Mia suocera beve

Di

Editore: Mondolibri S.p.A.

3.4
(2110)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 344 | Formato: Copertina morbida e spillati

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 4

    Avevo letto "Non avevo capito niente" e l'avevo trovato divertente, ma questo romanzo mi è piaciuto molto di più. Non mi sono per niente dispiaciuti i capitoli avulsi dalla trama, che semplicemente s ...continua

    Avevo letto "Non avevo capito niente" e l'avevo trovato divertente, ma questo romanzo mi è piaciuto molto di più. Non mi sono per niente dispiaciuti i capitoli avulsi dalla trama, che semplicemente sono necessari al personaggio dell'avv. Malinconico per esprimersi e farsi comprendere, da se stesso e da noi. E' un testo leggero, ma per niente stupido, divertente e un po', dal nome stesso del protagonista, malinconico.

    ha scritto il 

  • 4

    La recensione completa sul blog "La lettrice sulle nuvole"

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2016/12/recensione-mia-suocera-beve-di-diego-de.html

    Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico che in questo libro è degno del suo nome. Infatti lui rimugina per ...continua

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2016/12/recensione-mia-suocera-beve-di-diego-de.html

    Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico che in questo libro è degno del suo nome. Infatti lui rimugina per quasi tutto il temo, sempre con una base di malinconia appunto. E questo spiega il mezzo punto in meno.
    Adoro questo autore, forse ormai lo sapete e leggere i suoi libri è sempre molto impegnativo. La trama è poca e non importante, è tutto un'introspezione sulla vita e i piccoli drammi quotidiani e sulle relazioni, di tutti i tipi.
    Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l'amore. Soprattutto quando non lo faccio
    Dopo Non avevo capito niente, il primo libro con protagonista Malinconico (qui la mia recensione), ritroviamo tutti i personaggi due anni più tardi. La relazione dell'avvocato con Alessandra Persiano è praticamente finita anche se non l'hanno ancora ammesso. I rapporti con la sua ex moglie Nives sono sempre uguali, fatti di ripicche e sensi di colpa. I figli sono sempre importanti e impegnativi. Ma succede un fatto: Vincenzo viene suo malgrado coinvolto in un sequestro dentro un supermercato. Un padre a cui la camorra ha ucciso il figlio vuole giustiziare il boss che ne ha decretato la morte e che gira impunito. E vuole montare uno show mediatico, un processo in diretta TV, nel quale Malinconico ha il suo ruolo.
    Questo fatto, che fa riflettere tantissimo su una gamma enorme di argomenti, segna profondamente il nostro protagonista e ne determina alcune scelte.
    ... continua sul blog

    ha scritto il 

  • 2

    I soliloqui dell'avvocato Malinconico sono sempre simpatici. Ho trovato più vivace "Non avevo capito niente". In "Mia suocera beve" alcuni soliloqui secondo me diventano sproloqui ridondanti.
    Nel comp ...continua

    I soliloqui dell'avvocato Malinconico sono sempre simpatici. Ho trovato più vivace "Non avevo capito niente". In "Mia suocera beve" alcuni soliloqui secondo me diventano sproloqui ridondanti.
    Nel complesso allegro

    ha scritto il 

  • 4

    Quando voglio distrarmi cerco di sorridere. E ho ritrovato il Malinconico Vincenzo che mi piace. È il terzo romanzo su di lui che leggo, mi ha cancellato la delusione di 'Sono contrario alle emozioni' ...continua

    Quando voglio distrarmi cerco di sorridere. E ho ritrovato il Malinconico Vincenzo che mi piace. È il terzo romanzo su di lui che leggo, mi ha cancellato la delusione di 'Sono contrario alle emozioni', anche se non è come 'Non avevo capito niente'. È che certi libri ti scelgono, proprio quando mi sento come Vincenzo, in un sequestro di persona (io, che mi manco) giusto-ingiusto, in cui ho anche pensieri geniali. Come leggere questo libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Troppe Parole !

    Se qualcuno mi chiedesse se questo libro mi è piaciuto non saprei proprio cosa rispondere.
    Probabilmente un "ni" sarebbe la risposta più adatta.
    L'avvocato Malinconico fa dello "stordire con le parole ...continua

    Se qualcuno mi chiedesse se questo libro mi è piaciuto non saprei proprio cosa rispondere.
    Probabilmente un "ni" sarebbe la risposta più adatta.
    L'avvocato Malinconico fa dello "stordire con le parole" una vera arte.
    Frasi interminabili, subordinate, parentesi....il lettore, del tutto ignaro, viene travolto da un vero e proprio fiume di parole.
    E in questo flusso di elucubrazioni mentali si possono cogliere perle di saggezza molto profonde. Situazioni relative ai rapporti umani descritte e spiegate con maestria.
    Tuttavia resto della convinzione che il troppo stroppia.

