Meu nome é vermelho

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3.8
(3576)

Language: Português | Number of Páginas: | Format: Others | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Chi traditional , Chi simplified , Spanish , Italian , French , Japanese , German , Turkish , Croatian , Czech , Catalan , Swedish , Polish

Isbn-10: 8535904689 | Isbn-13: 9788535904680 | Data de publicação: 

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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  • 3

    Dopo l’inizio eccellente, intorno alla trecentesima pagina comincia a delinearsi la sindrome Potëmkin, via di mezzo fra i malori di Stendhal e gli attaccamenti masochistici di Stoccolma. Però val la p ...continuar

    Dopo l’inizio eccellente, intorno alla trecentesima pagina comincia a delinearsi la sindrome Potëmkin, via di mezzo fra i malori di Stendhal e gli attaccamenti masochistici di Stoccolma. Però val la pena di insistere, perché il romanzo è ambizioso, ricco e malinconico. Consente anche di farsi un’idea della visione musulmana dell’arte, della morale e di quanto ne consegue in termini politici (teocrazia). L’aspetto più interessante è lo spegnersi di una tradizione in cui, attraverso la miniatura, si aggirava il divieto della rappresentazione. Questi disegni, a corredo dei testi, non avevano un valore indipendente, ma scortavano il sogno arabo che, di fatto, assurgeva ai “ricordi” di Allah. L’impianto canonico ribadiva che l’immagine miniata, a differenza di ciò che avveniva nell’arte europea, non pretendesse di competere con la Creazione divina: era una specie di schema oggettivo, stilizzato, in cui la guerra, per esempio, si realizzava raffigurando i due eserciti schierati in file ordinate, e non in un mescolamento realistico di soldati, armi e cavalli. Questo tenace manierismo che trattiene l’immagine in una volontaria semplificazione, si scontra presto con la tendenza a personalizzare il disegno, a “firmarlo”. Lo stile, in tal senso, è visto come un difetto del miniaturista, una deviazione rispetto al sentiero aperto dagli antichi maestri. Il lettore occidentale non può che interpretare questo processo storico (di affrancamento, o ribellione) come una genesi dell’ego – la risposta umana (luciferina) all’appiattimento devoto e all’uniforme astrazione che imporrebbe di fermare il Tempo, di costringere gli uomini, tutti uguali, nell’abbraccio eterno di Allah. Il rifiuto di qualsiasi sviluppo confligge, dunque, con il desiderio di evolversi che passa anche per l’imitazione dei maestri veneziani, formidabili ritrattisti, che adottano l’ombreggiatura e la prospettiva. Il romanzo racconta, appunto, la realizzazione di un libro segreto prospettico, in cui al centro figuri il Sultano (l’uomo), e non più Allah. Fin qui avremmo un magnifico saggio in cui sono riportate leggende persiane, miti, scene d’amore e di battaglia poste a fondamento dell’Impero ottomano, e a celebrarne il Califfo. Ma la forza narrativa della vicenda ne risente un po’, perché la scrittura di Pamuk (lo stile) a tratti non ha la forza necessaria, sconfinando in una prosa da catalogo d’antiquariato e nella retorica estetizzante di un ricettario da suq: se ne ricavano, sì, atmosfere, ma il giallo scolora, si perde, al punto che verso la metà del libro non si ha più questo spasmodico interesse a scoprire l’assassino. È senz’altro un “difetto” nella costruzione dell’opera – che poteva mantenersi più alta e intensa, condensandosi, dando più rilievo e incisività alle relazioni fra i personaggi: troppi e, in definitiva, troppo simili. Apprezzabile, tuttavia, che siano impastati nella menzogna, e nel rosso – il colore Verità dell’amore e del sangue.

    dito em 

  • 3

    Intrigante... quanto pesante

    Ambientazione ricca e intrigante nella quale purtroppo, una deviazione dopo l'altra, si annacqua il giallo attorno a cui si dipana la storia principale, tanto da rendere faticoso arrivare alla fine. ...continuar

    Ambientazione ricca e intrigante nella quale purtroppo, una deviazione dopo l'altra, si annacqua il giallo attorno a cui si dipana la storia principale, tanto da rendere faticoso arrivare alla fine.

