Mia cugina Rachele

Di

Editore: Il Saggiatore

4.0
(394)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8856500361 | Isbn-13: 9788856500363 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Marina Morpurgo

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Chi è "veramente" Rachele, la bellissima italiana che, dopo la morte del marito, avvenuta in circostanze poco chiare, arriva all'improvviso nella sua casa in Cornovaglia e con il suo fascino riesce a fare innamorare Philip, il cugino della vittima? È realmente travolta dalla passione o cerca soltanto di impadronirsi della sua ricchezza, come ha già fatto con il marito? Daphne du Maurier - una delle scrittrici più lette nel mondo durante gli anni '50 e '70 - in questo libro dà prova della sua capacità di scrivere storie in cui alla ricchezza del plot narrativo si accompagna una finissima indagine psicologica dei personaggi.
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  • 4

    "Sta attenta" le dissi. "A che cosa?" La guardai. Portava una gonna scura di mussola leggera con un collettino di pizzo. Ricordai quando l'avevo vista per la prima volta dieci mesi prima. "Sta attenta" dissi lentamente "a non prendere troppo sole"

    Un romanzo denso di suspense. Fino all'ultima pagina non consente di trarre conclusioni e comprendere la verità. I protagonisti sono avvolti di mistero,. La cugina Rachele è un personaggio ambiguo con ...continua

    Un romanzo denso di suspense. Fino all'ultima pagina non consente di trarre conclusioni e comprendere la verità. I protagonisti sono avvolti di mistero,. La cugina Rachele è un personaggio ambiguo contradditorio, di duplice personalità: ora ci appare carica di raffinata perfidia, ora candidamente innocente. Io opterei per la prima ipotesi, ma...la psiche umana talvolta è inaccessibile...
    Voto quattro e mezzo. Per la scrittura piacevolmente scorrevole ed elegante.

    ha scritto il 

  • 4

    Maschi vs. femmine

    «Eravamo insofferenti nei confronti dei nostri simili, ma comunque bramosi d’affetto; la timidezza aveva tenuto sotto chiave qualunque impulso, ma poi il cuore era stato toccato. E quando il cuore fu ...continua

    «Eravamo insofferenti nei confronti dei nostri simili, ma comunque bramosi d’affetto; la timidezza aveva tenuto sotto chiave qualunque impulso, ma poi il cuore era stato toccato. E quando il cuore fu toccato, per noi sembrò spalancarsi il paradiso e ci parve di possedere – sì, a entrambi – tutta la ricchezza dell’universo. Se fossimo stati diversi, saremmo sopravvissuti».

    Il mio amore per Daphne Du Maurier è nato molti anni fa, quando, essendomi imbattuta per la prima volta in Rebecca la prima moglie, cominciai a inseguire la stessa storia in film, fiction e nel romanzo, fino a farla un po’ mia e quasi a volerla riscrivere in prima persona. Di questa autrice inglese dal nome francese amo le atmosfere torbide e inquiete, la sensazione di scoprire un segreto a ogni curva della narrazione (anche in assenza di veri segreti) e l’idea dell’amore come forza logorante a cui non ci si può opporre. Nei suoi romanzi leggiamo di amori avvelenati e distruttivi, indissolubilmente legati al crimine e alla morte: è questo a renderli così peculiari, a tenere il lettore col fiato sospeso in un estenuante volta-pagina, nell’attesa che la tensione che finora l’ha attanagliato si plachi o culmini una buona volta.
    Mia cugina Rachele è un ottimo esempio di tutto ciò e, nonostante riservi meno colpi di scena del più noto Rebecca, sa far dono di ore molto piacevoli. A renderlo speciale è l’ambiguità mai sciolta della figura di Rachele, un’avvenente nobile italo-inglese in cui si combinano tutte le sfumature del femminino. A narrarci di lei è il giovane Philip, ventiquattrenne di belle speranze, cresciuto nella tenuta di famiglia dal cugino Ambrose, per cui nutre una sfrenata venerazione. Per problemi di salute, Ambrose è costretto a trascorrere qualche tempo in Italia, dove conosce Rachele e se ne innamora. I due si sposano e vivono insieme per un anno a Firenze, finché Ambrose è stroncato da una malattia improvvisa. Philip è distrutto dal dolore, dall’odio e dalla gelosia per la donna che gli ha portato via colui che considerava un padre: la stessa donna che poi si presenta alla porta della sua casa e che sembra così diversa dall’idea che si era fatto di lei… Ma perché Rachele è venuta in Inghilterra? Per visitare i luoghi amati da Ambrose o perché ha qualche mira sul suo testamento, da cui è stata esclusa? Mi fermo qui: tutto questo avviene entro le prime 50 pagine del romanzo e ho intenzione di lasciarvi intatto il piacere del resto.
    La storia, che sembrerebbe vincolata a una trama un po’ scontata, è resa accattivante e quasi sadicamente divertente dal personaggio di Rachele, che risulta la stratificazione di diverse personalità e luoghi comuni sul femminile. Rachele è tutto e il contrario di tutto: è la femme fatale che ruba il cuore degli uomini, conducendoli alla perdizione; è la strega che conosce le antiche arti delle erbe, che usa per curare e far ammalare; è la fanciulla che ha bisogno di essere salvata, anche da se stessa; è la donna del focolare, che sa amministrare una casa e tenere brillante la conversazione; è l’amazzone indipendente e impulsiva, che non si lascia comandare dagli uomini. Rachele sa calarsi in ognuna di queste parti e indossarle per il proprio piacere o per il piacere della manipolazione, l’arte in cui riesce meglio di tutte. Ma la cosa più interessare è avvertire che Rachele non è una donna più speciale delle altre, ma che anche noi, in quanto donne, siamo Rachele e nel corso della nostra vita ricopriamo un numero incredibilmente alto di ruoli, indossando maschere che il più delle volte sono state dipinte per noi dal sesso maschile. Per questo, in fin dei conti, l’anima nera (ma è davvero così?) di Rachele non suscita odio o sgomento nelle lettrici, ma un’inaspettata simpatia. Osservarla attraverso gli occhi ingenui di Philip conferisce alla narrazione un tono di nascosta ironia, che forse solo le lettrici coglieranno. Su tutto aleggia un pensiero frivolo e sbarazzino, ma che riempie di soddisfazione: gli uomini… sono così semplici.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto bello. Avrà certo influito il fatto che ho potuto leggerlo sotto l’ombrellone in vacanza, con la testa sgombra di pensieri, comunque era da un po’ che non mi capitava un libro così appassionant ...continua