    ha scritto il 

  • 2

    logorroico

    De Silva soffre decisamente di logorrea. Ha la capacità di creare una matassa infinita di parole che si ingarbugliano su se stesse fino a stritolare anche il lettore, che alla fine si ritrova saturo d ...continua

    De Silva soffre decisamente di logorrea. Ha la capacità di creare una matassa infinita di parole che si ingarbugliano su se stesse fino a stritolare anche il lettore, che alla fine si ritrova saturo di parole e stordito dalla loro mole.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo è un libro nel quale si annega nelle parole.
    Credo che segni nettamente il punto di demarcazione tra il De Silva logorroico e complicato che ho trovato leggendo Terapia di coppia per amanti, e ...continua

    Questo è un libro nel quale si annega nelle parole.
    Credo che segni nettamente il punto di demarcazione tra il De Silva logorroico e complicato che ho trovato leggendo Terapia di coppia per amanti, e quello ironico, ma moderato, che era fino al libro precedente.
    L'ho letto perchè dopo Terapia di coppia mi mancava Vincenzo Malinconico, ma la verità è che ci ho ritrovato più Modesto Fracasso, che l'avvocato che ricordavo in Non avevo capito niente.
    Questo è il De Silva che dà il meglio di sè quando ragiona su tutti i significati possibili di una canzone (Diario, degli Equipe 84, per es.), o quando, nelle prime pagine, descrive perfettamente la filosofia del "Pare Brutto".
    Storia praticamente inesistente: decine di capitoli per narrare il sequestro di persona in un supermercato, in cui l'avvocato Malinconico viene, suo malgrado, coinvolto. E questo fa di lui un eroe (per caso).
    Il fatto è l'occasione per digressioni continue: aneddoti di vita vissuta si accavalano a riflessioni sulla vita, per lo più ciniche, il che rende tutto più divertente.
    Ecco, credo che la trama mi abbia dato addirittura fastidio in questo libro: ingombrava lo spazio gustoso delle ciniche riflessioni di Malinconico: il suo rimurginare sui fatti, l'inaspetatta celebrità, la sindrome da reazione in differita.
    In tutta la prima parte la (ex) suocera è solo una comparsa. La storia vuole che si ammali di tumore, e che non voglia vedere né figlia né nipoti, ma solo il suo ex genero. Hanno in comune quello sguardo disincantato sulla realtà, quel pragmatico cinismo che li diverte, ma allo stesso tempo li lascia senza difese, e senza argomenti.
    Si riprende il suo spazio in un paio di capitoli, e da questo momento in poi, tutto funziona meglio. Malinconico esce dai suoi ingarbugliati pensieri, e si fa cononoscere per quello che è: un buono, che si scopre indifeso di fronte al dolore di chi ama, insicuro a tal punto da farci tenerezza (vedi approccio con ragazza bellissima in ospedale, o il ritorno nella solitudine di casa), che non riesce a prendersi sul serio.
    Se escludo gli eccessivi sconfinamenti, la lentezza della storia (che non c'è), ammetto di aver sottolineato un passo ogni 3 pagine: eccessivo, celebrale, ma a libro finito ho ancora voglia di tornare su quei passi.

    ha scritto il 

  • 2

    Si può fare a meno della suocera, alle volte

    Secondo libro di De Silva: era sicuramente meglio il primo! Questa storia, pur avendo momenti esilaranti e qualche tratto riflessivo di sicuro interesse, manca di unità narrativa. Non è semplice capir ...continua

    Secondo libro di De Silva: era sicuramente meglio il primo! Questa storia, pur avendo momenti esilaranti e qualche tratto riflessivo di sicuro interesse, manca di unità narrativa. Non è semplice capire cosa c'entri la suocera in tutta la vicenda personale del protagonista; o meglio, potrebbe anche entrarci, ma non in maniera così determinante da dare addirittura il titolo al libro!

    ha scritto il 

  • 1

    insulso

    L'avvocato Malinconico che tanto mi aveva fatto simpatia nel primo libro di DeSilva qui mi ha proprio deluso. Capisco che se una ricetta viene bene la si rifa per ottenere il successo del pubblico ma ...continua

    L'avvocato Malinconico che tanto mi aveva fatto simpatia nel primo libro di DeSilva qui mi ha proprio deluso. Capisco che se una ricetta viene bene la si rifa per ottenere il successo del pubblico ma qui c'e stata proprio la mancanza di contenuto. Seppur ci siano tranci di dialogo che meritano il giudizio finale e' davvero basso, forse per le alte aspettative. Un libro sul niente. Vuoto. La cosa piu figa rimane il titolo.
    Consigliato se si e' fan sfegatati di Malinconico e si e' gia letti anche i precedenti, senno lasciate stare.

    ha scritto il 

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