    dito em 

  • 3

    雖然文字堆砌了一所富麗堂皇細密畫的宮殿,
    對於歷史的考究與細節也值得尊敬,
    但是一如以往絮絮叨叨,
    讓人始終無法結束閱讀,
    會是最後一本奧罕帕慕克。

    dito em 

  • 0

    Scontro fatale

    e tre, terzo abbandono, sono invecchiato ? off course but...è troppo lontano dalla mia scorza occidentale, eppure non sono e non sono mai stato chiuso ad alcuna novità o cultura "altre" ... probabilme ...continuar

    e tre, terzo abbandono, sono invecchiato ? off course but...è troppo lontano dalla mia scorza occidentale, eppure non sono e non sono mai stato chiuso ad alcuna novità o cultura "altre" ... probabilmente sto rincitrullendo

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  • 4

    bello e impossibile

    E due, sì due volte che sospendo la lettura.
    Perché non è un libro facile questo, nel senso che si fa fatica, io faccio fatica, a sentirlo.
    È estremamente affascinante il tuffo nella cultura turca e d ...continuar

    E due, sì due volte che sospendo la lettura.
    Perché non è un libro facile questo, nel senso che si fa fatica, io faccio fatica, a sentirlo.
    È estremamente affascinante il tuffo nella cultura turca e di riflesso musulmana, perché spesso non si comprendono le azioni compiute, non si leggono bene partendo da altrove e quando si arriva a intuire il mondo e le emozioni allora il libro è grande e bellissimo.
    Io confesso di perdermi a causa delle interminabili elucubrazioni filosofiche intorno a colori e disegni e forme.
    Vado a ritmi folli, corro a precipizio perché la vicenda è appassionante: il delitto, l'indagine, la storia d'amore, l'ambientazione, la voce dei personaggi... poi dopo 150 pagine mollo, mi arresto bruscamente, freno e mi sembra che sia per sempre. Ma ora lo so, tornerà...

    dito em 

  • 4

    E' un gran bel racconto, un affascinante romanzo storico la cui lettura ci aiuta a riconoscere gli elementi di base di una cultura storicamente parallela a quella "cosiddetta" occidentale (o cristiana ...continuar

    E' un gran bel racconto, un affascinante romanzo storico la cui lettura ci aiuta a riconoscere gli elementi di base di una cultura storicamente parallela a quella "cosiddetta" occidentale (o cristiana). Forse anche per questo, leggerlo è un grande piacere.

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  • 2

    Per pochi davvero appassionati

    Un libro davvero pesante... Sono disposta ad ammettere che le uniche pagine lette con piacere sono state quelle dedicate alla storia d'amore tra Sekure e Nero... Per il resto mi sono annoiata terribil ...continuar

    Un libro davvero pesante... Sono disposta ad ammettere che le uniche pagine lette con piacere sono state quelle dedicate alla storia d'amore tra Sekure e Nero... Per il resto mi sono annoiata terribilmente, e considerando che con molta probabilità nelle intenzioni dell'autore c'era quella di appassionare il lettore con una storia tinta di giallo, mi dispiace ma il risultato è stato davvero poco convincente (a parte il fatto che l'argomento miniatura, per di più orientale, non mi ha mai fatto impazzire... tante, troppe nozioni di cui mi piacerebbe sapere chi potesse essere interessato...).

    dito em 

  • 4

    La Turchia è da sempre un luogo di incontro/scontro tra la cultura islamica e quella europea.
    Pamuk ci aiuta a comprendere le sfaccettature delle contraddizioni turche attraverso un bel giallo ambient ...continuar

    La Turchia è da sempre un luogo di incontro/scontro tra la cultura islamica e quella europea.
    Pamuk ci aiuta a comprendere le sfaccettature delle contraddizioni turche attraverso un bel giallo ambientato alla corte del sultano di Istambul, fra i miniaturisti più affermati del regno.
    Una storia raccontata attraverso più voci: da quelle degli assassinati a quella dell'assassino, dai singoli protagonisti della storia agli stessi soggetti delle storie miniate.

    dito em 

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