Microcosmi

Di

Editore: Garzanti (Narratori moderni)

3.8
(423)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8811662583 | Isbn-13: 9788811662587 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Protagonisti sono gli uomini, ma anche gli animali, gli abitanti dei caffè odelle isole, l'orso del Monte Nevoso e il cane abbandonato nella laguna,rivoluzionari indomiti e dimenticati, infatuazioni e manie di personaggi chehanno perso la loro esistenza come una partita a carte. Protagonisti sonoanche le pietre e le onde, la neve e la sabbia, le frontiere, un'inflessionedella voce o un gesto inconsapevole... Diversi fili conduttori tessono latrama del libro e accompagnano il lettore, quali immagini o figure ricorrenti:i rapporti fra paesaggi e senso del tempo, l'identità e la sua incertezza,l'amore, il continuo attraversamento di confini d'ogni genere, l'ombra dellamorte.
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  • 0

    Mi è dispiaciuto aver lasciato questo libro e mi sento in colpa; infatti è scritto molto bene, ma è la struttura che non è riuscita ad "attrarmi". Come dice il titolo, ogni capitolo è la descrizione d ...continua

    Mi è dispiaciuto aver lasciato questo libro e mi sento in colpa; infatti è scritto molto bene, ma è la struttura che non è riuscita ad "attrarmi". Come dice il titolo, ogni capitolo è la descrizione di un microcosmo. Ma la descrizione è fatta di luoghi, paesaggi e personaggi e ognuno di essi è slegato dai precedenti e dai successivi. Sono descritti - perlopiù - luoghi che non conosco e persone che non ho mai neanche sentito nominare ... Alla fine la lettura mi risultava molto "faticosa" e una volta finito un microparagrafo nel microcosmo non avevo alcun interesse o curiosità nel proseguire a leggere il paragrafo successivo. Dopo un mese e mezzo e meno di 100 pagine lette ho deciso di restituirlo alla biblioteca.

    ha scritto il 

  • 5

    Grazie al mio panettiere

    Vicino a casa mia c’è una panetteria. Oltre ai consueti prodotti da forno, preparano anche un dolce particolare, una specie di focaccia dolce che assomiglia vagamente al panettone, ma molto meno dolce ...continua

    Vicino a casa mia c’è una panetteria. Oltre ai consueti prodotti da forno, preparano anche un dolce particolare, una specie di focaccia dolce che assomiglia vagamente al panettone, ma molto meno dolce. Si chiama “pinza istriana”.

    Non è un caso, dato che nelle vicinanze c’è un intero quartiere popolare costruito per i profughi istriani, quelli che abbandonarono le loro case dopo la guerra, e ancora abitato dai loro discendenti: casette basse, cortili recintati, molto verde. Non mi è chiaro se il panettiere e la sua famiglia siano istriani, ma la pinza la preparano.

    La sorpresa, una delle ultime volte che sono andato a comprare il pane, è stata un angolo del negozio adibito a bookcrossing, su cui evidentemente mi sono subito fiondato curioso, e, tra vari libri interessanti, ho scelto questo, peraltro senza bookcrossare nulla, dato che coi libri sono molto possessivo, anche se non mi sono piaciuti e so che non li rileggerò. Non so se l’argomento e l’autore fossero un caso - anche perché nessuno degli altri libri rinviava all’estremo oriente italiano (se italiano si può dire di terre la cui italianità si sfilaccia assai tra slavonia e germània - intese come attribuzioni etnico-linguistiche, perciò dette senza maiuscola, e non come nazioni).

    E così, grazie al panettiere forse istriano mi sono letto quest’altro Magris, dopo un lontano “Danubio” in cui Magris osannava la tolleranza e la capacità di convivenza delle popolazioni allineate lungo il grande fiume, giusto un attimo prima che cominciasse l’allegra macelleria.

    Una serie di lunghi capitoli, ambientati in vari luoghi del nordest italico, pieni di significati, di storia e di cultura. In essi le microstorie, quelle di personaggi conosciuti o incontrati per caso, si confondono con le macrostorie, quelle importanti, e con ricordi e reminiscenze poetiche e letterarie. Il tutto, ça va sans dire, splendidamente narrato. Perché Magris, come anche Rumiz, è riuscito a fare della propria triestinità lo strumento per penetrare e raccontare culture tra loro varie e diversissime, che proprio da quelle parti si incontrarono e continuano ad incontrarsi, qualche volta a scontrarsi (e dove si può perfino incontrare un trentenne che parla con nostalgia della grande stagione asburgica, quando Trieste era il porto di Vienna, che ovviamente lui non ha mai conosciuto, e nemmeno i suoi genitori).