    Molto bello. Avrà certo influito il fatto che ho potuto leggerlo sotto l’ombrellone in vacanza, con la testa sgombra di pensieri, comunque era da un po’ che non mi capitava un libro così appassionante, soprattutto dal lato psicologico, e scritto molto bene. Trama ambientata nel 1800, tuttavia ancora attuale. Mi ha lasciato un po’ perplesso il finale, forse perché man mano che mi avvicinavo al termine me l’ero disegnato diverso, ma non è un libro alla Follett od alla King, bensì alla De Maupassant ed inoltre incline a lasciare un velo di mistero anche dopo l’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Terzo libro dell'autrice che leggo. Che dire? Davvero bello. La Du Maurier si riconferma una grande scrittice, una vera maestra nel dare forma a personaggi femminili complessi... Rachele non è da meno ...continua

    Terzo libro dell'autrice che leggo. Che dire? Davvero bello. La Du Maurier si riconferma una grande scrittice, una vera maestra nel dare forma a personaggi femminili complessi... Rachele non è da meno, così complicata e contraddittoria da alimentare costantemente nel lettore il dubbio sulla sua vera natura (benevola o malevola?). Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    La capacità narrativa della Du Maurier è indubbia. E' in grado di dipingere personaggi, paesaggi e situazioni in modo da farti sentire parte di esso. Rebecca rimane, al momento, il mio preferito. Ques ...continua

    La capacità narrativa della Du Maurier è indubbia. E' in grado di dipingere personaggi, paesaggi e situazioni in modo da farti sentire parte di esso. Rebecca rimane, al momento, il mio preferito. Questo parte molto bene, ma a mio parere si perde un po' nel finale. Mi aspettavo una rivelazione più netta, in un senso o in un altro, sono rimasta con una sensazione di irrisolto che mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.

    ha scritto il 

  • 4

    è in un certo senso più riuscito, sottile e raffinato di Rebecca la prima moglie. Anche e soprattutto perché, fino alla fine, ci si domanderà: chi è Rachele? Quasi in un crescendo di frustrazione.
    E c ...continua

    è in un certo senso più riuscito, sottile e raffinato di Rebecca la prima moglie. Anche e soprattutto perché, fino alla fine, ci si domanderà: chi è Rachele? Quasi in un crescendo di frustrazione.
    E chissà se il lettore lo saprà mai...

    ha scritto il 

  • 4

    Svelare i particolari della trama in un romanzo del genere sarebbe un sacrilegio perché vorrebbe dire infrangere quell'aura di mistero che avvolge questa sorta di thriller psicologico e che permane fi ...continua

    Svelare i particolari della trama in un romanzo del genere sarebbe un sacrilegio perché vorrebbe dire infrangere quell'aura di mistero che avvolge questa sorta di thriller psicologico e che permane fino all'ultima pagina.
    Tutto quello che posso dire è che un capitolo tira l'altro, in un crescendo di curiosità e tensione, nel tentativo di scoprire la vera natura di questa "vedova nera", per metà inglese e per metà italiana.
    E se il protagonista maschile fa una magra figura in quanto ad intelligenza e perspicacia, è Rachel a dominare la scena ed è a lei che si torna a pensare, una volta chiuso il libro... perché la fine della storia non coincide necessariamente con la fine del mistero.

    ha scritto il 

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