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Mi spezzo ma non m'impiego

Guida di viaggio per lavoratori flessibili

Di

Editore: Einaudi

3.5
(86)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 149 | Formato: Altri

Isbn-10: 880618072X | Isbn-13: 9788806180720 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Li chiamano lavoratori precari e invece sono turisti instancabili, viaggiatorisempre pronti a partire per una nuova eccitante vacanza dalla disoccupazione.Sono i lavoratori "atipici", diventati ormai cosi tanti da potersi considerarei più tipi tra i lavoratori in circolazione. Sono gli ex co.co.co., i neoco.pro., le Partite Iva, gli interinali, i tempi determinati. Sono trentenniche vivono come adolescenti tra altri adolescenti, ragazze che nascondono lagravidanza per non perdere il lavoro, uomini e donne non più giovani chefiniscono in un call center a dire "Buongiorno sono Marco".
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  • 3

    Mamma mia, Bajani sempre perfetto, una scrittura che ti culla e ti tocca ne profondo, ma l'argomento visto che mi tocca in prima persona mi ha disintegrata psicologicamente!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    E' difficile definire un libro sul precariato, o sulla flessibilità per essere al passo coi tempi, bello. E' bello il mondo in cui è scritto, l'idea di paragonare la ricerca di un lavoro alle fasi della scelta di una vacanza è azzeccata, è bella l'ironia utilizzata, che gigantizza in modo caricat ...continua

    E' difficile definire un libro sul precariato, o sulla flessibilità per essere al passo coi tempi, bello. E' bello il mondo in cui è scritto, l'idea di paragonare la ricerca di un lavoro alle fasi della scelta di una vacanza è azzeccata, è bella l'ironia utilizzata, che gigantizza in modo caricaturale i difetti di noi lavoratori precari italiani, è bello per la sua autentecità. Il libro tratta una tematica seria in modo scherzoso, senza però sminuire in nessun caso il problema, ma anche in maniera molto amara. Interessante la parte dedicata alle esperienze lavorative vere di vita vissuta. Intelligenti risultano le domande che l'autore si è posto e anche l'organizzazione del libro è ben ragionata: si vede che sono state fatte delle ricerche e che il tema è stato approfondito visceralmente. Quello che ne esce quindi fuori è un reportage che informa, diverte e allo stesso tempo fa riflettere. Mi ha convinto in pieno e l'ho trovato estremamente interessante e vero. Perché non dargli il massimo? Perché il tema è delicato e profondamente amaro nella sua veridicità, e certo guardando la situazione attuale c'è poco da stare allegri (e se si pensa anche che il libro è di qualche anno fa e le cose non sono per nulla migliorate, anzi)... Nonostante questo piccolo appunto è un libro da leggere, soprattutto se si vuole approfondire la questione non in maniera unicamente scientifica.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi spezzo ma non m’impiego di Andrea Bajani

    Il libro, come lo definisce lo stesso autore, è una guida di viaggio per lavoratori flessibili, definibili così per via del lusso che si concedono ogni tanto di una breve “vacanza dalla disoccupazione”. E’ suddiviso in due parti. La prima parte passa in rassegna le diverse categorie di lavora ...continua

    Il libro, come lo definisce lo stesso autore, è una guida di viaggio per lavoratori flessibili, definibili così per via del lusso che si concedono ogni tanto di una breve “vacanza dalla disoccupazione”. E’ suddiviso in due parti. La prima parte passa in rassegna le diverse categorie di lavoratori precari che esistono oggi in Italia: lavoratori interinali, stagisti, co.co.co, ex co.co.co, partite IVA, ecc. Nella seconda parte l’autore riporta svariate testimonianze da parte proprio di quei lavoratori precari che sono i principali protagonisti di questo libro. Viene dato spazio alle vicende personali e disparate di telefonisti di call center, grafici free lance, dottorandi universitari, imprese di pulizia, addetti alla grande distribuzione, lavoratori operanti in società di comunicazione, teatro, palestre, fabbriche, ecc. L’autore conclude il suo lavoro con un’ultima sezione in cui riporta i dati “atipici” legati alla precarietà in Italia.

    RECENSIONE A CURA DI GUIDOCX84

    Fonte: http://www.ilclubdellibro.it/
    Passa a trovarci!

    ha scritto il 

  • 3

    Libro molto ironico circa situazioni di lavori e lavoratori cosiddetti atipici. Non mi è piaciuto particolarmente poiché non racconta nulla di nuovo, ma è stato simpatico il modo ironico di raccontare le storie.

    ha scritto il 

  • 0

    LA DISOCCUPAZIONE È UNA DELLE MALATTIE PIÙ DIFFUSE DELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA E NESSUNO STA STUDIANDO IL VACCINO PER DEBELLARLA.