    C’è Trieste, con alcuni suoi luoghi specifici, il caffè San Carlo e il Giardino Pubblico; ci sono le lagune di Grado e Marano con le loro vie d’acqua; l’Alto Adige di Anterselva/Antholz; il Monte Nevoso, ora in Slovenia o forse in Croazia; le isole dalmate, già veneziane, e ancora molto altro… Giusto solo un capitolo appare stonato in questa splendida narrazione che potrebbe diventare il menù di un bel viaggio: quello dedicato alla collina torinese. Perché non è nordest, ovviamente, ma anche perché appare come un mondo troppo piccolo e culturalmente troppo modesto rispetto a quegli altri mondi; un luogo in cui la storia sostò poco e marginalmente (per sua fortuna, forse) e dove si può al massimo raccontare di un prete enologo mentre Trieste e dintorni ci portano gente come Svevo o Joyce.

    Magris parla poco di sé. Ma gualcosa appare in traslucido: qua e là forse qualcuna delle numerose narrazioni gli appartiene. E l’ultimo capitolo, ora un vero e proprio racconto, elegiaco e commovente, forse appartiene veramente a lui solo.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro bello e difficile, anzi, bello perché difficile. Perché è profondo, perché scava nei particolare dei luoghi raccontati e delle persone che questi luoghi popolano e che, anzi, li "costruiscono ...continua

    un libro bello e difficile, anzi, bello perché difficile. Perché è profondo, perché scava nei particolare dei luoghi raccontati e delle persone che questi luoghi popolano e che, anzi, li "costruiscono" e li definiscono. Scritto in un italiano meravigliosamente colto eppure non ostico. Magris è uno dei maggiori intellettuali che oggi ci sia in Italia, eppure in queste sue pagine non c'è ostentazione di una cultura superiore, che pure l'autore possiede, ma solo tanta voglia di condividerla col lettore. Da consigliare a chiunque creda che leggere non è solo un passatempo, ma anche impegno, fatica, attenzione, pazienza

    ha scritto il 

  • 2

    Microcosmi forse non è una semplice raccolta di racconti. Potrebbe essere definito come una raccolta di luoghi, o se vogliamo andare a indagare più a fondo e vestire i panni dell’avanguardista lettera ...continua

    Microcosmi forse non è una semplice raccolta di racconti. Potrebbe essere definito come una raccolta di luoghi, o se vogliamo andare a indagare più a fondo e vestire i panni dell’avanguardista letterario potrebbe essere visto come un breve racconto corollato da descrizioni molto molto dettagliate. Magris si abbandona alla forma racconto, nel senso più stretto del termine, solo nell’ultimo episodio di questa raccolta, e lo fa dopo aver costruito attorno al lettore un quadro dettagliatissimo del paesaggio che fa da sfondo all’ultimo, e forse unico, racconto. In questa narrazione si fa infatti riferimento ai luoghi protagonisti dei brani precedenti, senza doverli ulteriormente presentare in quanto già sviscerati in tutto e per tutto in altre sede. Guardandosi indietro dopo aver finito il libro si ha la sensazione che le prime parti siano delle grandi enormi note a piè di pagina poste all’inizio anziché alla fine. Questo ovviamente non è un male, sia chiaro, non è una nota negativa da segnare in rosso per evidenziare un grave errore di posizionamento o di scelta stilistica, solo potrebbe lasciare un po’ interdetti chi si appresta a leggere la raccolta. Il lettore potrebbe non essere preparato e non capire fino all’ultimo il vero intento dell’autore. Tutto ciò supponendo che quanto detto sopra, ovvero la spiegazione del progetto come un unico semplice racconto (l’ultimo) sia corretta e non solo la fantasia di una mente malata (la mia) che cerca di vedere qualcosa di particolare in un libro altrimenti abbastanza normale. Io mio è un tentativo di vestire la raccolta di un’aurea migliorativa, dato che, se quanto ipotizzato non fosse vero (se sono solo io a vederla così, a notare questi fantomatici indizi ditemelo pure) allora la raccolta assumerebbe un sapore non proprio anonimo ma più o meno indifferente. Si potrebbe dire che il libro ha comunque il privilegio di mettere sotto la lente di ingrandimento dell’attenzione delle piccole porzioni di luoghi che racchiudono dentro di sé grandi storie e un passato enorme, ma ciò non basterebbe a far risplendere un poco di luce propria, vera e tangibile, questo lavoro. La prosa a volte è un po’ macchinosa e sembra intenzionata a nascondere le poche linee narrative a scapito della documentaristica descrizione tipica del semplice reportage. Niente di particolarmente irritante, sia chiaro: il libro si legge e si lascia leggere, sorprendendo a volte con qualche schiarita e parentesi di ampio respiro, ma in nessun caso, sia che lo si voglia catalogare come raccolta di luoghi o come un racconto con enormi annotazioni iniziali, il risultato riesce a lasciare il segno anche solo in modo provvisorio. È un’orma nella neve durante una nevicata fitta: la cammini e quando ti volti indietro è già stata coperta da altra neve.

    ha scritto il 

  • 3

    "...è da molti anni che viene spesso a mangiare - ma cosa vuol dire, molti anni, sono sempre così pochi, tutto è appena incominciato"

