muratore è un monumento alla storia delle prime lotte del movimento operaio e delle passioni quotidiane di un giovane d'allora. DA NON PERDERE.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto bello. Pratolini ci racconta la vita di un operaio fiorentino dell'Ottocento, Metello appunta, sia dal punto di vista personale (l'infanzia, la leva militare, i primi amori, il matrimonio) sia, soprattutto, dal punto di vista lavorativo. Sono infatti anni di scioperi per i muratori di tutta ...continua

    Molto bello. Pratolini ci racconta la vita di un operaio fiorentino dell'Ottocento, Metello appunta, sia dal punto di vista personale (l'infanzia, la leva militare, i primi amori, il matrimonio) sia, soprattutto, dal punto di vista lavorativo. Sono infatti anni di scioperi per i muratori di tutta Italia, che rivendicano il diritto ad avere uno stipendio meno da fame. Certo fa pensare leggere delle condizioni dei primi contestatori, di sicuro non c'erano le tutele che abbiamo oggi, e certo non so cosa farei io, se fossi nel bel mezzo di uno sciopero e non avessi di che sfamare i miei figli. Peccato per le figure femminili, sempre forti e belle e interessanti finché in ultimo una bella mazzettata le reinserisce a forza all'interno dei soliti stereotipi... In particolare la 'comprensione' di Ersilia non è intrisicamente negativa, ma avrei tanto voluto vedere il contrario...

    ha scritto il 

  • 3

    E' un peccato perché certe pagine sono davvero suggestive. Ma tutta quella solfa sullo sciopero no, non si regge.


    Ella gli apparve nuda sotto la vestaglia, con le calze nere e le giarrettiere sostenute dal cinto, anche nero, che sottilmente le fasciava i fianchi. La sua mano larga, quad ...continua

    E' un peccato perché certe pagine sono davvero suggestive. Ma tutta quella solfa sullo sciopero no, non si regge.

    Ella gli apparve nuda sotto la vestaglia, con le calze nere e le giarrettiere sostenute dal cinto, anche nero, che sottilmente le fasciava i fianchi. La sua mano larga, quadrata, di muratore, si posò su di un seno e lo racchiuse. E quando la prese, con frenesia ora, con ferocia, ella gli tenne testa brevemente, mordendosi le labbra; poi, dinanzi alla sua veemenza, una gagliardia che le era ignota, fu come se crollasse di schianto; sollevò le braccia e stretto il volto di Metello tra le mani: «Amore» gli sussurrava, ebbra, arresa, offrendosi ormai inerte, tutta sussulti, al suo ardore. (pag. 212)

    ha scritto il 

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