Metello

Una storia italiana I

Di

Editore: Mondadori

4.0
(1338)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano

Isbn-10: 8804455535 | Isbn-13: 9788804455530 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Francesco Paolo Memmo

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un romanzo intenso e commovente sulla cruda realtà toscana (e italiana) del periodo successivo all'unità d'Italia, con le difficoltà della classe lavoratrice e le lotte per il salario, presentate attr ...continua

    Un romanzo intenso e commovente sulla cruda realtà toscana (e italiana) del periodo successivo all'unità d'Italia, con le difficoltà della classe lavoratrice e le lotte per il salario, presentate attraverso la figura di un eroe imperfetto: Metello.

    Oltre a lui, spicca la figura della moglie: una donna vera, risoluta e moderna.

    Il romanzo affronta dei temi che sono ancora attuali, specialmente per quanto riguarda la normativa sul lavoro, perché fa capire come era la situazione al tempo e verso quali derive bisognerebbe evitare di far convergere la condizione dei lavoratori.

    ha scritto il 

  • 5

    Commovente, un'Italia di lavoratori che si stava costituendo, che lottava per degli ideali, ma che viveva con purezza di sentimenti la quotidianità. Qualcosa che è andato perduto. Sono di parte, Prato ...continua

    Commovente, un'Italia di lavoratori che si stava costituendo, che lottava per degli ideali, ma che viveva con purezza di sentimenti la quotidianità. Qualcosa che è andato perduto. Sono di parte, Pratolini è tra i miei autori preferiti (tutti con la P iniziano: Pavese, Pirandello, Pratolini), ma l'emozione che mi ha dato questo libro va oltre questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Fa piacere di tanto in tanto imbattersi in un racconto di letteratura archeologica. Se ci metti pure che questo libro è scritto pure bene poi… Perché di questo si tratta quando si parla di buoni senti ...continua

    Fa piacere di tanto in tanto imbattersi in un racconto di letteratura archeologica. Se ci metti pure che questo libro è scritto pure bene poi… Perché di questo si tratta quando si parla di buoni sentimenti, di ideologie, di lotte operai, di sindacati e di sindacalisti corretti, di uomini e di donne che sanno essere solidali e compatti, che combattono le avversità della vita con semplicità e ardore, senza fronzoli nella testa, cioè di cose, di storie e di valori che oramai appartengono al buon tempo andato. Tempi mica tanto lontani in fondo ma che ci riportano a un trascorso medioevo dei sentimenti e passioni. Il limite di Metello dunque può essere nel volerlo considerare ancora attuale. No, non lo è di certo perché non solo è stato deciso che Marx e Bakunin devono essere morti non solo fisicamente ma anche intellettualmente e che il tempo nostro non è davvero quello della società secolarizzata bensì quella franceschizzata. Ma soprattutto perché lo slogan dei nostri tempi sempre più informatizzati e connessi h24 deve essere quello che ha decretato che le ideologie devono essere morte, punto. C’è spazio solo per il trionfo proclamato del job act. Altri tempi allora quelli di Pratolini, altri uomini, altri intellettuali, altri politici. Ma se insistete e decidete ancora di leggere questo libro sappiate pure cosa rischiate. Rischiate di appassionarvi, di commuovervi fino al pianto, così come capitò a me quella volta che mi fecero vedere da piccolo la morte della mamma di bambi. Ragazzi ovvia, non è più il caso oggi! Del resto tutta ‘sta roba non sta nemmeno su facebook e non c’è nemmeno nessuno che me lo dice su whatsapp. Libro ovviamente consigliato solo per le persone che amano trastullarsi nei ricordi mentre la realtà è quella che si manifesta nei social e nel baillame dei periodi storici di ventennio in ventennio, cioè dal fascismo al berlusco-renzismo. In definitiva, bellissimo (il libro, non la realtà attuale) e io lo consiglio a quelli che ancora devono nascere. Perché noi, già anziani che siamo nati nell’epoca delle ideologie, siamo già morti. Non metto le 5 stelle perché io di libri e letteratura non capisco nulla.

    ha scritto il 

  • 5

    Dì a mio figlio che venga a sentire, chè ha da capire cosa vuol dire lottare per la libertà*

    Mi risuona il petto di esaltazione quanto di amarezza a leggere di quella che nel romanzo viene definita una nuova generazione, quella in cui i lavoratori non si rubano il lavoro l'un l'altro ma stann ...continua

    Mi risuona il petto di esaltazione quanto di amarezza a leggere di quella che nel romanzo viene definita una nuova generazione, quella in cui i lavoratori non si rubano il lavoro l'un l'altro ma stanno fianco a fianco per difendere i loro diritti, perchè il proprio lavoro venga riconosciuto secondo il proprio sudore o almeno secondo ragione. Personaggi fittizi in un contesto storico reale, che sono tutt'altro che eroi alle prese con epiche avventure, ma uomini alle prese con la vita. E che dalla vita, a differenza della mia disillusa generazione - nonostante la povertà, i dolori e gli stenti - rifiutano di farsi sconfiggere.

