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Mia sorella è una foca monaca

Di

Editore: Fazi (Le vele, 83)

3.5
(1199)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 289 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8881129868 | Isbn-13: 9788881129867 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
È convinto di picchiare forte, ma viene steso in due secondi nel cortile della scuola; non va in moto; fa lo sbruffone ma con le ragazze è totalmente imbranato: ecco il sedicenne protagonista di questo libro. Periferia di Torino; mentre gli anni Ottanta volgono al termine, il nostro colleziona lividi esterni e soprattutto interni, eppure continua ostinato a lanciare il suo guanto di sfida alla vita. Del resto bisogna tener duro: non è facile vedersela con suo padre – “Il Capo” – un quasi alcolista che passa tutto il tempo stravaccato sull’amaca, ad affibbiare punizioni da telefilm americano. Ed è snervante vivere accanto alla “Foca Monaca”, la sorella triste e timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio, e ormai si può star certi che «starà passando il tempo a farsi fare il pieno dal benzinaio». Non piange mai, il protagonista di questa storia. Piuttosto stringe i pugni, sbuffa e s’affanna, ripetendo a se stesso di essere il più in gamba, anche se la vita gliele dà ogni giorno di santa ragione; anche se le prende perfino da Chiara, la ragazza di cui s’innamora: bella, sveglia, inaccessibile a sfigati come lui, eppure catturata suo malgrado da questo buffo adolescente scapigliato e spaccone, tenero e brancaleonesco, che s’insinua a forza nella sua vita scatenando irresistibili schermaglie. Il Muro di Berlino che crolla e un divertente gioco di riferimenti pop e telefilmici fanno da sfondo a questo romanzo, un Jack Frusciante da periferia che strappa il sorriso a ogni pagina, illuminato da una scrittura esilarante ma a tratti dolente, insieme cinica e romantica come il suo protagonista, che s’inserisce a buon titolo nella nobile tradizione dei perdenti di talento, come Il giovane Holden o i personaggi di John Fante.
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  • 0

    divertente ma non comico; una Storia, suo malgrado

    Nonostante sia una storia di adolescenti, questa è una storia divertente (ma non comica!)
    La storia è ambientata nell’89 (Frascella è classe 1973, quindi parla dei suoi anni “giovani”), ma la storia serve più a creare un contesto che delinea l’estraniamento dei personaggi (nel senso che son ...continua

    Nonostante sia una storia di adolescenti, questa è una storia divertente (ma non comica!)
    La storia è ambientata nell’89 (Frascella è classe 1973, quindi parla dei suoi anni “giovani”), ma la storia serve più a creare un contesto che delinea l’estraniamento dei personaggi (nel senso che sono esterni, scollegati a tutto ciò che sta succedendo. Ad esempio: mentre guardano le immagini del Muro cadere, il Padre chiede al figlio “che succede?”; “Non lo so; se invece di mandarmi a lavorare tu mi mandassi a scuola, forse lo capirei”): Padre e Figlio non sono precisamente degli intellettuali (e vivaddio! Basta con architetti& psicologi coi figli al DAMS) e probabilmente abitano la casa più brutta del loro quartiere (nell’hinterland torinese).
    Dialoghi divertenti, personaggi credibili sempre all’interno di un contesto ben delimitato sia nello spazio che nel tempo.
    Capiamoci: è evidente che questo non voglia essere né un libro generazionale (di 30 anni fa: “uh, com’era bello quando eravamo ragazzi”), né un libro piacione (Moccia jr). Non è “come Dio comanda” o “Jack Frusciante” ambientato nell’89; è una cosa diversa. Ecco, forse questo è l’unico limite: se non ci si è passati per quegli anni, alcune battute si gustano un po’ meno (come quella riportata sopra), anzi si faticano proprio a capire: se non si è respirato quell'aria, avuto quei riferimenti, visto solo quei film (ignorando i precedenti ed i successivi) si è incompleti. Ma del resto chi l’ha detto che questa storia debba essere per tutti

    ha scritto il 

  • 3

    Titolo pretestuoso e ammiccante (ma simpatico), linguaggio giovane e colloquiale, storia breve e scorrevole. Mi è capitato tra le mani senza sapere cosa fosse, e devo dire che è perfetto per un viaggio in treno e/o come lettura vacanziera data da un insegnante delle superiori. Non c'è da sdilinqu ...continua

