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Micromega 1/2010

Finché c'è lotta c'è speranza

By AA.VV.

(26)

| Paperback | 9788883712951

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Book Description

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    Con molto entusiasmo, ma anche eccessiva fretta, allo scoccare della fine del 2009, viene pubblicato un numero monografico dedicato alla manifestazione "viola" del cinque dicembre (facilmente intuibile a partire dal colore della copertina).
    La disam ...(continue)

    Con molto entusiasmo, ma anche eccessiva fretta, allo scoccare della fine del 2009, viene pubblicato un numero monografico dedicato alla manifestazione "viola" del cinque dicembre (facilmente intuibile a partire dal colore della copertina).
    La disamina dell'evento non si discosta molto da modalita' gia' viste in azione con l'Onda (http://www.anobii.com/books/Micromega_-_Supplemento_62008:_span_classsubtitleUnOnda_vi_seppelliràspan/013af9e076e2681699/) e piazza-Navona-2008 (http://www.anobii.com/books/MicroMega_-_Quaderno_speciale_72008:_span_classsubtitleIl_regime_non_passeràspan/9788883712449/01b24b869ea346d91f/).
    L'albo e' diviso in due parti: nella prima c'e' l'analisi e nella seconda e' raccolta una selezione di commenti lasciati su www.micromega.net. Mancano invece una rassegna stampa mainstream sulla cosa, o le trascrizioni degli interventi sul palco. In compenso ci sono una marea di belle foto a colori che immortalano l'accaduto. (Quella che piu' mi ha divertito ritraeva un cartello dove da un lato c'era Ghedini e dall'altro la figura dell'avvocato stereotipato dei Simpsons.)
    L'analisi e' aperta da una tavola rotonda a cui seguono i commenti degli autori che regolarmente animano le pagine di Micromega. Il nocciolo del discorso e' l'affannoso tentativo di inquadrare in maniera soddisfacente quest'ennesima protesta per imbrigliarne l'energia ed incanalarla allo scopo di rianimare l'asfitica opposizione. Difficile che cio' avvenga. Il lessico e' quello vetusto che cerca a tutti costi una sintesi politica, dei simboli o dei valori di minima verso cui far convergere l'indignazione spontanea, diffusa e disordinata delle persone (e non della "gggente". La gggente si fa guidare come un gregge, le persone vanno inseguite una per una.)
    Di conseguenza, nella tavola rotonda fra la rivista e cinque persone che a vario titolo si ritrovano ad incarnare il volto della manifestazione, si assiste ad una sessione di brainstorming in cui salta fuori un po' di tutto. Innanzitutto il classico procedimento in cui si ragiona su come istituzionalizzare l'incazzatura collettiva, il consueto obsoleto processo di mediazione che deve far incontrare la spontaneita' del gesto con una burocratizzazione che ne catturi e renda permanenti i suoi tratti. Siamo alle solite: gerarchia, verticalizzazione, uno o piu' centri che inneschino iniziative. E' un tentativo destinato a fallire, e giustamente Emanuele Toscano, Anna Mazza, Sara De Santis, Gianfranco Mascia ed Alessandro Tuffu (ma potrebbe trattarsi probabilmente di altre cinque persone "qualsiasi") lo rigettano in maniera piu' o meno esplicita. Una sintesi e' impossibile, perche' assistiamo ad un caso di adhoc-crazia in azione. In maniera contingente ed episodica avviene una spontanea aggregazione che supera la soglia critica, ma non e' destinata a durare, soprattutto nelle forme tradizionali di protesta. Si puo' usare l'aggettivo "carsico", ma la sostanza e' che non si riesce a solidificare questa massa liquida, figurarsi se si cerca di riciclare strumenti del secolo scorso. Il tentativo della rivista di cercare palesemente di attribuire una continuita' fra passate manifestazioni (S.Giovanni, piazza Navona, ecc.) IMO fa tenerezza. Riesumare la bellissima stagione girotondina per trovare a tutti i costi un passaggio di testimone, quasi a rivendicare la paternita' e la genesi delle proteste recenti, non e' sbagliato, e' semplicemente inutile. Nella complessita' della societa' contemporanea ricostruire a ritroso un percorso lineare non smuove di un millimetro il dibattito. Aspettare una figura carismatica, che sia un volto o un'idea, che consenta la reductio