    *O cara moglie - Ivan Della Mea

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto questo romanzo con molto piacere. Uno scritto su una quotidianità di fine Ottocento, inizio Novecento. Parlo di quotidianità, perchè nonostante il romanzo sia sviluppato intorno ai primi scio ...continua

    Ho letto questo romanzo con molto piacere. Uno scritto su una quotidianità di fine Ottocento, inizio Novecento. Parlo di quotidianità, perchè nonostante il romanzo sia sviluppato intorno ai primi scioperi e alle prime figure sindacali in Italia, ciò chè sta al centro della storia è una tra le tante fotografie dell'Italia di più di un secolo fa. Il linguaggio semplice che rimanda inevitabilmente il lettore nei quartieri toscani, le figure descritte nella loro quotidianità di gente semplice, che non possiede la cultura di coloro che hanno avuto la possibilità di "studiare", i rapporti di vicinato con gli altri "poveri", le figure descritte in tutta, o quasi, la loro umanità, sono i punti forti del romanzo. E' la storia di un'epoca, di un costume, di umini e donne che, rispetto a noi del ventunesimo secolo, sono degli eroi per la forza, la combattività, la saggezza, il modo di affrontare i problemi, la coesione e l'unione tra loro. Eroi umani, però. L'uno che rincorre le sottane (o i pantaloni), l'altra che picchia la rivale in amore, l'altro ancora che cade, cede alla disperazione di chi non riesce più a sopportare il peso di non riuscire a provvedere nè a se stesso nè alla propria famiglia. Un romanzo neorealista che si lascia andare ad un finale che, seppur in mezzi ad eventi tragici, lascia spazio alla speranza. L'unica che riesce a trainare l'uomo in quella strada sterrata che è la vita. Può essere tacciato di semplicità, niente ricercatezza, limitazine alla descrizione di un semplice quartiere toscano, quando, vista la storia narrata, poteva essere elevato a romanzo superiore. La particolarità e bellezza sta proprio in questo. Nella descrizione di luoghi, eventi, personaggi abbastanza veri, eroi comuni (anche se in realtà non sono poi tanto comuni).

    ha scritto il 

  • 4

    Mi ha dato l'impressione di un libro completamente dimenticato e "fuori moda".
    Trattare di scioperi, di lotte, di diritti sembra ormai preistoria...
    Eppure si legge con grande piacere, merito di una l ...continua

    Mi ha dato l'impressione di un libro completamente dimenticato e "fuori moda".
    Trattare di scioperi, di lotte, di diritti sembra ormai preistoria...
    Eppure si legge con grande piacere, merito di una lingua, un italiano con forti venature toscane, assolutamente attuale e ricca.
    E Metello mi piace, non perchè eroe proletario, ma perchè uomo normale, con i propri limiti e debolezze.

    ha scritto il 

  • 4

    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii ...continua

    Pratolini ha scritto "Metello" su due livelli che scorrono quasi paralleli. Da un lato le romanzesche avventure di Metello Salani, rimasto orfano da bambino a Firenze, cresciuto in campagna dagli zii e poi partito a vivere in città; dall'altra la storia dei primi movimenti sindacali, le rivendicazioni salariali, le lotte di piazza, i confronti ideologici e il cambiamento della società.

    Diciamo che il livello più strettamente narrativo, la storia del protagonista, è anche quello più scorrevole e gradevole. I personaggi sono ben calibrati (il migliore secondo me è Ersilia, la moglie di Metello), le vicende un po' dickensiane si snodano bene e l'interesse rimane intatto da cima a fondo.

    La parte più politica invece è un pelo più pesante, la penna di Pratolini qui e lì arranca ma il lettore moderno non può fare a meno di notare le similitudini tra la società a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo e la nostra, un secolo dopo, entrambe basate sullo sfruttamento e i livelli di retribuzione al limite del sopportabile, e riflettere su come siano andati persi valori quali solidarietà, coscienza di classe, attitudine al sacrificio per ottenere quei progressi sociali che stiamo vedendo sgretolarsi giorno dopo giorno.

