Mia suocera beve

Di

Editore: Mondolibri S.p.A.

3.4
(2124)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 344 | Formato: Copertina morbida e spillati

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 5

    E ANCH'IO OGNI TANTO. UN GOCCETTO, GIUSTO PER COMPAGNIA

    E invece questo libro, il secondo della trilogia (acquistato sfuso però, come il barbera), l'ho l'ho letto e riletto nel giro di quindici giorni, la verità.
    La prima l'ho buttato giù tutto d'un fiato. ...continua

    E invece questo libro, il secondo della trilogia (acquistato sfuso però, come il barbera), l'ho l'ho letto e riletto nel giro di quindici giorni, la verità.
    La prima l'ho buttato giù tutto d'un fiato.
    Per la gioia di ritrovarlo bello così, come lo avevo lasciato; per il dispiacere di scoprire ritrovandolo quanto mi era mancato, chissà.
    La secondo me lo sono proprio goduto, sorseggiato a piccole dosi, facendomi girare in bocca le parole più e più volte prima di ingoiarle (manco fossi Michele, quello del Glen Grant).

    Potrei parlare di esistenze sghembe, di minime distanze che -in quanto minime- non possono che aumentare ma non lo farò. Perché sono fatti miei, perché sono sobria e attingere all'archivio "momenti infelici" mi viene meglio da sbronza.
    Perché Malinconico c'entra ma non è colpa sua, la verità.

    "Se c'è una cosa che mi fa impazzire del cinema, è la terapia del dolore. La rimozione dell'infelicità. La censura della fatica di uscirne. La vita ricomincia solo quando è tornata sopportabile. Non so che darei praticare il < < Sei mesi dopo>> nella vita non filmica.
    [...]
    E comunque, per completezza, va detto che anche in letteratura si può fare il < < Sei mesi dopo>>: chiudendo p.es., il capitolo di un romanzo con una separazione o con un decessi, senza raccontare cos'è successo dopo e passando al capitolo successivo; ma il lettore, che è solo con il libro e perciò fa tutto da sé (senza l'ausilio di luci, luoghi, corpi, voci e sottofondi musicali), interiorizza quel tempo intermedio non narrato e se lo trascina nel capitolo seguente come pura malinconia; mentre il cinema, dispone di molteplici strumenti di mistificazione e soprattutto gode del privilegio della luce, non dà tempo allo spettatore di autoflagellarsi e lo assale con tutta la causticità del suo armamentario, centrifugandogli le emozioni e lanciandolo di peso in un futuro possibile, per investirlo di nuova speranza.
    Un'illusione, certo. Ma che bella."

    E vuoi vedere che che è proprio per questo sconto sulla sofferenza che tra cinema e letteratura io non ho dubbi, scelgo la letteratura.
    Per non parlare di che cosa mi fa il teatro.
    Poi dice che una una beve, eh!

    ha scritto il 

  • 3

    Voto basso perchè pretendo di più da De Silva

    Diego De Silva è uno scrittore da 10 e sa che può puntare a 10 se non di più, per questo mi sento di tenermi bassa e dare un voto mediocre. L'ho amato in Non avevo capito niente e In terapia di coppia ...continua

    Diego De Silva è uno scrittore da 10 e sa che può puntare a 10 se non di più, per questo mi sento di tenermi bassa e dare un voto mediocre. L'ho amato in Non avevo capito niente e In terapia di coppia per amanti, e conosco benissimo il suo talento e la capacità di scrivere storie tangibili, con una spruzzata di umorismo e "vere". E questo è mancato nel terzo volume della serie, come se l'avesse scritto a forza, quasi poco ispirato,con la fretta di una scadenza e con la voglia che arrivava al pavimento. Il secondo volume è stato un po' un metro di confronto, una via di mezzo tra il primo e il terzo, e forse è davvero stato così: una media tra i due romanzi. In mia suocera beve troviamo sempre lo stesso De Silva, quello che ha la penna macchiata d'inchiostro simpatico, un ritmo incalzante, un talento nel caratterizzare al meglio il suo protagonista e nel raccontarci una normalità che diventa speciale. Ci troviamo di fronte sempre il nostro avvocato Malinconico, alle prese con nuovi problemi, nuove riflessioni, nuovi grattacapi, ma quella che non è cambiata è la sua testa, perennemente tra le nuvole e confusa. Non c'è evoluzione nel suo personaggio, resta in balia di una sindrome di Peter Pan, quasi fosse un bambino smarrito in cerca della sua maturità. Se nel primo avevo amato il girare attorno a tante situazioni, questa continua insicurezza condita da umorismo, qui trovo che il troppo storpia. Troppi momenti in balia del mare aperto, senza appigli per tornare sulla terraferma, come se l'avvocato Malinconico non riuscisse a spiegarci cosa sta cercando dalla vita. Perchè, in fondo, il succo è questo... che cosa cerca? o cosa sta provando a fare per dare un taglio alla sua vita? Ammetto che questo personaggio è unico per come è stato creato dalla penna di De Silva, e non credo di averne mai trovati di simili, ma sarebbe bello che un uomo della sua età riuscisse a concludere qualcosa, a farsi meno pippe mentali. Be', un po' ci stanno ma spesso si esagera. Sicuramente è una serie che mi sento di consigliare, perchè questo personaggio è davvero obbligatorio conoscerlo, ma forse è meglio partire con meno aspettative. Godersi a piccole dosi il primo romanzo, assaporarlo con più calma per riuscire a non rimanere delusi con gli altri due volumi che poi, premetto, resta un mio giudizio. Ringrazio la reading challenge Leggendo Serialmente per avermelo fatto conoscere.