    Titolo pretestuoso e ammiccante (ma simpatico), linguaggio giovane e colloquiale, storia breve e scorrevole. Mi è capitato tra le mani senza sapere cosa fosse, e devo dire che è perfetto per un viaggio in treno e/o come lettura vacanziera data da un insegnante delle superiori. Non c'è da sdilinquirsi più di tanto, eppure qualcosa che si differenzia dalla medietà c'è, ed è piuttosto interessante (so che l'autore qui era agli esordi, ma ha scritto altro, e sarei curiosa di scoprire le pubblicazioni successive). Innanzitutto, l'ambientazione nel 1989 (con tanto di Muro caduto e riflessioni - certo, adolescenziali come il protagonista - sul che sarà). E poi, soprattutto, la quasi stupefacente apparizione del mondo operaio, con tanto di relazioni calde tra le parti sociali e tra operai più o meno sindacalizzati. Non è poco, considerato che è stato scritto oggi, e considerata anche l'importanza non secondaria della questione all'interno del libro (in particolare rispetto alla presa di coscienza e alla maturazione del protagonista). Il terzo punto a favore dell'autore è l'epilogo: bello davvero, mentre forse una dose minore di violenza non avrebbe guastato (ma non è del tutto gratuita: ha un suo senso).

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo non rende. Attrae, è curioso, ma non rende.
    Gli avrei dato 3 stelline, al protagonista, perché ti fa troppa simpatia, perché gli succedono tante cose eppure non gli succede niente di che.
    Ma la quarta stellina, quelli si, cazzo!, se è meritata. E la quarta stellina è tutta n ...continua

    Il titolo non rende. Attrae, è curioso, ma non rende.
    Gli avrei dato 3 stelline, al protagonista, perché ti fa troppa simpatia, perché gli succedono tante cose eppure non gli succede niente di che.
    Ma la quarta stellina, quelli si, cazzo!, se è meritata. E la quarta stellina è tutta nello stile, nell'irriverenza di fondo della trama e nei dialoghi serrati che ti attirano a sé e ti strappano un sorriso, nella verve politicament scorrect ma mai, sottolineo mai, volgare.
    Non ha molto senso questo simpatico testo ma il bello è questo: il senso della vita, a volte, si nasconde proprio nella sua insensatezza.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Era un po che volevo leggere questo libro, attratta dal gran parlare. Con il senno del poi devo dire che, nonostante mi abbia strappato qualche sonora risata, non mi ha esaltata. Il protagonista di Frascella è un adolescente che si racconta attraverso un'ironia sadica e sottile che lo rendono ' u ...continua

    Era un po che volevo leggere questo libro, attratta dal gran parlare. Con il senno del poi devo dire che, nonostante mi abbia strappato qualche sonora risata, non mi ha esaltata. Il protagonista di Frascella è un adolescente che si racconta attraverso un'ironia sadica e sottile che lo rendono ' una macchietta' agli occhi del lettore, il quale lettore tende a prenderlo in simpatia nonostante la palese 'stronzaggine' e la visione spesso troppo mitomane nell' analizzare gli eventi che lo riguardano. La madre è fuggita con un benzinaio e la sorella, sconvolta, ha accentuato il suo essere 'casa e chiesa' fino a meritare l'appellativo di 'foca monaca' del titolo. Il padre, uomo apparentemente autoritario dai mille lavori, è un semi- alcolizzato che trova redenzione a seguito dell'incontro con Virginia, la 'top manager' di un supermercato, che diventerà la sua compagna. Il nostro eroe, abbandonata la scuola a seguito di una rissa, verrà assunto in prova come operaio in una fabbrica di cui, pure, ci racconta. E si innamorerà anche (forse). La fortunata prescelta è Chiara, quasi coetanea, gastronoma di professione nonchè capace di tenergli testa. A mio avviso manca il finale, in questo romanzo: troppe le domande senza risposta. Drammatico nonostante l'ironia con cui il protagonista racconta e si racconta. Si può leggere ma non è imperdibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Non so come votarlo. Pensandoci bene, probabilmente le due stelle di deludente potrebbero andare. Non in quanto due, ma in quanto deludente. Avevo grandi aspettative per questo libro (ecco una cosa che in vent'anni non ho ancora imparato: mai farsi delle grande aspettative, sennò più grand ...continua