    Diventa quindi questa la cifra più importante di un romanzo comunque buono, gradevole e intelligente, anche se parecchio invecchiato, quella che sollecita le riflessioni più profonde e che gli fa guadagnare la quarta meritata stellina.

    ha scritto il 

  • 4

    "Metello" e il tramonto del Neorealismo

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. ...continua

    Vasco Pratolini ebbe una formazione letteraria e umana profondamente diversa da quella del classico letterato italiano dagli studi classici e dall'estrazione borghese o piccolo-borghese degli anni'30. La sua vicenda, molto simile a quella dell'amico fraterno Vittorini, fu caratterizzata dai moltissimi e diversi lavori intrapresi, dagli studi da autodidatta e dall'esperienza resistenziale. I suoi romanzi quindi, se da una parte trovarono l'aperto consenso dei lettori dall'altra suscitarono vivaci polemiche da parte della critica di sinistra. Fu così che nel 1955 l'autore, concentrato nell'ambizioso progetto della sua trilogia Una storia italiana, diede alle stampe il primo dei tre romanzi, le cui pagine, ambientate tra il 1872 e il 1902, descrivono l'esperienza politica ed esistenziale del muratore Metello Sellani; sullo sfondo, il primo importante sciopero degli edili e le tensioni sociali di fine secolo innescate dal governo reazionario di Pelloux. Pratolini racconta quindi la vicenda di un lavoratore italiano, la sua presa di coscienza e le prime lotte di classe ma anche altri temi non facili come il carcere, la violenza, i licenziamenti e, cosa non meno complessa, i rapporti personali e sentimentali, i cambiamenti dunque non solo di uno ma di una classe sociale: lo spaccato di un'epoca quindi, e il suo autore invece figlio(e capro espiatorio) del suo tempo. “Metello” infatti è l'esempio lampante di un periodo pieno di contraddizioni e false certezze, che rileva soprattutto la mancanza di un dibattito teorico e critico sulla corrente del Neorealismo. Se infatti Muscetta (critico letterario vicino al Pci) demolì il romanzo definendolo dolciastro e anti-storico nel narrare dei conflitti, ma anche imbarazzante e inopportuno per l'alternarsi delle lotte politiche con le avventure galanti del protagonista, Carlo Salinari confutava questa valutazione e sottolineava al contrario come per la prima volta si era di fronte ad un romanzo liberatorio,dalle ossessioni e dai miti foschi del decadentismo, tutti aspetti che l'esperienza neorealista mescolava e analizzava senza tuttavia riuscire ad eliminare definitivamente. Con il senno di poi, confrontando gli altri volumi della trilogia, si può ritenere il discusso “Metello” l'opera più riuscita di Pratolini, o meglio, la prova più esauriente dentro ai limiti del suo autore: egli infatti elimina certi periodi estetizzanti e lirici, molto frequenti nelle altre opere, senza tuttavia rinunciare ai suoi temi di fondo; l'atmosfera popolana, il quartiere, la sua povertà, i principi quali la solidarietà, l'amicizia o l'amore vengono espressi con la giusta misura, più autentica e valida. Pratolini lega il maturare dei sentimenti alla crescita politica, due esperienze che si condizioneranno reciprocamente dando credibilità alla sfera umana e alla dimensione storica del personaggio. Ma la polemica che ne uscì, fu tanto grande quanto segnava la fine di un'esperienza letteraria; Non sarà un caso che si svolse soprattutto all'interno del Pci, indicando una crisi tra scrittori, intellettuali e organi del Partito che sempre era esistita e sempre esisterà...di lì a poco i fatti d'Ungheria e il XX° congresso del Pcus aprirono ferite e crisi in tutta la loro drammaticità: finiva in particolare,quel sentimento di speranza e quel “credere” per non dover fare i conti con una realtà molto più complessa. Il Neorealismo, nato per raccontare la guerra e il dopo nei fatti così com'erano, sembrava, con il cadere delle speranze e di un futuro diverso, perdere ogni energia. Nel cinema come nella letteratura italiana cominciò a chiudere gli occhi, per non aprirli quasi più. Sta di fatto che Pratolini, immune a tutte le chiacchere, lucidamente e con coscienza così presentava il romanzo: “Metello" è veramente una storia privata, semplice, oscura che nella Firenze degli ultimi decenni del secolo XIX° e dei primi del XX° riassume le maggiori esperienze di un'intera categoria e si inquadra nel processo di sviluppo di una società".
    ...Tanto di cappello.

    ha scritto il 

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