    Non è un libro di fantascienza, ahinoi. Neppure un saggio di ecologia contro l’eccessivo sfruttamento delle risorse, umane in questo caso.
    Bajani è intelligente, conosce l’argomento, sa giocare con le parole, coniare termini nuovi, essere divertente: ma il suo rimane un libro triste e depri ...continua

    Non è un libro di fantascienza, ahinoi. Neppure un saggio di ecologia contro l’eccessivo sfruttamento delle risorse, umane in questo caso.
    Bajani è intelligente, conosce l’argomento, sa giocare con le parole, coniare termini nuovi, essere divertente: ma il suo rimane un libro triste e deprimente perché parla di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
    Si può odiare il posto fisso e amare l’indipendenza lavorativa, credere che il costo del lavoro in Italia sia troppo alto e che non ci sia abbastanza flessibilità: ma tutto questo non c’entra niente, perché qui si parla dello sfruttamento nudo e crudo.
    Credo sia questo il motivo per cui non riesco a mettere stellette.

    ha scritto il 

  • 4

    accidenti a loro!

    Il libro mi è piaciuto, anche se è triste, perchè parla dello sfruttamento dei giovani, delle difficoltà di trovare un lavoro decente, dell'impossibilità di vivere da soli, sposarsi, fare un figlio, o chiedere un prestito per pagare la macchina. Nonostante il tema, che è proprio amaro, Andrea Baj ...continua

    Il libro mi è piaciuto, anche se è triste, perchè parla dello sfruttamento dei giovani, delle difficoltà di trovare un lavoro decente, dell'impossibilità di vivere da soli, sposarsi, fare un figlio, o chiedere un prestito per pagare la macchina. Nonostante il tema, che è proprio amaro, Andrea Bajani con la sua sottile ironia è riuscito a farmi ridere, almeno un paio di volte;

    Il libro mi è piaciuto anche se non ho imparato molto di nuovo perchè è stotto gli occhi di tutti l'attuale situazione dei giovani in cerca di occupazione, soprattutto di quelli laureati; borsisti, precari, stagisti, interinali, lavoratori a progetto, li abbiamo tutti intorno a noi, nella nostra normale rete di relazioni. Si ammazzano di lavoro sperando così di essere premiati. Persino i carrozzoni statali ormai esternalizzano tutto; io mi considero una privilegiata perchè ho un contratto regolare, e provo tantissima rabbia in ufficio, quando vedo ragazzi che fanno un lavoro simile al mio, e sono pagati la metà di quello che prendo io. Piccolo particolare: l'azienda che li ha "in carico" incassa per il loro lavoro tre volte quello che prendo io. E' questo il meccanismo perverso che fa ancora più rabbia. Bajani non ne parla, purtroppo.

    Stiamo uccidendo il futuro, i sogni, il talento, l'entusiasmo dei nostri giovani; stiamo arricchendo personaggi squallidi, senza scrupoli, ai vertici di questi carrozzoni.
    Quanto vorrei vederli elemosinare un pasto caldo e un posto letto all'ostello della Caritas di via Giolitti!

    ha scritto il 

  • 4

    Per tutti coloro che stanno cercando un impiego, un'analisi scanzonata e sarcastica dei mali della nostra epoca in materia di "prima" occupazione e precariato.


    "Il mio primo esercizio è stato il travestimento. Mi alzavo la mattina, guardavo nell'armadio che parte fare quel giorno, mi ve ...continua

    Per tutti coloro che stanno cercando un impiego, un'analisi scanzonata e sarcastica dei mali della nostra epoca in materia di "prima" occupazione e precariato.

    "Il mio primo esercizio è stato il travestimento. Mi alzavo la mattina, guardavo nell'armadio che parte fare quel giorno, mi vestivo e andavo a cercare lavoro. Entravo in una delle agenzie, mi sedevo davanti alle signorine vestite da hostess e mi inventavo chi ero. In un anno sono stato un neolaureato in lettere con qualche collaborazione a qualche sconosciuto settimanale di provincia, un perito informatico disoccupato da due anni, un ex dirigente silurato da un'agenzia di comunicazione, un laureato in legge col massimo dei voti, un assistente sociale, un ingegnere petrolifero. Così sono finito a fare corsi di formazione per operatori di call center, colloqui in agenzie di consulenza alle aziende, settimane di magazzinaggio, e altre attività più o meno simili. Insomma, il travestimento è stato il punto di partenza. Il resto l'ho fatto andando a stanare la gente."

    ha scritto il 

  • 4

    "riso amaro"

    Come intitolerebbe la settimana enigmistica: risate a denti stretti. Specie per chi, come lo scrivente, un impiego non lo ha.
    Amarissimo e disincantato affresco dello sfruttamento delle forze lavoro nel nuovo millennio.
    Alla fine del "viaggio" (metafora ricorrente nel volumetto) vengo ...continua

    Come intitolerebbe la settimana enigmistica: risate a denti stretti. Specie per chi, come lo scrivente, un impiego non lo ha.
    Amarissimo e disincantato affresco dello sfruttamento delle forze lavoro nel nuovo millennio.
    Alla fine del "viaggio" (metafora ricorrente nel volumetto) vengono voglie eversive...

    ha scritto il