    Trieste, Torino, (Süd)tirol, ed un destino, diverso eppure comune, contenuto già tutto nella lettera iniziale, quella 'T' che, per i segni grafici che la compongono, unisce (il trattino in alto, orizz ...continua

    Trieste, Torino, (Süd)tirol, ed un destino, diverso eppure comune, contenuto già tutto nella lettera iniziale, quella 'T' che, per i segni grafici che la compongono, unisce (il trattino in alto, orizzontale, sembra colmare le distanze, fungere da ponte) e divide (la gamba lunga, verticale, decreta l'esistenza di un lato destro e di un lato sinistro, dell'Est e dell'Ovest).
    Magris visita queste terre di confine e le racconta con una scrittura "piccola", che somiglia al modo di mangiare degli uccelli: spilucca, l'autore triestino, indizi di esistenze e, pallidamente, li appiccica sulla pagina, dopo aver tentato, con disquisizioni che rivelano la sua formazione, la sua erudizione (come i frequenti riferimenti al mito ed alla letteratura), di camuffare il salto: passato, presente e futuro prossimo sono un tutt'uno, nel magma di una Storia piena di luce, grazia (nella disfatta può nascondersi la salvezza: Afferrarsi al legno, senza paura, perché il naufragio può essere pure salvezza), ma pure sangue (impossibile dimenticare il fatto che la Storia è, soprattutto, mattatoio).
    Affastellarsi di brevi, piacevoli e spesso stucchevoli chiacchiere (e non pettegolezzo perché in loro non c'è cattiveria né malizia), Microcosmi è una lettura spossante, se non la si sa prendere per il verso giusto, se si oppone resistenza invece che abbandonarvisi completamente. Ancora più faticosa (soprattutto, immagino, da un punto di vista emotivo) deve essere stata la scrittura di questo libro: i morti, una volta disturbati, impiegano qualche tempo a tornarsene nel buio, nel silenzio.

    Scrivere significa sapere di non essere nella Terra Promessa e di non potervi arrivare mai, ma continuare tenacemente il cammino nella sua direzione, attraverso il deserto.

    Del Friuli, anzi, di una certa parte del Friuli, parlavo proprio qualche tempo fa con un'amica: passando in macchina per quelle zone, mi diceva che non capiva come qualcuno potesse viverci.
    La cosa strana è che, per entrambe, l'esperienza di quei posti è un'esperienza puramente letteraria: lei mi citava romanzi di autrici friulane (Maria Zef su tutte, tragica e grande eroina del tragico e grande racconto di Paola Drigo), io le rispondevo con Pasolini, per cercare di giustificare almeno in parte il fascino che questa regione esercita su di me (senza contare che in Friuli ho visto cieli di rara bellezza).

    E poi abbiamo parlato, per l'ennesima volta, di Alto Adige, ed io ho pensato, ancora una volta, a quanto sono orgogliosa, in fondo, d'essere italiana, alla statua di Dante nell'omonima piazza vicino alla stazione, alla morte di Cesare Battisti.

    ha scritto il 

  • 3

    Frammenti di una Mitteleuropa personale.....forse troppo

    brevi schizzi di storie minime che Magris raccoglie intorno alla sua Trieste (il punto più lontano che raggiunge sono le colline di Torino ma il libro inizia e termina nel capoluogo giuliano). Notevol ...continua

    brevi schizzi di storie minime che Magris raccoglie intorno alla sua Trieste (il punto più lontano che raggiunge sono le colline di Torino ma il libro inizia e termina nel capoluogo giuliano). Notevole ed apprezzabile nel trovare spunti letterari molto evocativi e ricchi di significato nei personaggi unici che l'autore incontra, il libro a volte sembra girare un pò su se stesso quando Magris disegna arabeschi e strani barocchismi che stonano un poco con l'asciuttezza dei luoghi descritti. In ogni caso una lettura di qualità (anche se si insiste un pò troppo sui pruriti che giovani fanciulle suscitano nei vecchi satiri che si aggirano tra le pagine)

    ha scritto il 

  • 0

    Controcorrente

    CI ho provato lo giuro. E tre o quattro storie le ho anche lette volentieri. Ma poi piú andavo avanti e piú mi annoiavo. Basta, fermati un attimo e raccontami per bene due o tre viaggi, due o tre luog ...continua

    CI ho provato lo giuro. E tre o quattro storie le ho anche lette volentieri. Ma poi piú andavo avanti e piú mi annoiavo. Basta, fermati un attimo e raccontami per bene due o tre viaggi, due o tre luoghi, due o tre fatti che lí sono accaduti, ma questa girandola di posti, personaggi appena appena abbozzati, fatti, fatterelli, battuttine, me g'ha proprio stufá...e l'ho lasciato lí.
    Secondo me i suoi raccontini andrebbero bene come articolo culturale per il gazzettino locale del posto che sta descrivendo, sempre che curi un po' meglio la scrittura. Non capisco proprio perché ha tanto successo.

    ha scritto il 

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