    ha scritto il 

  • 4

    Avevo letto "Non avevo capito niente" e l'avevo trovato divertente, ma questo romanzo mi è piaciuto molto di più. Non mi sono per niente dispiaciuti i capitoli avulsi dalla trama, che semplicemente s ...continua

    Avevo letto "Non avevo capito niente" e l'avevo trovato divertente, ma questo romanzo mi è piaciuto molto di più. Non mi sono per niente dispiaciuti i capitoli avulsi dalla trama, che semplicemente sono necessari al personaggio dell'avv. Malinconico per esprimersi e farsi comprendere, da se stesso e da noi. E' un testo leggero, ma per niente stupido, divertente e un po', dal nome stesso del protagonista, malinconico.

    ha scritto il 

  • 4

    La recensione completa sul blog "La lettrice sulle nuvole"

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2016/12/recensione-mia-suocera-beve-di-diego-de.html

    Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico che in questo libro è degno del suo nome. Infatti lui rimugina per ...continua

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2016/12/recensione-mia-suocera-beve-di-diego-de.html

    Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico che in questo libro è degno del suo nome. Infatti lui rimugina per quasi tutto il temo, sempre con una base di malinconia appunto. E questo spiega il mezzo punto in meno.
    Adoro questo autore, forse ormai lo sapete e leggere i suoi libri è sempre molto impegnativo. La trama è poca e non importante, è tutto un'introspezione sulla vita e i piccoli drammi quotidiani e sulle relazioni, di tutti i tipi.
    Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l'amore. Soprattutto quando non lo faccio
    Dopo Non avevo capito niente, il primo libro con protagonista Malinconico (qui la mia recensione), ritroviamo tutti i personaggi due anni più tardi. La relazione dell'avvocato con Alessandra Persiano è praticamente finita anche se non l'hanno ancora ammesso. I rapporti con la sua ex moglie Nives sono sempre uguali, fatti di ripicche e sensi di colpa. I figli sono sempre importanti e impegnativi. Ma succede un fatto: Vincenzo viene suo malgrado coinvolto in un sequestro dentro un supermercato. Un padre a cui la camorra ha ucciso il figlio vuole giustiziare il boss che ne ha decretato la morte e che gira impunito. E vuole montare uno show mediatico, un processo in diretta TV, nel quale Malinconico ha il suo ruolo.
    Questo fatto, che fa riflettere tantissimo su una gamma enorme di argomenti, segna profondamente il nostro protagonista e ne determina alcune scelte.
    ... continua sul blog

    ha scritto il 

  • 2

    I soliloqui dell'avvocato Malinconico sono sempre simpatici. Ho trovato più vivace "Non avevo capito niente". In "Mia suocera beve" alcuni soliloqui secondo me diventano sproloqui ridondanti.
    Nel comp ...continua

    I soliloqui dell'avvocato Malinconico sono sempre simpatici. Ho trovato più vivace "Non avevo capito niente". In "Mia suocera beve" alcuni soliloqui secondo me diventano sproloqui ridondanti.
    Nel complesso allegro

    ha scritto il 

  • 4

    Quando voglio distrarmi cerco di sorridere. E ho ritrovato il Malinconico Vincenzo che mi piace. È il terzo romanzo su di lui che leggo, mi ha cancellato la delusione di 'Sono contrario alle emozioni' ...continua

    Quando voglio distrarmi cerco di sorridere. E ho ritrovato il Malinconico Vincenzo che mi piace. È il terzo romanzo su di lui che leggo, mi ha cancellato la delusione di 'Sono contrario alle emozioni', anche se non è come 'Non avevo capito niente'. È che certi libri ti scelgono, proprio quando mi sento come Vincenzo, in un sequestro di persona (io, che mi manco) giusto-ingiusto, in cui ho anche pensieri geniali. Come leggere questo libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Troppe Parole !

    Se qualcuno mi chiedesse se questo libro mi è piaciuto non saprei proprio cosa rispondere.
    Probabilmente un "ni" sarebbe la risposta più adatta.
    L'avvocato Malinconico fa dello "stordire con le parole ...continua

    Se qualcuno mi chiedesse se questo libro mi è piaciuto non saprei proprio cosa rispondere.
    Probabilmente un "ni" sarebbe la risposta più adatta.
    L'avvocato Malinconico fa dello "stordire con le parole" una vera arte.
    Frasi interminabili, subordinate, parentesi....il lettore, del tutto ignaro, viene travolto da un vero e proprio fiume di parole.
    E in questo flusso di elucubrazioni mentali si possono cogliere perle di saggezza molto profonde. Situazioni relative ai rapporti umani descritte e spiegate con maestria.
    Tuttavia resto della convinzione che il troppo stroppia.

    ha scritto il 

  • 2

    logorroico

    De Silva soffre decisamente di logorrea. Ha la capacità di creare una matassa infinita di parole che si ingarbugliano su se stesse fino a stritolare anche il lettore, che alla fine si ritrova saturo d ...continua

    De Silva soffre decisamente di logorrea. Ha la capacità di creare una matassa infinita di parole che si ingarbugliano su se stesse fino a stritolare anche il lettore, che alla fine si ritrova saturo di parole e stordito dalla loro mole.

    ha scritto il 

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