ad unum non mi sembra la strategia vincente. Diverso e' se si comincia a ragionare in termini di attivita' individuali coerenti. Mi sembra che il piu' lucido in tal senso (non che gli altri siano lessi, anzi!) sia Toscano; in almeno due punti salta fuori questo modus operandi: "Qualcuno ha lasciato un messaggio [su Facebook] che mi ha molto colpito: I am my personal revolution" (p.25), "Rispetto a tutti gli altri temi, secondo me e' evidente che il punto centrale e' che ognuno di noi [...] sa che sta ad ogni singolo individuo disseminare, attraverso se stesso, queste pratiche, cioe' le pratiche che vive, con il senso del viola" (p.29). Insomma, e' un atto politicamente piu' incisivo smettere di usare la macchina e passare al bus piuttosto che scendere in piazza con cadenza piu' o meno regolare. (In questo momento ho l'immagine di un banco di pesci dove ogni singolo pesce in perfetta sincronia con gli altri vira bruscamente.)
    Questa impostazione verra' ripresa piu' avanti, da Pellizzetti e soprattutto da Alessandro Gilioli, gli unici che - nella mia ignoranza e sensibilita'- hanno scritto qualcosa di significativo al riguardo. In particolare Gilioli illustra bene questi aspetti, per altro in maniera indiretta, sottolineando la totale discrepanza fra chi usa la rete e la gerontocrazia che (non) governa l'Italia, ma anche il discorso della verticalizzazione della protesta. Cosi', abbiamo la speranzosa citazione di Mantellini, "Sara' interessante osservare se ancora una volta la montagna internet partorira' il solito topolino nella vita reale o no" (p.64), e lo spaesamento di Bersani per il quale internet e' un ambaradan o la schizofrenia di Franceschini ("Ma scusate la base qual e'? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato? Quella e' gente vera, non virtuale. Gli italiani non sono il popolo della rete", p.65). Ancora meglio la definizione dei V-Day di Grillo, presunto caso di orizzontalizzazione fasulla: grazie al brand apposto dal proprio personaggio, la rete ci mette i contenuti, lui la faccia ed ecco una classica iniziativa top-down.
    Gli altri interventi di Iceberg invece mi sono sembrati "fuori tema" proprio per questo motivo: riesumare sgangherati arnesi dialettici che per quanto eloquenti non mi sembra arricchiscano il dibattito. Quello di Travaglio poi non l'ho proprio capito e per la prima volta mi trova in totale disaccordo. Nel complesso del suo discorso quello che piu' mi ha negativamente colpito e' che imputa un eccesso di goliardia alla manifestazione consigliando per una prossima volta una maggiore presenza di professionisti ("magistrati, avvocati, costituzionalisti, giornalisti", p.41). Il non detto che ho recepito pero' e' che questi esperti devono sostituire gli interventi di persone comuni che hanno dato spessore all'evento. I loro interventi erano troppo poco circostanziati ed ortodossi? Bho. Dopotutto non c'ero. Eppure non credo che sia essenziale dover per forza ricorrere all'esperienza di personaggi in vista per dare forza ed argomentazioni alla protesta.
    Infine, nella sezione dove sono riportati alla rinfusa commenti pescati dal sito, ho trovato due stati d'animo ricorrenti: il calore umano ed il serpeggiante fastidio per la presenza di bandiere di partito. Sul primo, rincuora la gioia con cui i singoli si sono trovati in piazza, felici d'essere li' in compagnia di perfetti sconosciuti verso cui comunque provano spontaneamente affetto solo per la momentanea comunanza d'interessi. Quanto al secondo, il pensiero corre subito al rigetto di cui sopra, il rifiuto d'essere incasellati, che in buona sostanza ricalca il condiviso sentimento d'irrapresentabilita' che c'era anche nell'Onda.
    Che dire? Per restare nella metafora del carsico, allora, ci si da appuntamento alla prossima emersione.

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    Hotaru said on Jan 30, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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    • 3 stars
  • Paperback 176 Pages
  • ISBN-10: 8883712951
  • ISBN-13: 9788883712951
  • Publisher: Gruppo Editoriale L'Espresso
  • Publish date: 2009-12-21
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