    Non so come votarlo. Pensandoci bene, probabilmente le due stelle di deludente potrebbero andare. Non in quanto due, ma in quanto deludente. Avevo grandi aspettative per questo libro (ecco una cosa che in vent'anni non ho ancora imparato: mai farsi delle grande aspettative, sennò più grandi erano e poi più casca il palco) e invece sono rimasta con un pugno di mosche. Addirittura manca la fine! Cioè, c’è il trucchetto del finale aperto, capisciti da solo la morale e cose varie, così tu vorresti sapere cosa succede ai personaggi DOPO, e invece rimani sospeso e chi s’è visto s’è visto. Già queste cose a me… L’unico finale tranciato che ho tollerato è stato quello di Jack Frusciante, perché un po’ si sapeva come sarebbe andata avanti.
    E comunque. Non fosse per il finale, il protagonista (di cui non è dato sapere il nome, quindi chiamiamolo comodamente John Doe) è di un’antipatia, un’arroganza e una strafottenza che se lo trovassi per strada lo prenderei a schiaffoni. E toh, non sono l’unica, visto che per metà del libro le prende (e per l’altra metà va in cerca). Inoltre è un contaballe di prima categoria (nel senso che ne racconta una valanga, non che le racconti bene), e non si capisce che genere di problemi abbia col resto del mondo. Oh, sì, tutti i diciassettenni hanno delle rogne, ma Dio. Io mica mi comportavo così. John, vai a farti vedere, per favore.

    ha scritto il 

  • 5

    Riso amaro.

    Amaro come il sapore del sangue dopo ogni scazzottata in cui si ritrova coinvolto.
    Amaro come l'umore, in primis nei confronti dei suoi familiari, ma in generale per tutti quelli che incontra sul suo cammino.
    Amaro come la condizione in cui si ritrova, diciassettenne con un futuro mol ...continua

    Amaro come il sapore del sangue dopo ogni scazzottata in cui si ritrova coinvolto.
    Amaro come l'umore, in primis nei confronti dei suoi familiari, ma in generale per tutti quelli che incontra sul suo cammino.
    Amaro come la condizione in cui si ritrova, diciassettenne con un futuro molto precario, e incapace di avere una relazione serena verso il prossimo.

    Ma anche riso, tanto.

    Riso, o quantomeno sorriso, che pervade ogni pagina, originato dalle azioni, dai pensieri, dalle considerazioni, del nostro poco accomodante protagonista, che si porta dietro ogni difetto possibile, ma per il quale non si può non fare il tifo.
    Arrogante, testardo, perdente, astioso, impulsivo, pieno di sè, in maniera forse eccessiva per l'età, ma con un'ironia fuori dal comune, vera colonna portante della storia; si perché una storia c'è e racconta le gesta di chi si sente un dio in terra ma è costretto quasi sempre a mangiare polvere; ecco perchè secondo me, chi ha letto il libro si è ritrovato a pensare più di una volta: "ma che cazzo fai?" oppure "ma va che pirla!".
    Però, da qualche parte in fondo al cuore, nascosto da una scorza di "uomo duro"c'è anche un animo sensibile; infatti è anche una storia di amore, di riscatto, di ripensamenti ed alla fine, dopo una prima parte molto comica e scoppiettante, si vira decisamente al drammatico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Altro romanzo adolescenziale, che racconta la provincia italiana. C'è nella storia una cupezza di fondo, qualcosa che sembra sempre stare per rompersi. Non sfugge, a suo modo, alle leggi dei romanzi adolescenziali...

    ha scritto il 

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